lunedì 11 maggio 2020

IL MEGLIO DEL PEGGIO



Da quando è scoppiata la pandemia non passa giorno in cui non ci venga ricordato di osservare scrupolosamente i 3 Comandamenti, lavarsi le mani, indossare mascherina e guanti, tenere il distanziamento sociale. E fin qui, nulla da obiettare. I cittadini responsabili, quelli che non si si approfittano della mitigazione delle misure restrittive per correre a fare lo struscio sui Navigli, dovrebbero ritrovare nelle istituzioni un punto di riferimento, un modello comportamentale. Ho scritto dovrebbero. 
A qualcuno sarà capitato di avere il dubbio di aver toccato una superficie e non ricordarsi di aver lavato le mani. Faccio questo esempio perché un forte senso di responsabilità e forse anche una certa dose di psicosi si sono impadroniti delle nostre vite. Lo stesso non possiamo dire della governatrice della Calabria Jole Santelli, quella della riapertura anticipata di bar e ristoranti ponendosi in netto contrasto con il governo centrale.  Vengo al fatto. 
Nel bel mezzo di una conferenza stampa mentre illustra i provvedimenti governativi, la tenace Santelli rigorosamente senza mascherina (dei guanti, nemmeno a parlarne) viene colta da un attacco di tosse. Capita, certo. Peccato che anziché tossire nel gomito, come ci hanno insegnato, la governatrice lo fa nella mano e, udite udite, passa il microfono al vicino che a sua volta lo passa a un altro con buona pace dei comitati scientifici, virologi compresi.
E poi se la prendevano con i runner. 


Cleopatra, lunedì 11/05/2020


sabato 9 maggio 2020

PREVIEW




A otto anni da "Tempest", ultimo album di inediti, Bob Dylan annuncia oggi Rough and Rowdy Ways, in uscita il 19 giugno.
"False Prophet", il terzo singolo, segue la mini-opera di 17 minuti "Murder Most Foul" e "I Contain Moltidues".
L'album uscirà in doppio CD, doppio vinile e digitale.





Blackswan, sabato 09/05/2020

venerdì 8 maggio 2020

BRIAN PANOWICH - BULL MOUNTAIN (NNEditore, 2020)

Clayton Burroughs appartiene a una famiglia di fuorilegge che, da generazioni, mantiene il controllo di Bull Mountain, trafficando whiskey di mais, marijuana e infine metanfetamina. Per lasciarsi alle spalle le sue origini, Clayton sposa la bella Kate e diventa lo sceriffo della città a valle. Ma quando l’agente federale Simon Holly minaccia di distruggere l’impero dei Burroughs, Clayton si trova a dover affrontare i ricordi, le paure, il disprezzo della famiglia e la volontà di redimere un passato di tradimenti, sangue e violenza. Con un ritmo serrato, la storia della famiglia Burroughs viene raccontata a turno da tutti i personaggi, fino all’imprevedibile epilogo.

Bull Mountain, opera prima dello scrittore americano Brian Panowich, è un libro perfetto per chi ama il genere poliziesco ed è, al contempo, affascinato dai paesaggi dell’America rurale, che, nello specifico, è ben rappresentata dalla zona montagnosa del titolo (situata in Georgia), che fa da sfondo alla narrazione. Luoghi ancora prevalentemente incontaminati, in cui il tempo sembra essersi fermato agli anni ‘50, e in cui sono la natura selvaggia e la violenza dei fuorilegge a dettare le regole di una comunità chiusa e reazionaria, i cui unici svaghi sono la caccia e una bevuta al pub.  
Il romanzo si dipana in sessantacinque anni, duranti i quali viene tratteggia la storia della famiglia Burroughs, clan di malviventi che spadroneggia nel territorio, trafficando in whiskey, marijuana e metanfetamine (troverete più di una similitudine con La Contea Più Fradicia Del Mondo di Matt Bondurant). La saga famigliare, comunque ben costruita, è, tuttavia, solo l’abbrivio per dare il via alla più classica delle storie poliziesche, le cui origini sono lontane nel tempo, ma il cui nucleo centrale si svolge ai giorni d’oggi, nel 2015.
Lo sceriffo Clayton Burroghs, che ha rinnegato la famiglia e, per amore, è passato dalla parte della legge, il fratello Halford, delinquente spietato e senza scrupoli, e Simon Holly, agente FBI in cerca di vendetta, sono i personaggi principali di un racconto palpitante, che, in un vibrante susseguirsi di colpi di scena, vi terrà incollati alla lettura fino all’ultima pagina, quando tutti i nodi dell’intricata vicenda verranno al pettine.
Panowich evita digressioni descrittive, e ciò nonostante i luoghi in cui il romanzo è ambientato si materializzano comunque davanti agli occhi; la sua prosa asciutta ed essenziale, che ben si adatta al genere, punta semmai alla fluidità della narrazione che, pur svolgendosi su piani temporali diversi e nonostante chiami in causa numerosi personaggi, riesce a essere incredibilmente incisiva. Un intreccio narrativo perfettamente oliato, dialoghi serrati ma mai banali, personaggi fotografati nella loro intima essenza e qualche ben costruito momento pulp, fanno di Bull Mountain un romanzo potente, a tratti epico, decisamente emozionante.

