Il norvegese Håvard Ellefsen ha creato con Mortiis, lo pseudonimo usato lontano dalla casa madre Emperor, un personaggio bizzarro, respingente sia nel nome che nelle inquietanti sembianze da troll con cui si presenta al pubblico, ma sicuramente accattivante nella sua ormai più che trentennale carriera, segnata da una inesausta voglia di sperimentare.
Se c’è una cosa che va riconosciuta all’enigmatico Mortiis, è la sua incrollabile determinazione nel seguire un percorso musicale lontano da ogni possibile stereotipo. Nei primi anni ’90, si è rapidamente svincolato dall’abbraccio oscuro della scena black metal norvegese per dare vita, in totale autonomia, a un nuovo sottogenere di musica elettronica: il dungeon synth. Ma non si è fermato qui. Ben presto ha voltato nuovamente pagina, immergendo le sue orecchie elfiche nell’elettronica e nel gothic pop, e pur senza mai pretendere di reinventare tali generi, li ha sempre affrontati con passione e ispirazione. Soprattutto, non ha mai smesso di distinguersi dalla massa, dalle mode del momento, da clichè preordinati.
Con il nuovo Ghosts of Europa, Mortiis si conferma un artista di difficile catalogazione, grazie alla spiccata originalità della sua visione artistica. Pur rimanendo del tutto estraneo alle mode e mantenendo un atteggiamento fieramente intransigente e anti-commerciale, il musicista norvegese realizza, però, il suo lavoro più orecchiabile e melodico di sempre. Inquieto e anticonformista, Ellefsen fa sua l’idea che la creazione della musica può essere un atto di coraggio, attraverso il quale prendere le distanze dall’ovvio, concentrandosi su una scrittura ricca e non lineare, eppure coesa e accessibile.
L'influenza
del gothic rock classico conferisce la giusta consistenza alle
composizioni, mentre lievi sfumature ambient, evocativi richiami folk e
una pesante impronta elettronica tessono un'atmosfera malinconica e
cinematografica.
La title track, che apre l'album, funge da suggestiva introduzione alla scaletta del disco. Tra calda elettronica, echi anni’80 e melodie immediate, impreziosita dalla voce di Laurie Ann Haus e dalle tastiere di Thorsten Quaeschning (Tangerine Dream), la canzone definisce perfettamente il tono dell'opera.
Da qui, Mortiis ci trascina completamente nel suo universo. Brani come "Return to the Old Fields" e "The Faith That Fades Away" custodiscono il cuore emotivo dell'album: melodie oscure risuonano nel profondo e la bellezza sboccia tra rovine ormai sopraffatte dal tempo. La fotografia di un mondo primordiale, inquieto e sinistro, capace, però, di sedurre con i suoi spazi infiniti, intramezzati dalle cadenti vestigia di un’epoca che fu. Enigma e Dead Can Dance si affiancano a Tangerine Dream e Archive, per creare uno scenario che rapisce con le armi della fantasia e della visione.
L'irresistibile "Violent Silence" si insinua nella mente come un gelido inno synth-pop sfuggito per miracolo agli estrosi anni '80, così come le successive "Transcending Morpheus", aperta dalla sublime spiritualità portata in dono dalla voce ospite di Iliana Tsakiraki, e "Tundra, Heart of Hell" guardano a quel decennio riportando alla luce parte della grammatica utilizzata da New Order e Depeche Mode.
A conclusione di questo viaggio suggestivo e malinconico, troviamo l’oscuro mantra elettronico in chiave dark wave di "Tribes of Dystopia" (notevole l’assolo di chitarra di Christopher Amott), e l’ancora più cupa traccia conclusiva di stampo industrial, "Farewell Romero", che unisce i vari elementi dell'esperienza d'ascolto incarnando al contempo, in modo definitivo, l'essenza di Ghosts of Europa.
Un disco non per tutti, perché, pur nella sua mutevole veste melodica, rinnega completamente la forma canzone, per dare sfogo e spazio a una musica libera di muoversi senza prestare attenzione al tempo che scorre e, soprattutto, ai dictat del mercato. Affascinante.
Voto: 8
Genre: Elettronica, Goth Rock, Post Punk
Blackswan, mercoledì 12/08/2026




