giovedì 13 dicembre 2012

MUSE : NOVE MESI E POI E' NATO



Sono in punizione, ecco questo mio strano letargo miei cari, ancor oggi protestare o dire le proprie idee o seguire quello che ti dice il cuore paga.
 E io pago.. e con nostalgia, rammarico, credetemi non posso e non voglio (soprattutto ) fare diversamente!
 Ma i soldi servono , bisogna passare sopra certe cose, che poi a me non toccano più di tanto...E invece vi sbagliate , mi toccano eccome! Odio l'ingiustizia, la prepotenza , l'ipocrisia, la disonestà nel senso più stretto del termine e io NON accetto nulla che mi si proponga di questo genere, a costo di prendermi tutte le responsabilità (gravose) e le delusioni personali( ma a quelle sono abituata!).
E allora che mi resta da fare ? Accettare di buon grado ciò che mi si propone, anche se non particolarmente sentito.
 Come conseguenza ? Difficoltà nello scrivere, esprimerlo senza emozione, farlo tanto per...
 Brutto , ma necessario!
E allora che mi hanno dato? I Muse , e sanno benissimo che non li conosco a fondo, che non mi fanno rotolare per terra , che non mi si stringe lo stomaco dall'emozione.
 Ma come ? Il loro ultimo prodotto  " the 2nd Law" che ha avuto nove mesi esatti di gestazione , facendo vivere in un unico connubio questi tre amorini, dopo il provvisorio allontanamento del leader Bellamy per avvenuta nascita del figlioletto Bingham datogli dalla compagna Kate Hudson, per inciso di una simpatia travolgente come la madre , non mi stava bene? Si, ma ho un altro tipo di emotività. I Muse  sono arrivati lo scorso novembre in Italia per un minitour, e proprio a Bologna (il 16 novembre scorso ) ho avuto questo piccolo incontro.
 Lasciano a malincuore il loro paesino inglese di Teignmouth e il loro carattere campagnolo e verace , è un imprinting delle loro scarse conversazioni. Sempre insieme fin da studentelli nella campagna del Devon, con molto tempo passato a suonare e poco a scuola.
 La loro scalata è stata magnifica, culminando nella cerimonia di chiusura per le Olimpiadi di Londra dello scorso luglio, con la loro " Survival" , che io facevo finta di conoscere benissimo e ...scusatemi non ricordandola affatto.


Bellamy mi fa presente, e forse avrà capito che brancolo nel buio, che i loro temi musicali accompagnano tutte le saghe di Twilight ( che regolarmente non ho visto , forse la prima...) e che la scrittrice Stephenie Meyer autrice di tale meraviglia, è una loro accanita fan...E mi sta più che bene, bravi, bravi e poi ancora bravi!
Insinuo  che il disco ultimo ancora prima di uscire ha avuto critiche abbastanza pesanti , marchiandolo con un troppo epico ed elettronico, per la diversità dalle loro produzioni. La band in coro mi stampa in un angolo , dicendomi che c'era bisogno di cambiare , di rinnovarsi e quindi prodursi da soli ed essere liberi. Non fa una piega. Ecco un'altra informazione.
 Mi permetto ancora di ricordare che moderni si, ma qualche eco di Bowie , o degli U2, di Prince o dei Queen, mi sembra ci sia dentro. Non smentiscono meno male, non ho detto una cavolata, è stato fatto volutamente, per stravolgere la musica anni 80.
Mi dicono che ogni loro disco è soggetto a critiche paurose , ma poi alla fine viene capito e osannato. E preferiscono così , perchè di solito chi grida subito all'ok , poi dimentica completamente il cd.. Può essere!
Chiedo debolmente e senza interesse , che significa il titolo, e mi spiegano il riferimento alla seconda legge della termodinamica , terreno per me ostico al punto giusto dal quale è meglio svicolare. Ma mi fermano con una giusta osservazione : le risorse del pianeta si stanno esaurendo e non tutto è più rinnovabile. Mi sento più in conferenza scientifica che musicale, ma il loro discorso non fa un plissè!!!!







