sabato 17 dicembre 2011

RAMONES - RAMONES


Non sono mai stato una ragazzino problematico,o almeno non particolarmente.Di certo, però, non sono mai stato nemmeno un gran simpaticone: avevo un carattere introverso, votato al silenzio e alla riflessione. Me ne stavo benissimo per i fatti miei, solo, chiuso nella mia cameretta ad ascoltare musica e a leggere. Ai tempi, rammento, la mia discografia era composta quasi esclusivamente da dischi di rock-progressive, e solo di quando in quando mi approciavo a generi diversi, grazie al suggerimento di qualche compagno di scuola che, oggi lo ammetto senza riserve, aveva lo sguardo più lungo del mio. A me bastavano le suite pompose degli ELP e degli Yes, i barocchismi dei Genesis, le cervellotiche avanguardie di King Crimson e Van Der Graff Generetor, l'incomprensibile fascino della scuola di Canterbury, il rock emulativo della PFM. Il meglio sarebbe venuto più avanti, ma in quegli anni la musica mi pareva fosse tutta lì. Mettevo sul piatto" Nursery Crime " o " Pictures At An Exibition " e mi sentivo bene. Sognavo, volavo in un mondo che si era trasformato nel perfetto nascondiglio dai piccoli problemi della mia giovane esistenza. Mi sentivo brutto, sfigato e poco avvezzo ai rapporti umani, e quel progressive affabulante aveva un effetto consolatorio sulle mie malinconie ed era un lenimento perfetto alla mia inadeguatezza al mondo. Poi, ascoltai i Ramones e la mia vita cambiò. Avevo quindici anni e mi ricordo di un pomeriggio passato a casa di una mia compagna a far finta di studiare. Claudia, così si chiamava quella mia amica, mise sul piatto dello stereo " Ramones ", pronunciando poche, ma fatidiche parole: " Senti un pò questi !". Li ascoltai, cazzo se li ascoltai, e fu come prendersi una tranvata in piena faccia. Dopo " Blizkreig Bop " e " Beat on the Brat "ero attonito e strabiliato, basito come una stele, la bocca aperta e gli occhi fuori dalle orbite. A " Judy is a punk " ormai ero strafatto e  piangevo di gioia. Ascoltavo musica con continuità ormai da cinque anni, ma non avevo mai sentito nulla del genere. Ero cresciuto coi  dischi di musica classica di mio padre, e poi, formatisi un poco i miei gusti, ero passato al rock progressive. Insomma, avevo orecchie allenate ad interminabili suite, alla magnieloquenza degli arrangiamenti d'archi, a composizioni con linee musicali sovrapposte , ad esibizioni di tecnicismo esasperato il più delle volte fini a se stesse. Quel pomeriggio, invece, le casse dello stereo passavano canzoni di due minuti, tre accordi messi in croce e tutta l'energia che cercavo. Il punk, amici miei, conosciuto con qualche anno di ritardo, ma che divenne uno dei più grandi amori della mia vita. Era finito per sempre il tempo del tè coi biscotti e delle tartine al caviale davanti a quadretti della brumosa e sonnolenta campagna inglese. Da quel momento in avanti la mia esistenza sarebbe stata accompagnata da confezioni di lattine di birra, fish and chips rancido, e da un dito medio in bella mostra a proteggermi dalla barbarie del mondo. Ho un debito di sangue coi "fratelli" Ramone, perchè da quel disco in poi iniziai a scoprire buona parte della musica che ancora oggi accompagna le mie giornate. Tornai a ritroso nel tempo, al CBGB's, il celebre locale newyorkese che celebrò le gesta degli antesignani del punk e dei suoi più mitici eroi: i Velvet Underground, la sacerdotessa Patti Smith e la blank generation di mr.Richard Hell. Scoprii band strepitose come gli X, i Dead Kennedys, i Butthole Surfers. Mi feci irrimediabilmente infettare dal marciume dei Sex Pistols, dei Discharge, dei Black Flag e dei Germs. E convolai a giuste nozze con uno dei grandi amori della mia vita, i Clash di Joe Strummer. "Ramones " è un disco magico non solo per aver tritato in due minuti tutta la mia pseudocultura musicale adolescenziale. Lo è, perchè fece la stessa cosa alla storia del rock, cristallizzando in quattordici canzoni lo snodo vitale di una musica che attinge al passato e progetta il futuro. Con "Ramones ", Giano Bifronte dell'evoluzione musicale moderna, nasce una sorta di icona per tutti gli sfigati del mondo e per intere generazioni di rockettari che verranno.Jeans, chiodo, scarpe da tennis ed improbabili caschetti, i fratelli Ramone stravolgeranno per sempre la struttura della canzone che conoscevamo.Tirate ruvide ed anfetaminiche in cui la tradizione viene stritolata, in una sorta di centrifuga generazionale in cui pop, surf rock, garage e beat vengono rimodellati dall'urgenza espressiva del punk. "Hey, Ho, Let's go !!" è lo slogan epocale che cambierà il mondo, e che sta lì, in bacheca, fra le reliquie che i fedeli al Dio del rock venerano con immarcescibile trasporto. Come Hendrix che brucia la chitarra, Simonon che spacca il basso, o le tre ore filate di un concerto del Boss. 
I Ramones purtroppo non ci sono più:la band si è sciolta tempo fa e della line up originaria è rimasto in vita solo Marky. Dee Dee se ne è andato per un'overdose di eroina, Joey è stato tradito da un tumore al sistema linfatico e Johnny, con la sua strepitosa chitarra Monsrite bianca, ha dato l'addio a questo esistenza terrena nel 2004, per un male incurabile alla prostata. Nicolas Cage, grande fan della band, al funerale di Johnny pronunciò queste parole: " I bambini verranno qui e diranno: hey chi è quel figo con la chitarra Monsrite, la giacca di pelle e un taglio di capelli così buffo ? Voglio essere quel ragazzo "  Mai parole, credo, abbiamo descritto meglio ciò che furono i Ramones e lo spirito che incarnavano. Sfigati di tutto il mondo alzatevi, ora avete la vostra bandiera. Fu così anche per me, perchè quel pomeriggio di quasi trent’anni  fa splancai la finestra della mia cameretta e vi feci entrare un bel raggio di sole. Sfigato si, ma col sorriso sulle labbra. Avevo un motivo per dare l'abbrivio ad una nuova esistenza. Volevo essere Johnny Ramones. Hey,Ho,Let's Go !

