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venerdì 11 settembre 2026

Creep - Radiohead (Parlophone, 1993)

 


Il primo singolo pubblicato dai Radiohead, una delle loro canzoni più famose e più amate dai fan: "Creep", ovvero “sfigato”.

A cantarla è il leader e vocalist della band, Thom Yorke, che, attraverso una tensione emotiva che rasenta la vera e propria autocommiserazione, recita:

"Prima eri qui e non riuscivo
Nemmeno a guardarti negli occhi
Sei come un angelo,
La tua pelle mi fa venir da piangere
Volteggi come una piuma
In un mondo bellissimo
Ed io vorrei essere speciale
Tu sei così fottutamente speciale

Ma sono uno sfigato,
Sono un mostro
Che diavolo ci faccio qui?
Questo posto non fa per me"

 

A spiegare il senso del testo fu lo stesso cantante, durante un’intervista del 1993: "Ho un vero problema a essere un uomo negli anni '90. Qualsiasi uomo con un minimo di sensibilità o coscienza nei confronti del sesso opposto avrebbe un problema. Affermarsi in modo maschile senza sembrare un membro di una band hard rock è una cosa molto difficile. Tutto si riconduce alla musica che scriviamo, che non è effeminata, ma non è nemmeno brutale nella sua arroganza. È una delle cose che cerco sempre di fare: affermare una personalità sessuale e, allo stesso tempo, cercare disperatamente di negarla".

Insomma, "Creep" è una canzone triste che parla dell’essere innamorati di qualcuno, ma di non sentirsi all’altezza, di vedere nell’altro/a infinite qualità, che il protagonista del brano è consapevole di non possedere e di essere, quindi, ben misera cosa di fronte all’oggetto del proprio desiderio. C’è un’evidente tragedia personale che sottende il testo, ma la frustrazione evocata dalle liriche diventa ben presto universale, perché il mondo, anche a un livello sociale, si divide in persone “fottutamente speciali” contrapposte a tutti gli altri, una massa informe di mediocri senza speranza.

Jonny Greenwood, chitarrista e tastierista della band, prese le distanze dal senso che Yorke attribuiva a Creep, e affermò che la canzone era in realtà un brano allegro che parla di "riconoscere se stessi". In realtà, a Greenwood il brano non piaceva affatto, lo trovava terribilmente moscio e poco attrattivo. Così, dopo le prime insoddisfacenti sessioni di prova decise di aggiungere i quattro celebri accordi di chitarra che precedono il ritornello, un puerile tentativo di sabotare la canzone, che tuttavia funzionò alla grande.

Secondo l’altro chitarrista, Ed O’Brien, “quello è il suono di Jonny che prova a incasinare la canzone...Non gli piaceva la prima volta che l'abbiamo suonata, così provava a rovinarla”. Greenwood, invece, si limitò a sostenere che quella chitarra distorta prima del refrain era solo un tentativo di dare più brio al brano: “Non mi piaceva. Era troppo tranquilla. Così ho suonato la chitarra con forza, con tanta forza."

Thom Yorke scrisse "Creep" nel 1987 mentre era studente all'Università di Exeter, in Inghilterra. La band, in quel periodo, si era già formata, ma usava ancora il nome On a Friday. Yorke realizzò una demo acustica del brano che portò ai suoi compagni di band, i quali la svilupparono musicalmente e ne diedero forma definitiva. "Creep" è stato il primo singolo dei Radiohead, pubblicato nel loro paese d'origine, il Regno Unito, nel settembre 1992 (avevano firmato il loro contratto discografico con la Emi nel dicembre 1991).

La canzone, però, fu un flop, un flop talmente clamoroso, che i Radiohead la inclusero a malincuore nel loro album di debutto, Pablo Honey, pubblicato nel febbraio 1993. Con loro sorpresa, però, il brano iniziò a essere trasmesso dalle radio e trovò finalmente un suo pubblico, tanto che la loro etichetta lo ripubblicò nel settembre 1993, data dalla quale iniziò a scalare le classifiche fino ad arrivare alla piazza numero 7 nel Regno Unito (in Italia vinse il disco di platino).

Appena il brano ebbe successo, ci si accorse, però, della clamorosa somiglianza fra "Creep" e una canzone del 1972 degli Hollies intitolata "The Air That I Breathe", scritta da Albert Hammond e Mike Hazlewood, Mettetele a confronto: le due canzoni hanno un giro di basso molto simile e i versi hanno la stessa struttura metrica e una melodia simile. Per evitare gli effetti nefasti di una controversia legale, i Radiohead accettarono di condividere parte dei diritti d'autore e di aggiungere Hammond e Hazlewood ai crediti di scrittura.

Una curiosità. Nella versione dell'album, Thom Yorke canta "Sei così fottutamente speciale". Per i passaggi radio, invece, dovette modificare la frase in "Sei così molto speciale". Yorke si pentì subito di aver cambiato la frase per la versione radiofonica, dicendo che aveva alterato "il sentimento della canzone". Secondo lui, "Creep" perdeva così tutta la sua intrinseca rabbia.

 


 

 

Blackswan, venerdì 11/09/2026

mercoledì 2 settembre 2026

Take On Me - A-ah (Warner, 1984)

 


Sembra difficile crederlo, ma "Take On Me" degli A-ha, una hit da milioni di copie vendute e un evergreen che continua ad ammaliare i nostalgici degli anni ’80 e a conquistare nuovi appassionati, ebbe un parto lunghissimo, almeno nella versione che noi conosciamo. Gli A-ha (il nome venne scelto perché richiamava un’esclamazione conosciuta in tutto il mondo) sono un trio norvegese composto da Morten Harket (voce), Pal Waaktaar (chitarra) e Mags Furuholmen (tastiere), che si trasferì a Londra nel gennaio del 1983 in cerca di fortuna, che, poi, arrivò proprio grazie a "Take On Me".

Il trio scrisse e registrò la prima versione di questa canzone nel 1982 con il titolo "Lesson One". Il brano aveva un testo diverso ma conteneva già alla base il leggendario riff di tastiera. Più tardi, nel 1983, la canzone attirò l'attenzione di un veterano dell'industria musicale, Terry Slater, che divenne il manager della band e aiutò Harket e soci a ottenere un contratto con la Warner Bros. Records.

All'inizio del 1984, gli A-ha riscrissero la canzone con il nome di "Take On Me" e la registrarono con il produttore Tony Mansfield. Pubblicata come singolo solo in Europa, raggiunse il terzo posto nella loro nativa Norvegia, ma non entrò in classifica altrove, risultando un flop particolarmente clamoroso nel Regno Unito. Per questa versione, inoltre, fu realizzato un video che era notevolmente meno attrattivo rispetto a quello che venne creato successivamente e che divenne il traino per il successo planetario del brano.

Visti gli scarsi consensi, su suggerimento di Slater, il trio registrò nuovamente la canzone con il produttore Alan Tarney, che la arricchì con più strumentazione ed energia. In quel periodo, un dirigente di una casa discografica di nome Jeff Ayeroff passò dalla A&M alla Warner Bros. e si fece promotore della canzone, attratto dalla bellezza della melodia e dall’avvenenza fisica del trio (definì Morten Harket, testuali parole: "uno degli uomini più belli del mondo". Ayeroff commissionò, così, un nuovo video, ingaggiando Steve Barron, noto per aver già diretto i clip di "Don't You Want Me" degli Human League e "Billie Jean" di Michael Jackson.

