giovedì 27 ottobre 2011

TOM ROB SMITH - AGENT 6





Mosca 1950.Bloccato dai mostruosi meccanismi della burocrazia sovietica, l'ex agente segreto Leo Demidov non può partire con la moglie e le figlie alla volta di New York.Il loro è un "tour di pace", destinato a migliorare le relazioni tra le due superpotenze che si fronteggiano nella Guerra Fredda. Eppure Leo ha paura per loro: perché è stata scelta proprio la sua famiglia? Chi e che cosa si nasconde dietro il viaggio oltrecortina?Quando i peggiori incubi di Leo prendono corpo, e un tragico omicidio distrugge tutto ciò che ama, lui chiede solo una cosa: che gli sia concesso di indagare per cercare l'assassino che ha colpito al cuore la sua famiglia. Distrutto dal dolore, ma ancora costretto a restare in patria, Leo non vede altra via d'uscita: deve intervenire, anche se si trova a migliaia di chilometri dalla scena del delitto.In un racconto ricco di eventi e colpi di scena, che si svolge nell'arco di tre decenni e attraversa i continenti - dalle vie più segrete della New York anni Sessanta alle impervie montagne afgane degli anni Ottanta - Leo non si fermerà davanti a nulla.La sua è una caccia all'uomo, l'unico che conosce tutta la verità:l'inafferrabile Agent 6.


Tom Rob Smith fece il botto nel 2008 con il best-seller "Bambino 44", esordio folgorante con cui si dava inizio alla saga dell'agente del KGB, Leo Demidov, e che a breve vedrà la trasposizione cinematografica per la regia di Ridley Scott. Il secondo capitolo della storia di Demidov, " Il rapporto segreto ", pur mantenendo sempre alto il livello di suspance e la qualità di scrittura, mi aveva lasciato un pò tiepido, forse perchè le cartucce migliori ( l'ambientazione nella tetra Russia staliniana, la figura del protagonista,sempre in bilico fra scelta etica e fedeltà al partito ) Smith le aveva già sparate. " Agent 6 " parte con le migliori premesse, con un racconto che si snoda in trent'anni e attraverso tre continenti, e un impianto narrativo che, se a volte sembra un pò disomogeneo e confuso, è però sorretto da una scrittura sempre piacevole e da una ricostruzione storica minuziosa e attendibile.Tuttavia, ciò che manca davvero rispetto ai due predecessori è l'elemento peculiare del thriller, e cioè il colpo di scena.Queste cinquecento pagine, più che sviluppare una trama gialla ( che c'è,non preoccupatevi ), si muovono sui binari del romanzo di avventura ( soprattutto nella parte del libro che si svolge in Afghanistan ), cercando anche di dar vita a qualche tentativo di introspezione psicologica dei personaggi che, pur non dispiacendo nello sostanza, finiscono per ingolfare un pò la lettura, generando qualche estemporaneo sbadiglio.Il risultato finale, ad ogni modo, è piacevole,la prosa di Tom Rob Smith è di gran lunga superiore alla media dei colleghi di genere,e Leo Demidov è un personaggio di cui è impossibile non apprezzare il rigore morale e la coraggiosa ostinazione.

Blackswan, giovedì 27/10/2011