sabato 11 maggio 2013

DAWES – STORIES DON’T END



Per poter gestire e dare un minimo di credibilità a un blog prevalentemente musicale come questo, cerco di ascoltare di tutto, a prescindere dai miei gusti. E soprattutto, cerco di essere obiettivo, raccontando la musica, magari con trasporto, ma evitando, nei limiti del possibile, di schierarmi e sposare aprioristicamente delle tesi. Non è certo facile, e infatti, a volte ci riesco, altre un po’ meno. Capirete dunque il casino quando finisce nel lettore un cd come questo dei Dawes, che si adatta alla perfezione al mio sentire musicale (almeno quella parte che non prevede la presenza di una chitarra elettrica arrabbiata) e che mi piace così tanto da non riuscire a smettere di ascoltarlo nemmeno quando dormo. Loro, i Dawes, nascono nel 2009 a Los Angeles (il particolare non è irrilevante) e vengono scoperti e lanciati nello show biz dal cantante e produttore Jonathan Wilson (altro particolare non irrilevante). Se a leggere le brevi indicazioni testè riportate vi sono venuti subito in mente sia Laurel Canyon che Gentle Spirit (splendido disco di Wilson del 2011) probabilmente avrete già capito di che genere di musica stiamo parlando. Stories Don’t End è infatti un disco di west coast, inciso fuori tempo massimo. Aggiornato, modernizzato quanto volete, ma sempre di west coast si tratta. Probabilmente, ai più scafati tra voi, basterebbe anche un ascolto distratto per cogliere nelle canzoni dei Dawes echi di quei gloriosi anni ’70 : CSN&Y, Jackson Browne, Eagles, James Taylor e Graham Parsons. Eppure questi quattro ragazzi (Taylor Goldsmith alla voce e alla chitarra, suo fratello Griffin alla batteria, Wylie Weber al basso e Alex Casnoff alla chitarra ) non sono degli scialbi replicanti. Al terzo disco in studio, possono permettersi le citazioni perché hanno un sound ben riconoscibile e strutturato, si muovono su un percorso conosciuto, ma evitano la main street, preferendo invece un itinerario personalizzato, meno agevole, certo, ma proprio per questo lontano dai più scontati luoghi comuni. Come dicevo, le dodici canzoni di Stories Don’t End raccontano l’epica della west coast, quegli anni fantastici in cui Crosby, Stills e Nash passavano le serate a casa di Joni Mitchell a tracciare le coordinate di un nuovo suono. Tuttavia, i Dawes stupiscono sia per la padronanza degli arrangiamenti, in perfetto equilibrio fra suono vintage e alternative moderno, sia per il gusto nel cesellare melodie, in cui la tradizione del country rock americano è ripulita dalla polvere e declinata con morbidi accenti pop soul (merito soprattutto della voce in-cre-di-bi-le di Taylor Goldsmith). Vorrei poter trovare un difetto alla scaletta del disco, evidenziare qualcosa di cui parlar male, vestire il ruolo del critico che bacchettando acquisisce autorevolezza. Ma è davvero impossibile trovare un solo passaggio a vuoto in un disco così perfettamente riuscito, così ben suonato, equilibrato e omogeneo in tutte le sue parti, da poter essere definito già un piccolo classico di questa seconda decade del nuovo millennio (merito soprattutto di un approccio in cui prevale l’understatment, il basso profilo di chi non deve dimostrare più nulla a nessuno). Sono talmente belle queste canzoni, che tutte meriterebbero lo spazio di un piccolo racconto. Eppure basterebbe citare la delicata malinconia di Something In Common, la sorellina minore di Desperado degli Eagles, il pop obliquo e caracollante di Just Beneath The Surface, che suona come se gli Arcade Fire mettessero mano a un pezzo di Jackson Browne, i cromatismi leggiadri di From A Window Seat, che non avrebbe sfigurato fra Guinnevere e You Don’t Have To Cry nel primo album dei CS&N, il mid tempo rock dell’esuberante Most People e il minimalismo soul della superlativa Just My Luck, per rendersi conto di quante sorprese si celino nei solchi di Stories Don’t End. Un disco che in assoluto meriterebbe 8 e relativamente ai miei gusti particolari un 10 tondo tondo. Se faccio la media, spero che nessuno ci resti male.

VOTO : 9




Blackswan, sabato 11/05/2013

19 commenti:

Femmina Gaudente ha detto...

Appena preso ;-)

Blackswan ha detto...

FG : hai fatto un ottimo affare :)

monty ha detto...

Allora tocca ascoltarlo!

Lucien ha detto...

Spero di avere un bella sorpresa come con i Mastersons: uno dei dischi più ascoltati sulla teiera nell'ultimo inverno.

Blackswan ha detto...

