lunedì 25 settembre 2017

IL MEGLIO DEL PEGGIO







Lo svolgimento delle "primarie" pentastellate e la festa di Rimini ci regalano l'istantanea di una politica ormai declassata a un gigantesco reality show. Il copione è pressocchè identico al genere televisivo: per la selezione di un candidato si inizia con un casting, si passa alle votazioni on line, per poi approdare alla vittoria con tanto di finale fulmicotonico su un palcoscenico con la proclamazione del trionfatore, scandito al microfono davanti a una platea urlante e infervorata, mentre dal cielo una pioggia di coriandoli avvolge l'eletto, magari sull'onda del solito "We are the champions". Più o meno così si è svolta la kermesse riminese che ha decretato l'investitura di Luigi Di Maio a capo del Movimento 5 Stelle, e di candidato Premier alle prossime elezioni politiche. Un vero trionfo per il vice presidente della Camera che, per la conquista dell'ambito titolo, si è misurato con dei veri e propri "big" del calibro di Vincenzo Cicchetti, Elena Fattori, Andrea Frallicciardi, Domenico Ispirato, Gianmarco Novi, Nadia Piseddu, Marco Zordan. Per la serie "Cronaca di una vittoria annunciata", a pochi è sfuggito che a Di Maio piace vincere facile. Calato il sipario sul Grande Fratello Grillino, sia pur sconcertati sull'esito dell'intera operazione, abbiamo acquisito la piena consapevolezza di quanto ormai la retorica del reality sia sempre più asservita alla politica. Un modello, quello del reality, che pare spopolare da destra fino alla sinistra. Tutto passa dalla rete, da Instagram, da Twitter. E da Facebook, come ci ha insegnato il nostro Renzi, il più attivo frequentatore di social assieme all'altro Matteo, quello delle ruspe, per intenderci. Una suggestione collettiva o quasi: oggi, se un politico non fa un selfie non è smart, se non si avvale di Twitter, è decisamente out. Barack Obama, rivolgendosi all'allora candidato Donald Trump, disse che la presidenza degli Stati Uniti d'America non è un reality show. Mai più profetica fu questa affermazione. Twitto, ergo sum, con buona pace di Cartesio.

Cleopatra, lunedì 25/09/2017

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