Il video, completato nel maggio del 1985, era talmente all’avanguardia, che la Warner Bros. promosse il brano attraverso il clip, facendolo proiettare nei cinema prima dei film e infine distribuendolo su MTV. Quando MTV lo acquistò, anche le stazioni radio trasmisero la canzone che, ad agosto dello stesso anno, entrò nella Top 40 statunitense. Il brano continuò a scalare le classifiche fino a raggiungere il primo posto il 19 ottobre, dove rimase per una settimana. Una settimana dopo, il brano raggiunse anche il suo picco nella classifica britannica, piazzandosi al secondo posto dietro a "The Power Of Love" di Jennifer Rush (in Italia si piazzò al settimo posto, vincendo il disco d’oro).

Come il lettore avrà intuito, "Take On Me" divenne l’eccezionale hit che ricordiamo proprio grazie al suo video innovativo, in cui un personaggio dei cartoni animati invita il lettore a unirsi a lui in un fumetto. Il tema fu ispirato dalla sequenza della trasformazione che si può guardare nel film di fantascienza, del 1980, Stati di Allucinazione diretto da Ken Russell, mentre l’idea dell’animazione è opera di Michael Patterson e sua moglie Candace Reckinger, che l’avevano già utilizzata per il film Commuter, che vinse il premio Student Academy Award nel 1981.

Una curiosità. Bunty Bailey, la donna di cui Morten Harket si innamora e che salva nel video, divenne la fidanzata del cantante per un paio d'anni, dopo che i due si erano conosciuti e avevano collaborato sul set. Dopo la loro rottura, lei si dedicò ad altri video musicali, tra cui "To Be A Lover" di Billy Idol, in cui interpreta una delle ragazze che facevano la coriste per il musicista (è la bionda in abito bianco al centro).

 


 

Blackswa, mercoledì 02/09/2026

mercoledì 26 agosto 2026

Simply Red - Holding Back the Years (elektra/Wea, 1985)

 


Leader dei Simply Red, chiamati così per il colore dei suoi capelli, il cantante e songwriter Mick Hucknall fu abbandonato da sua madre, Maureen Taylor, quando aveva solo tre anni. Da quel momento, visse insieme il padre Reg, un barbiere dai modi piuttosto burberi, con il quale, soprattutto durante gli anni dell’adolescenza, il rapporto si fece sempre più conflittuale. "Holding Back The Years", settima traccia dall’esordio Picture Book e uno dei maggiori successi della band britannica, fu proprio ispirata dall’assenza della madre, da un dolore profondo e insanabile, aggravato dai continui litigi con il padre.

Il brano fu scritto da Hucknall nella sua cameretta, quando aveva solo diciassette anni: una composizione che nacque spontaneamente, che sgorgò limpida dalla sua ispirazione, nonostante il musicista fosse inizialmente inconsapevole del vero significato del testo. L'input per il brano gli venne da un insegnante della Manchester School of Art, dove Hucknall studiava belle arti. L'insegnante suggerì che i dipinti migliori nascono quando l'artista è in uno stato di creazione inconscia, e Hucknall cercò di utilizzare questo approccio nella sua scrittura della musica. "Volevo fare musica, non arte, quindi ho iniziato a scrivere testi in quel modo", disse una volta al Guardian. "La prima canzone che ho scritto si intitolava 'Ice Cream and Wafers'. La successiva è stata 'Holding Back the Years'."

Hucknall, come accennato, non capì di cosa parlasse la canzone finché non l'ebbe finita. E allora comprese che le liriche fotografavano quel momento ben preciso in cui un ragazzo è consapevole di essere diventato adulto, di dover lasciare casa e avventurarsi nel mondo. Ma il mondo fa paura, la vita è dura, crudele, irta d’insidie. Ecco, dunque, il motivo del titolo, fermare gli anni, far finta di non essere ancora pronto ad affrontare il pane duro dell’esistenza (“Ho sprecato tutte le mie lacrime, ho sprecato tutti quegli anni, e niente ha avuto la possibilità di andare bene…continuerò ad aspettare”).  

"Strangolato dai desideri del padre
Sperando nell’abbraccio della madre"

Il dolore per l’assenza di una madre, la necessità di un abbraccio materno che non sarà mai, i continui attriti con il padre, sempre più frequenti e sempre più violenti, sono il senso di questi due versi, che sono, poi, il fulcro della sofferenza esistenziale che anima la canzone.

Hucknall registrò originariamente "Holding Back The Years" nel 1982 con il suo gruppo punk The Frantic Elevators, ma successivamente, quando fondò i Simply Red, diede forma definitiva alla canzone, aggiungendo il celebre ritornello che recita: "I'll keep holding on".  

Il tastierista e trombettista dei Simply Red, Tim Kellett, si ispirò all'album Kind of Blue di Miles Davis per il suo assolo di tromba. Aveva notato l'uso da parte del re del jazz di una sordina harmon, un dispositivo metallico inserito all'estremità di una tromba, e decise di provarne una, cogliendo di sorpresa il produttore del disco Stewart Levine. "Suonai qualcosa di spontaneo e piacque a tutti", ha ricordato. "Una tromba era piuttosto rara nel pop e Levine diceva: 'Non ci posso credere, amico. Abbiamo un assolo di tromba'".

Il video musicale immortala Hucknall mentre cammina attraverso la campagna inglese e verso l'Abbazia di Whitby. Gli altri membri dei Simply Red (escluso il tastierista Fritz McIntyre, che interpreta una one-man band) appaiono come giocatori di cricket locali che salutano Hucknall mentre passa. Il video, poi, si conclude con il cantante a bordo di un treno, filmato alla stazione ferroviaria di Goathland sulla North Yorkshire Moors Railway.

Una curiosità. L’assolo di tromba di Kellett nel video è completamente fuori sincrono e la diteggiatura non corrisponde alle note effettivamente suonate. 




Blackswan, mercoledì 26/08/2026

lunedì 10 agosto 2026

In Your Eyes - Peter Ganriel (Charisma, 1986)

 



 A volte mi perdo così tanto

I giorni passano e questo vuoto mi riempie il cuore

Quando voglio scappare

Parto in macchina

Ma in qualunque direzione io vada

Torno nel posto in cui sei tu

Tutti i miei istinti, tornano

E la grande facciata, così presto brucerà

Senza un rumore, senza il mio orgoglio

Mi protendo dall'interno

Nei tuoi occhi

La luce, il calore"

 

Peter Gabriel ha sempre sostenuto che il testo di "In Your Eyes", quinta traccia di quel capolavoro datato 1986, intitolato So, potrebbe riferirsi sia all'amore tra un uomo e una donna, quanto alla relazione tra una persona e Dio. E a leggere le prime strofe del brano non si può che essere d’accordo: “ma in qualunque direzione io vada, torno nel posto in cui sei tu” può ammiccare tanto a una storia d’amore che ha generato un legame fortissimo, inscindibile nonostante la distanza, oppure al sentimento consolatorio di chi trova pace solo fra le braccia della religione e di Dio.

