sabato 14 settembre 2019

PREVIEW




Gli Higher Power, quintetto di Leeds (UK) noto per il distintivo mix di grunge, hardcore e funk, firmano per Roadrunner Records e annunciano la pubblicazione del loro nuovo album dal titolo “27 Miles Underwater”, in uscita venerdì 24 gennaio 2020 (in Italia solo in versione digitale). La band presenta inoltre il nuovo singolo dal titolo Seamless”.
“‘Seamless’ è stata una delle ultime canzoni che abbiamo scritto per l’album”, spiega il cantante Jimmy Wizard parlando del nuovo brano. “È nata in maniera del tutto spontanea e naturale, mentre la scrivevamo sapevamo già sarebbe stata il primo singolo di ‘27 Miles Underwater’. Rappresenta perfettamente tutto ciò che è questo album”.
Registrato con il produttore Gil Norton ai Modern World Studios di Tetbury (UK), “27 Miles Underwater” segue Soul Structure”, album di debutto inserito da Revolver tra i “20 Migliori Album del 2017”. 27 Miles Underwater” è già disponibile in pre-order.
Formati dai fratelli Jimmy Wizard (voce) e Alex Wizard (batteria), dai chitarristi Louis Hardy e Max Harper e dal bassista Ethan Wilkinson, gli Higher Power si sono velocemente imposti sulla scena musicale inglese ad inizio 2015 con il loro primo e omonimo demo. Incurante delle barriere musicali e con uno spiccato amore per la scena hardcore newyorkese, la band ha in breve tempo conquistato il Regno Unito. Sempre nel 2015, esce il secondo demo “Space to Breathe”. Nel 2017 gli Higher Power pubblicano il loro primo album Soul Structure”, acclamato dalla critica internazionale e caratterizzato da un approccio unico in grado di unire funk, rap, rock e psychedelia.





Blackswan, sabato 14/09/2019 

venerdì 13 settembre 2019

SHERYL CROW - THREADS (Big Machine, 2019)

Mai come in questo caso è doveroso partire da una notizia che solo in parte ha a che vedere con la recensione di quest’album. Threads, stando alle dichiarazioni di Sheryl Crow che ne hanno anticipato l’uscita, sembrerebbe, infatti, essere l’ultimo disco in studio della songwriter del Missouri. La musica è cambiata, nessuno più ascolta un disco per intero, tutti si fanno playlist, e allora che senso ha pubblicare full lenght che ormai hanno perso ogni fascino e attrattiva? Questo in sostanza il pensiero della Crow, che alle soglie dei sessant’anni ha deciso di tirare i remi in barca, almeno per quanto riguarda questo aspetto della sua carriera. Continuerà a tenere concerti e a scrivere canzoni, ma niente più dischi.
Una circostanza, che getta una luce particolare su Threads, raccolta di canzoni inedite e cover, in cui Sheryl duetta con amici e ospiti, tutti di notevole peso artistico. Una sorta di celebrazione di celebrazione di quasi trent’anni di carriera, un testamento spirituale, una grande festa d’addio o il canto del cigno, scegliete voi la definizione che ritenete più opportuna.
Sta di fatto che per quest’ultimo capitolo, la Crow ha fatto le cose in grande, convocando a sé un parterre de roi da far tremare le vene nei polsi. Insomma, ci sono quasi tutti, da Willie Nelson a Keith Richards, da Stevie Nicks a Jason Isbell, da James Taylor a Neil Young. Tanta carne al fuoco, dunque, e forse troppa: il disco, infatti, è molto lungo e non tutto risulta essere all’altezza delle aspettative. E’ come se la Crow, presa da brama completista, avesse voluto inserire in questo lungo addio tutto quello che aveva nei cassetti.
Intendiamoci, non c’è nulla di veramente inascoltabile, a parte forse la stucchevole chiusura di For The Sake Of Love in duetto con Vince Gill, ma alcune canzoni sono, per così dire, prescindibili (The Worst con KeithRichards, Story Of Everything con Chuck D, Andra Day e Gary Clark Jr e Don’t con Lucius). Il resto invece non è affatto male, con alcuni vertici di livello altissimo.
Se l’iniziale ed esuberante, Prove You Wrong (con Stevie Nicks e Maren Morris), una Live Wire dalle cadenze bluesy (con Bonnie Raitt e Mavis Staples) o la radiofonica Wouldn’t Want To Be Like You (con St. Vincent) confermano un ritrovato stato di forma, quando Sheryl si trova a duettare con vecchi mostri sacri, la bellezza del disco subisce un’impennata. I duetti con Willie Nelson (la struggente Lonely Alone), Kris Kristofferson (l’intensa Border Lord) e quello con Emmylou Harris (Nobody’s Perfect), infatti, rientrerebbero di diritto in un prossimo greatest hits della songwriter statunitense.
Una menzione a parte merita l’antimilitarista Redemption Day in duetto con Johnny Cash, canzone che “the man in black” aveva già inciso per American VI: Ain’t No Grave, e che oggi vede nuova luce con le parti vocali di Sheryl aggiunte postume. Emozionante vetta di un disco bello, anche se non eccelso, che rende comunque l’addio alle scene della Crow un po' più doloroso.

