lunedì 5 giugno 2023

SPARKS - THE GIRL IS CRYING IN HER LATTE (Island, 2023)

 


I fratelli Ron e Russel Mael, ovvero gli Sparks, stanno sulla cresta dell’onda da più di mezzo secolo, ed è incredibile come, a tutt’oggi, a dispetto di una discografia corposa e avvincente, siano ancora considerati come fenomeno di nicchia. Cinquant’anni di carriera, partita quando i due hanno iniziato a fare musica insieme a Los Angeles, registrando le loro prime canzoni sotto il nome di Halfnelson alla fine degli anni '60. Era il periodo di massimo splendore per quella musica che nasceva sullo Sunset Strip, eppure gli Sparks, autoproclamatisi anglofili, guardavano dall’altra parte dell’oceano, incamerando influenze dai grandi gruppi britannici del momento, fino a quando, dopo cambi di formazione, nel 1973, si trasferirono in Inghilterra, la loro patria musicale putativa, dove firmarono un contratto con la Island Records e presero ufficialmente il nome Sparks.

Nel 1974, quando pubblicarono quel capolavoro innovativo che prende il nome di Kimono My House, i due fratelli arrivarono fino al numero due delle classifiche del Regno Unito con il singolo "This Town Ain't Big Enough For Both Of Us", costruendosi una solida base di fan, e poi, nei decenni che seguirono, animati da un desiderio inesausto di sperimentare, imboccarono diverse strade, immergendosi nella new wave, nel synth pop e nel glam rock, il tutto declinato sempre attraverso la loro peculiare visione bizzarra e aperta alla contaminazione. Sono diventati di moda, e poi scomparsi dai riflettori mediatici, e quindi di nuovo in auge, sono entrati in classifica a intervalli regolari, ma, quel che è certo, non sono mai riusciti a sfondare completamente, troppo raffinati e intelligenti per raggiungere il grande pubblico, ma talmente stimati e seminali, da ispirare generazioni di musicisti.

Su di loro si sono riaccesi i riflettori negli ultimi anni, grazie a un disco imprevedibile e brillante come A Steady Drip, Drip, Drip del 2020, ad Annette (2021), un bizzarro musical acclamato dalla critica, che hanno co-scritto con il regista Leo Carax, e a un documentario, The Sparks Brothers, a loro dedicato dal regista Edgar Wright, che ne ha raccontato l’atipica carriera. 

The Girl Is Crying In Her Latte batte, dunque, il ferro finchè è caldo, e vede il duo lanciare sul mercato il ventiseiesimo album in studio, che segna anche il ritorno, dopo ben quarantasette anni, nelle scuderie della Island Records. Un’opera che, nuovamente, coglie il centro del bersaglio, grazie a un concentrato inafferrabile, bizzarro e obliquo di synth pop, dance sbarazzina, partiture orchestrali, melodie ipnotiche, echi anni '80, testi ironici e corrosivi, e quel quid di cialtronesca sfacciataggine che li rende unici. Canzoni che germogliano nel terreno condiviso fra intelligenza e divertimento, un binomio irresistibile.

La title track apre l’album con un andamento ripetitivo, ipnotico, distante, e un ritornello percussivo e scintillante adombrato dalle parole “così tante persone piangono nel loro latte”, un verso che fotografa, meglio di un saggio, il tormento di questi anni bui e il dolore celato agli occhi del mondo di mille e mille solitudini. Una canzone che inizialmente lascia perplessi, ma che, ascolto dopo ascolto, diventa irresistibile, e crea suggestioni, corroborate da un video musicale in cui è protagonista l'attrice Cate Blanchett, che balla vestita di un brillante abito giallo.

"Veronica Lake" è un’ode all’attrice e femme fatale americana, a cui il governo americano chiese di cambiare pettinatura, perché le operaie che la emulavano rimanevano spesso incastrate nei macchinari, e si muove sugli stessi binari della title track: elettronica ipnotica, synth arrangiati anni ’80 e melodia che si manda a memoria in un attimo.

