giovedì 8 agosto 2019

PREVIEW



I North Mississippi Allstars hanno annunciato la pubblicazione di un nuovo album, Up And Rolling, in uscita il 4 ottobre tramite New West Records. Up And Rolling segue l'album del 2017, Prayer For Peace, ed sarà il primo disco pubblicato sotto l’egida New West. In concomitanza con l'annuncio dell'album, la band ha anche condiviso audio e un video musicale per la traccia che dà il titolo al disco.
La band ha registrato Up And Rolling presso lo studio di famiglia di Luther e Cody Dickinson, lo Zebra Ranch, che era stato originariamente fondato da loro padre, Jim Dickinson. Entrambi i fratelli Dickinson hanno coprodotto l'album e hanno invitato Jason Isbell, Mavis Staples, Cedric Burnside, Sharde Thomas e Duane Betts a unirsi a loro in studio come ospiti.





Blackswan, giovedì 08/08/2019

mercoledì 7 agosto 2019

BLOC PARTY - SILENT ALARM LIVE (Bloc Party Records, 2019)

Un grande disco, talvolta, può essere una maledizione, un fardello talmente pesante per le spalle, da rendere inutile ogni tentativo di replicarne la bellezza. Se si esordisce con una bomba come Silent Alarm (2005), è inevitabile che quello sia il livello qualitativo che la gente si aspetta da una band.
Così, i Bloc Party, nonostante un seguito dignitosissimo (A Weekend In The City del 2007) non sono mai più riusciti a replicare quel suono e quella tensione artistica, finendo poi per perdersi definitivamente con una serie di dischi, che definire brutti sarebbe oltremodo premiante. Loro, a meno che il futuro non riservi delle sorprese, sono e saranno sempre il gruppo di Silent Alarm, capitolo inziale di un percorso che prometteva sfracelli e che invece si è trasformato in una parabola discendente e ben poco gloriosa.
Non è un caso, quindi, che la band capitanata da Kele Okereke torni proprio là, dove tutto è cominciato, nella speranza di rivivere i giorni migliori, sebbene in una dimensione live. Inizialmente annunciato per il 2018, esce invece in questi giorni Silent Alarm Live, disco registrato durante il tour inglese dello scorso anno, allestito per celebrare degnamente i quindici anni dall’uscita di quel capolavoro di post punk revival.
Fatte le dovute premesse, quel che davvero importa è che questo live sia davvero molto bello. La band è in grandissima forma, e la scaletta dell’album, riproposta per intero, ritrova, in questa dimensione, quell’urgenza che la band aveva irrimediabilmente perduto.
La nostalgia è dietro l’angolo, e si sente, ma grazie a Dio, non siamo di fronte a un’operazione di copia e incolla o alla mera replica di un filotto di canzoni strepitose.  
La tensione è vibrante, Okereke canta davvero bene, e il pubblico risponde alla grande con un appassionato singalong e sentita partecipazione a ogni brano. Helicopter, Banquet, She’s Hearing Voices e This Modern Love, solo per citarne alcuni, sono gioielli la cui lucentezza il tempo non ha minimamente offuscato, e riascoltarle, sebbene dal vivo, dopo così tanti anni, induce all’inevitabile groppo in gola. Emozionante.

VOTO: 7





Blackswan, mercoledì 07/08/2019

martedì 23 luglio 2019

CHIUSO PER FERIE

Il killer si prende qualche giorno di ferie. Ci rivediamo dopo il 5 agosto. Un augurio di buone vacanze a chi va, e di buona permanenza a chi resta.




Blackswan, martedì 23/07/2019

lunedì 22 luglio 2019

H.E.A.T - LIVE AT SWEDEN ROCK FESTIVAL (earMusic, 2019)

