venerdì 23 novembre 2012

LA VERGOGNA

Ieri a Roma era in programma l'incontro di calcio tra la Lazio e i londinesi del Tottenham Hotspurs, valida per la qualificazione ai sedicesimi di finale della Europa League.
Nel pomeriggio, un gruppo di tifosi inglesi è seduto ai tavolini di un pub in Zona Campo dei Fiori, sbevazzano, fanno un po' di casino, niente di che, quando all'improvviso fanno irruzione nel pub venti persone, con caschi e passamontagna in testa, che devastano tutto il locale e pestano i tifosi inglesi al grido di "Ebrei di merda, vi ammazziamo tutti".
Il Tottenham ha la sua sede ed il suo stadio accanto al quartiere ebraico di Londra, annovera da sempre tra i suoi tifosi molti ebrei, il suo tifo organizzato si chiama Yid Army (l'esercito ebreo) e allo stadio sventolano sempre molte bandiere con la stella di David, peraltro portate anche da non ebrei perchè considerate una sorta di secondo simbolo del club.
Dopo l'assalto, i picchiatori si danno a quella che appare come una precipitosa fuga e gli inglesi, inferociti per le legnate appena prese e pure parecchio bevuti, corrono al loro inseguimento.
Cascano così nella più classica delle imboscate, perchè in fondo ad una viuzza li attendono non solo gli pseudofuggitivi, ma anche altri venti loro compari (totale quaranta circa) che li rimenano e li feriscono con spranghe e coltelli.
Bilancio: undici feriti, uno grave perchè una coltellata gli ha reciso l'arteria femorale e lui ha perso due litri di sangue.
Sorvolo sulla presenza, in loco, di una sola auto dei Vigili, che parrebbe essersi addirittura allontanata.
Sorvolo sulla splendida latitanza della Polizia, così solerte a far volare bastonate in altri frangenti.
Sorvolo anche sul fatto che tra gli aggressori pare fossero presenti non solo ultras laziali, da sempre schierati all'estrema destra, ma anche i loro omologhi romanisti, ormai di destra anche loro ma un tempo a sinistra.
I coglioni e i delinquenti non hanno altra bandiera se non quella della loro delinquenza e coglioneria.
Il punto che mi sgomenta è un altro.
Dalle indagini, dalle intercettazioni telefoniche e dal lavoro fatto dalla Procura sugli sms che questi cessi si sono scambiati per organizzare l'agguato, pare emergere che vi abbiano partecipato anche ragazzi attivi nei centri sociali di sinistra.
Spero non sia vero, ma se lo è, e temo che lo sia, si tratterebbe di un fatto gravissimo.
Intendiamoci, le infiltrazioni esistono da sempre
Ancora oggi non mi spiego, o meglio me lo spiego benissimo, come mai al G8 di Genova gli unici manifestanti a non essere pestati nè catturati fossero i Black Block, persino quando transitavano a dieci metri da Polizia e Carabinieri.Ma quello che è successo ieri a Roma è qualcosa che va oltre l'infiltrazione, è la commistione tra persone, storie e culture che almeno su certi temi non dovrebbero neppure avvicinarsi.
Se può accadere che un fascista telefoni ad un comunista e lo convinca a raggiungerlo a Campo dei Fiori perchè ci sono degli ebrei da pestare, è la fine di tutto.
I tifosi del Tottenham vengono accolti negli stadi inglesi ed europei con slogan da brividi.
Urlano loro che finiranno di nuovo nei forni, gli fanno il verso SSSSSSSS.....per imitare le camere a gas, cose così.
Che posizioni politiche esasperate, a destra come a sinistra, finiscano per stringere legami inconfessabili con la delinquenza comune, lo sappiamo dagli anni 60.
Che a quel punto ci possano essere anche commistioni criminose tra soggetti schierati su fronti politici diversi, è parimenti noto.
E dunque, se penso che bande miste di brigatisti rossi e neri, rinforzate da criminali comuni, possano avere in passato rapinato banche ed armerie, più di tanto non mi sorprendo.
Ma se un fascio chiama un compagno e gli dice andiamo a menare gli ebrei, mi aspetto che il compagno non solo risponda di no, ma vada a dare manforte agli aggrediti.
Ma evidentemente mi sbaglio, o per lo meno la regola che credevo scontata non lo è, non per tutti, almeno.
In ogni caso sono triste, e nauseato.
Ora e sempre resistenza.

