mercoledì 8 febbraio 2012

DAVID SYLVIAN - BRILLIANT TREES

Ci sono dischi che si ascoltano così tante volte che è come fidanzarsi.Ti alzi al mattino, e inserisci il cd nel lettore; vai a letto la sera, e l'ultima cosa che fai è un ascolto fugace della tua canzone preferita. Insomma, per un mese o due, si vive praticamente in simbiosi con una musica, se ne imparano a memoria le sfumature, le sospensioni, le accelerazioni, le parole che ne delineano i contorni. Ho provato questa sensazione centinaia di volte almeno, con svariati cd, e per periodi più o meno lunghi.
" Brilliant Trees " l'ho ancora bene in testa, dalla prima all'ultima nota, anche se per diversi anni l'ho lasciato a prender polvere in libreria. Ero un giovanotto, quando lo acquistai, un diciassettenne in procinto di conseguire la maturità classica, con questa passione per la musica che mi induceva a passare i pomeriggi in casa, piuttosto che  uscire a cazzeggiare con gli amici. Erano anni di scoperte musicali continue, una fremente e inesausta ricerca di novità, paghette spese tra vinili, cassette e riviste, avide conversazioni con gli amici più grandi, per scoprire se davvero oltre al progressive esistesse altro. Tempo prima, fui fulminato dai Japan, da quel connubio raffinatissimo di pop dance profumata di spezie orientali e di una new wave cerebrale e colta. Ricordo notti passate in macchina di un amico ventenne ad ascoltare " Gentlemen Take Polaroids ", a struggersi sulle note di " Nightporter ", a fumare marijuana e  bere birra scadente. Ho ancora chiarissimo, quasi luminoso, il ricordo di mia madre che in un pomeriggio di sole, di ritorno da Parigi, mi fece dono di " Oil On Canvas ", doppio live del concerto d'addio dei Japan e canto del cigno di un percorso artistico dagli slanci intellettuali e dall'affabulante glamour. Doppio vinile, edizione francese, un incanto da far sbarluccicare gli occhi di commozione. Ho sempre adorato la voce di David Sylvian, così profonda, così calda, così pacatamente introspettiva. Sylvian, crooner di un'estetica color seppia, baritono di un edonismo colloquiale dagli esiti malinconici. Una voce che mi ha tenuto compagnia in tutti questi anni, disco dopo disco, quasi un romito di pace nel quale nascondersi quando la delusione e la stanchezza superano il livello di guardia .
Tra tutti i ricordi legati a questo disco, mi torna in mente un filarino del liceo, una compagna di classe di cui mi ero perdutamente invaghito, con la cieca e ingenua determinazione con cui ci si innamora quando si è pieni di speranze e si ha tutto il mondo in pugno. Il giorno che mi lasciò, quel mondo mi si sgretolò in mano. Passai una notte seduto sul marciapiede di fronte a casa sua, a presidiare un cumulo di rovine emozionali. A tenermi compagnia, una bottiglia di Porto ( rubata, dalla cantina dei miei ), un pacchetto di Marlboro e David Sylvian. Penso di aver ascoltato " Nostalgia "( una delle perle di questo magnifico album ), almeno una ventina di volte. Play, Rew, Play, senza soluzione di continuità. Un macerarsi di rimorsi e rimpianti assolutamente inutile, e anche molto stupido. E’ quella che Petrarca chiamava  voluptas dolendi : c’è un godimento teatrale nel soffrire, guai a farselo portare via. A me sembrava che quella canzone non fosse solo in grado di parlare del mio struggimento, ma anche di amplificarlo al punto da concentrare nelle mie lacrime il dolore superiore, onnivoro, di tutti gli amanti (delusi) del mondo. Era come se Silvyan l'avesse scritta proprio per me, come se sapesse che prima o poi ne avrei avuto bisogno. Una ventina di anni dopo quella sera, incontrai per caso la ragazza del liceo, che nel frattempo era diventata donna, professionista, moglie e mamma. Le parlai per mezz’ora, più come si parla a sè stessi e ai propri ricordi che a una persona in carne e ossa. Non mi fece particolare effetto, rivederla. Ma di notte, tornato a casa, quasi di riflesso riascoltai " Nostalgia ", e riprovai, per un istante solo, la stessa lancinante fitta di dolore. Funziona così, la vita: gli amori vanno, ma la musica resta, col suo bagaglio di ricordi.
" Brilliant Trees ", il primo album di Sylvian lontano dai Japan, non raggiunge le vette sublimi di " Secrets Of The Beehive ", perchè è un'opera di transizione, rappresenta il passaggio da un dandysmo synth pop di gran classe a una musica più elusiva, ricca di sfumate citazioni e di visioni che mescolano sprimentalismo, folk minimale e vellutati passaggi jazz ( " The Ink In The Well " ). Eppure, l'imperfezione da lavoro preparatorio ( di cui ci si accorge, per la verità, solo dopo essere approdati all’alveare ) non toglie nulla alla tensione emotiva di canzoni sospese in un curioso equilibrio fra temporalità e spiritualità. Se da un lato le intuizioni funky di " Red Guitar " e le cupe tonalità di " Backwaters " hanno ancora le sembianze del carnale materialismo che richiama alla mente l'avventura giapponese appena conclusasi, " Nostalgia" e la title track si presentano invece dilatate, giocano coi silenzi e l'immaginario, evocano molto più che raccontare. Sono, in un modo già artisticamente ben definito, quegli eterei colori a pastello coi quali Sylvian disegnerà i paesaggi sonori per le sue delicate poesie.
Ora, come tanti anni fa, le note di "Brilliant Trees " escono dalle casse del mio stereo. L'elegiaca title track pervade le stanze della mia casa, vestite del buio livido di cui sono capaci solo certi crepuscoli invernali. La luce artificiale di una lampada e un freddo feroce non aiuterebbero il nascere di suggestioni. Eppure, se chiudo gli occhi e mi concentro solo sui suoni, percepisco chiaramente derive ambient, accenni di ritmica orientale, un lirismo minimale e appagante. Fermo immagine su un sole che tramonta in terra di Giappone, l'immensità dell'oceano,una barca di pescatori in lontananza, un tempio buddista, la preghiera di un bonzo, mani che cercano avidamente il riso in una ciotola. E ancora. Il tratto discreto dell’acquarello, l’odore della carta bagnata d’inchiostro, il fumo della sigaretta che si alza in leggere e disordinate volute, un albero disadorno e una cascata di foglie. In bianco e nero, più distante, un marciapiede freddo, una notte decisiva, un ragazzo che ancora non sa un cazzo della vita eppure crede di averla già vissuta tutta. Fuori, il cielo di Milano, pesto di sconce nuvole e di ricordi. Nostalgia.


