Il nome di questa band ricorda molto da vicino la parola italiana casino, e questi cinque musicisti di casino ne fanno, ma sempre ben organizzato e in fin dei conti decisamente orecchiabile. In realtà, il nome del gruppo è il cognome del padre padrone del progetto, il chitarrista norvegese Jo Henning Kaasin, già apprezzato per le sue collaborazioni con artisti di fama internazionale come Glenn Hughes (Deep Purple) e Joe Lynn Turner (Rainbow).
Affiancato dal cantante Jan Thore Grefstad (Saint Deamon, TNT), dal bassista Ståle Kaasin (Humbucker), dal tastierista Erling Henanger (Magic Pie) e dal batterista Per-Morten Bergseth (Jorn, Wig Wam), l’irsuto musicista rilascia il secondo album in studio intitolato The Underworld, seguito del debutto del 2021 Fired Up, e prodotto dallo stesso chitarrista insieme a Halvor Halvorsen e Ståle Kaasin.
L'album
segna un nuovo capitolo per questi guerrieri norvegesi dell'hard rock,
presentando un suono più cupo e atmosferico, pur rimanendo saldamente
radicato nella tradizione classica (Deep Purple, Rainbow, Iron Maiden,
etc) basata su riff incalzanti, melodie potenti e una solida maestria
musicale.
Si parte a tutto gas con l’hard rock in purezza "The Real World", ed è subito manifesta superiorità tecnica, grazie a una band affiatata e consapevole, che mette in mostra la voce melodica di Grefstad, che dona ancora più vibrante elettricità all’impasto sonoro, ulteriormente potenziato dalle eleganti tastiere di Henanger.
Non mancano, così come in tutto il disco, i bei ritornelli da cantare a squarciagola, qualche digressione strumentale in odore di prog e i consueti assoli adrenalinici. In tal senso, "Two Hearts" è ancora meglio, con la chitarra grintosa e il basso pulsante dei due fratelli Kaasin a dettare legge, mentre un bel assolo di hammond e la voce di Grefstad rendono scintillante l’aura melodica del brano.
"We Speed At Night" spinge di nuovo al massimo il piede sull’acceleratore per un hard rock che più classico non si può (a voi scoprire tutte le fonti d’ispirazione), mentre "Iron Horse" mette in evidenza le doti atmosferiche della band, grazie a delizioso incipit, spazzato via poi dalla solita tensione elettrica che, nello specifico, ricorda i Rainbow, era Dio.
Senza
inventare nulla che non sia già stato ascoltato centinaia di volte, la
band riattiva quel sentimento di nostalgia per il decennio d’oro
dell’hard rock, mettendo dalla sua, però, un’evidente passione e quella
qualità tecnica che le nuove leve sembrano aver irrimediabilmente
perduto.
Non ci sono picchi assoluti in The Underworld, ma tanta ottima musica suonata con il cuore in mano, come nel pulsante rock blues di Over The Mountain (con un assolo finale di Kaasin da capogiro), nel tocco mediorientale ed epico di "Arabian Night", che ai veterani del genere farà tornare in mente i leggendari Deep Purple o nel rullo compressore della title track, spinta in territori maidediani dai riff taglienti di Kaasin e dal drumming scatenato di Bergseth.
Le fondamenta dei Kaasin sono state gettate con la chiara ambizione di creare un hard rock contemporaneo dallo spirito classico e con una forte identità tecnica. Poco importa, allora, delle accuse di passatismo che inevitabilmente bolleranno progetti come questo. In The Underwolrld si può godere ancora di quell’energia che arriva da lontano e che continua a far battere il cuore di tanti appassionati. E’ la nostalgia che fa rima con gioia, e tanto basta per ascoltare il disco.
Voto: 7
Genere: Classic Rock, Hard Rock
Blackswan, mercoledì 10/06/2026




