"Ho percorso la luce, così tante strade straniere
Per Emma, per sempre"
Lui si chiama Justin Vernon, cantautore originario del Wisconsin, ma gli appassionati di musica lo conoscono con lo pseudonimo di Bon Iver, un nome d’arte bizzarro che nasce da un'ingegnosa storpiatura del termine francese per "buon inverno". Vernon, però, non conosceva il francese e tanto meno lo parlava; si ricordava, tuttavia, di una storia su una città in Alaska, dove la gente, dopo la prima neve dell’anno, usciva di casa, si abbracciava e si augurava “bon hiver” (appunto, “buon inverno”). Secondo il cantante la parola “hiver” gli ricordava troppo “liver”, che in inglese significa “fegato”, e così decise di togliere la “h”.
Dopo
lo scioglimento della sua band De Yarmond Edison e la dolorosa
conclusione di una storia d’amore, Vernon si ritirò nella baita di legno
del padre, immersa nei boschi del Wisconsin, per trascorrere tre mesi
di letargo in mezzo alla neve. In quell’isolamento forzato, il musicista
raccolse i suoi pensieri e li trasformò in una serie di canzoni, che
confluirono nell’album d’esordio intitolato For Emma Forever Ago.
Il disco fu inizialmente autoprodotto alla fine del 2007 in una
tiratura limitata di 500 copie, che esaurì rapidamente, e
successivamente venne pubblicato da Jagjaguwar negli Stati Uniti e da
4AD in Europa.
"For Emma", una delle canzoni più intense dell’album, fu concepita e composta in quel clima glaciale, in quella solitudine dolorosa ma necessaria a fare i conti con se stessi, con il proprio passato e il proprio futuro.
Uno dei versi più significativi del brano recita “Ho visto la morte su una neve soleggiata", fotografando in modo incisivo quello che era lo stato d’animo del songwritter in un preciso momento: la propria solitudine, la temperatura che segnava meno 30 gradi e un sole abbacinante. Un contrasto splendido, che spinge l’anima a riflessioni dolci amare: il sole che illumina, il freddo che ferisce, l’isolamento che impone un fluire costante di riflessioni.
Come questa canzone, tutte le storie raccontate da Bon Iver in For Emma Forever Ago
si svolgono durante l'inverno, perché a febbraio, in Wisconsin, le cose
si fanno davvero difficili. La desolazione, il grigiore, la mancanza di
sole, la terra e la neve che si accumulano ai lati delle strade,
rappresentano il momento in cui il cuore delle persone è più vulnerabile
e grida a gran voce il proprio desiderio di disgelo e primavera. Un
momento in qualche modo catartico, perfetto per fare i conti con un
grande amore perso nel nulla.
A questo punto è impossibile non chiederselo: Emma esiste veramente?
Si e no. Emma era il secondo nome della ragazza con cui Vernon si era lasciato, a dire il vero, un bel po’ di tempo prima che il disco venisse registrato. In realtà, Emma è soprattutto un simbolo di rinascita. A spiegarlo fu lo stesso musicista in un’intervista al London Times: “Ho chiamato Emma e lei è rimasta piuttosto sconvolta. Ma come le ho spiegato, non si trattava di lei. Il disco è stato il mio modo di fermare finalmente una spirale terribile e lenta che si stava accumulando da anni. Un modo per alleviare i ricordi, affrontare un amore perduto, la nostalgia e la mediocrità."
E ancora: “Come
spesso accade nella vita delle persone, le vecchie relazioni hanno
molto a che fare con le nuove che nascono. Gran parte dell'album parla
del mio tentativo di crescere, di aprirmi a un nuovo amore e dei miei
fallimenti. Racconta la storia di un'ultima relazione e di come altre si
siano intrecciate con essa."
Bon Iver registrò inizialmente i brani dell'album nella baita di legno, anche se in seguito in alcune canzoni furono aggiunti altri strumenti: in "For Emma", ad esempio, i musicisti di Boston John DeHaven e Randy Pingrey registrarono parti di tromba e trombone in studio.
Per la cronaca, For Emma Forever Ago ebbe un notevole successo di critica e molte delle testate specializzate lo indicarono come miglior disco del 2008, mentre le vendite crebbero più lentamente, raggiungendo negli Stati Uniti il milione di copie vendute.
Blackswan, lunedì 21/09/2026




