lunedì 6 gennaio 2025

Polly - Nirvana (Geffen, 1991)

 


Una canzone dura, traboccante di dolore, la cui estetica scarna e sofferta colpisce come un punteruolo il centro preciso dell’anima.  Una canzone tanto intensa, che Bob Dylan, dopo averla ascoltata, esclamò a proposito di Kurt Cobain: “Quel ragazzo ha cuore!”. Polly, poi, commosse alle lacrime anche Bruce Pavitt, co-proprietario della Sub Pop Records (all'epoca l'etichetta dei Nirvana), che dopo averla ascoltata dal vivo disse: "È totalmente rabbiosa e ipnotica. Ti fa entrare in trance. È una delle cose che rende i concerti dei Nirvana incredibili”.  

D’altra parte, è impossibile non emozionarsi profondamente per questa canzone che racconta del vero rapimento e dello stupro di una ragazzina di quattordici anni.

Nel 1987, questa giovane donna, il cui nome non fu mai reso pubblico dagli inquirenti e dalla stampa, stava tornando da un concerto visto a Tacoma, nello stato di Washington, quando fu rapita da un uomo di nome Gerald Friend. L’uomo la condusse nella sua casa mobile, dove la violentò ripetutamente mentre era legata a una carrucola sospesa al soffitto, torturandola con una frusta, un rasoio e una fiamma ossidrica. Fortuna volle che, quando Friend la portò in auto a fare un giro, con l’intento probabile di ucciderla ed occultarne il corpo, la ragazza riuscì a liberarsi e scappare. Successivamente, il violentatore, che aveva già dei precedenti penali per un reato simile commesso nel 1960, fu individuato, arrestato e condannato a settantacinque anni di reclusione.  

La versione di Polly che conosciamo, e che finì su Nevermind, fu registrata a Madison, in Wisconsin, nello studio di proprietà del produttore, Butch Vig. Queste sessioni di registrazione ebbero luogo nell'aprile del 1990, ma solo Polly fu inclusa nella sua interezza nell’album, mentre gli altri brani furono completati successivamente ai Sound City Studios di Van Nuys, California, nell'aprile 1991.

Il batterista che suona nel brano non è Dave Grohl, ma Chad Channing, che aveva militato con la band dal 1988 al 1990. Channing fu messo a suonare in una specie di sgabuzzino, un deposito degli strumenti che venivano utilizzati durante le registrazioni, e gli venne chiesto di essere il più scarno possibile, di non dare ritmo ma semplicemente di porre degli accenti nei punti in cui gli veniva chiesto, in modo da consentire alla tensione emotiva di prendere forma attraverso la voce di Cobain.  

C'è un punto nella canzone in cui Cobain canta solo "Polly said..." prima di fare una pausa e ricominciare da capo. Questo passaggio non fu voluto, si trattò di un errore del cantante, che tuttavia piacque alla band e al team di registrazione, che decisero di non ritoccarlo. Polly è anche il classico esempio di come Cobain amasse scrivere attraverso il punto di vista di un’altra persona, e anche se i suoi testi sembrano sempre molto personali, il cantante spesso si immedesimava in altri, perché riteneva che la sua vita fosse molto noiosa e non interessasse a nessuno.

L’anno dopo la pubblicazione di Polly, un’altra giovane ragazza fu stuprata da due degenerati, che accompagnarono la violenza alle note della canzone. Questo episodio colpì profondamente sia Cobain che il resto della band, che, da quel momento in avanti, suonarono in alcuni spettacoli di beneficenza per aiutare le vittime di stupro, incluso il concerto "Rock Against Rape" del 1993, che raccolse fondi per un'organizzazione di autodifesa femminile.

 


 

 

Blackswan, lunedì 06/01/2025

venerdì 3 gennaio 2025

Tears For Fears - Songs For A Nervous Planet (Concord Records, 2024)

 


Tanta nostalgia, ovviamente, ma non solo. Anche molta curiosità. Ascoltare questo live dei Tears For Fears è decisamente un bel balzo indietro nel tempo, ma è anche un modo per riascoltarli dal vivo su supporto dopo quasi vent’anni (l’ultima prova live, uscita in dvd, Secret World, risale al 2005) e un modo per capire lo stato di forma di una band che si è ritrovata, dopo uno iato lunghissimo, pubblicando un disco meraviglioso come The Tipping Point (2022).