Mi butto sul tenero e parlo di figli. Matthew tiene a precisare che " Follow me " inizia con il battito del cuore del suo bimbo ( altra figuraccia , ne ero all'oscuro...), ma tutti sono concordi nel dire che essere padri cambia l'aspetto e la visione della vita. Ci si dà meno ragione e si accetta di avere torto, insomma ci si " ammolla". Divertente.! 
La mia stupida prevenzione verso di loro si stava un poco sciogliendo.
Una confidenza . La prima cosa che ho fatto, prima del concerto è stata quella di sentire meglio quest'ultimo album, che il nostro Black ha ampiamente recensito.C'è un andamento cosmico che non mi dispiace, caro al trio inglese, ma il pezzo più Muse di tutti per me è" Unsustainable" simile alla colonna sonora di un film di fantascienza.
Insomma tutto sommato questa punizione che mi hanno dato e non sarà sicuramente la sola, perchè il periodo si preannuncia lungo e difficile, più che a far piacere agli altri fa piacere a me.
E andiamo avanti così , per la nostra strada ...sola o in compagnia!!!!!!



 NELLA, giovedì 13/12/2012

martedì 11 dicembre 2012

THE BLUE NILE - HATS



L'elogio alla lentezza è un prius logico per i Blue Nile. I loro dischi  sono stati centellinati nel tempo, come le apparizioni di comete o astri misteriosi, a una media di circa uno ogni sette anni. E' questo il segreto per mantenere alto il livello di ispirazione ? Probabilmente si, soprattutto se si considera la straordinaria qualità di ognuno dei quattro dischi pubblicati dai tre musicisti scozzesi fino a oggi (l'ultimo, High , è del 2004). Hats, rilasciato nell'ottobre del 1989, è senza dubbio il capolavoro della band guidata da Paul Buchanan, l'apice di una musica sublime e raffinata, in grado di abbinare silenzi malinconici, spiritualità e romantiche visioni notturne, e di mescere il sapore torbato del whisky delle highlands ai barbagli agrodolci delle luci di una notte che scorre in lontananza. La voce triste e arresa di Paul Buchanan (quest'anno al debutto solista con lo stupefacente Thin Air) intride di poesia  sette canzoni senza tempo, cesellate delicatamente su partiture di tastiere distanti ed eteree, e su basso e batteria elettronica che talvolta pulsano sottotraccia e più spesso si insinuano liquide nel tessuto della musica, scandendo con morbidezza il ritmo delle emozioni. Le canzoni di Hats, ricche di echi e di riverberi, suonano calde e avvolgenti, galleggiano a mezz'aria, fluttuano, ci sfiorano le orecchie, grazie a una resa sonora a dir poco stupefacente. E' la superba e languidamente notturna, Over The Hillside, ad aprire il disco: il ritmo lento di una drum machine, accordi di synth in minore e un morbido arpeggio di chitarra elettrica tessono una trama leggera attorno alla voce serica di Buchanan, che accarezza il microfono e i nostri cuori, in un crescendo appena intuito di pathos, costruito sull'essenzialità degli arrangiamenti. Impossibile non commuoversi alle lacrime quando parte l'arpeggio di chitarra di Let's Go Out Tonight, preghiera per l'ultimo dei romantici, colonna sonora perfetta per una sconfitta o un dolore straziante, declinazione introspettiva e ripetuta del verbo immalinconire. Headlights On The Parade cerca invece più apertamente la strada della ritmica , è un ricordo nostalgico di ciò che fu felicità, come intravvedere un sole antico, che un tempo sorgeva proprio là in fondo, alla termine della notte. E se tutto ciò non bastasse a sgretolarvi il cuore, From A Late Night Train trasforma il senso della perdita in teorema, cristallizza in note, rendendole eterne, le parole salate che accompagnano le lacrime e il sapore amaro della più disperata rassegnazione.


