mercoledì 7 gennaio 2026

Robert Plant With Suzi Dian - Saving Grace (Nonesuch, 2025)

 


Robert Plant ha scritto pagine importanti di storia, ma ha saputo prenderne le distanze, con intelligenza e coraggio, reinventandosi completamente. Con la lucidità di un’artista consapevole dei propri mezzi, ha evitato di scimmiottare i giorni magici a capo dei Led Zeppelin, ha capito presto che quell’ugola inarrivabile avrebbe ceduto qualche ottava alle angherie del tempo, e ha trovato una nuova dimensione, scontentando, probabilmente, parte dei suoi fan, ma acquisendo una diversa rilevanza, tra il pubblico e la critica.

L’arrivo del nuovo millennio ha visto la maggior parte di vecchi rocker che negli anni ’70 spaccavano il mondo, cercare di restare a galla, spingendo forte sul tasto della nostalgia o alimentati da una boria vanagloriosa, per replicare il successo di una stagione leggendaria. Lui, no: ha alzato le mani in segno di resa e si è ricostruito come musicista. A partire da Raising Sand del 2007, la collaborazione vincitrice di un Grammy con l'artista bluegrass americana Alison Krauss, la voce degli Zep si è allontanata dalle sonorità hard-rock della sua giovinezza, per esplorare la musica roots in ogni sua sfaccettatura.

Per quasi due decenni, ha proseguito questo percorso, dall'americana (Band of Joy del 2010) alla world music (Lullaby and ... the Ceaseless Roar, 2014) al folk tout court (Carry Fire del 2017), fino al più recente, Raise the Roof del 2021, che ha suggellato il proficuo ritorno sulle scene con la Krauss. Sono stati tutti viaggi musicali straordinari, condivisi con musicisti prestigiosi, che hanno dato vita a canzoni di una bellezza più dimessa, ma altrettanto emozionante.

Il suo nuovo album da solista prende il nome dalla sua ultima band, i Saving Grace, con cui Plant si accompagna in concerto da ormai sei anni: la cantante Suzi Dian, il batterista Oli Jefferson, il chitarrista Tony Kelsey, il banjoista Matt Worley e il violoncellista Barney Morse-Brown.

Con il suo calibrato mix di folk e blues dagli umori tipicamente americani, Saving Grace ricorda le sonorità di Band of Joy, quando c’era Patty Griffin a ricoprire il ruolo che oggi è di Suzi Dian. Il nuovo gruppo, nella rilettura delle radici americane, tuttavia, apporta alle canzoni un'estetica più europea, con cui il settantasettenne cantante dimostra di trovarsi a proprio agio, fornendo l’ennesima prova emotivamente appagante.

Come Raising Sand, Band of Joy e Raise the Roof, Saving Grace è un album di interpretazioni, che vede in scaletta, oltre a una manciata di brani tradizionali, cover di Moby Grape ("It's a Beautiful Day Today"), Blind Willie Johnson ("Soul of a Man") e Low ("Everybody’Song"), band che aveva già reinterpretato in Band Of Joy.  "Everybody's Song" (2005) è uno degli high light del disco, un brano profondo e dolente, che Plant affronta scavando negli angoli oscuri della musica per affrontare da grande interprete il tema della mortalità contenuto nelle liriche. Così i versi "All your dreams are waking up... You can't live forever" risuonano ancora più toccanti dopo la prematura morte della batterista e cantante della band, Mimi Parker, avvenuta nel 2022.

Altri momenti di livello sono rappresentati dai sei lenti minuti della tradizionale "As I Roved Out", rivisitata in chiave moderna, dal cupo gospel rurale di Gospel Plough, dal blues polveroso che apre il disco, "Chevrolet", che rielabora "Hey Gyp (Dig the Slowness)" di Donovan (1965) e dall'armonica di Plant che ruggisce in "Higher Rock" della cantautrice Martha Scanlan.

Saving Grace è un disco che recupera la tradizione, la tira a lucido, togliendo la polvere, per dimostrare come sia possibile darle un futuro. Lo stesso che ha di fronte Plant, che ha saputo rigenerarsi, consolidando la sua eredità in continua evoluzione.

Voto: 7,5

Genere: Americana, Rock

 


 

Blackswan, mercoledì 07/01/2026

lunedì 5 gennaio 2026

Tainted Love - Soft Cell (Some Bizzarre Records, 1981)

 


E’ il 1964, quando la cantante soul americana Gloria Jones pubblica la prima versione di "Tainted Love" come lato B del suo singolo "My Bad Boy's Comin' Home". 

