THE BEATLES – ELEANOR RIGBY – VELVET OPERA
E’ sufficiente masticare un
po’ di musica, per sapere che Revolver e Sgt Pepper dei Beatles sono due dei
dischi più importanti della storia. Al punto che, una nota rivista musicale,
Rolling Stones, li posiziona rispettivamente al 3° e al 1° posto ( al secondo
c’è Pet Sounds dei Beach Boys ). Sempre ammesso che le classifiche abbiano una
qualche ragion d’essere ( io non ne posso fare a meno, perché sono molto
confuso e ho bisogno di ordine mentale ), si può discutere, e di solito i
beatlesiani doc lo fanno, su quale dei due dischi sia il migliore. Io propendo
per Revolver, che non è solo lo studio preparatorio per Sgt Pepper, come
L’idiota di Dostojevki lo fu per i fratelli Karamazov, ma è invece un album
immensamente suggestivo, seminale e complesso. Completo, come il suo successore, di tutte
quelle trovate geniali ( basta ascoltare Tomorrow Never Knows per rendersene
conto ) che fanno dei Beatles uno dei pochi gruppi della storia ad avere
inventato musica e non solo un suono. Tra le gemme compositive di Revolver (
che non avrebbe un punto debole nemmeno a suonarlo al contrario, nonostante
quello che lo stesso Lennon soleva dire di And Your Bird Can Sing ), Eleanor
Rigby rappresenta uno dei vertici creativi della poetica di Mc Cartney.
Perché
non è solo una magnifica canzone, ma è soprattutto una canzone di rottura, una
coltellata al ventre morbido del perbenismo e della superficiale spensieratezza
di quegli anni colorati, psichedelici,e per molti versi, ingenui. Il tessuto melodico del brano è perfetto, calibratissimo. Ma ciò che colpisce davvero di Eleneor Rigby è il testo di
disarmante verismo, parole che raccontano di morte, di disperazione, di solitudine, e
probabilmente rappresentano la definitiva pietra tombale sulla prima parte di
carriera del gruppo di Liverpool, che, da qui in avanti, diviene definitivamente maturo. Una
canzone che non fa sconti, che non concede nemmeno un briciolo di speranza, e che
affronta il tema dell'emarginazione del singolo e, quello più ampio, del (
nascosto ) disagio sociale dell’epoca, costringendo l’ascoltatore a un viaggio doloroso
e angosciante nella cruda realtà delle miserie umana.
Un cupo arrangiamento d'archi è l’architettura
a sostegno di un testo il cui incipit è addirittura folgorante: " Eleonor
Rigby picks up the rice in the church where a wedding was been.." ( Eleanor
Rigby raccoglie il riso lanciato sugli sposi ). In un verso sublime e al
contempo disturbante, viene racchiusa l'immagine di un'esistenza ai margini
dell'altrui felicità: Eleanor raccoglie il riso, che gli altri gettano in un
gesto tradizionale di festeggiamento, per poter mangiare e sopravvivere. Solo
Dylan, fino ad allora,aveva avuto il coraggio di scrivere verità così raggelanti,
e in modo tanto diretto, ma contempo straordinariamente lirico.
La canzone venne ripresa qualche
anno più tardi ( 1969 ) nell’album Ride
A Hustler’s Dream ( uno zibaldone, solo in parte
riuscito, di electric folk, space rock, psichedelica e pop rock ) dai
Velvet Opera, gruppo psichedelico inglese capitanato da Richard Hudson ( in
seguito con gli Strawbs ) e legato a doppia filo coi Pink Floyd ( a cui facevano
da gruppo di supporto in tour ). Privata del testo, Eleanor Rigby, in mano ai
Velvet Opera, diventa una lunga ( dura quasi sei minuti ) e sferragliante
cavalcata in acido, nella quale il tema melodico viene strapazzato da un basso
distortissimo e da un drumming convulso e frenetico. Una cover fresca, curiosa
e stranamente eccitante.
Blackswan, martedì 27/11/2012