Ognuna delle due interpretazioni è valida, eppure il brano ha raggiunto l’apice del successo quando venne inserito nella commedia romantica del 1989, diretta da Cameron Crow, Say Anything (da noi intitolata Non Per Soldi…Ma Per Amore), in una sequenza in cui John Cusack la suona da un Boom Box che tiene sopra la testa per conquistare il cuore di Ione Sky. La storia raccontata nella pellicola è quella di una dibattuta storia d’amore fra Lloyd Dobler, aspirante kickboxer e studente mediocre, e la talentuosa Diane Court, che ha appena vinto una borsa di studio per l’Inghilterra. Ma se le ambizioni di Diane sono concrete nel futuro, è nel presente che la ragazza non vive: accettando di uscire con Lloyd, scoprirà il mondo oltre i libri e soprattutto il lato romantico del ragazzo.

Cameron Crowe avrebbe dovuto usare "Got To Be A Lover" di Billy Idol, ma non la trovava consona alla sequenza. Si ricordò così di una playlist che aveva preparato per il suo matrimonio e che conteneva proprio "In Your Eyes". Poiché si trattava di una canzone profondamente personale, Gabriel non voleva che fosse usata nel film, ma quando Crowe lo chiamò e gli mandò una cassetta del girato, Gabriel la apprezzò molto e diede la sua approvazione. I produttori di Say Anything pagarono circa 200.000 dollari per utilizzare la canzone, ma ne valse la pena, poiché la scena in cui fu utilizzata divenne una delle sequenze più famose e iconiche della storia del cinema americano (da noi, ci si ricorda a malapena del film).

Nella canzone compare come corista il musicista dell'Africa occidentale Youssou N'Dour, la cui performance ha conferito al brano una struttura vocale distintiva. Gabriel scoprì N’Dour nel 1984, quando quest’ultimo si esibiva in Inghilterra. I due diventarono amici e collaboratori, con un rispetto reciproco per la musica dell'altro, tanto che N'Dour si unì a Gabriel nel tour di So, partecipò a una versione estesa di "In Your Eyes" e dal vivo cantò spesso anche in Biko. Nel 1991, Gabriel ricambiò il favore, quando eseguì la canzone nel paese natale di N'Dour, il Senegal, davanti a una folla di 70.000 persone.

I concerti di Peter Gabriel sono altamente coreografati e rigorosamente programmati, ma con "In Your Eyes" l’artista inglese creò un momento speciale, assicurandosi che nel brano ci fosse ampio spazio per l'improvvisazione. Il suo tastierista nel tour di So, David Sancious, raccontò in seguito come era nata questa particolare idea.

Stavamo provando la canzone e Peter ha detto che voleva allungare il finale", ha detto Sancious. "Ci sarebbe stata una pausa in cui avrei suonato qualcosa, inventato qualcosa per circa otto battute. Solo ritmo di batteria e pianoforte. Manu Katché suonava la batteria e mi dava il segnale per rientrare. Quindi era diverso ogni sera e lui si divertiva molto quando inventavo cose diverse. Era una pausa in stile gospel e poi si tornava al ritornello di "In Your Eyes". E c'erano altri momenti in cui facevo piccole cose diverse che non erano le stesse ogni sera, e Gabriel era felice”.

 


 

 

Blackswan, lunedì 10/08/2026

venerdì 7 agosto 2026

Love To Love You Baby - Donna Summer (Casablanca Records, 1975)

 


Prima traccia dall’omonimo album del 1975, "Love To Love You Baby" fu scritta da Donna Summer con l'aiuto dei produttori europei Giorgio Moroder e Pete Bellotte. Questa controversa canzone fu il primo grande successo di Moroder, che in seguito scalò le classifiche di mezzo mondo come cantautore e produttore, grazie a hit come "Hot Stuff", "On The Radio" (sempre con la Summer) e colonne sonore per molti film, tra cui Scarface, Fuga di Mezzanotte e American Gigolo, ma fu anche il primo grande successo della cantante, che divenne ben presto un’autentica macchina da guerra nei circuiti disco music.

La disco ottenne popolarità nei locali gay dove si usavano DJ al posto delle band, ma col tempo quella musica si diffuse nei club più tradizionali e arrivò nelle stazioni radio e in film come La febbre del sabato sera. Summer ottenne molti successi e divenne nota come la "Regina della disco", ma prima di "Love To Love You Baby", era più un'artista folk-pop e, prima ancora, si esibiva in musical e in spettacoli teatrali.

Abbiamo scritto di un brano controverso, e per comprenderne il motivo, basta un ascolto della canzone per rendersi conto dei suoi contenuti esplicitamente sessuali. Così espliciti che, ai tempi, correva voce che per quei convincenti mugolii, la Summer avesse simulato un vero orgasmo sdraiata sul pavimento dello studio. Queste voci contenevano una mezza verità: dopo aver provato a registrare la sua voce nel modo tradizionale, il suo produttore Giorgio Moroder la fece cantare sul pavimento dello studio sdraiata sulla schiena, a luci spente, chiedendole di immaginare un rapporto sessuale con il di lei fidanzato Peter.    

Donna Summer aveva ricevuto un'educazione cristiana e fece molta fatica a immedesimarsi nella femme fatale interpretata in "Love To Love You Baby", tanto che, in seguito, ebbe difficoltà ad ascoltare di nuovo la canzone dopo averla registrata, preoccupata per l'impatto che avrebbe avuto sulla sua immagine. Tuttavia, imparò ad accettarla e ne fece il fulcro del suo tour successivo, mettendo in scena uno spettacolo con tanto di ballerini che simulavano posizioni sessuali.

La rivista Time, che ai tempi evidentemente non aveva di che riempire le pagine, analizzò approfonditamente il brano, sentenziando che, nella versione presente nell’album (che dura 16 minuti e 50 secondi), la Summer avrebbe avuto ben ventidue orgasmi. Sempre il Time definì la canzone come “Sex Rock”, affermando che “il messaggio di Donna si trasmette al meglio con grugniti, gemiti e languidi lamenti. Il suo obiettivo è realizzare un album che le persone possano portare a casa e fantasticare nella propria mente".

Dopo la pubblicazione di questo articolo, si sviluppò un'opposizione più organizzata alle canzoni sessualmente esplicite. In Gran Bretagna, la BBC vietò "Love To Love You Baby", mentre negli Stati Uniti, il reverendo Jesse Jackson utilizzò il suo gruppo Operation PUSH (People United to Save Humanity) per attaccare canzoni di questo tipo, sostenendo che causassero un aumento delle gravidanze adolescenziali.Summer dichiarò, in seguito, al Telegraph Magazine: "Avevano paura di ciò che avrebbe potuto provocare tra i giovani. E come madre non sono in disaccordo con loro su questo punto. Non avrei scelto quella canzone specifica per inaugurare la mia carriera. Ma accetto che sia andata così. E ho fatto del mio meglio per trasformare il successo di quel disco in qualcos'altro e allontanarmi da quell'immaginario il prima possibile".

Ad un certo punto, però, la Summer smise di eseguire dal vivo quella canzone per evitare di essere fisicamente aggredita dal suo pubblico. Il casus belli che fece prendere alla cantante quella decisione avvenne in Italia, anno 1977. Fu la stessa artista a raccontarlo durante un’intervista: “Ero in una tenda in Italia, 5.000 uomini, quasi nessuna donna, e stavo cantando 'Love to Love You, Baby' ed ero vestita in modo piuttosto succinto - ero piuttosto giovane, e i ragazzi si sono talmente impazziti che hanno iniziato a spingere verso il palco. Così ho interrotto il concerto e sono dovuta scappare verso la mia roulotte sul retro. E loro sono arrivati alla roulotte e hanno iniziato a scatenarsi. Cinquemila ragazzi in un piccolo paese in Italia! Ho pensato: 'Morirò oggi, non uscirò da qui'”.

