lunedì 2 marzo 2020

IL MEGLIO DEL PEGGIO



Non saprei dire se siano più contagiosi il Coronavirus o l’isteria collettiva. Cominciamo dai virologi che si sbertucciano sui social come dei veri influencer. Gismondo contro Burioni, Burioni che attacca Gismondo e tutto il parterre dei luminari che si schiera ora con l’una, ora con l’altro, come autentici leoni da tastiera. Chi sostiene che il virus è solo poco più di una influenza, altri che affermano essere qualcosa di serio. Ma quanto serio, di grazia? Ad ogni modo, una buona parte dei media ci sta mettendo il carico da novanta. Leggiamo titoloni di giornali con toni dapprima catastrofici poi rassicuranti, ultimamente quasi insofferenti per il perdurare delle misure prudenziali adottate dal governo. Non c’è dubbio che la paura, pardon, il panico faccia vendere i giornali. Il panico fa audience in tv, dove trasmissioni salottiere si popolano di personaggetti che si atteggiano a scienziati dell’ultima ora. Poi ci sono i menagrami di mestiere. E così la “casalinga di Voghera” sprofonda nell’angoscia. 
Per tornare alle testate dei quotidiani, titoli iniziali come “Prove tecniche di strage”, “Mangiano i serpenti e poi crepano” fino agli ultimi come “Virus, ora si esagera”, scandiscono il ritmo della situazione politica che più che fibrillato appare schizofrenico. Il “Capitone” Salvini sembra avere svolto il ruolo di direttore d’orchestra di certi giornalisti. Dapprima ha accusato il governo di sottostimare il virus invocando misure draconiane, come la blindatura delle frontiere e la sospensione del trattato di Schengen, per poi arrivare a pubblicare su Facebook un video di segno diametralmente opposto: “Il mondo deve sapere che venire in Italia è sicuro perché siamo un paese bello, sano e accogliente. 

Altro che lazzaretto d’Europa, come qualcuno sta cercando di farci passare”. Il riferimento è al premier Conte che si è trovato nel pieno di una crisi di nervi in cui mantenere la barra dritta è assai complicato. Però anche a lui, a un certo punto, è partito l’embolo con tutte quelle apparizioni televisive domenicali. Non sapremo mai se volesse arginare lo stillicidio di Salvini ma tant’è. Pure i governatori della Lombardia e del Veneto si sono lasciati andare a una escalation nei toni. Il primo (Fontana) inizialmente ha mantenuto uno stile sobrio. Poi lo scazzo con Conte a proposito di presunte irregolarità in un ospedale, per chiudere in bellezza con il video della mascherina indossata al contrario. E Zaia non è da meno in questo delirio collettivo. Toni bassi iniziali e poi il botto finale: “La Cina ha pagato un grande conto di questa epidemia perché comunque li abbiamo visti tutti mangiare i topi vivi o questo genere di cose”. Forse è il caso che ci fermiamo a riflettere. 
Se è vero che il venir meno della nostra quotidianità genera panico è altrettanto certo che l’uomo privato della propria routine dimostra un lato spregiudicato e aggressivo. L’antidoto al virus è anche quello di recuperare un forte senso di aggregazione sociale che in questi giorni sembra essersi estinto. Dobbiamo impegnarci in questa direzione. Tutti, nessuno escluso.

Cleopatra, lunedì 02/03/2020

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