JAPANDROIDS -
CELEBRATION ROCK
Genere :
Rock
Fuochi d'artificio
all'inizio e alla fine del disco. Nel mezzo una eccitantissima tempesta sonora
messa in piedi tramite otto canzoni di fragoroso e anfetaminico rock. Alla terza prova in
studio, i Japandroids, canadesi originari di Vancouver, sfondano il muro del
suono con impeto grezzo e primordiale, chitarre distortissime, ritmiche
forsennate e il bel taglio melodico di ritornelli da cantare a
squarciagola. Lo sanno questi signori che si può regolare il volume degli
amplificatori ? Evidentemente, no. Ma è proprio questa ( consapevole )
rozzezza l'elemento più intrigante di un disco che,
letteralmente, sferraglia per trentasei travolgenti minuti attraverso i sentieri di un rock
senza compromessi. In bilico fra noise e lo-fi, fra pop-punk e power rock, i
Japandroids citano un pò tutti : i Dream Syndicate nel titolo di The Nigts of
Wine And Roses , i Gun Club nella chiassosa ( e azzeccatissima ) cover di
For The Love Of Ivy, e ancora i Foo Fighters e gli Husker Du. Eppure
non resta mai nelle orecchie la sensazione appiccicosa di deja vu. Questi
due ragazzi, ascolto dopo ascolto, trasmettono semmai l'impressione di
avere uno stile personalissimo, tanto che Celebration Rock si candida di diritto quale miglior disco rock del 2012. Provare per credere.
VOTO :
8
A PLACE TO BURY
STRANGERS - WORSHIP
Genere : Noise Rock,
Shoegaze, Electro Wave, Goth
Fuzz, feedback,
distorsioni. E tanto, tanto rumore. Eppure, stranamente, Worship ( notare come la copertina ricordi molto da vicino quella del mitico album dei Quatermass ) è un disco
molto più trattenuto dei precedenti, e il noise rock alla Sonic Youth è
mitigato da un bel taglio electro wave, che rende le undici canzoni del
disco estremamente varie e ricche di suggestioni. Gli A Place To Bury Strangers
( che nome fantastico per una rock band ! ) vengono di New York e al loro
terzo lavoro in studio sono ormai qualcosa in più della solita new sensation,
stanno sulla bocca di tutti e sono quotidianamente osannati da critica e pubblico. Con
buona ragione, vorrei aggiungere, dal momento che questi tre ragazzi ci sanno fare maledettamente bene. Per poter spiegare la loro musica si è fatto
spesso riferimento a mostri sacri del calibro di Jesus & Mary Chains e My
Bloody Valentine, ma più che allo shoegaze ( senz'altro presente ), i toni cupi
e notturni, le chitarre effettate e la ritmica marziale mi fanno pensare a
Worship come ad un disco di goth rumoroso. Molto più vicino ai Joy Division
e a certe canzoni ossessive dei Cure, per intenderci. La tripletta iniziale (
Alone, You Are The One, Mind Control ) è tra le cose più interessanti di questo
2012, ma anche il resto del disco fila via, tra le tenebre, che è un piacere. Da
riascoltare ai primi grigiori autunnali per sortire la massima
resa depressiva.
VOTO :
7,5
THE SMASHING
PUMPKINS - OCEANIA
Genere : Alternative
Rock
Lo dico senza troppi
giri di parole: avevo una paura fottuta che il nuovo disco di Billy Corgan,
alias Smashing Pumpkins ( della vecchia line up è rimasto solo lui
) fosse una cagata tremenda. Oppure che, viste le ultime mediocri
uscite, si svilissero ulteriormente i bei ricordi che mi legano alla band
fin dai tempi del loro disco d'esordio, Gish. Invece mi sono dovuto ricredere,
perchè Oceania, pur non essendo un capolavoro, è probabilmente il disco
migliore da quell'inarrivabile gioiello del 1995 dal titolo Mellon Collie And
The Infinite Sadness. Certo, mancano, e si sente, la chitarra di James Iha
e il drumming suntuoso di Jimmy Chamberlin ( ma queste sono più che altro
paturnie da nostalgico incallito ), e ogni tanto si ha l'impressione che il filo
del discorso si faccia un tantino verboso. Eppure i comprimari al
servizio di Corgan sono di tutto rispetto e se la cavano con ottimo
affiatamento, mentre il livello compositivo delle canzoni si attesta su
livelli medio alti. C'è un pò di tutto fra i solchi di Oceania : le architetture
prog di Mellon Collie, gli umori grunge e hard rock degli esordi, un uso
sapiente dell'elettronica e i consueti languori onirici. E soprattutto c'è
l'inconfondibile timbro vocale di un Corgan che sembra essere tornato alla
dirompente vitalità dei tempi d'oro. Con un pizzico di matura consapevolezza in
più.
VOTO :
7
Blackswan, giovedì 12/07/2012












