Difficile
trovare un aggettivo, per quanto scelto accuratamente, che si adatti
alla grandezza di Mavis Staples. Allora lasciamo perdere, tanto è la
Storia a parlare per lei, ultimo membro vivente degli Staple Singers,
guerriera culturale e paladina dei diritti civili, la cui voce risonante
ha ispirato generazioni di ascoltatori.
La Staples, compiuti gli ottantasei anni, ha ancora l'autorevolezza, la qualità tonale e il talento lirico che hanno sempre caratterizzato le sue performance. Sembra difficile credere che canti fin da bambina, e oggi, ascoltando i dieci brani del suo ultimo album, Sad And Beautiful World, si sente ancora il timbro sicuro di un titano della voce. Che, comprensibilmente, non ha più la potenza di un tempo, nonostante ci sia convinzione e saggezza acquisita in ogni parola che canta.
Ma non è giusto aspettarsi che sia ancora lei a guidare la carica. Il produttore Brad Cook se ne rende conto e riunisce una moltitudine di musicisti, dai veterani come Buddy Guy, Eric Burton e Bonnie Raitt alla nuova generazione con artisti del calibro di MJ Lenderman, Justin Vernon e innumerevoli altri, che probabilmente sono entusiasti di essere in compagnia di Mavis. È un grande appello all'unità, come se tutti fossero riuniti sotto quella proverbiale grande tenda gospel per cantare di pace e di amore. Riuniti, non tanto per alzare la voce con rabbia, quanto per riflettere su questi tempi oscuri.
Probabilmente,
Cook avrebbe potuto ottenere lo stesso effetto registrando Mavis con la
sua backing band, ma avere così tanti musicisti presenti suggerisce il
tema della condivisione dei valori. Cook fa un ottimo lavoro nel
mantenere l'attenzione su Mavis. Nessuno degli ospiti è invadente, tanto
che sono solo le parti di chitarra slide di Bonnie Raitt o Derek Trucks
ad alzare un po’ il tiro. L'effetto generale è che il cuore pulsante
del disco sia, sempre e comunque, la Staple, una santa vivente e la voce
dell'empatia, che guida la preghiera universale, come dimostra al
meglio la sua interpretazione di We Got To Have Peace di Curtis
Mayfield.
A parte l'hip-hop e qualche canzone rock o country, in questi tempi di guerre, violenza e divisione, mancano le voci musicali dei movimenti per i diritti civili o contro la guerra del Vietnam degli anni '60. Eppure. Mavis Staples, una delle poche artiste rimaste di quell'epoca, è ancora qui con noi e continua a lottare da par suo.
Il fatto che Staples riesca a interpretare con altrettanta distinzione e talento brani scritti da Tom Waits, Curtis Mayfield, Gillian Welch e David Rawlings, Leonard Cohen e Frank Ocean conferma la sua versatilità. Il produttore Brad Cook lascia che la sua voce domini in ogni momento, indipendentemente dal contesto strumentale, dal tempo o dall'impostazione dei testi.
Il repertorio è, dunque, variegato, ed è composto da canzoni di speranza e d’amore, ben lontane da ogni forma di ribellione violenta.
C'è un cauto ottimismo in Human Mind, scritta per Mavis da Hozier e Allison Russell. Mavis canta "A volte trovo del buono" quando si rivolge all'umanità, con l'accento chiaramente calcato su "a volte".
Una dei momenti più intensi del disco è la sua interpretazione in Chicago di Tom Waits, un brano che riflette sulla Grande Migrazione dei neri verso nord, e che vede la partecipazione di Buddy Guy e Derek Trucks. La sua gente sognava un futuro migliore allora, proprio come lo sogniamo noi oggi, ma il messaggio è che, sempre, in ogni epoca, bisogna crederci, lottare e soffrire. La scelta di questa canzone come brano di apertura probabilmente non è casuale, data l'attuale situazione in cui versano gli Stati Uniti.
In questo senso, alcune canzoni fanno espliciti appelli alla resilienza, come "Hard Times" di Gillian Welch, o la rilettura di "Anthem" di Leonard Cohen, che suggerisce in modo più che sottile che la pace non implica sottomissione. Non violenza, certo, ma anche resistenza, attraverso manifestazioni pacifiche, gioiose, condivise.
Everybody Needs Love di Kevin Morby, con un coro multigenerazionale di sottofondo composto da Bonnie Raitt, Patterson Hood, Katie Cruchfield e Nathaniel Rateliff, offre il finale perfetto, in cui la Staples sottolinea superbamente il tema pacifista e completa un'opera appassionata, con quello che potrebbe essere la colonna sonora di chi ancora lotta in questi tempi bui, e una sorta di passaggio di testimone fra la “madrina” dei diritti civili e le nuove generazioni che non si rassegnano al caos e al male.
Voto: 8
Genere: Gospel, Soul, Country
Blackswan, giovedì 29/01/2026

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