Una curiosità. L’attrice Scarlett Johansonn raccontò che quando nacque la sua primogenita Rose, evidentemente inconsapevole dei riferimenti sessuali contenuti nel brano, utilizzava "Love To Love You Baby" come ninna nanna, per far addormentare la bambina.

 


 

 

Blackswan, 07/08/2026

lunedì 20 luglio 2026

Richie Havens - Freedom (Cotillion Records/Atlantic Records, 1970)

 

 


 

"A volte mi sento come un bambino senza madre

A volte mi sento come un bambino senza madre

A volte mi sento come un bambino senza madre

Lontano da casa mia

 

Libertà

Libertà

Libertà

Libertà"

 

Questi sono alcuni versi di "Freedom", che Richie Havens inventò sul palco di Woodstock, creando, senza poterlo immaginare, uno dei momenti più significativi del festival e una delle canzoni più significative di quel momento storico.

Un brano che di lì a breve diventerà un inno generazionale, un grido di libertà e di pace, un ipnotico mantra contro tutte le guerre, e nello specifico contro quella del Vietnam, che coagulava lo spirito di libertà collettivo di quei tre giorni leggendari e le istanze pacifiste e anticonvenzionali delle nuove generazioni.

Con le sue radici nella scena folk del Greenwich Village, la su voce roca ma accogliente e una manciata di album eclettici nel suo repertorio, Havens rappresentava una scelta ideale, quasi ovvia, di artista perfetto per calcare il palco del festival di Woodstock.

Il suo nome era il quinto in scaletta, ma un ingorgo stradale in cui erano rimasti coinvolti diversi artisti, lo costrinse a salire sul palco per primo, accompagnato dalla sua band, ovvero Eric Oxendine al basso, Paul Williams alla chitarra solista e Daniel Ben Zebulon alle congas.

L’inizio del concerto, per la cronaca, era in ritardo di tre ore, e Havens era seriamente preoccupato di essere oggetto di lanci da parte di una folla inferocita. Invece, successe qualcosa di inaspettato.

Ventotto anni, Havens salì sul palco vestito con una tunica e indossando un paio di sandali che richiamavano esplicitamente le sue origini africane, così come il distintivo stile percussivo con cui suonava la chitarra. Sudato e quasi in estasi mistica, mandò in visibilio il pubblico, che, non appagato, continuava a chiedere bis. Alla fine, Havens suonò ben undici canzoni, l’ultima delle quali, "Freedom", sarà destinata a gloria imperitura. Richiamato a gran voce dal pubblico, salì nuovamente sul palco, senza sapere cosa suonare.

A quel punto, ispirato dal perfetto connubio fra suono, ambiente e pubblico, viene colto da un lampo di genio. Si siede e incomincia a improvvisare sulle note di "Motherless Child", uno standard gospel che viene completamente stravolto dall’ipnotica ripetizione della parola "Freedom" aggiunta al testo da Richie, come a voler fissare un momento magico che diventa fil rouge accomunante la libertà dalla schiavitù, la libertà dalle guerre e la libertà da stupide convenzioni sociali.

Il musicista, successivamente, spiegò alla stampa: “Quando mi sentiì suonare quella lunga introduzione, stavo temporeggiando. Pensavo: 'Cosa diavolo canterò? Penso che la parola 'libertà' mi sia uscita di bocca perché l'ho vista davanti a me. Ho visto la libertà che stavamo cercando. E ogni persona la condivideva, e così è uscita quella parola.”

Una curiosità. L'esibizione di Havens a Woodstock ebbe un'enorme influenza sul leader dei Portugal. The Man, il cantante John Gourley, che ai tempi non era ancora nato, ma che vide il film dedicato all’evento, e da sempre ascoltava i racconti del padre, che era stato presente al festival. Fu quasi inevitabile, quindi, che quei racconti, prima o poi, confluissero in qualcosa di importante. La band, infatti, intitolò il loro album del 2017 Woodstock e lo aprirono con la canzone "Number One", che contiene un sample di Haven che canta "Freedom".

 


 

 

Blackswan, lunedì 20/07/2026

venerdì 17 luglio 2026

She Sells Sanctuary - The Cult (Beggars Banquet, 1985)

 


Quando chiesero a Ian Astbury, frontman dei The Cult, di cosa parlasse "She Sells Sanctuary", il cantante rispose: "Sesso. Semplicemente, parla di sesso. Avevo fatto sesso e ne ero molto orgoglioso". Sebbene il titolo completo della canzone non compaia mai nel testo, molti fecero notare a Astbury che la frase "She Sells Sanctuary" sottintende che la donna protagonista del brano stia vendendo il proprio sesso. Che avesse, quindi, frequentato una prostituta? Anche in questo caso, la risposta del cantante fu pronta, per quanto un po’ fantasiosa. Ian Astbury, infatti, chiarì che la canzone parlava soprattutto di una transazione spirituale: da tempo affascinato dalle culture dei popoli indigeni e da come l'energia possa fluire tra gli esseri umani, il frontman voleva solo suggerire come in questo caso fosse un'energia femminile a fluire dentro di lui.

Qualunque sia il significato del brano, è indubbio che lo stesso, a prescindere dai contenuti, cattura subito l'attenzione con un'introduzione di chitarra quasi psichedelica creata dal chitarrista dei Cult, Billy Duffy. L'idea nacque per puro caso. La band stava registrando la canzone agli Olympic Studios di Barnes di Londra, dove un tempo registravano i Led Zeppelin. Il chitarrista degli Zeppelin, Jimmy Page, a volte usava un archetto da violino per suonare la chitarra, così quando Duffy ne trovò uno in studio, lo usò per scherzare, al solo scopo di divertire Ian Astbury, che stava ascoltando nella sala di controllo.

Per renderlo più strano, Duffy premette tutti i pedali della pedaliera e dopo aver smesso, si fece una gran risata. Ma Steve Brown, produttore del disco, esclamò: "Ferma, ferma, è fantastico!". Così si decise di iniziare il brano con quel suono mistico, che non sarebbe mai stato creato se Duffy non avesse trovato l’archetto e non si fosse messo, come dicono a Milano, a fare “il pirla”.

"She Sells Sanctuary" fu una svolta determinante per i Cult, che, quando pubblicarono il brano come primo singolo del loro secondo album, Love, nel 1985, avevano solo un piccolo seguito nella natale Inghilterra.

Il brano uscì come singolo nel maggio 1985 e decollò nel Regno Unito dopo essere stato trasmesso nel programma mattutino di Radio One. Raggiunse la quindicesima posizione a luglio, un grande passo avanti rispetto ai singoli precedenti, che erano rimasti sempre nelle retrovie delle chart. Quando l'album Love fu pubblicato a ottobre, "She Sells Sanctuary" raggiunse la posizione numero quattro.

A produrre l’album fu chiamato Steve Brown, che dopo essere stato il produttore degli Wham! voleva uscire dal mondo del pop per approcciarsi a una musica suonata con la chitarra elettrica. I Cult, però, volevano che fosse Steve Lillywhite, noto per il suo lavoro con Peter Gabriel e gli U2, a produrre il disco, e realizzarono una prima demo del brano per proporglielo. Questa demo, leggenda vuole, fu notte tempo rubata dalla scrivania dell’agente dei Cult, John Giddings, dallo stesso Brown, che ci mise mano abbellendola un po’ e proponendola poi alla band che, inizialmente sorpresa, accettò di buon grado di collaborare con “l’autore del furto”.