Blackswan, mercoledì 08/02/2012

21 commenti:

Elle ha detto...

Per tutta la prima parte del post mi ero così immedesimata che ho deciso che non era il caso di ascoltare David oggi, a quest'ora buia i pensieri si distorcono troppo. Poi per fortuna hai iniziato a parlare del disco. Ed io riconoscevo i nomi, ma non sono riuscita a ricollegarli ad una canzone finché non sono arrivata alle volute di fumo : Sylvian è quello della "canzone da massaggio"! (quella famosa di cui non ricordo il titolo), allora ho capito che posso ascoltarlo subito tutto, perché anche lui è un amico. E anche tu sei un poeta :)

face ha detto...

che dire magia...non scordero' mai il suo concerto a prato nel... penso 2006.

Lucien ha detto...

L'entrata di quella tromba al 4° minuto è pura e dolce poesia.
Quanto l'ho ascoltato anch'io!
Peccato che Sylvian ultimamente abbia intrapreso una strada che si allontana radicalmente dai miei gusti.

Elle ha detto...

Ecco adesso per colpa di Lucien ascolterò solo l'entrata della tromba. Per ore!
;)

S. ha detto...

sono profondamente colpita...sia dalla tua descrizione ed incantata dalla profondità con cui indirizzi anche il modo di ascolto ...credo che stasera/ notte passero' molto tempo sul tuo blog, ma non preoccuparti, non faccio casino, soffro di insonnia e passo molto spesso le mie notti leggendo in giro...qui ho anche la possibilità di un gran bell' ascolto ...
sono in debito con Elle;)

Elle ha detto...

S. se ti ho capita almeno un po', qui ti troverai a casa. Ho usato termini sobri per indirizzarti qui, ma sappi che, detto chiaramente, Blackswan è il mio pusher musicale :)
(questo è il mio terzo commento, direi che basta, per ora vado via e chiudo piano la porta)

Queen B ♛ ha detto...

partendo dal presupposto che Forbidden colours è la mia canzone cult hai tirato fuori un pezzaccio (the Brilliant Trees) mica da ridere, ero ragazzina e avevo il vinile :*
lacrimuccia
e lo amavo perchè mi sembrava somigliasse a Simon Le Bon (per cui avevo una cotta pazzesca)

angie ha detto...

Elle, forse era September? (dai, così mi devi rispondere e torni...)!

giacy.nta ha detto...