Nel 1973, un dj di nome Richard Searling ne acquistò una copia in un negozio di Philadelphia e iniziò a suonarla nei suoi set al Va Va's, un popolare club di Bolton, in Inghilterra, molto influente nel circuito soul del nord del Regno Unito.

Il brano trovò, quindi, nuova vita e la Jones ne registrò un’altra versione nel 1976, pubblicata nel suo album Vixen. Questa versione fu prodotta dal suo fidanzato, il leggendario Marc Bolan dei T-Rex (Jones si unì al gruppo come corista e tastierista nel 1974), che morì l’anno successivo in un sinistro stradale. Il fato volle che fosse proprio la Jones alla guida dell'auto (una Mini) al momento dell'incidente in cui Bolan perse la vita, a Barnes Common, nel sud di Londra, nel 1977. Un episodio, questo, talmente devastante per la cantante, sia a livello personale che professionale, che la sua carriera non si riprese mai più (in seguito fondò la Marc Bolan School of Music in Sierra Leone).

La canzone, doveroso ricordarlo, era stata scritta da Ed Cobb, manager degli Standells e dei Chocolate Watchband, e membro dei Four Preps, eparla di una relazione tossica, il cui protagonista si rende conto di dover lasciare l’amata ("Ti amo anche se mi hai ferito così tanto"), e lotta per andare avanti nonostante tutto. 

A tal proposito, durante un’intervista, lo stesso Cobb raccontò: "Avevo un'amante di cui si potrebbe dire che non era una brava persona. Ho cercato di entrare nella sua testa e di scrivere una canzone dal suo punto di vista. Una volta che la parola “tainted” (contaminato) mi è venuta in mente, la canzone è stata scritta molto velocemente, probabilmente in 15 minuti".

La versione più nota del brano, quella che tutti ricordano, la si deve ai Soft Cell, un duo formato da Marc Almond (voce) e David Ball (polistrumentista), che si incontrarono nel 1979 quando erano studenti al Leeds Art College. Il loro progetto musicale era quello di abbracciare la musica elettronica, impegnandosi però a conferirle un suono meno robotico e più caldo, idea che si rivelò vincente.

Il duo iniziò a registrare questo brano come una "cover usa e getta”, buona per i bis dei loro show. Un brano marginale rispetto al loro songbook, tanto che Marc Almond la definì “un mix di fredda elettronica con una voce troppo passionale, troppo esuberante e leggermente stonata".  

Ball, però, amava la musica nera, e Almond non volle scontentarlo, anche perchè era una vera e propria novità ascoltare una band di synth pop che eseguiva un brano soul. E di elettronica in "Tainted Love" se ne trova parecchia: il basso è stato generato con un Korg Synthe-Bass che David Ball usava nei concerti (i B-52 usavano lo stesso strumento per creare il basso in "Rock Lobster"), i colpi di frusta sono stati prodotti con una batteria sintetizzata portatile, mentre il suono del pianoforte proveniva da un Synclavier.

La voce di Marc Almond è quella della prima take che il duo ha registrato. Quella take era in realtà una prova generale per poter modificare le impostazioni del microfono, ma aveva l'emozione giusta, quindi è stata quella prescelta per la pubblicazione.

Se è vero che la canzone parla di un amore tossico, ma etero, con l'inizio della diffusione dell'AIDS, "Tainted Love" ha assunto un nuovo significato. Marc Almond ha dichiarato: "Era la prima volta che sentivamo parlare di questa malattia, allora senza nome, che colpiva gli uomini gay in America. Non era un collegamento intenzionale, ma man mano che il disco raggiungeva le classifiche americane, assumeva un altro significato". Una conseguenza quasi inevitabile. 




 

Blackswan, lunedì 05/01/2026

venerdì 2 gennaio 2026

Cheap Trick - All Washed Up (BMG, 2025)

 


Dall’Illinois con furore, tornano a ben cinquantadue anni dalla loro fondazione e a quarantotto dal loro omonimo album di debutto, i leggendari Cheap Trick. A conferma che l’età è solo un mero dato anagrafico, la band capitanata dal chitarrista Rick Nielsen e dal cantante Robin Zandler, entrambi immarcescibili componenti della line up storica, inanella undici canzoni di rock pop di manifattura artigianale, capace di emozionare per la varietà di riferimenti musicali che chiama in causa e per un approccio che, nonostante i decenni sul groppone, trasuda ancora giovanile entusiasmo e voglia di divertirsi.