VOTO: 7 





Blackswan, venerdì 13/09/2019

giovedì 12 settembre 2019

PREVIEW




I Weezer, band multi-platino vincitrice di un Grammy Award, presentano il nuovo singolo dal titolo “The End of the Game”, disponibile da ora in streaming e accompagnato da un inedito video ufficiale. Prodotto da Suzy Shinn, “The End of the Game” anticipa il quattordicesimo album in studio della band californiana dal titolo “Van Weezer” e atteso per maggio 2020. L’ispirazione per il nuovo album arriva dalle radici musicali metal della band. Cos’ha a che fare il metal con i Weezer? Molto più di quanto è possibile immaginare. Rivers è un grande fan dei KISS, Brian adora i Black Sabbath, Pat ama Van Halen e i Rush e Scott è da sempre fan degli Slayer e dei Metallica. L’ultima volta che l’hard rock è entrato nella musica dei Weezer è stato nel 2002 con l’amato album “Maladroit”. “Van Weezer” eleva ai massimi livelli il suono di quell’album, grazie anche alla produzione di Suzy Shinn. 
"The End of the Game" è il primo singolo inedito dalla pubblicazione di “Weezer (The Black Album)” e dalla collezione di cover “Weezer (The Teal Album)”. Insieme, i due album hanno totalizzato oltre 100 milioni di streaming in tutto il mondo. La band ha venduto più di 10 milioni di album solo negli Stati Uniti e oltre 35 milioni di album in tutto il mondo. Il loro catalogo include megahit come “Buddy Holly”, “Undone (The Sweater Song)”, “Say It Ain’t So”, “El Scorcho”, “Hash Pipe”, “Island In The Sun”, “Beverly Hills” e “Pork and Beans”. 
I Weezer saranno impegnati in un tour mondiale negli stadi insieme ai Green Day e ai Fall Out Boy. The Hella Mega Tour, in collaborazione con Harley-Davidson, prenderà ufficialmente il via il 13 giugno 2020 a Parigi e toccherà svariate città in tutt’Europa (in Italia il 10 giugno a Milano all’Ippodromo Snai), in Gran Bretagna e Nord America.