Una curiosità. Il titolo della canzone "She Sells Sanctuary" per gli inglesi ha un suono familiare, perché ricorda quello di un noto scioglilingua: "she sells seashells by the seashore" (lei vende conchiglie in riva al mare). 




Blackswan, venerdì17/07/2026


lunedì 6 luglio 2026

Bryan Andrews - The Older I Get (Disruptor Records, 2025)

 


 

Musicista country originario di Carrollton, Missouri, Stati Uniti, noto per la sua voce roca, le sue radici rurali e le sue idee politiche di sinistra che sfidano le norme tradizionali della musica country, Bryan Andrews si è costruito un seguito di aficionados, pubblicando online clip schiette e politicamente impegnate che prendono di mira gli eccessi dei miliardari e al contempo difendono i programmi SNAP (un'assistenza alimentare federale per famiglie a basso reddito, conosciuto anche come "buoni pasto").

Andrews è uno che ci mette sempre la faccia, che non ha paura di dire cose, per cui, per come vanno le cose negli Stati Uniti in questo periodo, si rischia anche la galera. Lui, però, è incazzato nero, e resta sulla barricata, costi quel che costi. In un mondo musicale, oltretutto, come quello del country, reazionario e conservatore, che tollera ben poco posizioni di sinistra e non si abbandona certo a standing ovation per chi critica il sistema Trump.  

"The Older I Get" è una canzone recentissima, la sua più famosa. Suona come un brano country (con un tocco di Americana e una fantastica slide), ma è in realtà un catalogo della disillusione moderna: ingiustizia sociale sistemica, persecuzione dell'immigrazione e una strisciante sfiducia nelle istituzioni, che non fanno nulla per alleviare il disagio esistenziale delle classi più deboli. Il punto focale del brano è la triste rivelazione che più lui invecchia, meno capisce come il mondo possa essere così brutto.

Andrews ha pubblicato la canzone il 10 ottobre 2025 e sarebbe potuta rimanere una traccia di protesta di nicchia se Andrews, qualche giorno dopo, non avesse pubblicato in un video un'invettiva infuocata contro il governo in cui rimarcava la sua visione politica come carburante nobile della sua musica.. Quel video scatenò un marasma mediatico, che Andrews pagò in termini di censura. Il brano, tuttavia, arrivò al terzo posto nella classifica Country Digital Song Sales di Billboard e all'ottavo posto nella classifica generale Digital Song Sales. I social media, poi, fecero il grosso del lavoro: "The Older I Get" si diffuse su TikTok in cover improvvisate, video di reazione e commenti politici.

Andrews scrisse la canzone circa sei mesi prima della sua pubblicazione, come commento generale sull'ingiustizia e sulla lenta erosione dell'ottimismo che può derivare dall'età. La riprese, però, nel luglio 2025, dopo che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti dichiarò che la lista di Epstein "non esiste", una dichiarazione che lo colpì profondamente e che fu la goccia che fa traboccare il vaso, tanto da ispirare un nuovo verso del brano, che trasforma la frustrazione astratta in un territorio molto specifico:

"Cercare di nascondere i nomi su una lista

Mentire e dire che non esiste"

Il nuovo bridge ha quindi trasformato la canzone da un profondo disagio a un'aperta accusa contro il sistema Trump.

Gli intenti di Andrews sono, quindi, apertamente di sinistra e smaccatamente barricaderi, e le liriche accennano alla crescita personale solo come spunto per puntare il dito sulla corruzione, la disuguaglianza, la guerra, suggerendo la sensazione che l'età adulta porti con sé meno risposte di quelle che dovrebbe.  

 

"Più invecchio, più non riesco a capirlo

Davvero non possono trovare una cura per il cancro

O hanno già una risposta?

Ma vedono il simbolo del dollaro negli occhi di un bambino

Più invecchio, più non riesco a distinguere

Tra supereroi e supercattivi

Immagino che una parte abbia scambiato tutti i suoi mantelli

E ora i cattivi indossano giacca e cravatta"

 


 

 

Blackswan, lunedì 06/07/2026

lunedì 29 giugno 2026

Vienna - Ultravox (Crysalis, 1980)

 


Nona traccia dall’omonimo album pubblicato a luglio del 1980, e primo con Midge Ure alla voce al posto di John Foxx, "Vienna" fu scritta dagli Ultravox e prodotta da Conny Plank, un mago tedesco dell'elettronica. La canzone era in parte ispirata a Il Terzo Uomo, un film del 1949 diretto da Carol Reed e interpretato da un parterre di attori straordinari (tra cui la nostra Alida Valli e Orson Welles), che raccontava una intricata storia di spionaggio nella Vienna del dopoguerra, devastata dai bombardamenti e occupata dalle forze alleate.

Il brano ebbe una genesi molto veloce. Il batterista della band, Warren Cann propose ai compagni  un pattern di drum machine/pad synth, su cui il gruppo iniziò a lavorare utilizzando un ritornello già composto in precedenza e aggiungendo mano a mano le strofe. La canzone nacque in poche ore e fu perfezionata il giorno successivo, sistemando i punti deboli e rifinendola completamente.

Gli Ultravox consideravano "Vienna" il culmine musicale dell'album, perché era la canzone che meglio rappresentava ciò che stavano cercando di fare, cioè delineare il suono del rock elettronico anni ’80, arricchendolo di una fascino noir e decadente.

Il brano fu scelto come title track e la band aveva intenzione di pubblicarlo come terzo singolo (i primi due erano "Sleepwalk" e "Passing Strangers"), trovandosi però di fronte il netto rifiuto dei manager della casa discografica, la Crysalis, che ritenevano "Vienna" troppo lunga (cinque minuti), troppo strana per una hit da Top 30, troppo deprimente e troppo lenta.

Alla fine, fortunatamente, prevalse la volontà degli Ultravox, e la canzone riuscì a raggiungere la seconda piazza delle classifiche inglesi, seconda sola a "Shaddap You Face" di Joe Dolce, una leggerissima comedy song che sbancò le classifiche di mezzo mondo. Ai tempi, la band, e in particolare Midge Ure, fu molto infastidito nel vedersi surclassato da una canzoncina considerata insulsa, ma ebbe un successivo ristoro quasi trent’anni dopo, nel 2012, quando "Vienna" fu nominata il miglior singolo di sempre ad aver raggiunto il secondo posto in classifica nel Regno Unito, in un sondaggio condotto da BBC Radio 2 e dall'Official Charts Company, vincendo a mani basse contro canzoni del calibro di "Strawberry Fields Forever", "Hound Dog" e "Wonderwall", solo per citarne alcune.

Particolarmente innovativo fu il video che accompagnava la canzone, diretto da Russell Mulcahy, uno dei più grandi registi dei primi anni '80. Il clip fu girato principalmente a Londra, con scene al Gaumont State Theatre e al Searcy's, e in parte, ovviamente, anche a Vienna, dove la band si era recata, insieme alla troupe, per un solo giorno di riprese.

Una curiosità. In una scena memorabile del video, una tarantola (vera) striscia sul volto di un uomo. Quest'anima coraggiosa altri non è che Julien Temple, come Mulcahy un regista di video musicali molto popolare nei primi anni del genere.