giovedì 22 novembre 2012

CIAO, AMICO FRAGILE



E' sempre un colpo al cuore per me, leggere qualche notizia riguardante Fabrizio De Andrè.Ora questa nuova uscita di dieci cd con tutti i suoi concerti live, interviste , curiosità, mi sembra sempre come una violazione alla sua privacy, che era un moto naturale del suo carattere, del suo modo di vivere, del gestire le sue cose .
Il primo tentennamento lo ebbi con le sue canzoni riascoltate con l'arrangiamento della London Simphony Orchestra diretta dal maestro Geoff Westley, che ha interpretato decorosamente i pezzi di Faber , con l'assistenza di Dori Ghezzi e della figlia Luvi, ma già una volta ho postato una pillola intitolata " Ne avevamo bisogno?" o  qualcosa di simile. Inorridita poi, dalla trasformazione di Via del Campo, ( non tutta per fortuna) in uno pseudo museo dove sono raccolti i suoi dischi, qualche nota scritta , i suoi spartiti, i manifesti, le magliette , tutto regolarmente in vendita.
Sarà anche un modo per ricordarlo, soprattutto a chi poco lo conosceva , ma per chi lo conosceva anche solo un po' fu un colpo al cuore, un prodotto ad uso commerciale che lo avrebbe fatto inorridire e riscrevere "Il Bombarolo".
Non contenti, c'è stata anche a New York City, una manifestazione dedicata tutta alle sue ultime produzioni in dialetto genovese. Devo essere sincera, un po' caldeggiata da David Byrne che ha sempre sostenuto che una delle migliori melodie italiane è " Creuza de ma", ma trovava limitato l'idioma con cui era scritta... E va beh, lo perdono! Io , però ...... e sono di parte.
Ora arrivano questi 16 concerti live, questo cofanetto come regalo natalizio...per carità molti saranno contenti, l'idea è interessante , ma io lo ricordo vivo con tutti i suoi grandi difetti ed enormi pregi.






Lo ricordo nel " Fabrizio De Andrè in concerto" nel 1998, un anno prima della sua morte( e questo è ancora più toccante...)presso il teatro Brancaccio di Roma.Nel 2004 è uscito questo dvd omonimo, con contenuti in versione restaurata.
 Ho avuto questa grande fortuna, non mi sarei mai perdonata di non poterlo più rivedere dal vivo , io che non ne avevo mai avuto l'occasione, poterlo vedere da vicino, poterlo sentire parlare familiarmente come un amico caro, un amico fragile.
Aveva proprio l'espressione e i modi di fare da ligure doc, un coriaceo ritroso che quando si apriva diventava guascone. Ricordo il suo camerino, che più di una stanza di passaggio era simile ad un bar , pieno di bottiglie di qualsiasi genere, dai super alcolici al vino d'annata. Zeppo di foto , le sue più care , i suoi figli, il suo mare, la sua adorata mamma Dori e non mancava anche "l'Agnata", il suo stazzo restaurato in Sardegna , dove forse qualche ricordo poteva anche essere dimenticato.


Non posso dire che lo vedevo molto sobrio, sono certa non sarebbe stato così eloquente, lui schivo a tutto quello che era media, impaurito per essere travisato in ciò che esprimeva, ma coraggioso ad esprimerla comunque e dovunque.
 Io lo ricordavo come spettatore ad un Festival di SanRemo, dove la sua Dori partecipava, e lo ricordavo nell'ultima fila dell'Ariston, mentre inutilmente tentava di nascondersi ai fotografi. Un grande!
Accompagnare un giornalista ed essere ligure , questa volta veniva a fagiolo per farlo esprimere più liberamente . Eravamo conterranei, eravamo cugini, ci si poteva parlare anche  un pochino in genovese, perchè no? Avevo sentito canzoni divine , un attimo prima da " Creuza de ma" a " Prinçesa", dalla "Città Vecchia" al "Testamento di Tito" e mi ero commossa ( ho la lacrima facile , lo ammetto...)sulle note dell"Infanzia di Maria".
 Ora questo grande artista rideva con quella risata un po' carica , come diceva lui " ebbra di vino" per il disordine della stanza, lo stesso della sua stanza da letto in casa che non condivideva con nessuno, se non con i suoi fogli, gli appunti, le sue chitarre , le sue note e le sue bevande.
 Considerava utile , avere sempre uno spazio per se stessi , pur avendo una vita matrimoniale densa d'amore, perchè l'uomo tende ad aver segreti che sono solo i suoi e di nessun altro.Un applauso , un applauso a scena aperta.
 Ricordava con allegria le sua bravate giovanili, con gli amici più cari, che poi, sempre da buon ligure erano sempre gli stessi, le sue incursioni in "terre proibite"(allora)...,la " Bocca di Rosa " che gli suonò il campanello di casa e ..non seppe dirle di no..la fece entrare!!
Sono di parte è certo, un'altra mia debolezza ( e ne ho infinite), anche il godimento di sentirlo raccontare come se tutti noi ci conoscessimo da secoli, e anche in questo scoprivo il lato ligure della cosa...
Nessun rancore per l'esperienza sarda, dimenticata, infastidito perfino a parlarne, ricordava con orgoglio, la sua tenuta, i sacrifici per farla diventare una vera e propria antica casa padronale, dove si mangiava il porcello (u gnu' gnù in genovese), si giocava a carte al lume del falò e si cantava  "Zirichiltaggia".
 Un anno dopo Fabrizio moriva , era il 1999  e la morte lo colse di notte per un tumore al fegato. Morì a Milano, ma non volle nessuna camera ardente, il suo corpo doveva ritornare alla sua Genova, perchè apparteneva a tutti quelli che lo avevano amato.
 E siamo ancora in tanti che ti ricordiamo, sei sempre nei nostri cuori e le tue parole , anche per chi non le capisce bene, sono pezzi di vita che ci accompagnano nel nostro cammino. Ciao " Amico Fragile"!!