Hats è un disco che non si può pensare, nè cercare di capire. Almeno non subito. Ci sarà un momento in cui l'ascoltatore comprenderà anche con la testa che questo album è un capolavoro, perchè in grado di sedurre l'anima con la chimica delle assenze e delle sottrazioni, e perchè, come solo i grandi romanzieri fanno, racconta tensione e dramma usando il linguaggio discreto di un sommesso colloquio. Ma fino a quel momento, Hats conoscerà solo la percezione emotiva, la fisicità dei nostri palpiti, le dimensione sensuale del nostro evocare attraverso le note. Un intimismo tanto profondo da pretendere che l'ascolto avvenga in perfetta solitudine : una sigaretta che brilla nel buio, un bicchiere di scocth, e fuori gli ammiccamenti sinuosi della notte o i primi accenni dell'alba che si fa bella. Soli, in compagnia di tutti i misteri della musica e di quelli taciuti dal nostro cuore.

Il 19 novembre è uscita la collector's edition di Hats. Oltre alla scaletta originale rimasterizzata, il cofanetto contiene anche un bonus cd, con alternative takes di Seven Am, Let's Go Out Tonight e Saturday Night, una versione live di Headlights On The Parade, oltre a The Wires Are Down,  B Side del singolo The Downtown Lights, e un notevole inedito, questa la vera chicca per i fans, dal titolo Christmas.

VOTO : 10




Blackswan, martedì 11/12/2012

lunedì 10 dicembre 2012

VOTA IL DISCO DEL 2012

 
Fine anno, tempo di bilanci. In attesa di stilare la mia personale top ten di questo 2012, ho pensato di fare cosa gradita e di consentire a tutti di votare il disco preferito dell'anno. Ho scelto per voi una quindicina di cd ( lo spazio è quello che è ), cercando di spaziare fra diversi generi, anche se l'impronta del blog, come ben sapete, è prevalentemente rock. Il vostro voto potrà essere inserito nell'apposito spazio sondaggi postato a destra, nella parte alta, della pagina. La scelta può essere anche multipla
 
Questi i dischi in lizza :
 
1) Patti Smith - Banga
2) Neil Young Psychedelic Pill
3) The Mastersons - Birds Fly South
4) Bill Fay - Life Is People
5) Spain - The Soul Of Spain
6) Paul Buchanan - Thin Air
7) Sigur Ros - Valtari
8) Management Del Dolore Post Operatorio - Auff
9) Black Country Communion - Afterglow
10) Bruce Springsteen - Wrecking Ball
11) Offlaga Disco Pax - Gioco Di Società
12)  Lana Del Rey  - Born To Die
13) Heritage Blues Orchestra - And Still I Rise
14) Il Teatro Degli Orrori - Il Mondo Nuovo
15 ) Mumford & Sons - Babel
 
Se qualcuno volesse segnalare un disco diverso da quelli che ho suggerito, può farlo nell'apposita area commenti. L'indicazione sarà ritenuta valida per il computo finale.
Buon divertimento e buon voto ( molto meno complicato di quello che ci aspetta nel 2013 ). 
 
Blackswan, lunedì 10/12/2012

STEVIE RAY VAUGHAN – THE FIRE MEETS THE FURY




E’ la fine di novembre del 1989. Due icone del chitarrismo rock blues, Steve Ray Vaughan e Jeff Beck, condividono il palco per un tour che è epico fin dal titolo : The Fire Meets The Fury Tour. Nove mesi più tardi, il 27 agosto del 1990, all’età di soli 35 anni, Vaughan perirà in un incidente aereo : l’elicottero che  dovrebbe trasportare il chitarrista dal Wisconsin a Chicago, precipita subito dopo il decollo a causa delle avverse condizioni meteorologiche. Il valore di questo cd è pertanto intrinseco, dal momento che raccoglie materiale derivante da due degli ultimi concerti del grande artista texano: una prima parte registrata il 28 novembre al Tingley Coliseum di Albuquerque, New Mexico, in cui Vaughan presenta prevalentemente le canzoni di quello che sarà il suo ultimo disco in studio, In Step ; una seconda parte, registrata la sera successiva al McNichols Arena di Denver, Colorado, in cui il chitarrista alterna classici del proprio repertorio (Cold Shot e una chilometrica Life Without You) a riletture incendiarie di due evergreen della letteratura rock : Superstition di Stevie Wonder e Voodoo Chile di Jimi Hendrix. Il titolo di questa raccolta è assai esplicativo del contenuto del cd : un’ondata di sferragliante rock blues in cui la magica chitarra di Stevie Ray Vaughan è protagonista assoluta per settanta minuti di perfetto live act. The Fire Meets The Fury (ma recuperate anche lo straordinario Live Alive del 1986)  testimonia lo spirito e l’energia che animava la musica del grande chitarrista, qui colto nel momento di massima gloria : blues texano, assoli interminabili e pirotecnici ( nella conclusiva Voodoo Chile lo scarto con Hendrix è ridotto al minimo) e il marchio di fabbrica, costituito dall’inconfondibile swing di fraseggi adrenalinici e ritmica indemoniata. Un suono, quello di Vaughan, che ha formato schiere di alunni (Eric Sardinas e Kenny Wayne Sheperd su tutti), ma che resta unico, grazie a quella Fender Stratocaster “ taroccata “, montando sul manico corde di dimensioni ben più grandi della norma. Per chi volesse conoscere un po’ più da vicino Vaughan, The Fire Meets The Fury è il disco perfetto ; per coloro che, come il sottoscritto, possiedono già l’intera ( e corposa ) discografia live, questo cd altro non è se non la riprova della grandezza di un mito.