Le tue immagini e quelle della musica ondivaga di David : sono andata dappertutto in questi ultimi sei minuti:)

Mary ha detto...

Questo post è stupendo...descrizioni, sensazioni, stati d'animo, musica, ricordi...altro elemento in comune..anche io spendevo buona parte delle mie paghette in un negozio di dischi che si trovava in Pizzale Maciachini,chissà se esiste ancora..ero cliente fissa ! Quando la proprietaria mi vedeva le si illuminavano gli occhi!I miei idoli del momento erano gli Spandau, i Genesis, i Level 42, Simply Red, David Bowie, impazzivo per i Culture Club..adoravo Boy George..li ho tutti visti in concerto..anche i Duran, in un disastroso conerto a San Siro..per quanto riguarda il consumare i cd a furia di ascoltarli non ne parliamo..mi prendono vere e proprie fisse...le ultime sono state per un cd dei The XX e per quello di La fame di Camlla...Nostalgia è un pezzo favoloso..buona serata Black..

Melinda ha detto...

Che meraviglia!
E questo include sia la canzone che il tuo post!
Grazie per la bella condivisione! ;)

Ezzelino da Romano ha detto...

Ostrega!
A me David Sylvian spostava meno di zero, avendolo sempre considerato il gemello omozigote di Nick Rhodes dei Duran Duran e nient'altro.
Però poi uno ne sente parlare in questi termini e viene il dubbio di non avere capito mai un cazzo.
Maledetto Blackswan, mi sa che devo riascoltare...

Elle ha detto...

No Angie, il titolo non mi dice nulla, l'ho cercata e no, non è September...
è quella che fa na na na nanà.. capito?
(record di interventi in un post non mio.. e ho pure spezzato il numero 3..)

mr.Hyde ha detto...

Brllant Trees è un album pieno di poesia, la stessa che domina le frasi che usi per descriverlo. E’ uno dei quegli album che rimangono sospesi fra terra e cielo, in una zona franca , quasi sottovuoto, dove ogni tanto ti rechi e rimani sempre felicemente sorpreso che non è passato un attimo e che pur conoscendoli a memoria, non sei mai stanco di riascoltarli..
E’ uno dei più bei album che abbia mai ascoltato e vedo che non sono solo in questa convinzione…A parte questo, a parte i Japan, conosciuti a suo tempo grazie al mio amico Almad,
Sylvian mi piace molto insieme ai Rain Tree Crow (parte degli ex Japan) e con Robert Fripp..Bel post, amico. Belle suggestioni.

pOpale ha detto...

Che album! Il 4 marzo finalmente lo rivedrò dal vivo e spero che "rovisti" anche da questo lavoro qualche traccia!

nella ha detto...

Il parlare così profondamente di un artista come Sylvian , non è certo da tutti. Dove l'immedesimazione della musica e dei suoi contenuti , si mescola con noi stessi. Capita raramente , ma quando capita è una della migliori , in positivo o negativo,. sensazioni che ti possono piovere addosso. Tanto più quando si riesce a cogliere appieno la musica di Sylvian, non certo alla giusta portata di tutti. Ancora una volta molto bravo, soprattutto per l'interscambio di emozioni che ti e ci procuri... Abbraccione al gelo!

lozirion ha detto...

Gran bel post ancora una volta bro! La musica, quella vera e densa come quella di Sylvian, ti entra dentro e farla uscire è pressochè impossibile e la nostalgia è lì dietro l'angolo....

Elle ha detto...

Blackswan giuro che torno solo per amor di completezza!
Ho ricordato la canzone famosa (@Angie Forbidden colours ) e pure trovato il post nei cui commenti eri arrivato a consigliarmela (quello su Joe Jackson) e dove io l'avevo definita "da massaggio": lì però mi ero limitata ai 3 commenti canonici...

Maraptica ha detto...

Ma lo sai che sarebbe perfetta per una seduta di 90 minuti di ashtanga yoga?! Mi piace molto...

Granduca di Moletania ha detto...

L'essere stato considerato l'uomo più bello del mondo (naturalmente dopo te ed il sottoscritto), non lo ha aiutato molto nel campo musicale. Invece ha fatto grandi cose, sia con i Japan che da solo.

Un abbraccio.

Offhegoes ha detto...

Caro Balckswan, sapevo che prima o poi avresti menzionato David Sylvian, impossibile non farlo :)

Ghosts, la mia canzone preferita dei Japan. Ricordi e nostalgia dell'estate 1990....

Just when I think I'm winning
When I've broken every door
The ghosts of my life
Blow wilder than before
Just when I thought I could not be stopped
When my chance came to be king
The ghosts of my life
Blew wilder than the wind