Robert Plant ha scritto pagine importanti di storia, ma ha saputo prenderne le distanze, con intelligenza e coraggio, reinventandosi completamente. Con la lucidità di un’artista consapevole dei propri mezzi, ha evitato di scimmiottare i giorni magici a capo dei Led Zeppelin, ha capito presto che quell’ugola inarrivabile avrebbe ceduto qualche ottava alle angherie del tempo, e ha trovato una nuova dimensione, scontentando, probabilmente, parte dei suoi fan, ma acquisendo una diversa rilevanza, tra il pubblico e la critica.
L’arrivo
del nuovo millennio ha visto la maggior parte di vecchi rocker che
negli anni ’70 spaccavano il mondo, cercare di restare a galla,
spingendo forte sul tasto della nostalgia o alimentati da una boria
vanagloriosa, per replicare il successo di una stagione leggendaria.
Lui, no: ha alzato le mani in segno di resa e si è ricostruito come
musicista. A partire da Raising Sand del 2007, la
collaborazione vincitrice di un Grammy con l'artista bluegrass americana
Alison Krauss, la voce degli Zep si è allontanata dalle sonorità
hard-rock della sua giovinezza, per esplorare la musica roots in ogni
sua sfaccettatura.
Per quasi due decenni, ha proseguito questo percorso, dall'americana (Band of Joy del 2010) alla world music (Lullaby and ... the Ceaseless Roar, 2014) al folk tout court (Carry Fire del 2017), fino al più recente, Raise the Roof
del 2021, che ha suggellato il proficuo ritorno sulle scene con la
Krauss. Sono stati tutti viaggi musicali straordinari, condivisi con
musicisti prestigiosi, che hanno dato vita a canzoni di una bellezza più
dimessa, ma altrettanto emozionante.
Il
suo nuovo album da solista prende il nome dalla sua ultima band, i
Saving Grace, con cui Plant si accompagna in concerto da ormai sei anni:
la cantante Suzi Dian, il batterista Oli Jefferson, il chitarrista Tony
Kelsey, il banjoista Matt Worley e il violoncellista Barney
Morse-Brown.
Con il suo calibrato mix di folk e blues dagli umori tipicamente americani, Saving Grace ricorda le sonorità di Band of Joy, quando c’era Patty Griffin a ricoprire il ruolo che oggi è di Suzi Dian. Il nuovo gruppo, nella rilettura delle radici americane, tuttavia, apporta alle canzoni un'estetica più europea, con cui il settantasettenne cantante dimostra di trovarsi a proprio agio, fornendo l’ennesima prova emotivamente appagante.
Come Raising Sand, Band of Joy e Raise the Roof, Saving Grace è un album di interpretazioni, che vede in scaletta, oltre a una manciata di brani tradizionali, cover di Moby Grape ("It's a Beautiful Day Today"), Blind Willie Johnson ("Soul of a Man") e Low ("Everybody’Song"), band che aveva già reinterpretato in Band Of Joy. "Everybody's Song" (2005) è uno degli high light del disco, un brano profondo e dolente, che Plant affronta scavando negli angoli oscuri della musica per affrontare da grande interprete il tema della mortalità contenuto nelle liriche. Così i versi "All your dreams are waking up... You can't live forever" risuonano ancora più toccanti dopo la prematura morte della batterista e cantante della band, Mimi Parker, avvenuta nel 2022.
Altri
momenti di livello sono rappresentati dai sei lenti minuti della
tradizionale "As I Roved Out", rivisitata in chiave moderna, dal cupo
gospel rurale di Gospel Plough, dal blues polveroso che apre il disco,
"Chevrolet", che rielabora "Hey Gyp (Dig the Slowness)" di Donovan
(1965) e dall'armonica di Plant che ruggisce in "Higher Rock" della
cantautrice Martha Scanlan.
Saving Grace è un disco che recupera la tradizione, la tira a lucido, togliendo la polvere, per dimostrare come sia possibile darle un futuro. Lo stesso che ha di fronte Plant, che ha saputo rigenerarsi, consolidando la sua eredità in continua evoluzione.
Voto: 7,5
Genere: Americana, Rock
Blackswan, mercoledì 07/01/2026



















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