NELLA, giovedì 22/11/2012 

mercoledì 21 novembre 2012

NICEVILLE - STROUD CARSTEN


Benvenuti a Niceville. una piccola cittadina del Sud degli Stati Uniti, circonda ta dal verde delle colline, popolata di alberi e di antiche ville coloniali... E abitata dal male. Nelle sue strade deserte, illuminate dalla luce seppiata del pomeriggio che inonda prati perfettamente curati, da anni ormai troppa gente sparisce nel nulla. Come Rainey Teague, di appena dieci anni, che la madre aspetta invano di veder spuntare lungo il vialetto di casa, strascicando i piedi come ogni giorno dopo la scuola. Quando scatta l'allarme della sua scomparsa, la polizia si mobilita in massa, anche se non c'è nessun indizio da seguire. O quasi. Perché a Niceville ogni famiglia nasconde un segreto. La scomparsa di Rainey è soltanto il primo anello di una catena di avvenimenti che nel giro di sole trentasei ore travolgeranno la vita di molte persone. Soprattutto quella di Nick Kavanaugh, un poliziotto con un lato oscuro, e di sua moglie Kate, appartenente a una delle più antiche famiglie di Niceville. Una realtà agghiacciante sta per riemergere, e nessuno può far nulla per impedirlo. Perché a Niceville niente rimane sepolto per sempre.
 
Lo dico subito, con molta franchezza e senza giri di parole : Niceville, uno dei libri più "pompati" di questo 2012, è una cacata pazzesca. Un libro così brutto che la cosa migliore di queste oltre 400 pagine finisce irrimediabilmente per essere la trama che compare sul risvolto di copertina: non era facile riuscire a creare suggestioni e invitare alla lettura, manipolando con tanta maestria il nulla. L'intreccio, che si sostanzia di elementi soprannaturali e dei connotati del poliziesco hard-boiled, è insulso, fumoso e abborracciato come un comizio leghista ; il linguaggio è puerile, e la prosa, che si sofferma con un certo compiaciuto voyerismo su particolari splatter, è spesso enfatica e ancor più spesso involuta. Basterebbe questo per tenere a debita distanza Stroud Carsten e le sue minchiate. Ma c'è di più. Un thriller-horror, si presuppone, dovrebbe appassionare, lasciare con il fiato sospeso, spaventare o almeno inquietare. Questo romanzo, invece, terrorizza solo quando lo si deve riprendere in mano per cercare di finirlo. Merito, si fa per dire, di personaggi costretti nelle maglie di una rappresentazione tanto consunta e stereotipata da far apparire vitale e colorato anche un impiegato del catasto in pensione ( con rispetto parlando per la professione ). Tra sbadigli e infastiditi scuotimenti di testa, si affronta la perigliosa lettura nel convincimento che, una volta giunti al termine del romanzo, si venga premiati per il nostro coraggioso accanimento, e che lo scrittore finalmente ci sveli il motivo di tanta fatica, stupendoci con un colpo di scena mozzafiato. E qui viene il bello : di tutti i nodi narrativi della farraginosa trama non ne viene sciolto uno. In un finale raffazzonato, incongruente e rapido come lo sbattere di una porta al vento, l'unica sensazione che Stroud Carsten riesce a trasmetterci è quella di non avere capito un cazzo. Molto più lui di noi. Pertanto, se avete qualcuno di particolarmente antipatico a cui dover fare un regalo per il prossimo Natale, omaggiatelo di cotanta nefandezza. Saranno soddisfazioni.
Blackswan, mercoledì 21/11/2012

