sabato 25 aprile 2015

RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE










Sono passati settant’anni da quando i nostri partigiani e l’esercito alleato hanno liberato l’Italia dal gioco nazifascista. Settant’anni in cui la nostra imperfetta democrazia e la nostra bellissima Costituzione sono sopravvissute a tutto e a tutti: ai tentativi di golpe, a Gladio e alla P2, alle stragi dei servizi deviati e agli omissis, al terrorismo di destra e di sinistra e alle mafie di Stato, alla cupidigia dei politici, alla logica della corruzione  e al ventennio berlusconiano. Ferita, claudicante, umiliata, l’Italia democratica ha trovato sempre le risorse e la forza per smarcarsi da ogni deriva autoritaria. Oggi, invece, stiamo correndo il rischio concreto di essere privati del nostro ordinamento costituzionale e dei nostri diritti civili e politici. Il governo Renzi (uno che agli occhi della Storia riuscirà a riabilitare persino Berlusconi), senza alcuna legittimazione popolare (nessuno lo ha mai eletto e il 40% di voti alle Europee, visto l’astensionismo, è in realtà un 20%), sta mettendo pesantemente mano alla nostra Costituzione: il combinato disposto fra Italicum (liste bloccate e premio di maggioranza alla lista) e riforma del Senato (anche qui senatori nominati) creerà i presupposti per una Repubblica Presidenziale in cui “un solo uomo al comando “ deciderà tutto per tutti. Questo "golpe bianco" avverrà in un contesto in cui il cambiamento in peius della nostra democrazia è già in atto, dal momento che Renzi si è scelto il Presidente della Repubblica (al momento silente, nonostante l’illegittimo allontanamento della minoranza PD dalla commissione Affari Costituzionali della Camera),  si è impossessato di gran parte dell’informazione, ha esautorato le parti sociali, sta riformando la Giustizia per colpire l’indipendenza della Magistratura e replica pedissequamente i dictat dell’Unione Europea, infischiandosene dei bisogni primari dei cittadini. Se la riforma della legge elettorale passerà, e salvo miracoli, passerà (la sinistra del PD è composta di nani tremebondi e Renzi dovrebbe avvantaggiarsi del soccorso Verdini – fai un po’ te), saremo tutti chiamati a una nuova prova di Resistenza. Il primo appuntamento saranno le elezioni regionali di fine maggio: col nostro voto potremo ricacciare indietro Renzi e le truppe cammellate di un PD che, in un anno di governo, ha fatto più disastri di quanti ne abbia fatti Berlusconi in vent’anni. Siamo ancora in tempo, ma dobbiamo sbrigarci.




Blackswan, sabato 25/04/2015

venerdì 24 aprile 2015

CALEXICO - EDGE OF THE SUN


Se Edge Of The Sun fosse l'esordio di una giovane band che si affaccia per la prima volta sulle scene, sottolineeremmo immediatamente due cose: che si tratta di un disco suonato in grazia di Dio e che tra le diciotto canzoni in scaletta risaltano alcune piccole gemme così interessanti da far presagire un radioso futuro. Diremmo probabilmente che ci sarebbero ancora buoni margini di miglioramento, ma che i giovani di cui sopra avrebbero già evidenziato grande talento e doti musicali di sicura suggestione. I Calexico, invece, non sono certo un gruppo di sbarbati, anzi sono arrivati al loro nono disco in studio e hanno all'attivo, parlo di Joey Burns e John Convertino, una militanza remota anche nelle fila dei Giant Sand insieme a Howe Gelb (mica piazza e fichi, insomma). Un cotanto passato, ne converrete, impone inevitabilmente il confronto con tutto quello che già c'è stato e che già abbiamo ascoltato. Chi è da sempre un fan della band, chi fin dalla prima ora si è innamorato di questa musica nata al confine fra Stati Uniti e Messico e nutrita per anni con cinema western, sonorità mariachi, rock, alt country, tequila e deserto, si sarà accorto che qualcosa è cambiato. Non voglio dire necessariamente in peggio (dipende dai punti di vista e immagino che molti apprezzeranno questo processo di normalizzazione), ma è indubbio che oggi la band originaria di Tucson sia qualcosa di diverso da quella che, nel 1998, ascoltavamo fra i solchi di The Black Light. I Calexico, infatti, sono diventati una band mainstream a tutti gli effetti, capace di sfornare deliziose gemme pop che, come già avvenne per il precedente Algiers (2012), si infilano con sempre più insistenza nei palinsesti radiofonici. Prendete Falling From The Sky, la canzone che apre il disco: personalmente, faccio davvero fatica a ricondurla alla scrittura di Burns & Convertino, eppure è così morbida e melodica (tastierine incluse) da rapirci in numerosi ascolti. E non è certo l'unico episodio "very catchy" di un disco che apparentemente mantiene immutata l'estetica Calexico (il Messico, luogo in cui l'album è stato prevalentemente concepito, è una presenza costante), ma che in realtà punta con decisione ad aperture sempre più convenzionali. Mancano i fantasmi, manca il respiro mozzato dalla polvere, manca il sudore del vagabondaggio, e lo sguardo, se mi si passa la similitudine, non è più quello curioso del viaggiatore, ma è lo sguardo semmai del turista, che sogna vacanze esotiche rimirando una cartolina. Resta, tuttavia, in sottofondo quella sfumata malinconia che è da sempre segno distintivo delle canzoni dei Calexico, ma per converso è evidente che Edge Of The Sun rappresenti il passaggio (definitivo?) dalla produzione artigianale a quella industriale. Per il momento il prodotto è ancora di qualità, ma si sa quali sono i rischi che si corrono con la grande distribuzione.