Quando la canzone e il relativo video uscirono, molti critici sostennero che evocassero il pittore simbolista austriaco Gustav Klimit e altri membri del movimento della Secessione viennese di inizio Novecento. Furono incoraggiati in questa loro analisi da alcune interviste rilasciate alla stampa da Midge Ure, il quale per darsi un tono, inventava riferimenti culturali a casaccio. Fu lo stesso frontman a confessarlo in seguito a Rolling Stone: "Ho mentito ai giornali sull'argomento all'epoca: i Secessionisti, Gustav Klimt, e chissà cos’altro. Non sapevo nulla di tutto ciò. Ho scritto una canzone su una storia d'amore in vacanza, ma in questo contesto molto oscuro e minaccioso".

Non è un caso, allora, che l’iconico urlo di Ure ("This means nothing to me", ovvero: "questo non significa niente per me"), inserito nel ritornello del brano, fu lanciato dal cantante mentre il resto della band discettava con sussiego su quelli che sarebbero dovuti essere i riferimenti culturali e artistici del disco. Una versione scozzese (Ure è di Glasgow) dell’italico: “parla come magni”.

 


 

 

Blackswan, lunedì 29/06/2026

lunedì 22 giugno 2026

Chicago- Graham Nash (Atlantic, 1971)

 


E’ il 28 agosto del 1968, quando la convention del Partito Democratico, che si sta svolgendo a Chicago, fu interrotta da migliaia di manifestanti, alcuni appartenenti allo Youth International Party, che protestavano contro l’allora Presidente degli Stati Uniti, Lyndon Johnson, e contro la guerra nel Vietnam. La manifestazione sfociò in violenti scontri tra la polizia e i giovani pacifisti che si erano presentati per protestare a favore della cessazione del conflitto e per sostenere il movimento per i diritti civili. Il sindaco di Chicago, Richard Daley, ordinò sostanzialmente alla polizia di usare tutta la forza necessaria per mantenere l'ordine. E la polizia non se lo fece ripetere due volte: con veemenza, picchiò selvaggiamente i contestatori, dando vita a una vera caccia all’uomo e arrestando chiunque cercasse di opporre resistenza.

Tra questi, sette attivisti, rinominati Chicago 7, e Bobby Seale, leader delle Pantere nere, che a Chicago, però, era rimasto solo poche ore. E’ proprio a lui che si riferiscono i versi iniziali di "Chicago", canzone scritta da Graham Nash, che immortala quegli eventi.

 

"Sebbene tuo fratello sia legato e imbavagliato

E lo abbiano incatenato a una sedia

Non vuoi venire a Chicago per favore?

Solo per cantare"

 

Quando il processo ai Chicago 7 ebbe inizio, Bobby Seale, infatti, bersagliò ripetutamente di insulti il giudice Julius Hoffman, che lo fece imbavagliare e legare a una sedia in aula, per poi ordinare che il suo caso fosse separato da quello degli altri sette attivisti. Seale fu successivamente condannato a quattro anni di prigione per oltraggio alla corte.

A questo proposito Nash dichiarò: “La gente iniziava a rendersi conto di essere calpestata in molti modi… quando ho visto legare Bobby Seale a una sedia, mettergli un bavaglio in bocca, metterlo sul banco dei testimoni e cercare di definirlo un giusto processo, ogni fibra del mio essere inglese diceva: "Aspetta un attimo, non è giusto".

In tal senso, "Chicago" è un esempio di ciò che Nash chiamava "canzoni come notizie", ovvero musica che forniva anche un commento sociale e politico su ciò che stava accadendo nel mondo.

Per la cronaca, Il 18 febbraio 1970, i sette imputati furono prosciolti dalle accuse di cospirazione. Cinque di loro, Hoffman, Rubin, Dellinger, Hayden e Davis furono ritenuti colpevoli di avere attraversato il confine dello Stato con finalità di incitamento alla rivolta e furono condannati a cinque anni di carcere e multati per 5.000 dollari. Il 21 novembre 1972, le condanne furono ribaltate dalla Corte D’Appello Degli Stati Uniti che ritenne che il giudice Hoffman non avesse tenuto conto dei pregiudizi culturali o razziali di alcuni giurati. Durante il processo, tutti gli imputati e due avvocati della difesa, tra cui il celebre legale William Kunstler (fu il legale di Jim Morrison quando questi fu accusato di oscenità) furono, inoltre, accusati e condannati di oltraggio alla corte, ma anche queste sentenze furono annullate.

 

Quando scrisse "Chicago", Graham Nash aveva da poco lasciato gli Hollies, con cui sarebbe stato impossibile pubblicare una canzone dal testo così politicizzato, e aveva formato i Crosby, Stills & Nash (a cui, poi, si aggiunse Neil Young). Tuttavia, nemmeno con la nuova band riuscì a pubblicare il brano, che finì sul suo primo album solista, Songs For Beginners, nel 1971. "Chicago", pubblicata come primo singolo, raggiunse il 35° posto nelle classifiche statunitensi. Nash scrisse la canzone dopo che il portavoce della controcultura Wavy Gravy chiese a Crosby, Stills, Nash & Young di esibirsi a un evento benefico per i Chicago 7. Il gruppo, però, era diviso: David Crosby e Graham Nash volevano suonare, ma Stephen Stills e Neil Young (che non conoscevano bene i fatti) no, e quindi non se ne fece nulla. Qualche tempo dopo, Nash dichiarò: "Ho scritto questa canzone per Neil e Stephen e per tutti coloro che pensavo potessero voler sapere che quello che stava succedendo ai Chicago 7 non era giusto".

In un'intervista del 2015 al quotidiano britannico The Guardian, Graham Nash disse che questa canzone contiene l'unico verso che avrebbe voluto non aver mai scritto. 

 

"Possiamo cambiare il mondo -

Riorganizzare il mondo

Sta morendo - se credi nella giustizia

Sta morendo - e se credi nella libertà

Sta morendo - lascia che un uomo viva la sua vita

Sta morendo - regole e regolamenti, chi ne ha bisogno?

Apri la porta"

 

Abbiamo bisogno di regole. Non è permesso passare col semaforo rosso. Ci sono certe regole sociali che dobbiamo rispettare. Quindi ora la canto in modo diverso. Dico: "Alcune di quelle regole, chi ne ha bisogno?" 

Una curiosità. Una delle coriste di Chicago è Rita Coolidge, con cui Nash stava insieme al momento della pubblicazione del brano, dopo che la cantante aveva lasciato Stephen Stills. Questo triangolo amoroso causò molti attriti tra Stills e Nash, motivo per cui i Crosby, Stills & Nash non pubblicarono alcun album tra il 1971 e il 1976.

 


 

 

Blackswan, lunedì 22/06/2026

mercoledì 17 giugno 2026

Peolple Have The Power - Patti Smith (Arista, 1988)

 


"Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere

Il potere di sognare, di dettare le regole
di lottare per liberare la Terra dagli stolti
è decretato: è il popolo che governa
è decretato: è il popolo che governa"

Questi sono alcuni versi tratti dalla celebre "People Have The Power", prima traccia dal quinto album in studio di Patti Smith, Dream Of Life, datato 1988.