lunedì 19 novembre 2012

ROCK PILLS

TIFT MERRIT - TRAVELING ALONE
 
GENERE : Americana
 
Tift Merrit è un nome importante della nuova scena country rock statunitense ( il suo album Tambourine (2004) ha anche ricevuto una nomination come miglior disco country ai Grammy Awards ), tanto che, un quotidiano autorevole come il Wall Street Journal, l'ha paragonata ad artisti del calibro di Joni Mitchell e James Taylor. Non male per una che è sulle scene solo da un decennio e ha all'attivo  quattro album in studio (  cercatevi il bellissimo See You On The Moon ) e due dischi dal vivo. Traveling Alone è un classico cd di americana venato di soul, dall'impianto assai solido e suonato con consumata perizia, le cui belle canzoni, come dice la stessa Merrit " parlano della strada vissuta da dentro, di luoghi difficili da vedere e dai quali di solito non si mandano cartoline". Registrato a Brooklyn con l’aiuto di Tucker Martine (The Decemberists, My Morning Jacket, Spoon), il disco vede la partecipazione di importanti ospiti quali Andrew Bird ( con il quale Tift duetta in Drifted Apart ), Marc Ribot, John Covertino (Calexico) e Eric Heywood (The Jayhawks, Son Volt ).
 
 
 VOTO : 6,5



DAVID HIDALGO/ MATO NANJI/ LUTHER DICKINSON - THREE SKULLS AND THE TRUTH

GENERE : Rock Blues 

David Hidalgo, Mato Nanji e Luther Dickinson : tre nomi che, per coloro che non sono appassionati della scena rock-blues, dicono poco o niente. Eppure questi tre chitarristi hanno un curriculum di tutto rispetto, dal momento che David Hidalgo milita nei mitici Los Lobos, Mato Nanji è da un decennio in testa alla top ten blues di Billborad coi suoi Indigenous e Luther Dickinson divide coi fratelli Robinson la leadership dei Black Crowes. I tre si sono incontrati all' Experience Hendrix Tour, serie di concerti tributo al mito del grande Jimi, si sono reciprocamente stimati e ne è nata l'idea di inziare una collaborazione che, con l'aggiunta del batterista Jeff Martin e del bassista Steve Evans, ha portato alla realizzazione di questo ottimo Three Skulls and The Truth. Le canzoni, tutte originali in quanto scritte appositamente per l'album, pagano debito all'amore per Hendrix e a certo rock blues anni ' 70, che è facile ricollegare ai dischi dei primi ZZ Top. Se cercate raffinatezze compositive, girate al largo. Ma se amate il genere, questo è il disco che fa per voi : un miscuglio solido, energico e sudato di blues, hard rock, roots e psichedelia. Grezzo e scontato nell'architettura dei brani, suonato con focoso trasporto, Three Skulls And The Truth è un decalogo del blues boogie : riffoni potenti e assolazzi in produzione seriale. Niente di nuovo, tutto godibilissimo.



 
VOTO : 7




CONVERGE - ALL WE LOVE WE LEAVE BEHIND

GENERE : Mathcore / Metalcore 

In circolazione da ventidue anni, i Converge, americani di Salem ( Massachusets ), sono una delle band di riferimento della scena hardcore, almeno da quando, nel 2001, partorirono quel capolavoro inarrivabile ( e considerato da molta critica specializzata come il miglior disco metal del decennio ) dal titolo seducente di Jane Doe. Poi, di significativo, poco o niente. Altri tre dischi, You Fail Me ( 2004 ), No Heroes ( 2006 ) e Axe To Fall ( 2008 ), che non hanno aggiunto nulla di nuovo al repertorio della band e che anzi suonavano come sbiadite fotocopie del fulminante Jane Doe. All We Love We Leave Behind, disco autoprodotto e mixato dallo stesso chitarrista Kurt Ballou, sposta di poco i termini della questione : nessuna concessione melodica, cantato screaming ultraviolento ( come sempre notevoli i testi del cantante e artista Jacob Bannon ), intransigenza totale e apocalissi sonica che non fa prigionieri. Dopo qualche ascolto, però, l'impressione è che ormai la musica dei Converge sia l'esercizio di stile di una band ancora tonica, soprattutto da un punto di vista tecnico, ma un pò alla corda in quanto a creatività e passione. Un'afasia che dura ormai da undici anni e che per l'ennesima volta lascia l'amaro in bocca a chi, come me, ai ragazzi ha sempre voluto bene. Sufficienza di stima.