Non solo. Songs For A Nervous Planet contiene anche quattro inediti che permettono di saggiare il livello d’ispirazione del duo, che ha ritrovato le giuste motivazioni e, soprattutto, la voglia di stare insieme senza scannarsi. Ad aprire le danze ci sono proprio le nuove canzoni, la prima delle quali, "Say Goodbye To Mum And Dad" è un gradino sotto, per qualità, al materiale contenuto in The Tipping Point: una brano leggerissimo, solare, la cui melodia, però, risulta un po’ troppo banalotta. Molto meglio "The Girl That I Called Home", il cui inizio fa pensare a "San Jacinto" di Peter Gabriel, e che è attraversata da un vellutato languore nostalgico, in linea con le migliori melodie create dal duo. Buona anche "Emily Said", scintillante bigiotteria beatlesiana, apprezzabile per i lussureggianti arrangiamenti, e cartina di tornasole su quella che è da sempre una delle principali fonti d’ispirazione dei Tears For Fears. Chiude il filotto di brani originali "Astronaut", una ballata delicata e lineare, che conquista per la dolce melodia, pur senza stupire più di tanto.  

Da questo momento in poi inizia il live (tra l’altro il primo live ufficiale del gruppo pubblicato su cd e vinile), tratto da uno spettacolo tenutosi nel luglio 2023 a Franklin, nel Tennessee. Il primo disco ci sono ben quattro canzoni tratte da The Tipping Point ("No Small Thing", "Tipping Point", "Break The Man", "Long Long Time"), intervallate dalla leggerezza melodica di "Secret World" (tratta dal penultimo Everybody Loves An Happy Ending) e da due pezzi da novanta come "Everybody Wants To Rule The World" e "Sowing The Seeds Of Love", la canzone più beatlesiana e politica del duo.

E’ da subito evidente il ritrovato affiatamento tra Orzabal e Smith, la classe e l’eleganza espressiva, il mestiere e la tecnica di una backing band sincronizzata al secondo.

Il secondo disco, se si eccettuano "My Demons" e la struggente "River Of Mercy" (entrambe prese dall’ultimo lavoro in studio), è un vero e proprio best of della band, che inanella un filotto di grandi classici per la gioia dei fan della prima ora. E inevitabilmente una lacrimuccia di nostalgia riga il viso non appena parte "Mad World", fedelissima all’originale, così come la superba "Woman In Chains" (con Lauren Evans alla voce).

Altri brani, invece, sono arrangiati diversamente: "Suffer The Children" è eseguita per pianoforte e voce, è lenta e struggente, "Badman’s Song", straordinario esempio di come pop e blues possono convivere con risultati eccellenti, è allungata di un paio di minuti rispetto alla versione di "Seeds Of Love", "Change" subisce un maquillage più dance grazie a suoni moderni (ma un po’ tamarri) così come l’immensa "Shout", resa leggermente più cupa rispetto all’originale. In scaletta, anche "Pale Shelter" (sempre palpitante), "Break It Down Again" e "Head Over Heels", qui proposta con la coda "Broken", per un live non solo tecnicamente impeccabile, ma decisamente appassionante per chi ha amato la band fin dal lontano esordio, The Hurting, datato 1983.

Unica pecca del disco, ma è un’opinione del tutto personale, è il lavoro in fase di post produzione che ha quasi del tutto azzerato l’interazione con il pubblico: mancano le urla di gioia, manca il singalong ("Shout" inizia con il ritornello cantato in coro dalla gente, ma bisogna davvero aguzzare l’udito per accorgersene), insomma, manca la festa. Peccato.

Voto: 7,5

Genere: Live, Pop, Rock 




Blackswan, venerdì 03/01/2025

giovedì 2 gennaio 2025

James Patterson - Ricorda Maggie Rose (Tea, 2024)

 


 

Alex Cross è un detective e uno psicologo criminale. E' nero. Ama il suo lavoro e i bambini. Vive a Washington. Jezzie Flanagan è la prima donna a ricoprire la carica di supervisore dei Servizi Segreti. E' bella, distante, misteriosa. Gary Soneji insegna matematica in una scuola esclusiva della capitale. Quando senza motivo apparente, rapisce sotto il naso di due agenti dell'FBI Maggie Rose, la figlia di una famosa stella del cinema, e Michael Goldberg, il figlio del Ministro del Tesoro, molti si stupiscono della sua abilità. Lui no. L'ha già fatto. L'ha già fatto molte volte. Solo Alex e Jezzie hanno gli strumenti per capire qual è lo scopo che muove Soneji.

