venerdì 16 dicembre 2011

BON IVER – BON IVER


Ammetto di aver tergiversato non poco prima di prendere la decisione di parlare del nuovo lavoro di Justin Vernon, alias Bon Iver. In primo luogo, perché amo visceralmente questo artista americano e la sua musica deliziosamente retrò, e si sa , bisogna prendere le dovute distanze dall’amore per essere obiettivi. Poi, dovevo ricostruire il percorso di Vernon, assimilare i suoi cambiamenti, comprenderne le nuove esigenze stilische, coglierne i riferimenti. Quando l’allora ventiseienne Justin, si ritirò in beata solitudine in un capanno nel mezzo delle montagne del Wisconsin per lenire le pene di una relazione amorosa finita, partorì un gioiello di dolente e fragile bellezza che diede l’abbrivio all’esplosione di una nuova ondata folk. “ For Emma, Forever Ago “, nonostante fosse una sorta di soliloquio intimista, ebbe, suo malgrado, un riverbero mediatico inaudito e collocò Bon Iver fra le new sensations di fine millennio. Il seguito, l ‘ Ep “ Blood Bank “ si muoveva più o meno sulle stesse coordinate, regalandoci, senza altro stupore, un pugno di canzoni di buon livello. Attendevo, quindi, questo terzo lavoro, temendo da un lato che la ripetizione del clichè potesse mortificare il ricordo di quell’eccelso esordio, e auspicando dall’altro che Justin riuscisse di nuovo a materializzare in note quella mirabile sintesi creativa che l’aveva trasformato nel malinconico cantore delle sue ( nostre ) solitudini. Nessuno avrebbe mai immaginato invece un così decisivo cambio di rotta, tanto meno io. “ Bon Iver “ non è il seguito di niente, semplicemente è un nuovo inizio, la partenza per un viaggio di cui, a questo punto, è impossibile tracciare le coordinate e immaginare l’approdo. La scarna essenzialità degli arrangiamenti che avevano contraddistinto “ For Emma…” ha lasciato il posto ad abbaglianti cromatismi orchestrali, la stasi emotiva del monologo interiore è evaporata in un trompe l’oeil in cui la voce sola assume le sembianze di una corale sinfonica. Il folk ora è solo un’illusione, affiora talvolta nel caleidoscopio di suoni per ricordarci l’infanzia di una musica ormai cresciuta, adulta ( i tre minuti sublimi di “ Towers “ rappresentano proprio la consapevolezza della maturità  artistica) . In queste dieci canzoni, semmai, si respirano la tensione elettroacustica del miglior Gabriel ( la conclusiva “ Beth/ Rest “ non avrebbe sfigurato in “ Us “ ), il pop epico di certi Arcade Fire ( “ Calgary “ ) e gli eterei minimalismi degli ultimi Talk Talk ( “ Michicant “ ).Un disco dai contorni indefiniti, dove le meraviglie si svelano all’improvviso, ti aspettano dietro l’angolo e ti sorprendono, senza soluzione di continuità, in un’estasi che si riproduce, nuova e cangiante, ascolto dopo ascolto. Quando qualche secondo di silenzio svela l’iniziale “ Perth “ si comprende che è facile perdersi in questo viaggio senza altra meta che non sia l'avventura : la solennità quasi militaresca di una parata celebrativa si avviluppa all’esplosione di colori di un’alba che ci innonda di sole.E ti chiedi se è vero, se è possibile scrivere ancora canzoni così. Canzoni da sindrome di Stendhal in chiave rock. Semplicemente, straordinariamente belle.

 

E aggiungo anche questa ( " Flume " da " For Emma, Forever Ago " ), perchè oggi ho bisogno di perdermi in un pò di sana malinconia.





VOTO : 9

Blackswan, venerdì 16/12/2011

9 commenti:

Silvano Bottaro ha detto...

Con i Beirut sono al primo posto della mia classifica personale. Bon Iver si dimostra uno degli autori più ispirati, sensibili e maturi degli ultimi anni.

Massi ha detto...

Anche se il pezzo che hai messo mi piace non conosco questo giovin signore,approfondirò

Ernest ha detto...

andrò ad approfondire

Jay ha detto...

Non lo conoscevo, mi piace!

Elle ha detto...

Anche Perth è un gioiello del Wisconsin? No perché io mi sono immaginata in quelle montagne, dove sicuramente c'è un lago (ah sì, forse ho copiato dalla copertina) e mi sono rilassata. All'inizio c'era la neve, poi i prati in fiore e le volpi si rincorrevano.. :)
Ora apparecchio per la playlist di questa sera, grazie ;)
Buona malinconia.

face ha detto...

bravo non lo conoscevo,si nel suo folk cè anche un qualcosa di etereo mi piace:)

Marco Goi (Cannibal Kid) ha detto...

grande Bon (non Simon Le)
il suo nuovo disco mi è piaciuto anche più del primo, visto che non sono appassionatissimo di folk e con questo album invece è riuscito ad andare davvero ben oltre i confini del genere

Blackswan ha detto...

@ Novalis : ricordo la tua classifica e credo che la mia sarà molto in linea, con Bon Iver fra le prime piazze.

@ Massi : non sarà tempo sprecato,amico mio.:)

@ Jay : i due dischi di Bon Iver sono ricchi di suggestioni.Se ti sono piaciuti questi due brani,ti piacerà anche il resto.

@ Elle : For emma è stato un unicum nato in solitudine quasi per caso.Il nuovo disco è stato registrato in modo più canonico.Ho spesso anche io le stesse visioni quando ascolto Bon :)

@ Face : e credo che questa sia proprio la caratteristica che gli ha permesso di rilanciare un genere.

@ Marco: due dischi molto diversi,non c'è dubbio.A me piacciono entrambi tantissimo.Questo probabilmente ha una marcia in più perchè vernon è risucito a universalizzare l'afflato intimista del primo.

pOpale ha detto...

Uno dei dischi che ho preferito quest'anno