venerdì 4 ottobre 2013

ARCTIC MONKEYS – AM



Sette anni, cinque dischi, una carriera a cento all’ora, tra scimmie artiche, progetti paralleli (The Last Shadow Puppets), colonne sonore e collaborazioni assortite. Sempre sul pezzo, insomma, e nonostante ciò non invecchiare mai, non accusare la classica stanchezza di chi arriva in alto e ha la pancia piena. Questa è la vita di Alex Turner, ex enfante prodige del pop chitarristico made in England, oggi affermato autore capace di adattarsi alle mode e resistere al logorio del tempo con l’atteggiamento un pò cialtronesco e molto cool di chi la sa lunga a dispetto della giovane età. Così AM suona esattamente a immagine e somiglianza del nocchiere della nave, leader indiscusso di un gruppo che solo nel 2006 sembrava potesse cambiare il mondo e oggi, a questo mondo che schizza alla velocità della luce lontano da ogni punto fermo, si è invece camaleonticamente adattato. Con furbizia, è inevitabile, ma anche in virtù di un’intelligenza artistica fuori dal comune. Così, la nuova fatica partorita dalla fantasia  di Alex, sembra anni luce lontana dall’esordio di Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not , eppure nel contempo suona ancora come un disco connotato in modo indelebile dal marchio di fabbrica Arctic Monkey. Insomma la confezione cambia, il packaging si fa più esclusivo, ma la qualità del prodotto rimane inalterata. Certo, quell’urgenza quasi punk, che ci faceva zompare come indemoniati mentre pulsava rapida I Bet You Look Good On The Dancefloor è forse perduta per sempre, anche se qui e là torna a fare capolino per non costringerci a versare troppe lacrimucce di nostalgia (R U Mine).  Le canzoni di AM denotano invece un’architettura sonora più riflessiva, che continua a mantenere un appeal giovanilistico e modaiolo, ma che si fa al contempo più variegata, a tratti anche elusiva, ricca di citazioni (Arabella va a pescare charleston e riff da War Pigs dei Black Sabbath) e con sfiziosi ammiccamenti a certa musica nera, hip – hop e soul in primis. Forse i fans della prima ora, memori del notevole passo falso di Suck It  And See (2011), troveranno più di una ragione per considerare AM l’album del tradimento definitivo. Per coloro che invece gettano uno sguardo più distaccato sulle vicende della band di Sheffield , AM è un signor disco, di quelli da tenere in heavy rotation sullo stereo di casa e nella libreria Itunes. Basterebbe un incipit folgorante come Do I Wanna Know? (cazzo, sto consumando la traccia e il ritornello in falsetto non mi fa dormire la notte) a giustificare euforici ascolti e stima imperitura nei confronti del talentuoso Turner. Il resto delle canzoni è (prevalentemente) buono, dannatamente buono. E questo, non me ne vogliano le frange ortodosse della tifoseria, è il punto più alto della discografia degli Arctic Monkeys. Ipse Dixit.

VOTO : 7,5




Blackswan, venerdì 04/10/2013

4 commenti:

gioia ha detto...

Ma quanto mi piace questo pezzo!!???
'Sta maestra, ha tutto da imparare... :))

Badit ha detto...

Molto bello!!!

Marco Goi ha detto...

buon disco, però lontano dall'essere un capolavoro come si dice in giro.
per me alex turner ha fatto di meglio, se non con gli arctic monkeys, con i last shadow puppets e da solista...

Blackswan ha detto...

@ Gioia : Sto pezzo piace un sacco anche a me, maestra :)

@ Badit : :)

@ Marco : Il disco con i The Last Shadow Puppets è davvero notevole. A mio avviso, questo nuovo disco non è certo un capolavoro, ma mi sembra il migliore dell'avventura di Turner con gli AM.