In scaletta, nulla che non si sia già ascoltato prima, ma la resa definitiva è tutt’altro che slavata, le canzoni sono suonate con il mestiere di califfi che sanno ancora scalciare e che omaggiano il grande rock con passione, ma senza prendersi troppo sul serio.

All Washed Up parte in derapata con la title track, trascinata da un riff rabbioso e primordiale, una canzone diretta e senza fronzoli che dimostra come i Cheap Trick siano tornati semplicemente per fare ciò che sanno fare meglio. Aggressivi e chiassosi, ma senza mai perdere il controllo, questi settantenni sono ancora immersi nella miniera d'oro del rock, dopo quasi mezzo secolo dal loro debutto, e sono ancora delle bestie tutt’altro che ammansite, che del rock ne comprendono l'essenza e la possiedono. Il loro power pop turbocompresso e il loro hard rock nazional popolare continuano a mantenere dritta la barra per quelle nuove generazioni di musicisti che da dischi così hanno solo da imparare.

La successiva All Wrong Lone Gone li vede vestire i panni che da tempo vanno stretti agli Ac/Dc, ritornello impeccabile e Zandler che sprizza scintille da un ugola che non ha patito in alcun modo le ingiurie del tempo.

Un inizio bello sudato, quello di All Wahed Up, che sgomma ancora schizzando stille di adrenalina nel riff spacca tutto di The Riff That Won’t Quit (Dio Nielsen sugli scudi con la sua eccitante sei corde), per poi rallentare il passo nella pece di Bet It All, che evoca il tanfo sulfureo che fu dei Black Sabbath.

I “vecchietti”, poi, ci sanno fare anche quando si tratta di intagliare melodie luccicanti, come accade nella chincaglieria beatlesiana, ma di pregio, di The Best Thing o nel singolone Twelve Gates. E se in Dancing With The Band i Cheap Trick alzano il volume per far festa insieme al proprio pubblico, Love Gone indossa gli abiti di una ballata un po’ sghemba, ma affascinante e decisamente lontana da triti luoghi comuni.

Chiudono il disco A Long Way To Worchester (a parere di scrive la migliore del lotto), un mid tempo un po’ ombroso e un po’ malinconico, ma dalla melodia irresistibile, e la stravaganza swing di Wham Boom Bang, poco in linea con il resto dell’album, ma sintomo di quella libertà espressiva propria di chi suona con l’unico intento di divertirsi.

All Washed Up non è certo il tentativo di reinventare la ruota, ma è semmai l’affermazione orgogliosa di una band capace ancora di scrivere canzoni rilevanti. Petto in fuori, sorriso sulle labbra e voglia di far casino, per dimostrare che la loro elettricità è e sarà sempre un evergreen. Eternamente giovani, i Cheap Trick vivono e lottano a fianco a noi, fedeli servitori di un genere che è stato capace di sopravvivere a tutto e che, a dispetto dei detrattori, non manca mai di proiettarsi verso il futuro.

Voto: 7,5

Genere: Rock, Pop

 


 


Blackswan, venerdì 02/01/2026

lunedì 29 dicembre 2025

I MIGLIORI DEL 2025

 


TOP TEN ALBUM:



1 THE APARTMENTS - THAT'S WHAT THE MUSIC IS FOR



2 NICCOLO' FABI - LIBERTA' NEGLI OCCHI



3 ANNAHSTASIA - TETHER



4 OPIA - I WELCOME THEE, ETERNAL SLEEP



5 ROS GOS - IN THIS NOISE



6 VINTAGE CARAVAN - PORTALS



7 TAMINO - EVERY DAWN'S A MOUNTAIN



8 THE DELINES - MR.LUCK & MS. DOOM



9 PULP - MORE



10 SKUNK ANANSIE - THE PAINFUL TRUTH


CI SANO PIACIUTI ANCHE:

 

KING WITCH - III

SUEDE - ANTIDEPRESSANTS

JASON ISBELL - FOXES IN THE SNOW

JONATHAN HULTEN - EYES OF THE LIVING NIGHT

YOUNG GUN SILVER FOX - PLEASURE

ANNIE & THE CALDWELLS - CAN'T LOSE MY (SOUL)

O.R.K. - FIREHOSE OF FALSEHOODS

STEVE VON TILL - ALONE IN A WORLD OF WOUNDS

ELTON JOHN & BRANDI CARLILE - WHO BELIEVES IN ANGELS?