Blackswan, giovedì 12/09/2019

mercoledì 11 settembre 2019

EAGLES OF DEATH METAL - BOOTS ELECTRIC (Universal Music, 2019)

Nel precedente disco degli EODM, Zipper Down (2015), risaltava in scaletta una cover, stramba assai, di Save a Prayer dei Duran Duran. Quella reinterpretazione, rimasta un unicum per quattro anni, oggi diventa il leit motiv di Boots Electric (Performing The Best Songs We Never Wrote), disco, come si evince dal titolo, composto esclusivamente di reinterpretazioni di brani pescati dal repertorio di altri musicisti.
Jesse Hughes, si sa, ha sempre avuto un approccio irreverente alla sua arte, che può piacere o meno, ma di sicuro non è mai prevedibile. I suoi Eagles Of Death Metal, infatti, tutto suonano fuorchè il genere che si potrebbe immaginare nel nome, e questo raccolta, che omaggia le influenze del suo leader, pesca dai più svariati generi, a volte distantissimi dall’immagine di rock band data dal combo californiano.  
Il motivo per cui ho deciso di fare un disco di cover” ha spiegato Hughes in un’intervista rilasciata poco dopo l’uscita di Boots Electricè che adoro lo spettacolo e adoro il rock e quando amo qualcosa la tengo in grande considerazione. Questa raccolta di canzoni raccoglie quelle che mi ha fatto venire voglia di fare musica. Immagino che questa sia la mia lettera d'amore a tutti coloro che mi hanno ispirato”.  
Come si diceva, la scaletta non è affatto omogenea, in quanto a fonti d’ispirazione, alcune assolutamente plausibili, altre decisamente sorprendenti. Ci sono i Kiss di God Of Thunder ad aprire le danze, i Guns And Roses di It’s So Easy e gli Ac/Dc di High Voltage e It’s A Long Way To The Top, fuse in un’unica traccia, ma tutte rilette secondo un approccio che evita il copia incolla, grazie a ritmiche diverse e a un suono che sta a metà fra il glam e un psichedelia sfocata.
Poi ci sono i brani che proprio non ti aspetti, e che rendono decisamente interessante la raccolta. Abracadraba della Steve Miller Band, classicone del 1982 che scalò le classifiche di mezzo mondo, resa molto sexy grazie alla presenza della cantante Shawnee Smith, che duetta con Hughes, Careless Whisper di George Michael, che contro ogni probabilità, risulta davvero ben riuscita, in questa versione mutilata del celebre assolo di sax e resa più grintosa e ricca di glamour, o una irriconoscibile Moonage Daydream da Zyggy Stardust di David Bowie, qui suonata in chiusura e presentata in una stramba veste sonora, come se fosse presa da una vecchia e gracchiante registrazione fatta da Robert Johnson o Charley Patton.
Sono, però, proprio questi azzardi, coraggiosi e intelligenti, a rendere Boots Electric un disco, di cui forse potevamo fare a meno (ma quale disco di cover è veramente indispensabile?), ma che alla resa dei conti si fa apprezzare proprio per lo sguardo inconsueto e irriverente. 

