mercoledì 5 giugno 2013

VAMPIRE WEEKEND -– MODERN VAMPIRE OF THE CITY


Ho sempre pensato che nel panorama pop odierno, prevalentemente asfittico e poco credibile sotto il profilo della sincerità, i Vampire Weekend, insieme a pochissimi altri gruppi (mi vengono in mente, per citarne uno, gli MGMT), rappresentassero non solo un salvacondotto per accompagnare le nostre orecchie attraverso i perigliosi territori della paccottiglia, ma soprattutto un barlume di speranza per un futuro musicale foriero di qualche bella soddisfazione. Due dischi all’'attivo, l’'omonimo album d’esordio del 2008 e Contra del 2010, nei quali, con scanzonata leggerezza, la band newyorkese rileggeva la favola africana raccontata dal Paul Simon in quell'album epocale che porta il nome di Graceland. Non una ripetizione pedissequa di quel suono, intendiamoci, semmai una sorta di bigino creativo, in cui l’'epica del disco, così lontano nel tempo da questi quattro ventenni, veniva ridimensionata a uso e consumo di un indie pop minimalista e ad alto tasso melodico. La favola, insomma, veniva trasformata in filastrocca e il grande cuore sudafricano era evocato soprattutto nelle ritmiche sincopate di cui quelle canzoni abbondavano. Derivativi, semplicissimi e talvolta anche ingenui, ma proprio per questo due dischi con le bollicine, frizzanti senza essere invasivi, zuccherini ma per niente dolciastri. Oggi, i Vampire Weekend sono diventati grandi, e questo nuovo lavoro denota una caratura compositiva più complessa e per certi versi più consapevole. Modern Vampire Of The City ci parla di un gruppo in evoluzione, che ha scelto di intraprendere una strada diversa, provando a cambiare stile e riferimenti. Tanta musica classica (nell'iniziale Obvious Bicycle e nella conclusiva Young Lion l'influenza dei nuovi ascolti si sente davvero molto) e soprattutto il John Lennon post Beatles sono, nelle dichiarazioni dei quattro newyorchesi, i punti di partenza per un suono che risulta maggiormente strutturato e sofisticato. Ed è probabilmente questo il limite di un disco che non riesce mai a decollare completamente a causa della, talvolta, stucchevole artificiosità degli arrangiamenti. Se da un lato, infatti, i Vampire Weekend non hanno certo perso la capacità di azzeccare melodie leggiadre (l'ottima Step) o di accellerare il passo con brillanti intuizioni molto fashion (la ritmica caciarona, il synth pompato e il gusto retrò per gli anni '50 del singolo Diane Young), dall'altro vengono meno quell'immediatezza e quel brio che avevano caratterizzato i lavori precedenti. Come se la forma insomma avesse assorbito gran parte della sostanza in un esercizio di stile fine a sè stesso. Un passo falso, dunque ? Diciamo solo mezzo : i ragazzi sono giovani e talentuosi, possiedono indubbie doti creative e il loro desiderio di cambiamento è di per sè già un fatto positivo. Commettere qualche errore, insomma, è lo scotto che si deve pagare necessariamente al tentativo di dar vita a un nuovo corso musicale. Quindi, opto per la sufficienza piena, rimandandoli al prossimo disco per il definitivo giudizio d'appello.

VOTO : 6 +




Blackswan, mercoledì 05/06/2013

6 commenti:

mr.Hyde ha detto...

Condivido il tuo giudizio: aspettiamo qualche altro lavoro.
Magari con una minore dose di manierismo..

The Mist ha detto...

Uhm. Tutto sommato non mi dispiace questo esercizio di stile.

Non so, da profana, mi danno un senso di piacevole impalpabilità :)

Non è il mio genere, in ogni caso.

Lucien ha detto...

"stucchevole" è un aggettivo azzeccato, insieme al sostantivo di Mr Hyde: "manierismo".
A me non piacevano prima e neanche adesso: il loro sound per me è lontano da tutto ciò che mi fa esaltare in musica.

Marco Goi ha detto...

anche a me sono piaciuti nettamente di più i primi due dischi.
però un voto troppo striminzito, visto che qualche ottima canzone dentro comunque la si trova...

Blackswan ha detto...

@ Mr Hyde : Sono convinto che il prossimo disco sarà più easy :)

@ Mist : piacevole impalpabilità mi sembra un'ottima definizione :)

@ Lucien : i primi due dischi li trovati ottimi, freschi, divertenti, leggeri. Su questo, come hai letto, ho espresso molte riserve.

@ Marco :Il + infatti è proprio in virtù delle buone canzoni contenute nel disco :)

Adriano Maini ha detto...

Non li conoscevo, ma li ho trovati quantomeno interessanti.