lunedì 11 maggio 2026

Corrosion Of Conformity - Good God/Baad Man (Nuclear Blast Records, 2026)

 


Tetragoni a tutto, i Corrosion Of Conformity hanno attraversato i quattro decenni della loro storia, facendo strenua resistenza agli accidenti della vita, al tempo che passa e al mondo che cambia. Dall’esordio datato 1984, Eye For An Eye, fino a oggi, la band statunitense ha assistito a numerosi cambia di line up, ha pianto la perdita del batterista, amico e co-fondatore Reed Mulin e subito l’abbandono del bassista Mike Dean, ha superato una pandemia senza perdere la barra della creatività, e ha resistito, con pertinacia, al proliferare di nuove mode e nuovi hype.

Così, dopo ben otto anni dall’ultimo e ottimo No Cross No Crown, e superstiti Pepper Keenan e Woody Weatherman (coadiuvati da Bobby Landgraf al basso e Stanton Moore alla batteria) hanno tenacemente tenuto botta, per ripresentarsi davanti ai numerosi fan con questo Good God Baad Man, un lavoro che forse definire monumentale è troppo, ma che di sicuro si presenta come opera corposa, divisa in due ipotetici dischi, nel quale confluiscono le diverse nature di un gruppo che, nel corso degli anni, ha masticato con consapevolezza doom, stoner, sludge, hardcore, thrash, psych e southern rock, in una miscela magmatica e incandescente.

Good God Baad Man non è, quindi, semplicemente un nuovo album, ma la certificazione di una band che è orgogliosa della propria versatilità e che, probabilmente, sentiva il bisogno di mettere un punto fermo alla propria carriera ed esibire a tutti, concentrandolo in quattordici canzoni, il proprio irresistibile e variegato songbook.

Tanti brani e molta eterogeneità hanno spinto i due leader a cercare una quadra, a regolare il caos creativo tramite un compromesso che permettesse al numeroso materiale di avere un senso compiuto. Ecco, allora, i due dischi, con due titoli diversi. Il primo (Good God) divampa come un incendio ed è composto da sei brani che affondano le radici nell'aggressività hardcore, doom e heavy psych della band: riff potenti, batteria pestata ma dinamica, un'attitudine al massimo. Il secondo (Baad Man) è meno pesante, più asciutto: otto brani che insufflano i miasmi del Mississippi, incanalando Grand Funk Railroad, ZZ Top e Lynyrd Skynyrd nella classica struttura compositiva dei COC.

La band viaggia che è un piacere: le chitarre di Woody Weatherman e Pepper Keenan possiedono il consueto impatto “corrosivo”, la voce di quest’ultimo è sporca, aggressiva e beffarda, Stanton Moore è un batterista di altissimo livello, il suo background conferisce ai groove una fluidità tale da impedire ai brani più pesanti di risultare troppo pachidermici, mentre il basso di Bobby "Rock" Landgraf è preciso dove serve e sciolto e aggressivo dove il brano lo richiede.

Good God si apre con "Good God? / Final Dawn", un brano in due parti che dichiara subito le intenzioni della band. Il riff è diretto e fisico e non c'è tempo per i preamboli e abbellimenti: questi sono i COC nella loro versione più intransigente, quella degli esordi, per intenderci. "You or Me" è una delle bombe del disco: groove travolgente, ma a ritmo medio, che non molla mai la presa e che vede Keenan in una delle sue migliori performance, grazie a quel timbro minaccioso così incredibilmente verace. "Gimme Some Moore", il primo singolo pubblicato, vede il contributo vocale di Al Jourgensen dei Ministry ed è l richiamo più diretto alle radici hardcore dei COC degli esordi: grezzo, energico, volutamente ruvido, espressione di un'energia che sembra quella di una band che suona veloce perché può ancora permetterselo.

"The Handler" e "Bedouin's Hand" mantengono alta l'intensità nella parte centrale del disco, sventolando la bandiera dello stoner doom, mentre "Run for Your Life" chiude Good God con dieci minuti di uno psych rock allucinato e di matrice settantiana.

Il cambio di registro in Baad Man è evidente ma non stridente, merito dell’ottima produzione di Warren Riker che ha saputo coniugare con sapienza le diverse anime della band in un suono decisamente coeso. Non si tratta, però, di un sound completamente nuovo, dal momento che lo si è già intravisto in Deliverance e in America's Volume Dealer, e ora qui sviluppato più compiutamente.

"Baad Man" (il brano) apre il secondo disco con un ritmo lento ma incalzante che comunica immediatamente il cambio di tono. Ciò che segue è la sensibilità musicale dei COC che filtra il suono classico di band come Lynyrd Skynyrd, Allman Brothers e gli ZZ Top dei tempi d'oro. "Mandra Sonos" si sviluppa su un'atmosfera swing, quasi psichedelica, "Loose Yourself" esibisce un riff stellare, "Asleep on the Killing Floor" è southern rock in collisione coi Sabbath, "Swallowing the Anchor" e "Brickman", questa in odore Lynyrd Skynyrd, sono i brani strutturalmente più memorabili del disco, costruiti su quel tipo di istinto melodico che la band aveva sviluppato con il materiale dell'era Deliverance, ma qui applicato con meno preoccupazione per l'appeal commerciale. "Forever Amplified" chiude l'album con una nota di autentico peso emotivo, tra afrori pscihedelici e un mood che resta acido e sporchissimo.

È impossibile ascoltare questo disco senza pensare a Reed Mullin. Keenan è stato esplicito al riguardo: "Con molte di queste canzoni, stiamo cercando di rendere orgoglioso Reed Mullin". Questo onere è presente in tutto l'album, ma non lo fa scadere nel mero progetto di elaborazione del lutto. Good God / Baad Man è, semmai, il manifesto musicale creato da chi ha trovato la forza di andare avanti, nonostante tutto.

Good God / Baad Man offre ciò che promette, la storia di una band iconica racchiusa in due dischi: uno, Good God, è tra gli album heavy più urgenti che Keenan e Weatherman abbiano prodotto dagli anni ‘90, l’altro, Baad Man, è più libero e generoso, e punta sulla varietà piuttosto che sulla forza.Insieme, rappresentano l'intero spettro di ciò che il gruppo è ed è sempre stato. Semplicemente leggenda.

Voto: 8,5

Genere: Metal

 


 

 

Blackswan, lunedì 11/05/2026

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