La canzone racconta di un sogno con visioni bibliche, una specie di Apocalisse in cui però il mondo non finisce ma si rinnova grazie al potere delle persone. Quindi molti riferimenti sono sia al Nuovo Testamento che all'Antico Testamento (“And the leopard / and the lamb / lay together truly bound deriva, ad esempio, da Isaia 11:6).

"People Have The Power" fu scritta da Patti Smith e dal suo defunto marito, Fred "Sonic" Smith. Patti ha raccontato a NME come hanno cercato di infondere lo spirito degli anni '60 in una moderna canzone di protesta: "Entrambi avevamo protestato contro la guerra del Vietnam da giovani. Avevamo vissuto gli anni '60, dove la nostra voce culturale era davvero forte, e stavamo cercando di scrivere una canzone che avrebbe reintrodotto quel tipo di energia. È triste per me, ma molto bella. Era davvero la canzone di Fred - anche se io ho scritto i testi, lui ha scritto la musica; il concetto era suo, e voleva che fosse una canzone che la gente cantava in tutto il mondo per ispirarsi a diverse cause. E lui non ha vissuto abbastanza per vederlo accadere, ma io ho visto persone. Ho partecipato a marce in tutto il mondo dove la gente ha iniziato a cantarla spontaneamente, sai, che fosse a Parigi o con i palestinesi o, sai, in Spagna o a New York City, Washington D.C. - ed è così commovente per me vedere il suo sogno realizzato.”

La canzone nacque una sera, mentre la Smith e “Sonic” si trovavano in casa. Lui, in salotto, stava strimpellando la chitarra e scrivendo accordi, mentre la cantante era in cucina a preparare la cena. Il chitarrista ed ex membro degli MC5 entrò all’improvviso proprio mentre la Smith stava sbucciando le patate e gridò: "Tricia, le persone hanno il potere! Bisogna scrivere questa canzone, devi scrivere il testo!". La Smith, colta di sorpresa, gli rispose che avrebbe voluto avere il potere di far sbucciare a lui le patate. Nonostante la battuta, però, fu conquistata dall’idea e si mise subito all’opera. Così, per le notti successive, la musicista rimuginò a lungo su cosa fare di quel verso, che tipo di connotazione dare alle liriche, come arricchire quel semplice slogan che era stato partorito da Fred, di cui conosceva bene le idee radicali e l’accesa passione politica. Alla fine, l’idea condivisa fu quella di scrivere una canzone che ricordasse all’ascoltatore il suo potere individuale, ma anche il potere collettivo delle persone, che unite possono fare qualsiasi cosa. Il senso era quello di ispirare le persone, ispirare le persone a unirsi. 

"Ascolta:
Io credo che tutto quello che sogniamo
può avverarsi con la nostra unità.
Noi possiamo rivoltare il mondo
possiamo invertire la rivoluzione terrestre"

Il tema, incidentalmente, era anche pacifista, richiamato dall'immagine potente degli eserciti che fermano l'avanzata e dei soldati che gettano le armi nella polvere.

"Le apparenze vendicative divennero sospette
ed il chinarsi come per sentire
e gli eserciti cessarono di avanzare
perché le persone furono ascoltate.
E i pastori ed i soldati
si stesero tra le stelle
a scambiare visioni
ed a gettare le armi
tra i rifiuti nella polvere"

Quando nel 1988, uscì Dream Of Life, "People Have the Power" fu inaspettatamente ignorata (tranne in Italia, dove si piazzò al diciottesimo posto delle classifiche), ma lentamente è diventata una delle canzoni più note di Patti Smith e un vero e proprio inno pacifista cantato a ogni latitudine.

In un'intervista del 2018 a Mojo, la Smith ha dichiarato: "Fred voleva che fosse cantata da persone di tutto il mondo. Non è vissuto abbastanza per vedere che accadesse. Ma io sono stata a cortei dove persone che non mi conoscevano la cantavano…L'ho vista alle elezioni in Grecia. Ho visto palestinesi con cartelli che dicevano 'il popolo ha il potere'. È esattamente ciò che voleva Fred” 

PS: Fred “Sonic” Smith è deceduto il 4 novembre del 1994 per insufficienza cardiaca.

 


 

 

Blackswan, mercoledì 17/06/2026

lunedì 8 giugno 2026

Brand New - Limousine (Ms Rebridge) (Interscope, 2006)

 


Riconosciuti come una delle band principali dell’emo/post hardcore, esplorato per la prima volta con maestria in quel gioiello che porta il nome di Deja Entendu (2003), i newyorkesi Brand New fanno il botto tre anni dopo, quando pubblicano The Devil And God Are Raging Inside Me, disco che si porta a casa il plauso unanime della critica e un notevole successo di vendite, che vale alla band un disco d’oro.

Merito, almeno in parte, della seducente copertina, una delle più belle mai pubblicate in ambito rock, che evoca il contrasto fra innocenza e purezza e l’orrore della vita quotidiana, che aspetta dietro l’angolo l’inconsapevole bambina; e merito, soprattutto, di una scaletta di brani senza una sbavatura, talmente emozionante che la prestigiosa rivista Kerrang! lo inserirà fra i cinquanta dischi da ascoltare prima di morire.

The Devil And God Are Raging Inside Me è un disco profondamente malinconico, la cui straniante bellezza è tutta giocata sul contrasto: le immagini evocate dalla cover, ma anche un continuo alternarsi di accattivanti melodie e infuocati assalti all’arma bianca, tra crepuscoli di insopportabile mestizia e brevi, quanto accecanti, esplosioni di luce.

Un disco che colpisce dritto al cuore, che fa dell’emotività la sua freccia più acuminata, ma che la sicura mano del produttore Mike Sapone riesce a incanalare e a mettere al servizio della musica. Che non è musica per allegroni, meglio chiarirlo fin da subito, dal momento che i testi e la voce del frontman, Jesse Lacey (il cui timbro ricorda tantissimo quello di Robert Smith) esplorano senza filtri una geografia esistenziale fatta di dolore, di perdita, di angoscia e dramma.  

D’altra parte, Lacey soffrì di depressione durante la fase di scrittura dell'album a causa dell'ansia legata alle grandi aspettative riposte sulla band in seguito al successo di critica di Deja Entendu.

Dal punto di vista testuale, "Sowing Season" affronta il tema della morte ("stavo perdendo tutti i miei amici, li stavo perdendo a causa dell'alcol e della guida"), "Millstone" parla della perdita dell’innocenza, "Jesus Christ" è una conversazione con Dio sulla perdita della fede, influenzata dall'educazione religiosa di Lacey e dalla sua frequentazione della South Shore Christian School durante l'adolescenza, mentre "The Archers' Bows Have Broken" punta il dito verso chi usa la religione per scopi egoistici o per fare politica.

La canzone, però, che spezza il cuore e lascia senza parole è "Limousine (MS Rebridge)", da molti considerata la signature song della band. Il brano racconta la morte di Katie Flynn, una bambina di soli sette anni. Poche ore prima della sua morte, Katie era la damigella d'onore al matrimonio della zia, e si divertiva a lanciare petali di rosa lungo la navata.

Finita la festa, Katie e la sua famiglia salirono tutti su una limousine e si diressero verso casa. Martin Heidgen, 25 anni, aveva bevuto almeno 14 drink quella sera, e il suo tasso alcolemico era più di tre volte superiore al limite consentito a New York (0,8).

