Tra sette giorni Jet Mason sarà morta.
Jet ha ventisette anni e sta ancora aspettando che la sua vita decolli.
Il suo mantra è “lo farò più tardi”, pensando di avere tutto il tempo
del mondo. Fino alla notte di Halloween, quando viene aggredita in casa
sua da un intruso. L’attacco le procura un forte trauma cranico e il
medico è certo che entro una settimana la lesione scatenerà un aneurisma
mortale. Jet non ha mai pensato di avere dei nemici, ma ora vede tutti
sotto una nuova luce: la sua famiglia, la sua ex migliore amica, ora sua
cognata, il suo ex fidanzato possessivo… Le restano sette giorni, solo
sette giorni per scoprire chi l’ha aggredita, e a mano a mano che le sue
condizioni peggiorano, Jet si rende conto che l’unico di cui si possa
fidare è il suo amico d’infanzia Billy. Ma questa assurda storia ha
anche un risvolto positivo: per la prima volta nella sua vita è
determinata a portare a termine qualcosa. Jet risolverà il suo stesso
omicidio.
E’ la notte di Halloween, quando Jet, ventisettenne incapace di dare un senso alla propria esistenza, al ritorno dai festeggiamenti cittadini per la ricorrenza, viene aggredita nella casa in cui vive coi propri genitori. L’assalitore la colpisce, con inaudita brutalità, per tre volte al cranio, e la lascia esanime a terra, credendola morta.
Jet, però, viene soccorsa in tempo, e dopo le cure del caso le viene annunciata la più terribile delle diagnosi: o si sottopone immediatamente a un’operazione, il cui esito fatale è quasi certo, oppure, entro sette giorni, morirà a seguito di un esiziale aneurisma. Jet sceglie di vivere il breve lasso di tempo che la separa dall’inevitabile, con l’intento di scoprire chi l’ha uccisa. Già, perché Jet è virtualmente morta, ma non ancora del tutto.
Se accettiamo l’improbabile prius logico che sorregge la trana di Not Quite Dead Yet, e cioè che si possa vivere (quasi) normalmente per sette giorni, dopo aver subito una trauma cranico dalle conseguenze mortali, possiamo tranquillamente immergerci nella lettura di questo avvincente romanzo a firma Holly Jackson.
Perché l’idea, per quanto poco plausibile, è di quelle vincenti: innescare una lotta tra la protagonista, il tempo e un implacabile destino, per riuscire a dare un volto a quello che è, a tutti gli effetti, un assassino in pectore.
Nonostante il ritmo non sia frenetico, il romanzo si legge d’un fiato, i colpi di scena sono ben dosati e la trama si snoda in modo credibile attraverso indagini che scandagliano anche il passato di una famiglia agiata e (apparentemente) perbene, la cui storia è stata segnata per sempre da una tragedia emotivamente devastante.
Nonostante manchi ogni approfondimento psicologico dei personaggi, peraltro non funzionale alla trama, la fotografia dei due giovani protagonisti, Jet e Billy, che combattono per portare alla luce la verità e un reciproco amore per lungo tempo taciuto, è perfettamente centrata e ben si adatta alla prosa pop, leggera, ma comunque efficace della Jackson.
Il finale, che assume i connotati di una tragedia shakespeariana, non delude, così come una riflessione scolastica, ma indispensabile, sul tempo che scorre inesorabile e il peso del non detto, che spesso ingarbuglia i rapporti con le persone che amiamo.
Blackswan, mercoledì 05/08/2026