 

Quello di James Patterson è un nome notissimo agli amanti del thriller americano, avendo lo scrittore originario di Newburgh pubblicato nella sua lunga carriera decine e decine di romanzi (ha venduto complessivamente più di quattrocento milioni di volumi), e creato alcuni personaggi di successo, il più celebre dei quali è Alex Cross. Questo Ricorda Maggie Rose è il primo della serie dedicata al poliziotto-psicologo, e risale al 1993, anno in cui fu pubblicato in Italia per la prima volta sotto l’egida Longanesi. Il romanzo è stato di recente ristampato sull’onda lunga del successo della serie tv Amazon dedicata a Cross, personaggio interpretato dal convincente Aldis Hodge, perfettamente a suo agio nei panni dell’integerrimo profiler.

Il romanzo, inoltre, è noto, perché nel 2001 è stato oggetto di trasposizione cinematografica con il titolo di Nella Morsa Del Ragno, pellicola diretta da Lee Tamahori e interpretata dal grande Morgan Freeman e dalla conturbante Monica Potter. Un film che molti dei nostri lettori avranno senz’altro visto, ma che si discosta, nella sceneggiatura adattata al grande schermo, da quella che è la trama, decisamente più complessa, del romanzo.

L’essenza è, più o meno, la stessa, ma anche avendo visto il film, il romanzo di Patterson riserva più di una sorpresa (uno sviluppo più intricato, nuovi personaggi, un finale diverso). Che Patterson sia un mago del genere è oggi cosa nota, ma lo era anche nel 1993, ai tempi della pubblicazione del romanzo, che gli diede fama internazionale. Se è vero che i ritmi non sono propriamente adrenalinici, e che lo scrittore si prende tempo per esplorare la psiche dei suoi personaggi (come quella complessa e sfaccettata dello spietato Gary Soneji, anima nera dalla doppia personalità) e tratteggiare la nascente storia d’amore tra Cross e la fascinosa Jezzie Flanagan, agente dei servizi segreti in carriera, non mancano, tuttavia, continui colpi di scena, che porteranno l’agente di polizia a risolvere il mistero della scomparsa di Maggie Rose, fino a un redde rationem doloroso e carico di pathos.

La scrittura è di livello superiore a quella che normalmente il genere richiede, i protagonisti hanno spessore psicologico, la musica che contorna la vicenda (tante le citazioni) è di livello, e l’intrigo è di quelli che risucchiano, tanto da arrivare in un fiato alla fine di quattrocento pagine, tutte palpitanti.

 

Blackswan, giovedì 02/01/2025

 

martedì 31 dicembre 2024

I Migliori Dischi del 2024: Le scelte del Killer

 

 


 1 Loren Kramar - Glovemaker

Genere: Pop



2 40 Watt Sun - Little Weight

Genere: Slow Core



3 Jerry Cantrell - I Want Blood

Genere: Grunge, Metal



 

4 Alcest - Les ChantsDe L'Aurore

Genere: Atmospheric  Black Metal



5 The Cure - Songs Of The Lost World

Genere: Goth Rock, Pop

 


 6 The Whispering Sons - The Great Calm

Genere: Post Punk




7 Sivert Hoyem - On An Island

Genere: Songwriter




8 Julie Christmas - Ridiculous And Full Of Blood

Genere: Noise Rock




9 Kingcrow - Hopium

Genere: Prog Metal



10 Michael Kiwanuka - Small Changes

Genere: Soul

 

CI SONO PIACIUTI ANCHE:

 


 

11 Nada Surf - Moon Mirror

Genere: Pop, Rock

 


 


12 Paul Weller - 66

Genere: Pop, Rock, Soul




13 RosGos - No Place

Genere: Songwriter, Post Punk




14 Starsailor - Where The Wild Things Grow

Genere: Brit Pop, Rock




15 Fontaine Dc - Romance

Genere: Pop, Rock, Post Punk




16 Pet Shop Boys - Nonetheless

Genere: Synth Pop 




17 Human Impact - Gone Dark

Genere: Noise Rock, Post Punk




18 Gary Clark Jr - JPEG Raw

Genere: Blues, Rock, Soul, Jazz




19 Dool - The Shape Of Fluidity

Genere: Goth Rock




20 Kula Shaker - Natural Magick

Genere: Brit Pop, Rock



FILM DEL 2024



Civil War diretto da Alex Garland

 