VOTO: 6,5





Blackswan, mercoledì 11/09/2019

martedì 10 settembre 2019

PREVIEW



Rough Trade Records annuncia il nuovo album del quartetto di Dublino Lankum intitolato The Livelong Day e in uscita il 25 ottobre.
Formato dai fratelli Ian e Daragh Lynch, Cormac MacDiarmada e Radie Peat, il quartetto Lankum si è guadagnato lodi da tutto il mondo con i primi due album e con le loro euforiche ed accattivanti esibizioni live. The Lifelong Day è stato prodotto e registrato da John 'Spud' Murphy negli studi Meadow and Guerrilla Sounds, tra marzo e maggio di quest'anno. L'album mescola alternative folk e psichedelia, consolidando la reputazione dei Lankum come uno dei gruppi più unici e discussi in Irlanda negli ultimi anni.
Un’interpretazione molto diversa da quella ben nota, “questa particolare versione di The Wild Rover è stata ascoltata per la prima volta grazie al canto di Dónal Maguire, che a sua volta l’ha ricevuto dal collega dei Drogheda Pat Usher, e la registrazione fu poi pubblicata in un album del 1974 intitolato The Usher Family. “Ci sono innumerevoli interpretazioni di questa melodia, è una canzone molto radicata nella sporcizia e nella torba d’Irlanda, ma la rivelazione di un breve verso finale poco la trasforma da una canzone gioviale a pub in una di tristezza e miseria.
Il regista Ellius Grace spiega il concetto dietro al video: “Volevo visualizzare il mitico paesaggio irlandese per rispondere al feeling dell’antica Irlanda che la traccia trasmette in modo così forte. Il video è un viaggio inquietante attraverso un paesaggio che sta prendendo vita, un viaggio oscuro nell’ignoto mitico. Privo di persone e esseri viventi, la flora inizia a prendere il controllo, trasformandosi e allargando la nostra vista mentre viaggiamo. Mi sono ispirato all’orrore popolare. Le rocce e le tessiture si allungano e si flettono inizialmente in modo impercettibile, quindi sfuggono al controllo e prendono il sopravvento. Per la gradazione dei colori, ho attinto alle raffigurazioni classiche e ai dipinti dei paesaggi irlandesi. Volevo incanalare queste visioni deliberate della campagna come un luogo sia di bellezza sia di oscure storie sconosciute, intriso del folklore della nostra nazione.”
I Lankum rendono onore alla sacralità delle melodie tradizionali irlandesi, ma permettono ad esse una metamorfosi di crescita e le lasciano respirare come il pesante, antico respiro delle Uilleann pipes, che ribollono sotto le tracce del loro terzo album (secondo con Rough Trade) The Livelong Day. “Il drone è una parte importante della musica tradizionale perché le Uilleann pipes sono originarie dell’Irlanda, perciò stiamo intensificando la nostra storia e la stiamo portando il più lontano possibile.
Questa è l’idea che si trova al cuore dell’universo creativo di The Livelong Day. Accanto alle canzoni tradizionali, ci sono due brani originali, la tormentata “Young People” o la tragica bellezza di “Hunting The Wren”. Quest’ultima è stata composta da Ian come parte di un gioco/sfida con Lisa O’Neill: Ian ha fornito a Lisa, come soggetto, Violet Gibson, una donna irlandese che si recò a Roma e attentò alla vita di Mussolini, mentre Lisa ha fornito a Ian il soggetto musicale the Wrens of Curragh.
È facile connettersi con le canzoni di The Livelong Day perché è un album privo di ego. Nonostante l’intensa ricerca storica e musicale che fa da base alla scrittura e agli arrangiamenti di queste canzoni, la rara conoscenza contenuta e l’intricata abilità musicale, queste canzoni non sono mai indulgenti o sovrarrangiate.





Blackswan, martedì 10/09/2019

lunedì 9 settembre 2019

SOUNDGARDEN- LIVE FROM THE ARTISTS DEN (Universal Music, 2019)