Il genere è di quelli che fanno storcere un po' il naso ai rocker duri e puri. In quella definizione, melodic hard rock, infatti, c’è un melodic di troppo, soprattutto per chi ama un suono più muscolare e selvaggio.
Eppure, quella degli H.E.A.T. è un grande band, che dal vivo, come è facile comprendere dall’ascolto di questo nuovo live, non fa sconti a nessuno e possiede un tiro incredibile. Fondatisi nel 2007 a Upplands Vasby, in Svezia, il gruppo ha all’attivo già un paio di Ep e cinque album in studio, che hanno scalato le classifiche nazionali, piazzando molto in alto un pugno di singoli, e facendo la gioia di un folto gruppo di appassionati, che continuano ad amare un genere inossidabile, nonostante abbia vissuto i suoi anni migliori qualche decennio fa.
Registrato dal vivo il 7 giugno dello scorso anno, Live at Sweden Rock Festival celebra i primi dieci anni di attività della band (l’esordio, H.E.A.T. uscì nel 2008) con una scaletta che ripercorre i momenti migliori della loro brillante carriera. L’armamentario è quello consueto del genere: riff di chitarra potenti, tastieroni, coretti ruffianissimi e melodie perfette per infiniti passaggi radio.
A prescindere, però, dai clichè di genere, la band sa stare sul palco, irrora di grinta e potenza canzoni che in studio suonano decisamente più morbide e, cosa che non guasta suona alla grandissima, con consumato mestiere, certo, ma anche con un impatto fisico devastante. Grande performance di tutti e cinque, dunque, anche se sugli scudi finisce soprattutto Erik Gronwall cantante dall’indole selvaggia e in possesso di un’ugola dall’estensione impressionante.
Tredici canzoni in scaletta che tirano dritte per più di un’ora di performance e che alternano ballatone da singalaong e accendino alla mano (Tearing Down The Walls), fulminanti anthem (Heartbreaker) e adrenaliniche rincorse (Inferno). Il momento migliore del live è, guarda caso, anche il momento più decisamente ruvido: la hit Beg Beg Beg suonata in medley con Whole Lotta Rosie degli Ac/Dc e, udite udite, Piece Of My Heart di Janis Joplin.
Live goduriosissimo e molto meno melodico di quello che si potrebbe aspettare. Da provare.

VOTO: 7





Blackswan, lunedì 22/07/2019

sabato 20 luglio 2019

DYLAN LEBLANC - RENEGADE (Ato Records, 2019)

Non abbiamo mai messo in dubbio le qualità di Dylan Leblanc come songwriter; tuttavia, è fuor di dubbio, che la scelta di un grande produttore, con cui lavorare in sintonia, ha finito per assecondare e tirare fuori il meglio da un artista che sembra aver trovato finalmente una decisa e più spiccata identità. Giunto al quarto disco in studio, il primo dopo tre anni di silenzio, Leblanc si affida alle sapienti mani di Dave Cobb, e il risultato si sente, eccome.
Quel mood morbido e atmosferico che aveva connotato i lavori precedenti subisce con Renegade uno scossone, guadagnando in adrenalina, compattezza ed equilibrio. Basta la prima canzone, per rendersi conto che qualcosa è cambiato: la title track, tira via dritta, con un bel riff di chitarra, la ritmica tesa e umori che rimandano al grande Tom Petty. E’ una canzone splendida, anche se i fan della prima ora, probabilmente, si troveranno disorientati, perché inusuale.
Certo, non tutto possiede il piglio e la forza di questo incipit. Ballate intense come Lone Rider e Magenta richiamano inevitabilmente qualcosa che abbiamo già ascoltato nei predecessori, anche se Cobb, comunque, è riuscito a rendere queste canzoni introspettive assai ricche e vibranti da un punto di vista sonoro. Un lavoro di impasti e di equilibri. Che si sente, eccome, in brani come Bang Bang Bang (sullo scottante tema delle armi) e Damned (qui si parla di religione), in cui funzione benissimo il contrasto tra l’andamento rock delle canzoni e la voce di Leblanc, dolce e assonnata. I suoni danno energia e spessore alla musica, il timbro di Dylan, stempera e suggerisce fragilità.
Renegade è un disco piacevole, radiofonico, con melodie di facile presa, certo, ma non per questo banale o privo d’intensità e forza. Anzi. Poi, proprio in chiusura, Dylan, pesca dal suo songbook un gioiellino, Honor Among Thieves, classicissimo nelle sue orchestrazioni e compendio riuscito fra easy listening e pathos, che consolida il giudizio positivo su un disco davvero centrato. E diverso. Così, chi non ha famigliarità con l’artista, può senz’altro iniziare da qui; i fan che, invece, lo seguono dagli esordi dovranno abituare i padiglioni auricolari a un nuovo corso, decisamente più eccitato ed eccitante di quello che conoscevano.

VOTO: 7





Blackswan, sabato 20/07/2019