Ironia e sagacia permeano, invece, "Nothing Is Good As They Say It Is", puro europop alla Abba, che racconta le disavventure di un neonato che dopo ventidue ore di vita si è già rotto il cazzo di vivere in un mondo in cui tutto “bruttezza, ansia, finta abbronzatura”.

C’è tutto lo Sparks pensiero in queste quattordici canzoni che passano dall’incalzante incedere di "Mona Lisa's Packing Leaving Late Tonight", all’elettronica robotica di "You Were Meant For Me", dall’ambientazione bucolica di "It’s Sunny Today", posta malinconicamente a metà strada fra Beatles e Devotchka, al pop acustico dal retrogusto sixties di "It Doesn't Have To Be That Way", vertice di un disco ispiratissimo.

In The Girl Is Crying In Her Latte si trova tutto ciò che ha reso gli Sparks una band unica nel suo genere, capace di generare una miscela affabulante tra pop senza tempo, elettronica progressiva, orchestrazioni avvolgenti e una scrittura acida e corrosiva, che fa delle loro liriche uno dei punti di forza della proposta. Una musica, quella del duo, che, nonostante i decenni trascorsi, non mostra nemmeno una ruga, ma continua a suonare innovativa, seducente e lontana dalle mode, che nel corso del tempo non sono mai state capaci di seguire la visione eccentrica e inimitabile degli Sparks.

VOTO: 8

GENERE: Pop, Elettronica

 


 

 

Blackswan, lunedì 05/06/2023

venerdì 2 giugno 2023

LINKIN PARK - METEOREA (Warner Records, 2023)

 


Per tutti coloro che seguivano la scena metal a inizio millennio, Meteora dei Linkin Park è un album che non dovrebbe aver bisogno di presentazioni. Rilasciato nel marzo 2003, il seguito di Hybrid Theory (2000), folgorante debut album della band losangelina, fu un successo immediato, che dominò tanto la scena mainstream che quella alternative del periodo.

Fratello minore del suo predecessore, Meteora affina, attraverso una produzione impeccabile, il suono dei Linkin Park, in un momento in cui il movimento nu metal/crossover sta implodendo. Trentasei minuti per tredici canzoni, quasi tutte potenziali singoli, plasmate in un mix perfetto di rombanti chitarre, elettronica e hip hop, che poggia sull'architrave del sincronizzato interplay vocale fra Chester Bennington e Mike Shinoda. Melodie uncinanti agitate da rabbia, disperazione, nichilismo e quella struggente malinconia che animava la scrittura del povero Bennington.

La band ha curato personalmente questa riedizione, cercando di dare un senso al ventesimo anniversario di un disco che ha inciso profondamente sulla storia del metal americano degli anni ‘00. Se infatti molti si sarebbero accontentati di un semplice remaster, il gruppo, oltre ad aver scelto un artwork alternativo, ha scavato negli archivi, pescando tra il materiale partorito nell’anno abbondante del processo di registrazione del disco, mettendo insieme con intelligenza una raccolta esaustiva di demo, di brani live e di rarità inedite.  

Poiché il disco vendette più di sedici milioni di copie, è lecito aspettarsi che molti lettori già possiedano l’opera originale.  Tuttavia, a prescindere dai contenuti extra, questa nuova versione è rimasterizzata in modo efficace, tanto da togliere un po’ di polvere a un disco che è clamorosamente figlio dei propri tempi, anche se, a ben ascoltare, è invecchiato molto meglio di tanti coevi album di nu metal.

Meteora è un lavoro che ricalca le orme di Hybrid Theory, che preferisce alla dinamicità del groove un muro sonoro costruito con intelligenza e sapiente furbizia, e che inanella, per l’ultima volta nella storia della band, un filotto di canzoni memorabili, tra le quali è d’obbligo ricordare "Faint", "Numb", "Somewhere I Belong", "Easier To Run" e "Breaking the Habit". La scaletta, inoltre, viene chiusa con Lost, un brano splendido recuperato dalle sessioni di registrazioni e che originariamente venne scartato per far posto a "Numb". Non si tratta però di chincaglieria, ma di un vero e proprio gioiellino, peraltro rifinito alla perfezione, che innesca palpiti nostalgici, perchè riascoltare una nuova canzone con la voce di Chester Bennington, dopo la sua prematura scomparsa, è un vero e proprio tuffo al cuore per tutti coloro che hanno amato visceralmente i Linkin Park.

