sabato 16 febbraio 2013

ALLE RADICI DEL MALE – ROBERTO COSTANTINI



Tripoli, anni Sessanta. Quella dell'irrequieto e ribelle Mike Balistreri è un'adolescenza tumultuosa come il ghibli che spazza il deserto. Sullo sfondo di una Libia postcoloniale, preda degli interessi dell'Occidente per i suoi giacimenti petroliferi, gli anni giovanili di Mike sono segnati dalle morti irrisolte della madre Italia e della piccola Nadia, da due amori impossibili, uno intessuto di purezza e uno intriso di desiderio e di rabbia, dal coinvolgimento in un complotto contro Gheddafi, e da un patto di sangue che inciderà a fondo sia la pelle che l'anima a lui e ai suoi tre migliori amici. Roma, settembre 1982. Reduce dall'esito catastrofico del caso Sordi, il giovane commissario Balistreri di notte si stordisce con il sesso, l'alcol e il poker e di giorno indaga svogliatamente sulla morte di Anita, una studentessa sudamericana assassinata subito dopo il suo arrivo nella Capitale. Per gratitudine verso chi gli ha salvato la carriera, è anche costretto a vegliare sulla scapestrata Claudia Teodori, che agli albori della televisione commerciale sembra lanciata verso una luminosa carriera di starlette. Ma Nadia, Anita e Claudia sono legate da un filo invisibile, seguendo il quale Michele Balistreri sarà costretto a calarsi nelle zone più buie del suo passato, quei giorni "di sabbia e di sangue" con cui non ha mai chiuso del tutto i conti, in un cammino lungo il quale l'amore, l'amicizia, i sogni e gli ideali si scontrano con la ricerca di verità dolorose, nell'impossibilità costante di distinguere chi tradisce da chi tradito. Alla fine sarà una ragazza, incompresa e coraggiosa, a condurlo per mano fino alle radici del Male.

Non era facile scrivere un seguito che fosse all’altezza di Tu sei il male (2011), primo capitolo di una trilogia che Roberto Costantini (Tripoli, 1952) ha dedicato alle avventure del commissario Mike Balistreri. E invece questo secondo thriller, che in realtà è un prequel del precedente (ma i due libri possono leggersi disgiuntamente senza problemi), è addirittura migliore di quell’eccellente esordio. L’intreccio narrativo, ancora più complesso e articolato, è un meccanismo dagli ingranaggi perfettamente oliati che Costantini gestisce con perizia grazie a una scrittura asciutta e fluida, che mescola noir e fantapolitica e si ispira con rispetto alla scuola hard-boiled americana. Non è solo la trama, fitta di colpi di scena, a essere avvincente, quanto piuttosto l’accuratezza storica con cui lo scrittore racconta prima lo (s)fascio del sogno coloniale italiano, e poi quegli anni ’80, in cui il nostro paese, a fronte di un notevole benessere economico, mostrava la sua vera natura di verminaio politico, in cui corruzione, mafia, droga e doppio gioco erano, come lo sono oggi, all’ordine del giorno. Protagonista assoluto del romanzo è Mike Balistreri, un personaggio ostico e affascinante, che si discosta in parte dagli stereotipi del genere sia per l’irritante cinismo con cui prende le distanze dalle indagini e dal mondo che lo circonda, sia per il suo passato di militante fascista che ancora riaffiora nello sguardo disilluso verso un paese che già manifesta i prodromi del ventennio berlusconiano. Non è semplice immedesimarsi in un protagonista così tormentato ed eccessivo, tanto riluttante rispetto ai propri doveri di poliziotto da ingenerare nel lettore, soprattutto nella parte centrale del libro, un senso di fastidioso distacco. Eppure, seguendone le gesta e la progressiva, e dolorosa, maturazione, si finisce per amarne incondizionatamente l’avventatezza con cui sfida i poteri forti e i fantasmi del proprio passato e la scorbutica sincerità di eroe con tante macchie, questo si, ma, davvero, senza alcuna paura. L’unico punto debole del romanzo potrebbe risiedere nel movente un po’ fiacco da cui nasce la sequenza di efferati delitti che costituiscono il corpus poliziesco del libro. Ma la lettura, dalla prima all’ultima pagina, è talmente avvincente ed eccitante, da rendere questo particolare assolutamente irrilevante. In attesa del terzo capitolo della trilogia, godetevi questo riuscitissimo Alle radici del male e, se ve lo siete persi, recuperatevi anche il primo. Ne vale davvero la pena.

Blackswan, sabato 16/02/2013

7 commenti:

Nico Donvito ha detto...

Sono d'accordo con te un libro all'altezza del primo romanzo, cosa che accade non molto spesso...Nonostante le molte pagine, un libro serrato e interessantissimo che presenta una suddivisione abbastanza simile a Tu sei il male. Ora aspettiamo la fine della trilogia:)

mr.Hyde ha detto...

La trama è intricata ed intrigante!

George ha detto...

Non lo conoscevo, ma se melo consigli tu mi fido :)

Enly ha detto...

Io sto leggendo la trilogia su GBiulio Cesare e sulla guerra civile di Andrea Frediani "Dictator" sono all'ultimo libro della trilogia: Semplicemente fantastico come trilogia. Prossimo libro Edipo Re di Sofocle, e un mattone ma bisogna provare prima di valutare no?
E poi io non sono di gialli, fantasy o fantascenza (anche se non mi dispiace di leggerli ma non ne vado matto) sono di libri storici e libertini (ne ho letti un bel pò e devo dire che mi sono piaciuti MOLTO anche D'Annunzio).

Enly ha detto...

I miei cinque libri preferiti:

1. Taras Bul'ba 'Gogol'
2. Michele Strogoff 'Verne'
3. Lo scudo di Talos 'Manfredi'
4. Qualcuno volò sul nido del cuculo 'Kesey'
5. Quo Vadis 'Schinkischic'

Poemi preferiti:

1. Iliade 'Omero'
2. Eneide 'Virgilio'
3. Salammbò 'Flaubert'

I miei cinque libri horror preferiti:

1. Dracula 'Stoker'
2. Il monaco 'Lewis'
3. Lo strano caso del dottor Jekill e Mister Hide 'Stevenson'
4. L'uomo invisibile 'Wells'
5. Il ritratto di Dorian Grey 'Wilde'

Scusa ma Stephen King mi fa cagare.

Haldeyde ha detto...

Grazie per il suggerimento: non lo conoscevo, ma mi fido molto della tua segnalazione.

Adriano Maini ha detto...

Mi sembra che il romanzo abbia tutte le componenti per essere avvincente! Lo dico da sfegatato lettore del genere. In più mi incuriosisce, avendo frequentato da bambino quando venivano dai nonni a Bordighera coetanei che poi divennero "profughi" della Libia, quel riferimento alla tarda presenza italiana in quel paese.