martedì 20 ottobre 2015

ANDERSON EAST - DELILAH



La prima cosa che viene da sottolineare a proposito di questo disco è che è prodotto da Dave Cobb. Non un particolare di scarso rilievo, se si tiene conto che Cobb ha benedetto alcuni degli album più belli del 2015, tra cui l'ultima fatica di Jason Isbell (Something More Than Free) e lo stupefacente Traveller a firma Chris Stapleton (che qui compare come co-autore dell'ottima Quiet You). Sguardo lungimirante e tocco da Re Mida, Cobb ha trasformato in oro anche il fulminante esordio di Anderson East, ventisettenne proveniente dall'Alabama e fino a l'altro ieri relegato entro i confini dello stato del Sud. East, in realtà, sarebbe al suo terzo disco in studio, ma i due precedenti, autoprodotti e distribuiti door to door, sono praticamente introvabili e sembrano ormai far parte di una seconda vita artistica. Poco male, se poi grazie ai buoni uffici di Cobb, arriva un disco come Delilah, mezz'ora (questa la durata della scaletta) di travolgente intensità soul e R&B. Scrivevamo qualche giorno fa a proposito di 1 Hopeful Rd., secondo disco dei Vintage Trouble, band losangelina con la stessa passione per la musica nera. Ma mentre quel disco suonava molto mainstream ed eccessivamente patinato per essere credibile, Delilah sorprende, invece, per immediatezza e purezza. Anderson East fa sua la grande tradizione del profondo Sud e la infiamma con il fuoco della passione e con una pienezza di suono, che lascia a bocca aperta. Merito anche della breve durata del disco, composto da canzoni che, salvo rari casi, hanno una durata appena superiore a una sfuriata punk, e per questo estremamente incisive. Tante ballate al sapor miele e liquerizia, e sferzanti impennate R&B, impreziosite dal suono grasso dei fiati e da un vocione roco, che attribuiresti a uno scafato crooner piuttosto che alla giovane età di Anderson. Difficle trovare una canzone più bella delle altre, visto che Delilah tocca per tutta la sua durata un altissimo livello qualitativo e si beve in un fiato, lasciandoci in bocca la voglia di ricominciare subito. Ma proprio a voler segnalare un paio di pezzi, direi che la melodia del primo singolo, Satisfy Me, e What A Woman Wants To Hear, ballata in equilibrio perfetto fra americana e soul, valgono da sole il prezzo del biglietto. Insomma, non è un caso se Il Buscadero ha dedicato la copertina di ottobre a questo misconosciuto, ma straordinario artista, di cui, potete scommetterci, da questo momento in poi, non smetteremo di seguire le gesta. Soulful and powerful.

VOTO: 8





Blackswan, martedì 20/10/2015

1 commento:

Alessandro Raggi ha detto...

mi piace, mi piace, mi piace, mi piace. E poi, sarebbe il caso di fare una riflessione sul ritorno prepotente del soul per una generazione di ragazzi che lo sta riscoprendo, con suoni vintage e senza scadere nel grossolano del pop. che figata!