Nutro sempre molti dubbi sulle pubblicazioni postume, spesso motivate da mere ragioni commerciali ma artisticamente irrilevanti. E’ difficile, infatti, trovare operazioni che aggiungono nuovi tasselli a una storia già nota, e spesso è già un gran risultato godersi, come in questo caso, un live che fotografa i Soundgarden in un momento di ottima forma, anche se, inconsapevolmente, alla fine del proprio cammino.
Live From The Artist Den, infatti, non aggiunge né toglie alcunché a una band che ha fatto la storia del movimento grunge, rimasticando l’hard rock anni ’70, irrorandolo di psichedelia e armandolo di una solida armatura rumoristica.
Questo live act risale al febbraio del 2013, quando i Soundgarden, dopo un lunghissimo iato, tornano insieme con la formazione degli anni ‘90 (Chris Cornell, Kim Tayil, Ben Sheperd e Matt Cameron) e danno alle stampe King Animal (2012), album della rinascita, buono abbastanza da eccitare speranze per un futuro che, però, non arriverà mai.
Non ci sono sorprese, come si diceva, ma se si vuole trovare valore in questa uscita, lo stesso risiede soprattutto nel fatto che Live From The Artist Den è il secondo disco dal vivo ufficiale della storia dei Soundgarden, visto che il precedente Live On I-5, uscito nel 1996, al netto di svariati bootleg, rimaneva ad oggi l’unica testimonianza della furia live del combo di Seattle.
A prescindere da ogni altra considerazione, però, questa performance è davvero buona, con un band in palla, l’ugola di Chris Cornell ancora intatta, nonostante il tempo l’avesse un filo arrochita, i riff alienanti (e alienati) di Tayil e un fiume in piena di ventinove canzoni che tutto travolge grazie a un impatto sonoro tonitruante.
La parte del leone, visto che il concerto faceva parte del tour promozionale dell’album, la fa ovviamente King Animal, riproposto quasi per intero (dieci canzoni sulle tredici che compongono l’album), ma ovviamente non posso mancare i grandi classici come Wave, Spoonman, Jesus Christ Pose, Feel On Blackdays, Incessant Mace, Outshined (prova decisiva dello stato di forma di Cornell), una potentissima Rusty Cage e la leggendaria Black Hole Sun, dalle spire cupamente psichedeliche.
Chiudono il live act l’hardcore feroce di Ty Cobb, i miasmi sabbathiani di una lunga e bellissima Slaves & Bulldozers e i quattro minuti noise di Feedbacchanal, sui quali la band dà l’addio al proprio pubblico per consegnarsi all’eternità. Non un live indispensabile, ma sicuramente imperdibile per chi ha amato il grunge e porta i Soundgarden nel cuore.

VOTO: 7,5





Blackswan, lunedì 09/09/2019

domenica 8 settembre 2019

PREVIEW




Cigarettes After Sex annunciano il loro secondo album Cry in uscita il 25 ottobre su Partisan Records. Registrato durante una serie di sessioni notturne in una villa sull'isola spagnola di Maiorca, l'album è una meditazione seducente e cinematografica sulle complesse sfaccettature dell'amore - incontrare, volere, avere bisogno, perdere...a volte tutto assieme.
"Heavenly" è stato trasmesso in anteprima da Annie Mac come 'Hottest Records'nel suo programma su BBC Radio 1 e su Sirius XMU negli Stati Uniti. Il frontman/chitarrista Greg Gonzalez descrive il brano come "qualcosa ispirato alla bellezza travolgente che provai guardando un tramonto infinito su una spiaggia isolata in Lettonia, durante una serata estiva..."
Nel 2017, dopo essere partiti da Maiorca la stessa settimana dell'uscita del loro album di debutto omonimoGonzalez e i suoi compagni - Jacob Tomsky (batteria) & Randy Miller(basso) - ispirati dalla suggestiva location, iniziarono le sessioni per Cry"Il sound di questo album è legato a questo posto" afferma Gonzalez"Fondamentalmente vedo questo album come un film. Girato in questo posto esotico ed incredibile, il video mette insieme tutti questi personaggi e queste scene diverse fra loro, ma alla fine tratta di amore, bellezza e sessualità. È un racconto molto personale di cosa significano queste cose per me."
Mentre la musica è arrivata velocemente - spesso improvvisando – ci sono voluti due anni prima che Gonzalez completasse i testi. Aiutato dall'amore di una nuova relazione, dalle influenze dei film di Éric Rohmer, e dai brani di Selena e Shania Twain, tra gli altri, Cryfonde la carnalità delicata del loro debutto con una palette più calda. L'album è stato auto-prodotto e curato da Gonzalez e mixato da Craig Silvey (Arcade Fire, Yeah Yeah Yeahs).
La band partirà per un lungo tour in supporto a Cry e durante il prossimo autunno passerà a Milano per la loro unica data italiana, dove suonerà 14 novembre all'Alcatraz.
L'album di debutto omonimo dei Cigarettes After Sex ha venduto più di 550.000 copie, ottenuto oltre 360 milioni di stream su Spotify, 2,2 milioni di ascoltatori mensili e 350 milioni di stream su YouTube. La band può vantare tra i suoi fan artisti quali Taylor Swift, Kylie Jenner, Lana Del Rey, Françoise Hardy, Lily Allen, Busy Philipps e molti altri. 





