giovedì 26 novembre 2015

DAVE GAHAN & THE SOULSAVERS - ANGELS & GHOSTS



Accantonata per il momento la fortunatissima avventura con la casa madre, il frontman dei Depeche Mode, Dave Gahan, torna al suo progetto parallelo, sfornando il secondo album a firma sua e dei Soulsavers. Come domandarsi: esiste vita sul pianeta terra al di fuori del pigmalione artistico con Martin Gore? Si, esiste, come peraltro Gahan aveva già dimostrato nel precedente, ottimo, The Light The Dead See (2012). Anzi, c'è così tanta buona musica in questo secondo full lenght a titolo personale, che quasi ci si rammarica che alcune di queste canzoni non siano finite su Delta Machine (2013), ultima fatica a firma DM, che avrebbe potuto essere anche migliore di ciò che in realtà fu. Perchè, a ben ascoltare, Gahan in solitaria riesce a tirare fuori un suono più caldo e bluesy, in bilico fra luce e penombra, lontano per indole da quell'algida, ancorchè riuscita, architettura di synth che da sempre caratterizza la musica dei Depeche. Ci sono più angeli che demoni nelle nove tracce che compongono il disco, come a dire che il peggio è passato (dipendenze assortite e malattie potenzialmente esiziali) e che i fantasmi tornano solo di tanto in tanto a far breccia, come doloroso, ma utile, ricordo, nella vita artistica di uomo che ormai tiene saldamente in mano il timone del proprio destino. Ed effettivamente, l'impressione che si ha fin dal primo ascolto è che Gahan sia perfettamente consapevole del proprio lavoro e della direzione presa, tanto da asciugare la durata dell'album a beneficio della qualità delle canzoni (solo nove, come dicevamo), a cui peraltro non manca, pur nella loro diversità, un andamento estremamente omogeneo. Gli echi DM si colgono subito (l'iniziale gospel di Shine fa pensare a certe atmosfere di Songs Of Faith And Devotion; e c’è la voce, poi, che in fin dei conti, è sempre quella), ma in sostanza il disco ha personalità, si sviluppa su orchestrazioni avvolgenti (la stupenda Lately), si perde in atmosfere bluesy di malinconica introspezione (You Owe Me) e si abbandona a piani sequenza su soundscapes altamente evocativi (My Sun e One Thing). C'è spazio anche per due episodi più strutturati (Tempted, dai sentori post rock, e il singolo All Of This And Nothing) che dimostrano tutto il mestiere e l'eleganza, anche formale, di cui è capace Gahan. A cui, di fronte a una scaletta senza cedimenti, perdoniamo anche il numero ridotto di fantasmi presenti e il mood più rilassato. Un po’ di tormento in più e, forse, anche qualche sbavatura, avrebbero trasformato un disco ampiamente riuscito in un vero e proprio gioiello.

VOTO: 7,5 





Blackswan, giovedì 26/11/2015

3 commenti:

Lucien ha detto...

Bella prova. Disco spesso in rotazione sulla teiera nelle ultime settimane.

Marco Goi ha detto...

Disco pallosissimo.
Ero quindi sicuro che ti sarebbe piaciuto. ;)

Blackswan ha detto...

@ Lucien: concordo. Un pò di patina in meno, e sarebbe stato un disco perfetto.

@ Marco: a proposito di dischi noiosi: ti ricordo che sei riuscito a incensare una vaccata come il disco dei Blur :))