Per coloro che sono disposti a spendere un bel po’ di soldini, è in vendita un cofanetto super deluxe che contiene, oltre al disco originale, due dischi live, due DVD contenenti numerosi filmati di concerti, un artbook, stampe esclusive e un documentario che racconta la realizzazione di Meteora. Non si scoraggino, però, tutti gli altri: l’edizione di tre cd o 4 LP è altrettanto intrigante e dà una visione completa dello stato di forma e di ispirazione della band durante il periodo di gestazione dell’album. Ultima annotazione: nel disco live troverete una versione di "One Step Closer" con ospite alla voce Jonathan Davis dei Korn e una feroce cover di "Wish" dei Nine Inch Nails.

 


 

 

Blackswan, venerdì 02/01/2023

giovedì 1 giugno 2023

SERMON - OF GOLDEN VERSE (Prosthetic Records, 2023)

 


Non è inusuale, nel mondo del rock, trovare artisti che usano costumi di scena per presentarsi al pubblico, creando così anche una diretta connessione tra musica e teatralità. Nello stesso ambito, invece, l'anonimato è un fenomeno insolito. Dopotutto, quella del musicista è sicuramente una delle vocazioni più esposte mediaticamente, e la visibilità, si sa, procura fama e, di conseguenza, parecchi vantaggi. Tuttavia, esistono casi, anche se rari, in cui l'identità di un artista, anche di successo, resta totalmente sconosciuta: vengono in mente, per citarne un paio, i Ghost, che usano nomi d’arte, o gli Sleep Token, il cui leader è noto solo con il moniker di Vessel. Ed è il caso, in parte, anche dei Sermon, duo britannico, la cui mente pensante, cantante e polistrumentista si presenta al pubblico con il volto celato da una maschera e si fa chiamare semplicemente Him (l’altro membro è il batterista James Stewart).

Il loro debutto del 2019, intitolato Birth of the Marvelous, pur non essendo stato un successo commerciale, aveva comunque attirato l’attenzione della critica specializzata, che vedeva nella band uno straordinario potenziale, tanto da accostarla a gruppi di altissimo profilo quali Tool e Soen. 

Questo nuovo In Of Golden Verse non solo conferma tutte le belle parole che erano state spese quattro anni fa, ma sancisce un ulteriore passo in avanti a livello di songwriting e produzione. I Sermon, infatti, rifiniscono il loro stile attraverso dieci canzoni in cui una sferragliante inclinazione metal, ai limiti del tribalismo, si sposa a una scrittura complessa, che lambisce territori progressive immersi in una visione cupa e malinconica. L’ossatura dei brani è data dal drumming muscolare e feroce di Stewart, intorno al quale si avviluppano riff di chitarra circolari e taglienti, e melodie di facile presa, ma sempre declinate in una penombra crepuscolare. Su questo impianto musicale, svetta il cantato di Him, sempre pulito, talvolta gridato, la cui intonazione è spesso salmodiante o cantilenante, proprio come se il cantato fosse una sorta di sermone declamato da un oscuro messia.  Come dicevano, la batteria ha un ruolo centrale nelle canzoni dei Sermon, è lo strumento che regge la struttura e segna pesantemente il mood dei brani: arrembante nell’inquieta e oscura "Light the Witch", foriera di esiziali presagi nel sopravanzare tempestoso della minacciosa "Royal", convulsa e travolgente nel blastbeat della conclusiva "Departure".

Tuttavia, i Sermon non sarebbero quello che sono senza Him, la cui voce ha acquisito, rispetto a quattro anni fa, un ulteriore spessore, che riesce ad abbracciare diversi registri, dal carezzevole al rabbioso e al diabolicamente aspro. Se voce e batteria sono i protagonisti principali, e altrettanto vero che il lavoro di chitarra di Him, pur non essendo appariscente, è perfettamente funzionale alle composizioni, spostando di volta in volta il centro di gravità da riff pesanti e ribassati, tremolo minacciosi e lick orecchiabili.