VOTO : 9  



Blackswan, lunedì 10/12/2012

sabato 8 dicembre 2012

COSA FARO’ DA GRANDE (?)



Quando sto in mezzo ai bambini mi sento a mio agio, e non è solo una questione di affinità intellettuali. I bambini mi piacciono perché vivono sempre sopra le righe, in accelerata, con quell’urgenza negli occhi di chi pensa che se non sta attento potrebbe perdersi qualcosa di molto fico. Ai bambini parlo volentieri, soprattutto perché se gli stai sul cazzo te lo fanno capire subito. Non conoscono l’ipocrisia e sono diretti : non hanno posizioni da difendere, carriere da alimentare, conti in banca da implementare, belle gnocche o fotomodelli su cui far colpo, trame sociali da tessere con smaliziata perizia. Se fai loro una domanda rispondono sempre, se te la fanno loro, pretendono una risposta. Niente retorica, niente giri di parole, nessun escamotage lessicale, nemmeno un piccola digressione fuorviante. Quando servo ai tavoli dell’Orablùbar come volontario, spesso mi diverto a far due chiacchiere con schiere di giovanissimi avventori. Perchè stare in mezzo ai bambini, soprattutto dopo una giornata passata a combattere con il mondo, può essere anche molto tonificante, se solo riesci a far finta che quel dolore acuto con il quale stai condividendo la tua testa da metà mattina, non è altro che una risibile impressione. “A che squadra tieni ? Qual è il tuo giocatore preferito ? Quante bambole hai ? Ce l’hai la casa della Barbie ? " E soprattutto, la madre di tutte le domande, quella da un milione di dollari : "Cosa vuoi fare da grande ?" Immagino che chiunque di noi, durante la propria infanzia, si sia sentito fare questa domanda almeno un centinaio di volte, e le risposte erano più o meno le seguenti : l’esploratore, il soldato, l’aviatore, il palombaro, lo scienziato, il pittore, lo scrittore, il cuoco, la maestra, e chi più ne ha più ne metta. Se soltanto un decimo dei propositi della nostra generazione si fosse realizzato, questo mondo sarebbe di gran lunga migliore di quello che in realtà è. Invece, la risposta che alla domanda danno i bambini di oggi, è esattamente lo specchio di quanto si sia involuta la società, oltre che  la prova provata che quello in cui viviamo è un mondo di merda. "Cosa vuoi fare da grande ? " chiedo a un gruppo di bimbetti seduti al tavolo in attesa della loro pizza. Gli si accende lo sguardo, sorridono, e trafelati si alzano in piedi, con il braccio teso, come quando a scuola vuoi rispondere per primo, perché ti è capitata la botta di culo di conoscere la risposta alla domanda della maestra : Il calciatore ! La velina ! Il presentatore televisivo ! Il pilota di formula 1 ! Il tronista ! Il modello di Abercrombie ! il trainer motivazionale ! ……….Il trainer motivazionale ????  Ma che cazzo è un trainer motivazionale ??? 
Se queste sono le apettative di vita dei nostri figli, è indubbio che qualche dannetto ( scuola e televisione correi ) lo abbiamo fatto anche noi. E’ difficile spiegare altrimenti come sia stato possibile creare una generazione con aspirazioni di cosi basso profilo. E come se di quella pizza che mi stavo accingendo a servire al tavolo, tutti avessero voluto mangiare solo la crosta. E la mozzarella ? Il pomodoro ? Il prosciutto ? I carciofini ? Come abbiamo potuto far credere ai nostri bambini che la parte migliore della pizza sia il bordo ? Evidentemente, qualcosa non è andata come speravamo. 





