Formatisi nel 2015 a Oslo, Norvegia, e protagonisti del revival scandinavo dello sleaze rock, i Cruel Intentions si sono fatti un nome grazie a un atteggiamento grezzo, a un'intensa attività dal vivo e a un cromosoma artistico che affonda le radici direttamente nella scena della Sunset Strip.
Lizzy DeVine, voce, chitarra, ex membro dei Vains of Jenna, porta con sé l’estetica e le atmosfere della Los Angeles anni ’80, una passione che si percepisce in ogni riff, in ogni ritornello e in ogni verso, e che crea un’atmosfera di pura magia, nostalgica, eppure inarrestabile.
I
Cruel Intentions sanno creare alla perfezione quel mood particolare che
richiama band come Skid Row, Motley Crue e Guns N’ Roses, a cui si
aggiunge anche qualche incursione nel punk melodico. Il risultato è un
disco totalmente analogico, sporco e sguaiato, condito da testi
trasgressivi e capace di evocare, con credibilità, i clichè di un’epoca
in cui sesso, droga, cazzeggiare sulla spiaggia per godersi il sole e
bere birra fino al tramonto (o allo sfinimento fisico) erano linfa
vitale per suonare rock’n’roll.
All Hail Hypocrisy, il terzo album in studio della band, soffia sulle ceneri di un fuoco spento da anni e ne ravviva la fiamma, facendo divampare incendi che ben conosciamo, ma che ardono con rinnovata passione. La produzione di Erik Martensson (cantante e chitarrista degli Eclipse), sodale di lunga data della band, nobilita alla perfezione le intenzioni del quartetto, esaltandone velocità ed energia, e cogliendo il puro istinto stradaiolo che sta alla base di tutte le undici composizioni, che non superano i tre minuti e mezzo di durata.
L'album parte col botto grazie al brano "Beating in My Chest", una derapata che dà il tono con riff ruvido, voce graffiante e ritornello di facile presa, a cui fa seguito "Living Out of Line", che mantiene alto il ritmo spingendo verso un’inevitabile headbanging mentre lo si ascolta.
Tutto il disco spinge al massimo sull’acceleratore, e lo fa con il bel tiro melodic punk della title track (il ritornello si manda a memoria prima che la canzone sia finita) e di "Pseudo Genius", pura adrenalina senza filtri, con la sensualità sguaiata di "Bad Addiction" (fan dei Motley Crue siete avvertiti!) e con i ganci melodici di "Porridge Head".
In
questo assalto all’arma bianca rumoroso, grezzo e molto sboccato, c’è
anche un momento più tranquillo intitolato "Wasteland", un brano che si
avvicina alla ballata, ma senza cadere nei soliti cliché: melodia che
conquista, fascino selvatico e suono ispido.
Non c’è niente di nuovo in All Hail Hypocrisy, niente che non abbiamo già ascoltato dai maestri indiscussi del genere tanti anni fa. Ma l’approccio dei Cruel Intentions è credibile, la volontà di cercare l’essenza del rock’n’roll, tutto istinto e sudore, è quasi fisicamente tangibile: si guarda all’essenziale, al groove, a quel flusso di energia che dà la carica giusta per imbracciare l’air guitar e scatenarsi. Il resto non conta.
Voto: 7
Genere: Hard Rock
Blackswan, mercoledì 23/09/2026




