venerdì 6 dicembre 2013

EMINEM - THE MARSHALL MATHERS LP 2

 
Eminem è un grande rapper, su questo non ci piove. Nonostante ciò, difficile mettere in discussione anche questo fatto, sono anni che non azzecca un disco. Oddio, non ha partorito ciofeche inascoltabili, nulla insomma che adombri un passato gloriosissimo, ma solo un filotto di album prescindibili, inutili e molto fiacchi. Le ultime cose buone rilasciate dal rapper di Detroit risalgono infatti al biennio 2002-2003, quando The Eminem Show rastrellava premi a destra e a manca e Lose Yourself vinceva l'Oscar come miglior canzone originale tratta dalla colonna sonora di 8 Miles. Erano anni in cui la forza della giovinezza produceva rabbia sincera e testi al vetriolo, sputati in faccia come fiotti di veleno a tutti coloro che passavano a tiro. Poi, come si diceva, un decennio di alti e bassi, con decisa tendenza al basso, a dir la verità: forse i problemi con la droga o forse l'imborghesimento derivante dal successo, ma il fuoco della passione subì un repentino abbassamento di fiamma. Oggi, quello che torna sulle scene dopo tre anni dal modesto Recovery, è un artista che ha superato la quarantina, che ha una maggiore consapevolezza anche in fase di produzione (è arrivato il santone Rick Rubin a far compagnia a Dr. Dree) e che citando il suo lavoro migliore (The Marshall Mathers Lp) torna finalmente al livello qualitativo degli inizi del nuovo millennio. Non è solo la velocità e la scioltezza nel rappare o l'uso della parola come arma impropria, che da sempre è di un altro pianeta (ascoltate Rap God e capirete). Qui ci sono anche grandi canzoni, il risveglio di un'energia sopita troppo a lungo e quella visione matura che rielabora la rabbia, convogliandola in un contesto musicale di qualità (il crescendo finale di Bad Guy è da brividi, così come la tensione sincopata di Legacy). L'impressione è che Eminem sia tornato a fare quello in cui crede, che abbia smesso di guardare solo alle classifiche e che ora usi un linguaggio espressivo più articolato. Certo, il nostro è un conservatore dell'hip hop, non inventa nulla, anzi evita redditizi barocchismi cool alla Kayne West e più che guardare al pop sceglie la strada ruvida di un certo rock d'antan. Così, cita smaccatamente i Public Enemy (Berzerk), piazza dei chitarroni nella potente Survival, si diverte con gli anni '50 e Kendrick Lamar nell'incredibile Love Game, azzarda un accenno agli anni '60 nella riuscitissima Rhyme Or Reason. Insomma, è tornato cazzuto, Marshall, e a noi piace così. Tanto che gli perdoniamo anche l'ennesimo duetto con Rihanna (The Monster), innocuo sotto un profilo artistico ma, sono pronto a scommetterci, una bomba a orologeria che nel giro di un mese imperverserà su tutte le frequenze FM. The Marshall Mathers LP 2 non è un capolavoro, certo, ma è quanto basta per metterli tutti di nuovo in riga. Eminem is back e lotta ancora con noi.
 
VOTO : 7
 
 
 
 
Blackswan,venerdì 06/12/2013

9 commenti:

Marco Goi ha detto...

ah, ma allora non ascolti solo il rock con le ghitarre! :)

qualcosascrivo ha detto...

ah, ma allora Eminem è ancora vivo... Non lo sapevo.

Euterpe ha detto...

mi lasci senza parole...in tutti i sensi.!
Non è una critica ma non me lo aspettavo.

Blackswan ha detto...

@ Marco : le ghitarre vengono prima di tutto.A me, comunque, piace tanto la buona musica, a differenza tua :)

@ Qualcosascrivo : vivo e vegeto :)

@ Euterpe : Non impazzisco per l'hip hop, ma lo ascolto. Per Eminem poi ho una passionaccia fin dai suoi esordi.

gioia ha detto...

Black, che emozione!
Posso dire la mia pochezza musicale anche qui, sul tuo bloggo. :)
"The monster" me la ballo da giorni...

Blackswan ha detto...

@ Gioia : si può ballare ? Non l'avrei mai detto :)

gioia ha detto...

Prrrrrt... :P

Blackswan ha detto...

Gioia : ;)

Baol ha detto...

E niente...mi piace quanto ci sono 'sti ritorni :)