@ Monty : secondo me, merita.Sperando che i nostri gusti siano affini anche questa volta.

@ Lucien : Il fatto che tu abbia apprezzato il disco dei The Mastersons è il fiore all'occhiello di questo blog.Giuro,non scherzo,mi ha fatto un piacere immenso.
Credo sinceramente che anche questo rientrerà fra i tuoi preferiti del 2013.

Badit ha detto...

Fantastico mi piace molto!

cristiana2011 ha detto...

Scusa Black, solo per dirti che ho dovuto traslocare.
Nuovo URL http://pincocri.blogspot.com

Mi farebbe piacere se ne prendessi nota.Grazie.
Cristiana

The Mist ha detto...

A prescindere che, a parte qualche cantautore italiano e qualche rarissima eccezione, io ho sempre affermato che non esiste più musica, dopo gli anni novanta (si, mi rendo conto di essere leggermente eccessiva, ma sono fatta così) qualcosa nell'incipit del pezzo che hai linkato, ed anche in seguito, mi ricorda tanto la chitarra di Mark Knopfler.

Niente da dire, il brano è molto buono e ben eseguito, ma mi suona di già sentito. E se devo acquistare qualcosa di già sentito, allora preferisco rivolgere la mia attenzione ai vecchi mostri sacri del rock, piuttosto che a giovani che ricalcano vecchie orme. Credo proprio che non sarà nella mia wish list :)

Blackswan ha detto...

@ Badit : Bella lì ! :)

@ Cri : segnato ! Passo sicuro a followerizzarmi :)

@ Mist : bella randellata ! Però se vale questo principio, la musica popolare finisce nel 1938 con la morte di Robert Johnson.Il resto è tutta una scopiazzatura.

The Mist ha detto...

Accidenti, Cigno Nero, non volevo mica randellarti, anche se oggi mi hanno già dato dell'acida in diversi :P

E' che boh... ammetto di essermi limitata solo a quel singolo pezzo che hai linkato, quindi il mio parere è forzatamente superficiale, è buono, indubbiamente buono, ma non mi fa "vibrare". Non so come dirlo, meglio di così. Del resto ho appena bocciato pure il concerto che gli Iron terranno a giugno a Milano. Probabile che oggi sia io poco disponibile, inoltre è un discorso così lungo, da fare qua :)

Blackswan ha detto...

@ Mist : :) ho dimenticato di mettere il sorriso al mio precedente commento. Tu sei disponibilissima e simpaticissima e per niente acida. Ci stanno le tue critiche e mi fanno piacere.Se no, sai che palle,se tutti la pensassimo nello stesso modo. Io penso che la musica,non è certo una mia scoperta, si divida fra buona musica e cattiva musica. Questo è l'unico metro di giudizio che utilizzo. I gusti possono essere diversi, e questa è la meraviglia del mondo. Pazienza per i Dawes. La prossima volta troverò qualcosa che ti piacerà di più. Besos :)))

Blackswan ha detto...

@ Mist : PS : a me gli Iron Maiden, fatta eccezione per i primi due dischi,fanno abbastamza cagare :))

giacy.nta ha detto...

Non era semplice far rivivere un certo sound; sembra che ci siano riusciti!:)
Ciao!

Euterpe ha detto...

Davvero bello il brano, mi sa che scaricherò l'album.
Sugli Iron però secondo me sono belli anche i dischi dopo il secondo...per lo meno fino a seventh son of a seventh son

Blackswan ha detto...

@ Giacy.nta : direi proprio di si :)

@ Euterpe : Conoscendo ormai un pò i tuoi gusti, sono convinto che il disco ti piacerà moltissimo. Sugli Iron non ne faccio una questione di intrinseco valore, ma solo di gusti personali.:)

nella ha detto...

I tuoi consigli sono sempre ben accetti caro Black, anche perchè , come hai fatto notare , oltrechè ascoltando di tutto un po' riesci a liberati spesso dei tuoi gusti personali e preferenze, cose che spesso a me manca .
O almno non riesco a non far trapelare le mie più o meno simpatie o antipatie...
Bacio e felice domenica!

Irriverent Escapade ha detto...

Non è certo il tipo di sound che mi trascina. Posso capire il tuo voto alto e so che non ti offendi se non lo condivido (darei un 7 pieno..) ;-)

Blackswan ha detto...

@ Nella : ci provo ma non sempre ci riesco. Un abbraccio :)

@ Irriverent : ahimè, so che i miei gusti filoamericani sono poco condivisi. Ma questa è ottima musica e va premiata.

Adriano Maini ha detto...

Oh, yeah, you are right! :)))
Ah, quel periodo della West Coast, non solo per la musica... ma difficilmente, mi pare, letteratura noir e musica in quegli anni si sono incrociate...