lunedì 12 dicembre 2011

ALMOST CUT MY HAIR - DAVID CROSBY



Tutte le volte che mi passa per la testa di una fare un salto dal barbiere per dare una consistente sforbiciata alla chioma, ascolto questa canzone e mi riconduco immediatamente a più miti propositi. "Almost Cut My Hair", cioè: quasi mi tagliavo i capelli. Il brano, scritto da David Crosby, è uno dei gioielli che compongono "Deja Vù " capolavoro del 1970 targato CSN&Y, e come molte delle canzoni tratte da quell'album ( " Our House ", " Teach Your Children ", "Woodstock " ) divenne un'inno della generazione hippie che in quegli anni stava cambiando il mondo della musica e non solo. I capelli lunghi, insieme a bandane, pantaloni a zampa di elefante e vestiti coloratissimi e psichedelici, erano un segno distintivo che marcava esteticamente gli adepti al Flower Power quale elemento di non omologazione e di non appartenenza alla società fortemente conservatrice dei tempi. Insomma, una sorta di simbolo esteriore di un nuovo modo di pensare, agire e sognare improntato alla pace, all'amore verso il prossimo e al rispetto per madre terra. Peace and Love, Brothers and Sisters. Ecco perchè quel titolo " Almost Cut My Hair " divenne una sorta di testo programmatico del movimento : quasi mi tagliavo i capelli, quasi mi arrendevo, quasi abdicavo il mio credo e tornavo ad essere la persona seriosa che tutti vorrebbero. L'ipotesi di una sconfitta generazionale, quindi, che la parola Almost ( quasi ) finiva tuttavia per scongiurare, riconducendo la negatività del proposito nell'alveo di una estemporanea debolezza ( perchè alla fine i capelli restano lunghi e fluenti ). In realtà, la canzone aveva tutt'altra valenza rispetto a quella che le venne attribuita.Fu, infatti, scritta da Crosby qualche giorno dopo la morte della sua fidanzata, Christine Hinton, avvenuta per un incidente d'auto. Una disgrazia che segnò irrimediabilmente la vita del musicista, che da quell'episodio in poi iniziò un tormentato ed esiziale rapporto con la cocaina, cosa che gli procurò non solo gravi problemi di salute ma anche numerose beghe giudiziarie. Innanzi alla morte dell'amata, quelle parole, "Almost Cut My Hair", significavano semplicemente: Mollo tutto, non ho più voglia di vivere. Basta ascoltare la registrazione del brano tratto da Deja Vù e confrontarla con le altre, per rendersene conto: la voce di Crosby, solitamente cadenzata e bluesy, è invece spezzata, fragile, arresa. Sembra quasi sul punto di mollare tutto e andarsene senza finire il pezzo. Quasi.
 
 
Blackswan, lunedì 12/12/2011

14 commenti:

Kamala ha detto...

bel post...lo terrò presente quando arriverò ai capelloni......bel blog tra l'altro...

Elle ha detto...

Ora so perché mi piacciono i colori e non voglio più tagliarmi i capelli! È perché non voglio omologarmi a questa società fintamente libera e fortemente canalizzatrice e tutti devono saperlo!
È triste la storia di questa canzone :(

novalis ha detto...

Fatalità' ho ascoltato tutto il disco proprio ieri sera dandomi belle emozioni come sempre.

Granduca di Moletania ha detto...

Questo disco è un capolavoro. Dei quattro il mio eroe è sempre stato Neil Young, ma in questo pezzo Crosby da il suo meglio.

Da giovane non avevo molti soldi e quindi non potevo comprare tutti i dischi che avrei voluto. Questo è uno di quelli.
Da "grande" ho comprato il Cd, ma non è era più la stessa cosa.
Non l'ho ascoltato per più di cinque volte.
E non era un problema di supporto, di copertina o di canzoni rimasterizzate.

Allora ho capito che non era il disco che mi mancava, ma la mia gioventù.
Acqua passata non macina più.

Massi ha detto...

Fiero di portare i miei capelli belli lunghi,ma la storia che c'è dietro è davvero tristissima

Ezzelino da Romano ha detto...

Non me li taglio, neanche se mi sparano.
Magari me ne resteranno tre ma non li taglio.
Granduca, la gioventù non è mica nel calendario, è nella testa.
Se si rimane curiosi, cazzoni e generosi ( e secondo me chi scrive qui lo è senz'altro)si rimane anche giovani, vai tranquillo.
Io ne ho 48 e conosco quindicenni mooolto più vecchi di me.

Granduca di Moletania ha detto...

Caro Ezzelino,
il prossimo Natale per me saranno 50.
E' vero quello che dici e che in giro ci sono quindicenni molto più vecchi di noi, però 50 sono sempre 50, anche se mi dicono che non li dimostro.
E quei pomeriggi assolati di settembre, passati ad ascoltare il disco nuovo dei Genesis ("A trick of the tail")con le finestre spalancate, mi mancano da morire.
Non prendermi per un pessimista, sono solo molto nostalgico.
La mia attuale "gioventù" non è così bella come quella precedente.
Buona gioventù anche a te.

Blackswan ha detto...

