domenica 19 aprile 2015

DUKE GARWOOD – HEAVY LOVE



L’album si chiama Heavy Love perchè la canzone omonima doveva essere chiamata così. Semplicemente aveva senso. L’amore è pesante, non c’è altro da dire. Le canzoni parlano tutte d’amore: trovarlo, perderlo…quei brevi momenti che tutti abbiamo, un giorno vedi qualcuno te ne innamori e magari dura un attimo, un minuto e tutto finisce all’improvviso.” Sono le parole dello stesso Duke Garwood, polistrumentista londinese, classe 1969, a spiegarci le ragioni che lo hanno spinto a comporre e pubblicare questo suo quinto album solista. Pessimismo allo stato puro, non c’è che dire. D’altra parte il buon Garwood, forse qualcuno se lo ricorda (anzi, probabilmente qualcuno se lo ricorda solo per questo) ha vissuto un discreto sodalizio artistico con Mark Lanegan (un altro allegrone che ama temi facili e melodie solari), iniziato con Duke a fare da spalla a Mark durante il tour di Funeral Blues e culminato nel 2013 con la pubblicazione di un full lenght a due voci dal titolo Black Pudding. Pares cum paribus facillime congregantur, amava dire Cicerone. Locuzione, questa, che sta a indicare il fatto che le migliori amicizie nascono fra persone che hanno le medesime inclinazioni. Ne deriva, pertanto, che i due musicisti si siano trovati in perfetta sintonia a declinare il lato oscuro di un rock-blues infestato di fantasmi e prossimo alle alchimie sonore di Belzebù. Heavy Love, pertanto, potrebbe benissimo figurare nella discografia dell’ex Screaming Trees o di un altro di quei personaggi borderline (mi viene in mente, ad esempio, Hugo Race) che amano camminare sull’orlo di un precipizio nel cuore della notte. Si astengano anime semplici, bontemponi e innamorati della vita: le dieci canzoni in scaletta suonano come un pistola carica messa in mano a un aspirante suicida. Ballate elettro-acustiche spettrali, che guardano più al blues che al folk, che si muovono lentamente tra sperimentazione e melodia, che evaporano in tenebrose malinconie, che ci spingono a misurarci con i nostri umori più cupi. Un disco difficile anche nei suoi momenti più accessibili (lo splendido duetto con Jehnny Beth delle Savages in Disco Lights), che necessita di parecchi ascolti prima di essere metabolizzato. Se ce la fate, però, vi ritroverete fra le mani una fascinosa colonna sonora per i vostri momenti più depressi.

VOTO: 7





Blackswan, domenica 19/04/2015

5 commenti:

S. ha detto...

adoro...

Blackswan ha detto...

@ S.: anche a me piace un bel pò :)

Michele Borgogni ha detto...

Dopo una recensione così... devo prenderlo :)

Viaggiatore Immaginario ha detto...

Bellissimo...

e non così da depressi dai! :P

Blackswan ha detto...

@ Michele: disco tosto, ma da soddisfazioni :)

@ Viaggiatore: credo dipenda dalla sensibilità di ciascuno. Io lo trovo pesissimo, ma al contempo molto affscinante.:)