Il nome degli Scorpions potrebbe essere usato come sinonimo di “longevità”, se non fosse per quell’altra band di arzilli vecchietti chiamata Rolling Stones. D’altra parte, il gruppo tedesco nasce nel lontano 1965, anni in cui i componenti originari della band erano degli sbarbatelli pieni di sogni e di speranze. Sessant’anni fa, quando molti dei redattori e dei lettori di Loudd non erano ancora nati, quando l’uomo non era ancora sbarcato sulla luna, quando i Beatles stavano conquistando il mondo e gli States si preparavano all’estate dell’amore, che arriverà nel 1967. Da allora, gli Scorpions hanno iniziato una lenta ma inesorabile scalata al successo, che diventerà planetario due decenni dopo, con un filotto di dischi che sbancheranno le classifiche di mezzo mondo, Stati Uniti compresi.
Registrato il 5 luglio presso l'Hannover Stadium Arena - Heinz von Heiden, nella loro nativa Germania, Coming Home Live rappresenta esattamente ciò che promette: celebrare i 60 anni di eccellenza hard rock e heavy metal di queste leggende indistruttibili.
Un’autocelebrazione,
un ritorno a casa, là dove tutto cominciò, una festa da condividere coi
tanti fan della band che, a dispetto dell’età, sa ancora il fatto suo.
Non una pallida replica di ciò che fu, infatti, ma una macchina da
guerra che grazie alla passione e al mestiere, riesce a piegare il tempo
a proprio vantaggio e a vincere la battaglia in scioltezza. Alla
veneranda età di settantasette anni, Rudy Schenker sforna ancora riff
come un ossesso, e Klaus Meine, pur non disponendo più dell’estensione
dei giorni di gloria, tiene il palco come un vecchio leone, dando vita a
una prova più che dignitosa. A coadiuvare i due vecchietti, il grande
Matthias Jabs, funambolico come sempre, e una granitica sezione ritmica
composta da Mikkey Dee alla batteria e Pawel Maciwoda al basso, due
ragazzini che all’anagrafe registrano circa una ventina di anni in meno.
Che la band stesse vivendo un momento di grazia, lo si era capito con il notevole Rock Believer, uscito nel 2022, considerato uno dei loro miglior album di sempre, e i successivi live per promuovere il disco, che testimoniavano quanto gli Scorpions fossero ancora in possesso della magia e dell’entusiasmo per incantare le grandi folle degli stadi, così come avviene in questo nuovo episodio della saga, che non raggiunge il livello dell’iconico World Wide Live (1985), ma tiene botta, eccome.
Certo, per chi non è mai caduto sotto l'incantesimo degli Scorpions, Coming Home Live sembrerà
irrilevante come qualsiasi album dal vivo di fine carriera che si possa
menzionare. Ma per i fan, questa performance rappresenta un momento
speciale, quello in cui i cinque tedeschi si sono rifugiati tra le
braccia accoglienti dei loro sostenitori più fedeli e hanno ricambiato
il loro affetto come meglio potevano. Non solo un greatest hits, ma una
carrellata quasi completa di sei decenni di grandi canzoni, una potente
istantanea per vedere all'opera “la leggenda”.
Tutto, da un medley di brani dai loro amatissimi, ma spesso misconosciuti, album degli anni '70, ai classici del loro periodo d'oro degli anni '80 (tra cui un filotto di gioielli da "Love At First Sting" del 1984), fino all'infuocata "Gas In The Tank" (da Rock Believer), riceve il marchio infuocato e distintivo della band e, come era lecito aspettarsi, il pubblico di Hannover impazzisce.
Persino "Wind Of Change", (una super hit che, molti, compreso il sottoscritto, trovano bruttina assai) mostra una certa freschezza e, per chi l’ha vissuta in prima persona, suscita un commovente fascino nostalgico.
Scegliere i momenti salienti è probabilmente un esercizio inutile perché Coming Home Live è una festa dall'inizio alla fine. A cui manca, purtroppo, un capolavoro come "No One Like You" (da Blackout) e a cui un miglior lavoro in fase di post produzione (il suono risulta un po’ impastato) avrebbe sicuramente giovato.
Voto: 7
Genere: hard rock, metal
Blackswan, martedì 03/02/2026

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