SAM FENDER - PEOPLE WATCHING


I MIGLIORI LIBRI DEL 2025:



COLIN WALSH - KALA



PERCIVAL EVERETT - JAMES



LISA RIDZEN - QUANDO LE GRU VOLANO A SUD


TRE SERIE TV CHE CI SONO PIACIUTE:



THE PITT (SKY)



ADOLESCENCE (NETFLIX)



UNTAMED (NETFLIX)


Blackswan, lunedì 29/12/2025

mercoledì 24 dicembre 2025

Emanuele Atturo - Il Mito Dei Bomber Di Provincia. Un Almanacco Sentimentale (Einaudi, 2025)

 


Avevano un coro personalizzato allo stadio, un soprannome immaginifico, una tifoseria devota. Hübner, Protti, Zampagna, Luiso, Flachi, Riganò... Ognuno di loro è stato ed è tuttora oggetto di un culto diverso, ma insieme esprimono un mondo dimenticato. Mentre il calcio è sempre piú professionalizzato, questo libro è una frenata a mano sul cuore: un omaggio appassionato a quei bomber che hanno fatto della provincia il loro regno e della porta avversaria il loro destino.

 

Frombolieri spietati, visionari della giocata impossibile, operai del goal voluto con feroce determinazione: Hubner, Protti, Flachi, Riganò e Zampagna sono solo alcuni dei nomi di quei bomber di provincia raccontati con appassionata meraviglia da Emanuele Atturo, in questo libro emozionante e godibilissimo.

Vite semplici di uomini semplici, che sono stati straordinari attaccanti, senza, tuttavia, entrare mai a far parte della storia che conta: per scelta di vita, per amore di una maglia, per scelte esistenziali incoerenti con le regole rigide dello sport, o per uno sgambetto del fato, difensore più arcigno di qualunque stopper sia mai sceso in campo.

Giocatori che, però, si sono conquistati un posto d’onore in quella mitologia da bar fatta di aneddoti curiosi, di ricordi indelebili, di partite epiche, di goal fotografati in un attimo eterno e da mandare a memoria ai propri figli. I bar della Gazzetta letta sul frigorifero dei gelati, delle chiacchiere sportive fugaci come un caffè e un saluto, o di quella prosopopea calcistica, un po’ alticcia ed estenuante, accompagnata da una teoria inarrestabile di bianchini spruzzati.

Grandi campioni, spietati killer dell’aria di rigore, che le grandi squadre le hanno solo incrociate, ambendo orizzonti troppo lontani per le loro carriere sportive di piccolo cabotaggio, ma che Atturi rende vividi e immortali, in questo libro di poco più di duecento pagine, che si legge d’un fiato e che ha come fil rouge la nostalgia.

La nostalgia per un calcio che non c’è più, risucchiato in un vortice grigio dalla spietata logica del profitto, che ha duplicato all’infinito il numero delle partite, troppe e una uguale all’altra, togliendo al calcio la sua forza evocativa: quella legata alla commozione del ricordo, dell’epicità dell’evento e della poesia dell’attimo. Atteggiamenti da ticktocker, musica trap pompata come habitus culturale, tatuaggi che nemmeno nella più sordida prigione venezuelana, abiti ignobili sfoggiati con non curante e stolida arroganza da chi può tutto, dall’alto di un contratto milionario. E alla prima spintarella, tutti giù per terra, urlanti come agnelli al mattatoio. Questi, per buona parte, sono i calciatori di oggi, questo il calcio che viviamo.

Come si fa, allora, a non provare nostalgia per Darione Hubner, un bisonte asfalta difese e refrattario al dolore, che nell’intervallo della partita si fumava una sigaretta e non rifiutava mai un buon bicchiere di grappa?

Troverete tutto questo, e molto altro, in Il Mito Dei Bomber Di Provincia, un libro che intreccia storie di calcio al tessuto socio culturale del momento, che snocciola gustosissimi aneddoti, che racconta i goal come se li vedessimo in diretta, e che, oltretutto, è scritto benissimo da chi, come noi, ama questo sport (un tempo) meraviglioso.

 

Blackswan, Mercoledì 24/12/2025