Quando io avevo dieci anni ero convintissimo che avrei fatto l’archeologo. Mi ricordo che i miei genitori mi avevano regalato Civiltà Sepolte di Ceram e, dopo averlo letto, mi era preso il trip, mai peraltro esauritosi davvero, di conoscere usi e costumi dei popoli antichi. Mi piaceva il profumo della storia, mi eccitava l’idea di poter decifrare il significato di lingue morte, mi accendevo di passione nel leggere le possibili ricostruzioni ( e le conseguenti querelle accademiche ) di fatti lontanissimi da noi e per questo ammantati di un’aura di seducente mistero. Leggevo, scendevo in giardino armato di pila e badile, e mi mettevo all’opera : scavavo buche gigantesche, alla ricerca di non si sa bene cosa, ed esploravo, strizza al culo, gli immensi sotterranei del condominio ( mi perdevo regolarmente, mia madre mi veniva a cercare e quando mi trovava mi riempiva di mazzate ). Non ero un bambino diverso da altri della mia età e non ero un genio. Ma ai tempi funzionava così : il punto di riferimento nella vita della gente era la cultura.Conoscere, creare e trasmettere passioni erano aspirazioni collettive, condivise anche da coloro che appartenevano a ceti sociali più disagiati. Lo scopo era permettere al proprio figlio di studiare perchè diventasse qualcuno, perché sapesse e non si perdesse nei meandri contorti e spietati che costellano il cammino della vita. La storia recente del nostro paese ci regala invece storie tristissime di genitori che spronano le proprie figlie a prostituirsi e i propri figli a umiliarsi pur di raggiungere l’agognato successo rappresentato dagli status symbol, primi fra tutti il denaro e la visibilità televisiva. Oggi, è doloroso ammetterlo, leggere un libro, visitare una mostra d’arte, guardare un film impegnato, sono attività neglette. La gente ti scruta in tralice, scuote il capo e ti considera uno scemo o, nel migliore dei casi, un extraterrestre, uno che non ha capito bene come si fa a vivere ( come ? Non sei su Facebook ??? Ma così non conosci nessuno ! ). Insomma, ha vinto la realtà di Canale 5, il buon senso da autobus, l’idea che la vita sia un eterno reality ( fateci attenzione : la gente posa continuamente ) e che se non fai almeno una comparsata in televisione non sei nessuno.

Ovviamente, io non sono diventato l’archeologo che avrei voluto essere. Anzi, al contrario, faccio un lavoro mediocre, con uno stipendio mediocre, e vivo quotidianamente circondato dall’argent de poche dell’umanità. Tiro la carretta, insomma. Nell’attesa che succeda qualcosa, che ne so, un fulmine a ciel sereno o uno tsunami esistenziale, io vivo così, fluttuando in un limbo di aspirazioni, in attesa di capire cosa farò da grande. Già, cosa farò da grande ? Un paio di idee le avrei. Vorrei scrivere un libro e imparare a suonare la chitarra elettrica, diventare scrittore e magari incidere un disco. Anche perché non mi vedo un granchè bene come modello di Abercrombie (a dire il vero, non avrei un futuro come modello nemmeno nel mondo dei cetacei). Tuttavia,come il bambino che ero un tempo, riesco ancora a fare sogni extralusso e penso che le occasioni per trovare la mia strada non siano esaurite. Mentre rifletto su quello che sarà il mio futuro, attendendo miglior fortuna, impiego il tempo ascoltando musica. Tanta. In fin dei conti, c’è di peggio nella vita. Potevo finire nelle mani di un trainer motivazionale.

Blackswan, sabato 08/12/2012