A fianco di brani di brani furiosi come "Wake The Silent", tutta riff roventi e drumming inesorabile, in scaletta compaiono, però, anche brani decisamente più morbidi, come le brevi "In Black" e "Centre", la prima sulfurea, la seconda trasognata, o la lunga e atmosferica "Senescence", in cui i Sermon dimostrano di saperci fare anche quando rinfoderano le armi per addentrarsi in paesaggi dominati da mestizia e malinconia, che evocano alla mente gli svedesi Katatonia. Resta da citare la stellare "The Distance", ipnotizzante nel suo crescendo perversamente malevolo, come nella miglior tradizione Tool, vetta di un album dinamico e brillantemente prodotto, decisamente uno dei dischi prog metal, e ce ne sono già tanti, meglio riusciti del 2023. Tanto che non è assolutamente peregrino immaginare che Of Golden Verse finisca nelle top ten di fine anno di svariate testate metal.

VOTO: 8

GENERE: Progressive Metal

 


 

 

Blackswan, giovedì 01/06/2023

mercoledì 31 maggio 2023

Carlo Angela e i Giusti tra le Nazioni

Nato a Olcenengo (Vercelli), nel Gennaio 1875, laureatosi in Medicina a Torino nel 1899, e poi specializzatosi a Parigi in Neuropsichiatria, Carlo Angela fu anche attivo nella vita politica, socialista e antifascista, collaborando con il giornale Tempi Nuovi. Proprio a causa di un suo articolo pubbicato in 21 Giugno 1924 ("La Macchia sull'onore"), in cui accusava apertamente il partito fascista dell'omicidio Matteotti, la sede del giornale venne incendiata. Angela decise cosi' di trasferirsi a San Maurizio Canavese ed assunse l'incarico di direttore sanitario di una clinica per malattie mentali, Villa Turina Amione.

Proprio in questa struttura, con l'aiuto di altri collaboratori, dopo l'occupazione tedesca a seguito dell'8 Settembre 1943, Angela offre rifugio a partigiani ed ebrei, e ad antifascisti in generale, e si occupò di fornire loro carte di identita' false e tessere annonarie. Renzo Segre e la moglie Nella sono tra gli ebrei che si nascosero nella clinica. Renzo usera' documenti falsi cambiando il cognome in Sagrato e si fingera' pazzo per sfuggire ai rastrellamenti nazisti. L'11 Febbraio del 1944, nella piazza del paese, vengono fuciliate tre persone per rappresaglia. Anche il Dottor Angela fu tra i fermati ma si salvò miracolosamente dalla fucilazione grazie all'intervento di un amico, che conosceva il comandante fascista ed intercedette per lui.

Successivamente verra' pure interrogato dalla polizia fascista negando  che i Segre fossero ebrei, continuando cosi a proteggerli coraggiosamente. 

Dopo la guerra diventera' il primo sindaco di San Maurizio Canavese, dove morira' nel 1949.

Il suo coraggio silenzioso e le sue azioni a protezione di ebrei e antifascisti verranno alla luce solo molti anni dopo, quando nel 1995 Renzo Segre pubblicò il suo libro autobiografico "20 Mesi".

Il 29 Agosto 2001 gli venne attribuito dalle autorita' Israliane l'onoroficenza di Giusto tra le Nazioni, riconosciemento dato a coloro che durante gli anni orribili dell'Olocausto si contraddistinsero per aver protetto e salvato ebrei. 

Sono 714 gli Italiani che hanno ricevuto questo riconoscimento.

"A quel tempo, molte persone si sono tirate indietro, ed e' negli anni difficili che emergono, oppure no, le qualita' degl Uomini" ebbe modo di commentare anni dopo il figlio di Carlo Angela, Piero, noto presentatore televisivo.

 



Offhegoes, mercoledì 31/05/2023