Blackswan, domenica 08/09/2019

venerdì 6 settembre 2019

PREVIEW




Dopo uno dei periodi più produttivi della loro quindicennale carriera, gli Editors annunciano la pubblicazione di Black Gold, la raccolta dei loro più grandi successi in uscita il 25 ottobre su Play It Again Sam. Black Gold conterrà 13 hit estratte dai loro precedenti album in studio e 3 brani inediti: “Upside Down”, l’inno dei festival estivi “Frankenstein”,
e il gotico e drammatico “Black Gold” pubblicato oggi.
Nei primi mesi del 2020, la band partirà per un tour di 27 date che li porterà in giro per il Regno Unito e l’Europa, con una tappa alla SSE Wembley Arena di Londra il 28 febbraio, una all’Atlantico di Roma (10 febbraio) e ben due all’Alcatraz di Milano (11 e 12 febbraio).
La foto sulla cover dell’album è stata scattata dal premiato fotografo Nadav Kander e l’artwork è stato disegnato dal noto graphic designer Tom Hingston (Massive Attack, The Chemical Brothers, The Rolling Stones). L’album sarà disponibile anche in versione deluxe 2CD, il secondo disco includerà 8 registrazioni di alcuni brani del catalogo della band e sarà intitolato Distance: The Acoustic Recordings.
Era ormai da un po’ di anni che pensavamo a un Best Of, ma il momento giusto sembrava non arrivare mai”, ammette Tom Smith, “continuavamo a creare nuovi album”. Quindi alla fine il momento è arrivato quando il cantante, chitarrista e pianista Tom Smith, Russell Leetch (al basso e al synth) ed Ed Lay (alla batteria e alle percussioni) si sono resi conto di aver lavorato a tre album con il chitarrista originario Chris Urbanowicz e ad altri tre con i nuovi membri Justin Lockey (alla chitarra) ed Elliott Williams (alla chitarra e alle tastiere).
E così gli Editors si sono rivolti ancora a Garrett “Jacknife” Lee (U2, Snow Patrol, REM, The Killers), produttore e vincitore di Grammy che ha lavorato con la band al secondo album An End Has A Start finito alla #1 in classifica, per produrre le tre tracce inedite che accompagneranno i più grandi successi di una carriera lunga 15 anni che conta sei album in studio e più di due milioni e mezzo di dischi venduti. Nella tracklist non mancano l’adrenalinica “Munich”, l’inno indie rock da Top 10 “Smokers Outside The Hospital Doors”, “Papillon” con il suo synth pulsante e anche la delicata “Ocean Of Night”. Trovi la tracklist completa sotto.
Dal loro album di debutto The Back Room nominato ai Mercury Prize, passando per An End Has A Start che è finito immediatamente alla #1 in classifica, per In This Light and On This Evening che è stato certificato platino, per la transizione di The Weight Of Your Love e ancora per In Dream che è stato prodotto dalla stessa band, fino ad arrivare a Violence, pubblicato nel 2018 e sesto album consecutivo ad essere entrato in Top 10, gli Editors non si sono mai fermati, né hanno mai accettato alcun compromesso. E forse è proprio questo il segreto della loro longevità. A questo si unisce una solida e devota fanbase internazionale che gli ha consentito di portare la loro musica in giro per il mondo e di registrare moltissimi sold out ed esibirsi come headliner a diversi festival, tra cui il Werchter Classic Festival in Belgio che hanno anche curato insieme a Kraftwerk e The National.
Sono molto orgoglioso di essere arrivato fin qui”, dice Thom. “Ultimamente forse la longevità non è più percepita come una cosa bella, ma io penso lo sia. Abbiamo consolidato la nostra immagine come band e penso che i nuovi brani mostrino la nostra voglia di andare avanti. Ci siamo sempre sentiti come degli outsider, ma abbiamo sempre voluto scrivere brani che potessero arrivare all’ascoltatore e avere una certa risonanza. Potrebbe suonare pretenzioso e forzato, ma ci sono persone lì fuori per cui la nostra band significa tanto, ed è quello che ho sempre voluto”.
Black Gold è un’opportunità per riflettere sugli ultimi 15 anni e anche un’anticipazione di quello che verrà per una delle band inglesi più longeve e con una delle più belle storie di forse inaspettato successo di questo secolo.





