Zakk Wylde non solo è una delle figure più vitali, influenti e instancabilmente attive del panorama heavy metal, ma per tanti fan ancora in lutto, rappresenta un’estensione in vita del compianto Ozzy. Non solo per aver firmato con la sua funambolica chitarra ben sette dischi del leggendario vocalist, ma perché, soprattutto, il suo modo di comporre, suonare e cantare sembra ogni volta di più riportarlo in vita. Uno stile ben definito e immediatamente riconoscibile che è diventato tanto pregio, quanto limite del quasi sessantenne chitarrista. Il quale, in qualche intervista ci ha anche scherzato su, sembra, infatti, pubblicare sempre lo stesso disco. E a ben vedere, chi conosce la discografia dei Black Label Society, potrebbe considerare questa coerenza un ineludibile dato di fatto, se non fosse che, per qualche strana alchimia, ogni volta il vecchio Zakk fa centro, e i suoi album si ascoltano con le antenne dritte e il cuore in tumulto.
E così, mentre si avvicinano al traguardo dei trent'anni di carriera, i Black Label Society rimangono tra i più stimati alfieri del panorama heavy metal, grazie a un suono molto Ozzy ma sempre arricchito da una sana dose di influenze southern e blues rock. È passato un po' di tempo dall'uscita del loro precedente album, Doom Crew Inc. del 2021, dato che Zakk Wylde si è tenuto impegnato con la sua versione dei Black Sabbath (Zakk Sabbath), la reunion dei Pantera e la collaborazione con Ozzy Osbourne per quello che sarebbe poi diventato l'ultimo album solista di quest'ultimo.
Tutto
ciò non ha impedito all’irsuto musicista di concentrarsi anche sul suo
progetto principale, dando così vita a questo nuovo Engines of Demolition
che suona come una perfetta sintesi di quanto accaduto negli ultimi
anni. Alternando riff pesanti e veloci, assoli virtuosi e ballate più
oscure ed emozionanti, il disco non si discosta molto da uno stile
consolidato, ma mostra un'intensità e una grinta pari a quelle dei
lavori più celebri della band.
Engines of Demolition non cerca di reinventare la ruota, e soprattutto non ne ha bisogno. Offre invece un'espressione sicura e pienamente realizzata del sound che Wylde ha affinato nel corso dei decenni: un disco intriso di nostalgia ma al tempo stesso animato da una forza innegabile. Ascoltandolo, come detto poc’anzi, è impossibile non pensare a Ozzy, la cui voce si integrerebbe perfettamente con questi brani, se non fosse che il timbro di Wylde nel tempo abbia acquisito un’affinità espressiva simile a quella dell’ex cantante dei Sabbath.
Si percepisce chiaramente che Wylde ha pensato al suo amico e collaboratore di lunga data durante tutto il processo di scrittura, e non è un caso che la scaletta si concluda con la nostalgica "Ozzy's Song", una struggente ballata per pianoforte e chitarra, in grado di crepare il cuore anche del più truce dei metallari (soprattutto se la si ascolta guardando il video clip che l’accompagna).
Da sempre, le ballate sono uno dei fiori all’occhiello del songbook targato BLS, e qui, oltre a quella conclusiva appena citata, sono da segnalare anche "Better Days & Wiser Times", dall’andamento quasi cinematografico e dalle sonorità a metà strada tra southern e country, o la malinconica "Back To Me", un brano caratterizzato dal perfetto interplay fra chitarra acustica ed elettrica.
A
parte questi momenti deliziosamente morbidi, fin dal brano d'apertura
"Name in Blood", Wylde chiarisce che nelle vene della band pulsa ancora
una forte componente heavy metal. Il brano si apre con un arpeggio quasi
soft, ma una volta che entra nel vivo, il ritmo incalzante e i groove
potenti sprigionano un'energia immediatamente contagiosa, come gli
assoli, che sono assolutamente micidiali. "Gatherer of Souls" prosegue
in modo simile, assestandosi su una cadenza leggermente più lenta che
lascia trasparire maggiormente l'attitudine southern e blues.
Una caratteristica distintiva dell'album è la sua incessante presenza di riff, talvolta veri e propri cazzotti in pieno volto, come avviene nella pesantissima "The Gallows" o nella più scattante "Lord Humungus". Il caratteristico lavoro chitarristico di Wylde è ovviamente protagonista, impetuoso, grezzo al punto giusto ed estremamente brillante negli assoli, quasi tutti brevi, ma dannatamente incisivi.
Questo non è certo un disco per chi cerca innovazione o una reinvenzione moderna del genere, ma si rivolge direttamente agli ascoltatori che apprezzano l'heavy metal soprattutto come esperienza emotiva. Engines of Demolition offre proprio questo: virtuosismo musicale, ma anche una forte sensibilità retrò e un potente senso di profonda condivisione.
A questo punto della loro carriera, i Black Label Society possiedono un sound ben definito dal quale non si discostano, ma la qualità dei brani di Engines of Demolition dimostra che la loro formula può ancora essere entusiasmante anche dopo tanti anni di carriera.
Voto: 7,5
Genere: Hard Rock, Metal
Blackswan, lunedì 04/05/2026