Martin, completamente ubriaco, guidò per oltre due miglia verso nord, ma nella corsia opposta, con direzione sud, dove si trovava la limousine della famiglia Flynn. Sia l'autista della limousine, Stanley Rabinowitz, sia Katie morirono sul colpo, ma a causa dell’urto violentissimo, Katie fu decapitata, e la testa finì fra le braccia di sua mamma, che la cullò mentre i soccorritori aiutavano il resto della famiglia a uscire dal veicolo.

L’incidente, che avvenne poco distante da dove Lacey viveva, è, quindi, il tema della canzone, che affronta la tragedia da varie angolazioni.

I versi: “Kate, tocca a te, Prendi i petali e disponili nella navata, Fai finta di essere Dio e cresci, è il tuo giorno per sposarti. Abbiamo trovato il tuo uomo, Sta bevendo, è tutto americano. E guiderà lui. Si è offerto volontario con grazia per porre fine alla tua vita…” affronta il punto di vista della madre della piccola vittima.  

Altri versi, “Ehi, suprema bellezza, Sì, avevi ragione su di me, Ma posso tirarmi fuori da sotto questo senso di colpa che mi schiaccerà?” rappresentano il punto di vista di Martin Haidgen.

Il bridge del brano si ripete sette volte, mentre Lacey conta da uno a sette, e canta la strofa per ogni anno di vita della piccola Flynn:” Beh, ti amo così tanto (mai più), Ma fammi un favore, tesoro, non rispondere (mai più), No, perché posso dartelo (mai più), Ma non posso sopportarlo (mai più)”.

Quattro versi sono cantati verso la fine della canzone e sono quasi impercettibili rispetto al ritornello. Questi versi sembrano provenire dal punto di vista di Katie: “Ma fammi un favore, tesoro, non rispondere (Non dovrò mai perdere il mio bambino tra la folla) Perché posso darlo a vedere (Dovrei ridere adesso...) Ma non ce la faccio”.

Il produttore Mike Sapone ha avuto l'idea di includere campioni di esplosioni nella traccia, da cui il sottotitolo "MS Rebridge", con MS che sono le iniziali di Sapone. Con i suoi sette minuti e quarantadue secondi, Limousine è rimasta la canzone più lunga dei Brand New fino a "Batter Up" del 2017, che dura otto minuti e ventotto secondi.

 


 

 

Blackswan, lunedì 08/06/2026

mercoledì 3 giugno 2026

What I Am - Edie Brickell & The New Bohemians (Geffen, 1988)

 


So di Non Sapere” è la celebre affermazione del filosofo greco Socrate, che indica la consapevolezza della propria ignoranza come punto di partenza per la vera conoscenza e la ricerca filosofica. Un'ammissione di umiltà che spinge alla ricerca continua, riconoscendo i limiti umani e rifiutando la presunzione di sapere tutto.

Uno dei successi più insoliti degli anni '80, "What I Am", trae spunto, più o meno, da questa massima, invitando l’ascoltatore a essere se stesso, parlare di cose che sa veramente, utilizzando espressioni semplici e comprensibili a tutti. Nel testo, Edie Brickell prende in giro i saccenti, gli intellettuali boriosi, tutti coloro che pensano di essere al centro dell’Universo e che condividono continuamente le proprie convinzioni politiche, filosofiche e spirituali, esponendo i propri pensieri a chiunque sia disposto ad ascoltare. Ecco i versi:

"La filosofia è un discorso su una scatola di cereali

La religione è un sorriso su un cane"

Ecco il genere di cose che direbbero questi pseudo pensatori da strapazzo: stupidaggini sesquipedali a cui molte persone ingenue finirebbero per credere.

La Brickell, in contrapposizione a costoro, chiarisce di non sapere nulla, di non avere le risposte, e anche se le avesse, le terrebbe solo ed esclusivamente per sé:

"Non sono a conoscenza di troppe cose

So quello che so se capisci cosa intendo"

Edie Brickell non era un membro originale dei New Bohemians, che nacquero come gruppo ska a Dallas, in Texas, con Brad Houser al basso, Eric Presswood alla chitarra e Brandon Aly alla batteria. I tre erano tutti iscritti alla Booker T. Washington High School for the Performing and Visual Arts, che fu frequentata anche dalla Brickell, che però non entrò in contatto con loro fino a molto tempo dopo. Nel 1985, la cantante, allora studentessa d'arte alla Southern Methodist University, li vide esibirsi in un locale notturno e, dopo essersi fatta coraggio con l'aiuto di un amico insistente e qualche bicchierino di Jack Daniel's, chiese di poter salire sul palco per cantare una canzone insieme. Quell’improvvisato provino live andò talmente bene, che qualche giorno dopo, la band assunse la Brickell come cantante solista.

Il gruppo si costruì un seguito a Dallas e firmò con la Geffen Records nel 1986. Faticarono a registrare il loro primo album, Shooting Rubberbands At The Stars, scontrandosi spesso con il produttore Pat Moran, ma quando, nel 1988, il loro esordio fu pubblicato, la bellezza delle canzoni e la voce distintiva della cantante colpirono positivamente critica e, solo dopo un po’, anche il pubblico.

D’altra parte, in un'epoca di hair metal e musica dance, il pop rock proposto dal gruppo attraverso "What I Am", pubblicata come primo singolo, fu difficile da vendere.

La svolta arrivò quando i New Bohemians furono scritturati come ospiti musicali nella puntata del 5 novembre 1988 del Saturday Night Live, che fu anche la puntata più ascoltata dell'anno grazie all'apparizione del conduttore televisivo Morton Downey Jr., fumatore accanito e personaggio sopra le righe.

Da quel momento in avanti, "What I Am" iniziò a essere trasmessa in radio e su MTV, raggiungendo il settimo posto delle classifiche americane nel marzo 1989 (e fu un successo anche nelle chart di mezzo mondo, Italia compresa). In quella apparizione al Saturday Night Live, poi, la Brickell incontrò Paul Simon. I due si innamorarono e si sposarono nel maggio 1992.

Quella di Edie Brickell And The New Bohemians è la storia di un gruppo meteora, uno di quelli che gli inglesi chiamano One-Hit Wonder, famosi al grande pubblico per un singolo brano di successo, senza successivamente riuscire a replicare tale successo con altre canzoni.

Il loro secondo singolo, "Circle", si fermò, infatti, alla quarantottesima piazza di Billboard, mentre l'album successivo della band, Ghost Of A Dog del 1990, per usare un eufemismo, ricevette poca attenzione. Così la band si prese una lunga pausa. La Brickell pubblicò un album solista nel 1994 e mise su famiglia; il gruppo si riunì, successivamente, nel 1998 per registrare nuove canzoni per una compilation, e pubblicò tre nuovi album nel 2006, nel 2018 e nel 2021, tutti passati sotto silenzio.

Un destino scritto nel titolo del loro album d’esordio, Shooting Rubberbands At The Stars, ovvero tirare elastici alle stelle: quante possibilità ha una giovane band di Dallas di colpirne una?

I proventi derivanti dalla vendita del singolo hanno però garantito al gruppo una discreta agiatezza economica. Fu la stessa Brickell ad ammetterlo nel 2021: ”Sono molto grata a 'What I Am', perché mi ha permesso di vedere il mondo, mi ha permesso di realizzare i miei sogni, mi ha permesso di prendermi cura della mia famiglia.”.

 


 

 

Blackswan, mercoledì 03/06/2026