Blackswan, venerdì 06/09/2019

giovedì 5 settembre 2019

THE HOLD STEADY - THRASHING THRU THE PASSION (Frenchkiss Records, 2019)

Non c’è stata sicuramente l’attesa esasperata che ha accompagnato l’uscita del disco dei Tool, ma di sicuro i numerosi fan degli Hold Steady non stavano più nella pelle dalla voglia di ascoltare una nuova fatica della band originaria di Brooklyn. Non che in questi cinque anni (l’ultimo full lenght, Teeth Dreams, risale al 2014) il gruppo capitano da Craig Finn sia rimasto con le mani in mano: hanno continuato a suonare dal vivo, hanno pubblicato alcuni singoli in digitale, che sono confluiti nella scaletta di questo nuovo lavoro, e Finn ha dato alle stampe, proprio questo aprile il suo quarto album solista, I Need A New War.
Ciò nonostante, la voglia di tornare a riascoltare l’inconfondibile sound del quintetto (nelle cui fila ha fatto ritorno il tastierista Franz Nicolay) era davvero tanta. Non delude la pazienza e l’attesa Thrashing Thru The Passion, una sorta di ibrido, metà greatest hits dei singoli pubblicati nell’ultimo lustro e metà disco di canzoni originali scritte per l’occasione. Chiamatelo come volete, il risultato è comunque prezioso, soprattutto nella seconda parte del disco, che alza il livello qualitativo di un’opera davvero centrata.
La scaletta inizia subito alla grande con Denver Haircut, classico pezzo Hold Steady, tiro diretto, le chitarre ruspanti di Tad Kubler e Steve Selvidge in bella evidenza, la ritmica quadrata e la voce calda di Finn, sempre in bilico sul confine fra spoken e cantato. Ottime sensazioni anche per la successiva Epaulets, canzone che alza l’asticella dell’adrenalina e per la splendida Blackout Sam, un brano decisamente più morbido, levigato dalla bella voce di Finn, che intride la melodia di passione e sentimento.
Entitlement Crew mette in risalto la tastiera di Franz Nicolay che dispensa colori vivaci  e un retrogusto spingsteeniano su una ritmica arrembante e il ruggito delle chitarre, T-Shirt Tux è costruita su un riff hard rock sbilenco e originalissimo, Star 18 coglie tutta la potenza della band ed è tagliata in due da un assolo breve e infuocato di Kubler,  The Stove & The Toaster scorre rapida su uno splendido interplay di chitarre e un grande arrangiamento di ottoni, mentre la conclusiva Confusion In The Marketplace chiude le danze con un riff quasi punk, una melodia tra le più accessibili della band e una ventata di energico ottimismo.
Thrashing Thru The Passion è il ritorno che ci aspettavamo da una band attesa per troppo tempo, che continua a suonare la propria musica senza girarsi troppo intorno a guardare mode e movimenti, ma capace di coagulare in un rock solido e sanguigno, e mai banale, potenza di suono e piccoli quadri poetici su personaggi che vivono “piccoli trionfi ed enormi fallimenti sanguinosi”.
Grintosi e ancora incredibilmente freschi dopo quindici anni di carriera, gli Hold Steady aggiungono un nuovo tassello a una discografia senza sbavature, non inventando niente, certo, ma anteponendo a ogni alchimia la sincerità e la purezza. Sono dannatamente credibili, insomma, e ci fanno battere ancora il cuore. E può bastare così.