VOTO: 6,5





Blackswan, venerdì 24/04/2015

AMERICANA

mercoledì 22 aprile 2015

VARIOUS ARTISTS - NO SEATTLE - FORGOTTEN SOUNDS OF THE NORTH-WEST GRUNGE ERA 1986-1997



Seattle, stato di Washington, seconda metà degli anni '80. Qui, nasceva quello che i libri di scuola chiamano grunge o, considerata l'area di provenienza, Seattle sound. Domanda da un milione di dollari: esiste veramente un genere musicale definito grunge oppure sotto questo termine venivano fatti confluire tutti quei gruppi che, pur professando stili completamente diversi, provenivano però dalla medesima area geografica? Senza entrare in discettazioni di natura tecnica (a mio avviso, il movimento grunge è ben inquadrato stilisticamente e possiede peculiarità che possono identificarlo storicamente) è indubbio che in quel momento storico Seattle era il centro musicale del mondo e che nella città della Boeing (e zone limitrofe) pullulavano, spesso nel sottobosco musicale metropolitano, una miriade di band legate fra loro da un solido tessuto di collaborazione e ispirazione reciproca. Alcune passeranno alla storia (Nirvana, Mudhoney, Alice In Chains, etc), altre rimarranno ai margini del movimento, vivendo quella esaltante stagione illuminati solo di luce riflessa. No Wave, due cd e ventotto canzoni, è la storia di questo sottobosco musicale, la storia parallela di quelle band che, pur avendo anche indiscussi meriti artistici, sono state risucchiate dall'oblio, meteore che non hanno saputo cogliere l'occasione, artisti rimasti culto misconosciuto di una nicchia ristretta di ascoltatori. Nell'arco temporale di undici anni (1986-1997), quello che comprende il grunge e il cosiddetto post grunge, questa raccolta ci presenta un panorama musicale assai articolato, costituito tanto da gruppi ben allineati con le sonorità dell'epoca (pur nelle sue diverse declinazioni), come da altri che invece cercavano strade diverse, pur inseriti nel medesimo contesto storico e geografico. Così al grunge in salsa metal (Gruntruck) degli Starfish, si alterna quello di matrice punk-garage dei Thrillhammer, o l'hardcore dei Vampire Lezbos, il rock riot girl dei Calamity Jane o il suono più decisamente college rock dei Chemistry Set. No Wave è in definitiva una pregevolissima raccolta, valida sia sotto l'aspetto artistico e qualitativo dei brani (troverete tante canzoni all'altezza di quelle più note che hanno segnato l'epoca) che sotto il profilo storico, in quanto fotografa in modo esaustivo uno degli ultimi scenari creativi (forse l'ultimo) della storia del rock.

VOTO: 8





Blackswan, mercoledì 22/04/2015