 
 Blackswan, sabato 17/12/2011

10 commenti:

Granduca di Moletania ha detto...

Ho letto il post tutto d'un fiato. E mentre lo leggevo, pensavo "Ehi, ma sta parlando di me".
A parte alcuni dettagli mi sembrava di riavvolgere il nastro della mia vita. Non è che siamo parenti, e non lo sappiamo ?

Basta sostituire il gruppo dei Ramones con i Clash ed hai raccontato la mia gioventù (io ero più legato al Punk inglese che non a quello americano).

Però ragazzi, anche i Ramones.....
One, two, three, four. E via di chitarra e batteria.
Un delirio. Soprattutto dal vivo.

La tua cultura musicale, e non solo quella, non si discute.
Mi ha fatto molto piacere leggere queste righe.
Un abbraccio, "fratello".

Granduca di Moletania ha detto...

P.S.: della serie "Che caspio c'entra?". Niente, ma lo srivo ugualmente.

Bentornato Francesco. Ti stavamo aspettando .

Elle ha detto...

Caro Blackswan, come mi hai detto tu una volta: ogni momento della giornata ha la sua colonna sonora. Bene, i Ramones saranno la terza della mia mattina, perché tu sai che anche io sono nata (musicalmente e non solo) con loro. La voce e la musica dei Ramones mi sciolgono come se potessi finalmente riabbracciare un carissimo compagno di scuola dopo tanto, troppo tempo - e se consideri che quando vedo un vero compagno di scuola cambio strada, inutilmente perché nessuno si ricorda di me.. così, per dare un contributo all'accezione scolastica di "sfigato"..
L'unica cosa che mi lascia perplessa è l'assoluta incongruenza del mio look con il loro, perché io dopo aver conosciuto i Ramones mi rasai i capelli. Nascere con i capelli già lunghi in effetti non avrebbe avuto senso, e poi seguire in maniera assoluta un modello non è mai stato da me ;)

Elle ha detto...

Ci ho messo un po', ma ho trovato una canzone di quest'album più lunga di 2 minuti!!

Lucien ha detto...

Avevo 17/18 anni e fino ad allora avevo ascoltato anch'io, più o meno, le tue stesse cose. La tramvata però me la presi ascoltando il primo disco dei Devo: mai sentito niente di simile
Da lì in avanti si aprì un nuovo mondo musicale molto simile a quello che hai raccontato nel post (però più Cure, Joy Division, Siouxsie, primi Ultravox ecc... che Ramones).
E, ovviamente... Clash e Talking Heads: due pietre miliari formative.

Blackswan ha detto...

@ Granduca : se non ci unisce la genetica,lo fa il sangue,poco ma sicuro :)Ho amato visceralmente il rock inglese per anni,poi ho avuto la conversione americana:E ancora adesso mi pare che dall'altra parte dell'oceano si facciano le cose migliori.
Ricambio ovviamente tutti i complimenti e ti assicuro che leggo tutti,ma proprio tutti i tuoi commenti e i tuoi post.
E il riferimento a Francesco,c'entra.Eccome,se c'entra.

@ Elle :anche io ho un ricordo da banchi di scuola.Tra un'ora di Catullo e una di Euripide nei bagni a fumare e a scrivere Ramones sui muri con il pennarello indelebile.Sui capelli,beh,ho sempre avuto un taglio più rocker che punk.I miei riccioli si sono sempre fatti i cazzi loro con reciproca soddisfazione,peraltro :).La canzone oltre i due minuti è senz'altro un refuso :)

@ Lucien : I folli Devo.Li conobbi grazie al mio allenatore di pallanuoto,uno che masticava musica e vasche e poi ebbe anche un seguito da attore di cinepanettoni.Devo dire che non mi sono mai piaciuti tantissimo ( apprezza il gioco di parole,perfavore :)).Poi,quelli che hai citato, ci sono stati tutti,dal primo all'ultimo.Gli ultimi due che hai detto,soprattutto.

Andrea ha detto...

pure per me furono una scoperta anche se invece io ho sempre preferito l'hardcore americano.
che tempi quando mi registrarono una cassettina con le loro canzoni.

Massi ha detto...

La musica m'ha dato la forza di uscire dal mio guscio di timidezza: dover affrontare il pubblico,doverlo guardare in faccia e "lavorarmelo" è stato il più grosso calcio in culo che mai potessi avere

Blackswan ha detto...

@ Andrea :la parola hardcore suona splendida alle mie orecchie :)

@ Massi : le vie della musica sono infinite :) ( ho notato che hai glissato sui Romones :) )

Massi ha detto...

@Blackswan:Sai bene che il mio rapporto col punk non è dei migliori e su quello che non conosco e che non mi piace non mi esprimo non più di una volta o non mi esprimo proprio