VOTO: 7 





Blackswan, giovedì 05/09/2019

mercoledì 4 settembre 2019

MISS VELVET AND THE BLUE WOLF - FEED THE WOLF (Isotopia, 2019)

L’avventura dei Miss Velvet & The Blue Wolf ha avuto una svolta decisiva quando l’ottetto newyorkese ha scelto l'iconico United Sound Studio di Detroit (che è stata la casa di leggende della musica come Earth, Wind & Fire, George Clinton - Parliament-Funkadelic, Red Hot Chili Peppers, Aretha Franklin, MC5, Death) per registrare il proprio album di debutto Bad Get Some (pubblicato il 27 ottobre 2017). Un esordio chiacchierato assai, che grazie a una miscela esplosiva di rock, funky e soul ottenne recensioni entusiastiche sia a livello internazionale che in patria, e valse alla band una certa notorietà anche in Europa, corroborata anche da parecchi live.
Poi, l’endorsement di George Clinton, che li volle nel ruolo di opener ai suoi concerti, portarono i Miss Velvet & The Blue Wolf dallo stato di promessa a quello di eccitantissima realtà. Un connubio quello fra il combo newyorkese e dr. Funkenstein, che oggi ha avuto il suo sbocco naturale in questo sophomore, dal titolo programmatico Feed The Wolf, in cui l’ex Funkadelic e Parliament compare in quattro brani. E non poteva esserci benedizione migliore a questa musica che vi travolgerà come uno tsunami.
Funk, rock, talvolta dagli accenti pesantemente hard, una spruzzata di soul e una di psichedelia per quella che, usando uno dei più abusati termini recensori, è una vera e propria miscela esplosiva. Si, perché questo disco lascia senza parole fin dal primo ascolto: potente, sanguigno, pervaso a tratti da un furore selvaggio e suonato da una band che spinge al massimo sull’acceleratore, senza mai abbassare, però, il tasso tecnico dell’esecuzione.
Un’irrequieta sezione ritmica (Nick Carbone alla batteria e James Jones al basso), il contrappunto scintillante degli ottoni (TJ Robinson e Dan Levine ai tromboni, Trevor Neumann alla tromba, a cui si aggiunge durante le performance live anche il trombettista JS Williams) i tappeti di tastiere e le spolverate di hammond di Constance Hauman, la chitarra dal tocco psichedelico di Henry Ott, col piede spesso pigiato pedale wah wah, sono la forza propulsiva grazie alla quale si dispiega la voce pazzesca di Miss Velvet.
E’ lei la vera protagonista delle otto canzoni in scaletta, su cui imperversa come una pantera bianca che canta e ringhia, selvaggia e sguaiata, ricordando inevitabilmente quella forza della natura che va sotto il nome di Betty Davis.
Il funk scalpitante di Super Bon, con i suoi strappi e le sue accelerazioni, apre le danze alla grande: impossibile non farsi travolgere dal groove o agitare il capo in un frenetico headbagging. Ed è solo l’inizio di una corsa a rotta di collo fra le vertigini in levare di Nasty Freak, le sportellate rock della concitata title track, i saliscendi vorticosi di Launch o l’incedere sensuale della caldissima Bitch Honey, che accelera furiosa nel finale, partendo da un incredibile assolo di hammond (incredibile perché vi verrà in mente Jon Lord dei Deep Purple).
Sigilla il disco Sweet Intoxication, il brano più morbido del lotto, sei minuti di funky soul che si srotola seducente fra le luci della notte, lasciandovi il desiderio di ricominciare ad ascoltare tutto da capo.

VOTO: 8





Blackswan, mercoledì 04/09/2019