martedì 2 febbraio 2016

THE SOLUTION - COMMUNICATE ! (2004, Wild Kingdom)



 











La musica Soul, come il Blues, non morirà mai; continuerà a sollevare la testa nei luoghi più impensati, a simboleggiare un’era di speranze e di aspirazioni (...) Da Soul Music - Gli anni d’oro della musica nera. Peter Guralnick (Arcana)

Vi era piaciuto The Commitments? Si, ok, allora continuate a leggere. E se non vi era piaciuto continuate a leggere lo stesso, si può rimediare, non si sa mai nella vita :). Questo esordio dei Solution è l’album dei sogni di Jimmy Rabbitte l’indomito manager della band dublinese immaginata da Roddy Doyle e messa su pellicola da Alan Parker nel 1991. Questo è un album in cui vantarsi d’esser neri è una filosofia di vita.

Alla voce, non Andrew Strong (Deco), ma Scott Morgan, al suo fianco, non Glen Hansard (Outspan), ma Nick Royale. Il camaleontico genio di Detroit e il cantante/chitarrista della band Punk Rock svedese Hellacopters.  

I due già fanno coppia fissa negli Hydromatics (con la complicità di Tony Slug dei Nitwitz), condividendo l’amore per il Garage Rock dei sixties. Ma l’amicizia nasce qualche anno prima quando, Royale e i suoi Hellacopters, invitano Morgan in studio e dal vivo per la “beatificazione” di alcune cover dei Sonic’s Rendezvous Band (la leggendaria band di Morgan con Fred “Sonic” Smith degli MC5, Scott Asheton degli Stooges e Gary Rasmussen degli Up) tra le quali la celeberrima “City Slang”.
Altro indizio, uno Split degli Hellacopters del 2001 in combutta con i finlandesi Flaming Sideburns (“Le Basette Fiammeggianti”, si può essere più allucinati di così? :)). Titolo: White Trash Soul! I presupposti c’erano già tutti. Mettiamoci poi gli esordi R’n’B di Scott con i Rationals ed è facile intuire il motivo di questa collaborazione SuperSoul. Un ritorno a casa per Scott, un nuovo credo per Nick. 




Non è comunque una casualità per le gelide lande scandinave, già i Creeps e i Wylde Mammoths nel decennio precedente, scaldarono cuori e membra degli infreddoliti connazionali. Quando il termometro si attesta sui -20 cosa meglio di una miscela ribollente Garage Soul?

Leggendo i credits dell’album viene tuttavia da sorridere: Mattias Hellberg (rhythm guitar), Gustav Bendt (saxofon), Robert Dahlqvist (lead guitar in Soulmover). E poi le coriste, Jennifer Strömberg, Linnea Sporr, Cecilia Gärding, Linn Segolson. Sembra il cast della serie TV The Bridge invece è una grande, grandissima band Soul-Oriented. Quando si dice melting pot musicale. Fantastici.

Si inizia con Get On Back e già siamo pari e patta con la peggior giornata che possa capitarvi. La festa continua con il groove pazzesco di brani come I Have To Quit You, Phoenix, Soulmover. Up and down assicurato, come da tradizione, con le seducenti My Mojo Ain't Workin' No More, Top Of The Stairs e She Messed Up My Mind. Due le cover, Widow Wemberly di Tony Joe White e Must Be Love Coming Down di Curtis Mayfield. Ci siamo capiti, Wilson Pickett  che gareggia a chi è più “cool” con Geno Washington, inutile citare tutte le canzoni. Il disco è stato registrato a Stoccolma ma è impossibile non pensare alle sacre stanze di Stax e Motown o a quelle della Muscle Shoals.

Fatevi un regalo, procuratevelo e mettetelo su, i Solution vi inonderanno di energia e buonumore. Questo è un disco da ascoltare assieme a chi si vuol bene. Anzi, tirate su il volume, così che sentano anche i vicini, vuoi vedere che apprezzeranno e diventeranno meno stronzi del solito!

Nel 2007 i Solution hanno dato alle stampe il loro secondo e, ad oggi, ultimo album “We Not Be Televised”. Superfluo consigliarlo calorosamente a tutti. Altri 11 brani al fulmicotone. Il miglior Soul “bianco” in circolazione.

Nel 2013 Roddy Doyle ha dato un seguito a The Commitments, “La Musica è Cambiata” (Guanda). Jimmy Rabbitte, oramai cinquantenne, combatte un cancro ma non ha smesso di sognare e divertirsi con il R’n’R. Qualche mese fa si è saputo che anche Scott Morgan sta affrontando lo stesso male.
Chiunque voglia sostenerlo può farlo inviando il proprio contributo a questo indirizzo:



 


Porter Stout, martedì 02/02/2016

PS: La collaborazione con Porter Stout sta prendendo quota: ecco un'altra esemplare recensione.





3 commenti:

Michele Borgogni ha detto...

Fantastico! Mi hai fatto scoprire qualcosa di eccellente!

Massimo Massimo ha detto...

Wow , mi era piaciuto il precedente disco da te recensito , ma questo è veramente incredibile !!!!!

Porter Stout ha detto...

Michele, mi fa piacere. Morgan Scott è un grande che andrebbe riscoperto. Ti consiglio "Three Chords and a Cloud of Dust" del 2013. Una bella raccolta in cui è condensata tutta la sua vicenda artistica.

Massimo Massimo, grazie, troppo buono:)