SERIE TV 2024

 


 

Hanno Ucciso L'Uomo Ragno diretto da Sydney Sibilia


LIBRO DELL'ANNO



Due - Enrico Brizzi



Blackswan, martedì 31/12/2024

lunedì 30 dicembre 2024

Fans Of The Dark - Video (Frontiers, 2024)

 


Gli svedesi Fans Of The Dark sono in circolazione solo da quattro anni, essendo nati nel 2020 da un’idea del batterista Freddie Allen e dell’amico e cantante Alex Falk, ma hanno al loro attivo già tre album, ultimo dei quali è questo Video. Loro sono una band un po’ cazzara, lo dico in accezione totalmente positiva, che ha come obiettivo principale divertirsi e divertire e, soprattutto, omaggiare quelle sonorità anni ’80 strettamente legate all’hard rock melodico e all’Aor.

Eppure, il disco, leggero e divertente, nasconde riflessioni importanti. Il concept che sta alla base di questo nuovo lavoro, il cui titolo è decisamente esplicativo, è, infatti, quello di gettare uno sguardo nostalgico indietro nel tempo, all’epoca in cui esistevano i negozi di noleggio video, una sorta di centro di aggregazione (un po’ come i negozi di dischi), in cui passavi del tempo per scegliere un film da guardare, da solo o in compagnia.

Un mondo lontanissimo da quello odierno piagato dal deficit dell’attenzione, dal “tutto e subito” delle piattaforme streaming, un luogo di scelte ponderate, di riflessioni, in cui la lentezza, valore oggi completamente perso, regnava sovrana. Uscire di casa, entrare nel negozio, scegliere, guardare, restituire. Il tempo che magicamente si dilata, una vita che è più vita, che è confronto, conoscenza, condivisione. Un mondo in cui, e torniamo alla musica, i dischi si compravano, con oculatezza, e si ascoltavano, dall’inizio alla fine, perché l’arte, oltre che un prezzo, aveva anche un valore, e si teneva ben lontana da quello squallido fast food in cui si è trasformata con l’avvento di Spotify e minchiate assortite.

Un tema decisamente importante, declinato però con la leggerezza che si conviene a queste dieci canzoni pimpanti, ruffiane, dall’alto tasso melodico e radiofonico, che non si limitano a ispirarsi agli anni ’80, ma ne emulano semmai il suono e l’inclinazione easy listening, con rispetto e consapevolezza. Un disco, quindi, anacronistico e nostalgico, che guarda a un mondo che non esiste più, ma che può essere riportato alla luce grazie al potere lenitivo della musica. Pertanto, nessuna sorpresa e tanti deja vù, per un risultato finale che convince grazie alla scorrevolezza della scaletta e ai numerosi ganci melodici che conquistano fin dal primo ascolto.

Parte il riff di "Meet Me On the Corner" e la macchina del tempo riporta l’ascoltatore indietro di quarant’anni e, quando inizia il ritornello, l’hook conquista i padiglioni auricolari in un nano secondo. "Let’s Go To Rent a Video", il brano che esplicita il concept del disco, possiede un godurioso interplay fra chitarre e tastiere, e regala un altro ritornello da far girare la testa agli amanti dell’arena rock in stile Def Leppard.

Tutto è risaputo, certo, ma tutto funziona benissimo: il tiro adrenalinico di "The Neon Phantom", gli intrecci di chitarra che scartavetrano l’hard rock ruffiano di "Christine", la botta energetica di "The Wall", l’Aor di "Find Your Love", che evoca il nobile pedigree dei Journey, e il passo lento ed emotivamente coinvolgente di "Tomorrow Is Another Day".

Video è un disco di puro revival, né più né meno, ma è attraversato da quella passione che rende vitali anche suoni radicati in un tempo lontano. Il risultato è un album divertentissimo, che si gode al meglio alzando al massimo il volume dello stereo, e che è in grado di suscitare più di una lacrima in tutti coloro che di questo genere hanno fatto la propria comfort zone.

Voto: 7

Genere: Aor, Hard Rock Melodico




Blackswan, lunedì 30/12/2024