VOTO : 6

Blackswan, lunedì 19/11/2012

domenica 18 novembre 2012

MINNESOTA – ARE YOU THERE



Il Minnesota, la terra dei diecimila laghi, è uno stato del nord degli Stati Uniti situato al confine con il Canada. Un luogo che a noi dice poco o niente, salvo ricordarci i natali di band stratosferiche come gli Husker Du ( Minneapolis ) o di leggende viventi come Bob Dylan, nato a Duluth, cittadina che si affaccia sul Lago Superiore. Da oggi, però, il nome Minnesota ricorrerà più spesso, quantomeno nelle cronache musicali, ogni volta che qualcuno parlerà di questo bellissimo album frutto della collaborazione fra Peter Himmelman, songwriter di Saint Luis, notissimo in America ma pressoché sconosciuto da noi, e David Hollander, scrittore e produttore per la tv con il pallino per la musica rock. I due, la cui amicizia risale fin dal 2007, e cioè da quando Himmelman lavorò alla colonna sonora di Heartland, serie televisiva  molto seguita negli States e  prodotta dallo stesso Hollander,  si sono avvalsi  per Are You There del contributo di Jake Hanson alla chitarra, di Noha Levy ( Bo Deans/ Brian Setzer ) alla batteria, di Jimmy Anton ( Johnny Lang ) al basso, di Jeff Victor alle tastiere e delle splendide voci di Kristin Mooney e Claire Holley. Fatto il cappello introduttivo, utile a presentare un progetto i cui confini altrimenti resterebbero oscuri, non resta che parlare di questo esordio, che è un perfetto esempio di come la commistione fra generi può dare, se gestita con intuito cretivo, risultanti per certi versi strabilianti. In Are You There c’è tutto e il contrario di tutto, tanto che appena ti stai facendo un’idea di che musica giri sul piatto, è sufficiente la canzone successiva a cambiare le carte in tavola. Rock ? Folk ? Blues ? Americana ? ogni definizione risulterebbe corretta.  Prendete, ad esempio, Send It Up, il brano che conclude l’album ( ottimo esempio di come appeal radiofonico e distorsioni sottotraccia possano convivere ), e potreste pensare a un disco di rock energico alla Tom Petty . Peccato che i quasi quattro minuti della canzone non abbiamo nulla a che vedere con il resto del disco. Perché l’album si apre con Deep Freeze ( brano che potrebbe stare nella tracklist di uno qualsiasi dei dischi dei Woven Hand), in cui Himmelman manipola  magnificamente il blues, il goth folk, la notte, ritmiche pellerossa e strumenti roots. La successiva Hitchhiker è un folk rock cupo costruito su distorsioni e ritmica quadrata che si scioglie in un finale che chiama in causa addirittura i CS&N ( ? ). L’acustica Moths, in assoluto la migliore del lotto, disegna a colori pastello trame sottili di malinconia,  i sountuosi arrangiamenti  di Arabesque, un languido valzer con contrappunto di chitarra elettrica, mi hanno fatto ricordare i Devics, Call From The Road è  folk sporcato da elettricità, mentre Death By Snakebite è un blues corposo ( e mooolto americano ) che arriva a destabilizzare quando meno te lo aspetti.  Are You There si presenta come uno scrigno ricolmo di suggestioni, in cui piccoli gioielli musicali, all’apparenza assemblati in modo disomogeneo, sono invece legati tra loro dalla trama sottile ( ma decisiva ) di arrangiamenti non convenzionali, che giocano coi colori lividi del crepuscolo e con retroguardie noise, e quindi mai invasive, di feedback e distorsioni ( North Star Deserter di Vic Chesnutt è più di un riferimento ).  Uno dei dischi migliorii di questo 2012.

PS : purtroppo non ho trovato alcun video, però a questo indirizzo potete ascoltare alcune canzoni del disco qui sopra recensito :

 http://www.minnesotaband.com/

e qui...bè, vedete voi che fare :) 

VOTO : 8,5

Blackswan, domenica 18/11/2012