Andalusia, 1952. Un uomo viene brutalmente assassinato sulla spiaggia. A indagare è chiamato il giovane caporale Javier Bermejo della Guardia Civil, ma quello che potrebbe apparire come un delitto passionale si rivela qualcosa di molto più complicato. Per cominciare, chi era la vittima, il barone Ino von Rolland, ricco e misterioso uomo d’affari tedesco ritiratosi nella cittadina spagnola? Forse un nazista sfuggito alla giustizia dopo la fine della guerra? O un ebreo sopravvissuto ai campi di concentramento? Non sembrano due ipotesi compatibili... Jorge Díaz recupera dai meandri della storia del Novecento l’affascinante e ambigua figura posta al centro di questo romanzo, e si occupa di riempire i buchi lasciati dalle fonti. Ci trasporta così nella Barcellona del 1917, in cui servizi segreti tedeschi e britannici lavorano per procurare alle proprie forze navali il predominio nel Mediterraneo; tra le due guerre ci fa visitare Berlino, e di nuovo la Spagna durante la Guerra civile; poi i campi di sterminio, il Portogallo, l’Argentina. Fino all’Andalusia degli anni Cinquanta, quando la vicenda storica smarrisce le tracce dell’enigmatico personaggio lasciando all’autore la libertà di inventarsi il finale.
Jorge Díaz Cortés (Alicante, 1962), scrittore e sceneggiatore, è noto a livello internazionale soprattutto in quanto membro, con Agustín Martínez e Antonio Santos Mercero, del terzetto di autori che si cela dietro al nome di Carmen Mola.
Per usare un’immagine tratta dal mondo della musica, La Spia è il suo quinto libro da “solista” e fonde mirabilmente il romanzo dai connotati storici al thriller. Lo scopo è quello di raccontare l’ambigua figura, realmente esistita, di Ino Von Rolland, il cui vero nome era Isaac Ezratty, ebreo nato a Salonicco nel 1893 (si sconosce la data di morte) e diventato agente del controspionaggio nazista agli ordini del generale Canaris, responsabile dell’Abwehr, e suo amico e protettore.
Attraverso le studio delle fonti storiche esistenti, numerose, ma anche colme di lacune (tra cui i memorandum degli interrogatori avvenuti dopo il conflitto da parte delle autorità alleate), Diaz ricostruisce l’enigmatica e contraddittoria figura di quest’uomo piccolo d’altezza ma dotato di un fascino magnetico, cultore della bella vita e delle belle arti, playboy impenitente, amante vorace e inesausto, fedele alla patria di adozione ma lontano da ogni fanatismo nazista, e comunque servitore indefesso della causa, nonostante venne rinchiuso per un lungo periodo nel campo di concentramento di Buchenwald.
La parte storica del romanzo ne ripercorre le gesta a partire dal 1917, quando a Barcellona Von Rolland lavora per creare una rete di spie al servizio della Germania, fino alla sua permanenza in Argentina, come infiltrato fra gli esuli ebrei, avvenuta dopo il periodo detentivo a Buchenwald.
L’ultima notizia storica che lo riguarda risale al 1949, quando Ezratty chiese la nazionalità spagnola all’allora governo Franco. Poi più nulla. Non si sa dove, quando e in che circostanze sia deceduto.
Le numerose afasie storiche vengono colmate dalla fantasia dello scrittore, che intorno alla misteriosa morte della spia, immagina che la stessa sia avvenuta, in modo cruento, nel 1952, a Mojacar, un pittoresco paesino dell’Andalusia, dove Von Rolland si era ritirato per qualche anno, prima di essere assassinato. Incaricato delle indagini è un giovane caporale della Guardia Civil, Javier Bernejo che, nella cornice pittoresca di una location da fiaba, scoprirà torbidi retroscena e metterà a repentaglio la propria integrità e il proprio amore (di lontananza).
Un romanzo ambivalente, scritto molto bene, che, nonostante i ritmi compassati, avvince tanto il lettore appassionato di thriller che quello amante delle piccole storie della Storia, il quale, se lo vorrà, troverà nella lettura numerosi spunti di approfondimento.
PS: attenzione, se amate gli animali, alcuni passaggi funzionali alla trama e relativi ai combattimenti fra cani, potrebbero urtare la vostra sensibilità.
Blackswan, mercoledì 09/09/2026