Blackswan, venerdì 08/05/2020

giovedì 7 maggio 2020

THE WHITE BUFFALO - ON THE WIDOW'S WALK (Snakefarm Records, 2020)

Jake Smith, titolare del progetto White Buffalo (il nome rimanda al bisonte bianco, animale sacro per i nativi americani), si è costruito, disco dopo disco, una considerevole notorietà mediatica, conquistando platee di fan sempre maggiori, grazie a una consistente attività concertistica e al passaggio di alcune sue canzoni nella colonna sonora dell’acclamata serie Sons Of Anarchy. Un successo meritatissimo, nato prima in patria e poi estesosi in tutta Europa, grazie a un filotto di dischi appassionati e un sapiente ibrido di country, blues e rock, profondamente radicato nella tradizione americana.
Giunto nel pieno della maturità artistica, Smith ha ormai perfezionato un suono e un linguaggio, in cui la ruggine americana che ossida le sue storie di vite ai margini, di amori finiti, di perdizione e riscatto, trova forza espressiva in un mood altalenante fra barbagli di speranza e crepuscolari malinconie, tra sciabolate elettriche ed evocative ballate col cuore in mano.
Registrato in presa diretta, con il contributo di quella che Smith definisce la sua Jelly Crew (il batterista Matt Lynott, il bassista Christopher Hoffee, e soprattutto Shooter Jennings in veste di pianista e produttore) questo nuovo On The Widow’s Walk ricalca gli schemi del precedente Darkest Dark, Lightest Light (2017), amalgamando alla perfezione americana e rock, impeto elettrico e momenti acustici appassionati e riflessivi, liriche profonde e umorale sincerità. Il tutto rielaborando, attraverso un proprio stile ben definito, assonanze con Bruce Springsteen e Pearl Jam, questi ultimi evocati dal timbro vedderiano della voce di Smith.
Canzoni diritte e dirette, prive di artifici stilistici, che prendono la mira e centrano il bersaglio con spiazzante facilità. Eppure, rispetto ai lavori precedenti, qualcosa manca. A parte forse la contratta e inutile Faster Than Fire, sferragliante ma sostanzialmente innocua, in scaletta non ci sono brutte canzoni; tuttavia, sembra che in On The Widow’s Walk, nonostante l'approccio quasi live dell'esecuzione, abbia prevalso il mestiere sulla libertà espositiva, la messa a fuoco sull’inquadratura.
Il disco è coeso e ben suonato, ma l’impressione (suscitata avendo ben in testa i precedenti lavori) è che manchi un po' di emozione, che il meccanismo sia perfettamente oliato ma che solo in alcuni casi Smith riesca a sfoderare il numero da fuoriclasse, cosa che avviene nella tensione maligna dell’inquietante The Rapture o nel romanticismo arreso dell’emozionante chiosa di I Don’t Know a Thing About Love, illanguidita dal mesto suono di un violino.
Un buon disco, dunque, di quelli che si ascoltano volentieri, ma che non riesce ad avvincere e convincere come invece avevano fatto i suoi predecessori. Il voto resta alto ed è meritato, ma da Smith, forse, è lecito aspettarsi qualche guizzo d’ispirazione in più.

VOTO: 7 





Blackswan, Giovedì 07/05/2020

mercoledì 6 maggio 2020

PREVIEW




Dopo l’annuncio dell’uscita del loro nuovo album Life Drawing, disponibile dal 10 luglio su Bella Union, e la condivisione del video di “Beast In The House”, Mr Ben & The Bens pubblicano una nuova traccia intitolata “Watering Can”.
Watering Can è un’ode alla vita di provincia,” afferma il leader Ben Hall. “Di recente ho iniziato a dedicarmi al giardinaggio e ho adorato l’immagine dell’annaffiatoio (watering can) che diventa metafora di buone intenzioni. La canzone affronta i temi dell’amore perduto, della claustrofobia e dei sogni che in qualche modo sembrano non avverarsi mai. È la traccia finale del nuovo album e volevo che fosse una combinazione specifica di malinconia edificante.”
Un vibrante invito a iniziare l’esplorazione arriva già con l’opener “On The Beach”, dove la tenera voce e l’organo sognante di Hall sottolineano una storia malinconica di una visita a una spiaggia carica di ricordi, una delle tante località suggestive presenti nell’album. “How Do You Do?” richiama i Belle And Sebastian nei loro momenti più sognanti; “Danny” è pura propulsione melodica, dove spiagge e mare forniscono fondali per uno studio su un personaggio che cerca connessione. All’estremo opposto, la splendida “Astral Plane” è un lamento dolcemente psichedelico, immagini di onde che lambiscono le coste e raccontano la storia di un personaggio “a malapena funzionante”; “Faithful Hound” è una triste ballata country e “Minor Key” una fantasticheria retrò doo-wop.
Secondo Hall, Life Drawing è un passo avanti ricco e gratificante in una carriera ancora giovane. Con l’eccezione di Zac Barfoot alla batteria, Hall suon tutti gli strumenti in studio. Hanno contribuito David C Glover e Paul Gregory, rispettivamente alla produzione e al missaggio ai Tesla Studios, mentre la line-up dei concerti è arricchita da Barfoot, Lauren Paige-Dowling (basse) e Tom Diffenthal (guitar/keyboards).





Blackswan, mercoledì 06/05/2020