@ kamala : grazie per la visita e ben trovata :) ai capelloni,mette a tutto volume questa canzone,e vedrai che ti passa :)

@Elle : Io ti appoggio: capelli lunghi e ribelli :)

@ Novalis : l'ho ascoltato oggi due volte,Una specie di droga :)

@ Massi : capelli al vento anche io e con fierezza ( finche dura :))

@ Nobile Consesso ( Granduca e Ezzelino ) : amici,anche io non pogo più come quindici anni fa e capisco Granduca quando dice che la gioventù manca.Io ne ho 45 all'anagrafe,ma me ne riconosco non più di venti di cervello.Eppure,rimpiango quando correvo 10 km e poi mi facevo anche una partita a calcio.Sono le stagioni, va così e francamente me ne fotto.Adesso mi faccio una birra e magari poi anche un whiskyno.A ventanni non reggevo :) Anzi,ad essere sinceri,adesso mi diverto anche di più.E Trick of A Tail a finestre aperte lo ascolto ancora: non più a torso nudo,ma con il maglioncino e quando ho finito di suonare Squonk sulla mia batteria immaginaria ( che pezzo ! ),Robbery non mi viene più tanto bene :).Peace and Love,Brothers :)

Ezzelino da Romano ha detto...

Esatto!
Ora ci si diverte di più, ma proprio perchè siamo più esperti, più buongustai, e però sempre cazzoni.
Se dopo il pogo e dopo lo sport arriva qualche doloretto, aspirina, un bel sonno e via come nuovi, date retta.
L'ho già detto e lo ripeto, sono tra un terzo e la metà della mia esistenza e voglio esalare l'ultimo fiato in contropiede, trascinando un terzino attaccato alla maglia.
Avanti fratelli, always on the wave!
Cazzo come mi piace sto blog!!!

Massi ha detto...

@Blackswan:La buona musica è il vero elisir di lunga vita:prendi personaggi come Plant,Dylan o Richards,anche con le rughedella vecchiaia(e non solo)e i capelli bianchi sanno ancora il fatto loro e sono molto più lucidi e realisti di un ventenne

Ezzelino da Romano ha detto...

La butto lì: per me quelli nati dal 55 in avanti non invecchiano nel senso classico del termine.
Passata infanzia ed adolescenza si entra in una lunghissima età centrale che va dai 15-16 fino ai 70, e anche oltre se il fisico non si sfascia troppo.
Ho detto 55 ma è per dare un parametro, naturalmente 53 o 58 va ugualmente bene.
Credo che abbia a che fare con il rock 'n roll, in qualche modo.
Ma non come musica quanto piuttosto come cultura.
Non so come spiegarlo, ma secondo me tra quelli nati a partire da quegli anni e quelli nati un po' prima c'è un abisso in termini di mentalità, dinamismo, approccio con gli altri.
Vale come tutti i discorsi a carattere generale, ovviamente, e cioè fatti salvi milioni di eccezioni.
Però guardate questo blog: ci scrive gente di età diversissime eppure potremmo sembrare tutti compagni di classe.
Una volta, quando eravamo piccoli, se si vedeva un cinquantenne in jeans lo si giudicava patetico perchè quelli semplicemente non erano i suoi abiti.
Oggi un 50 in jeans è del tutto normale perchè ci sta dentro bene.
Magari ho fatto un po' di casino nell'esposizione (ho anche un filo di mal di testa) ma spero di essere riuscito a far filtrare il concetto.

Elle ha detto...

Ezzelino, tolti i numeri (perché non ho voglia di calcolare a quanto corrisponde in età uno nato nel '55) sono d'accordo: è cambiata la mentalità, e non solo non c'è più rispetto per gli anziani, ma non bastano i capelli bianchi o l'abbigliamento a fare la differenza d'età. Io fino ai diciott'anni son stata convinta (ma davvero lo ero) che a trenta si fosse vecchi, perché conoscevo solo trentenni sposati e con figli, e automaticamente chi si sposava e aveva figli smetteva di fare tutto ciò che aveva fatto fino ad allora, compreso ascoltare musica di un certo genere, altrimenti non era un serio padre di famiglia o una seria moglie-madre. Con poco più di dieci anni di differenza vedevo i trentenni come se fossero i miei genitori, davo loro del lei e avevo soggezione, mentre ora che trent'anni li ho io, non solo non mi sento per niente vecchia né riesco a pensarlo dei miei coetanei, ma frequento persone di tutte le età, senza più quei confini generazionali o d'età (perché ai miei tempi due o tre anni bastavano a tenerti fuori da un gruppo), invalicabili.
Non so nemmeno io perché, quindi concordo ma non posso svelarti il mistero ;)

Granduca di Moletania ha detto...

Caro Ezzelino,
il concetto è stato espresso in modo chiaro e preciso.
E anche io concordo con te.

Sono convinto che tutti noi rocker siamo affetti dalla sindrome di Peter Pan . Il problema è farla coesistere con il morbo di Parkinson e la sclerosi multipla.

E' un brutto vedere un settantenne con la cresta punk, munito di catetere, che si sbrodola di birra sia i jeans che la maglietta, perchè gli trema la mano.
E non puoi nemmeno riportarlo a casa, perchè non si ricorda dove abita.

Beati noi nobili che almeno siamo dotati di corazza (che però si potrebbe anche arrugginire).

Granduca di Moletania ha detto...

P.S.: è vera anche un'altra cosa che hai scritto.
"Sembriamo tutti compagni di classe".
Questo è sicuramente uno dei motivi per cui mi piace questo sito, pieno di perditempo.