martedì 23 febbraio 2016

THE SOUNDTRACK OF OUR LIVES - BEHIND THE MUSIC (2001, Telegram)



Quale che sia il vostro genere musicale di riferimento, Behind The Music è un disco che non può mancare sul vostro stereo come in quello di chi non si accontenta del convento Virgin Radio. Basterebbe Sister Surround, seconda traccia in scaletta, per erigere un monumento ai Soundtrack Of Our Lives. Una perla Neo-Psichedelica della quale non si potrà più fare a meno. E’ il classico brano che giustifica le carriere o le salva dall’oblio. Una di quelle canzoni che le band di pischelli cercano di comporre nello scantinato di nonna e quando la trovano ecco che la magia del Rock viene reiterata una volta di più. Attenzione, di brani come questo, i TSOOL ne hanno composto in grande abbondanza. Ecco perché ritengo che la band di Göteborg sia una delle più incredibilmente sottovalutate della storia recente.

Behind The Music avrebbe dovuto essere l’album dello sdoganamento, della consacrazione anche, per così dire, commerciale. Dopo il grande riscontro in Svezia, la Universal intuendone le potenzialità, lo distribuì per mezzo mondo. Modesta la promozione, modesti i risultati. Ok, nel 2003 Ebbot Lundberg (vc), Ian Person (ch), Mattias Bärjed (ch), Martin Hederos (ts), Kalle Gustafsson Jerneholm (bs), Fredrik Sandsten (dr), ebbero il classico quarto d’ora di celebrità alla Warhol. Candidatura ai Grammy nella categoria Best Alternative Music (la medaglietta andò ai Coldplay). In seguito, niente di più.

L’album uscì lo stesso anno di White Blood Cells dei White Stripes e degli esordi di Black Rebel Motorcycle Club e Strokes. Sono questi gli artisti che domineranno la scena Rock del 2001. Copertine sui tabloid che contano, successo di vendite, critica entusiasta. Indie e Alternative escono finalmente dalle loro camerette, spesso disadorne, per ritrovare il pubblico affamato di chitarre chiassose ed espliciti riferimenti al glorioso passato. Tornano di moda, una volta di più, Velvet Underground, Television, T-Rex, Jesus & Mary Chain, il Blues e il Punk. Terreno quindi fertilissimo per una nuova e auspicata ondata elettrica. Ma, come ho già accennato, non fu così per i TSOOL. Rimarranno inspiegabilmente e per tutta la loro storia, che si concluderà nel 2012 con Throw It To The Universe, un privilegio per pochi. Una delle più importanti band degli ultimi due decenni relegata al solito ruolo di culto. 




Ma veniamo al disco. Il titolo è di per sé programmatico, Infra Riot il brano perfetto per introdurlo. Una Pop song, accattivante e solare nel suo incedere orientaleggiante, perfetta per qualsivoglia juke-box temporale. Da subito il sorriso s’impadronisce dei visi, passa qualche secondo e parte Sister Surround della quale abbiamo già raccontato le meraviglie. E’ fatta, la cotta per i TSOOL non passerà mai più. Se questi due brani iniziali valgono da soli il prezzo del biglietto da qui in poi, ci viene regalato, tutto il caleidoscopio sonoro della band. Tutto il manuale. Super Furry Animals, Gomez, Bevis Frond, le note a margine. Stones, Love, Open Mind, quelle a piè pagina. Ai momenti più cupi rappresentati da Broken Imaginary Time (non sarebbe dispiaciuta al Robert Wyatt di Shleep e dei lavori più recenti), Tonight e In Your Veins (brividi per voce, piano e grande orchestrazione), si alternano pezzi incalzanti come 21st Century Rip Off, Independent Luxury, The Flood. Difficile comunque escludere brani da non mandare a memoria. Riascoltato oggi, Behind The Music, restituisce intatta la sensazione di abbagliante splendore che ci catturò, nel 2001, alla sua uscita. Caratteristica, quest’ultima, che contraddistingue i capolavori d’ogni epoca.

Se vi è piaciuto o vi piacerà questo fantastico disco non disdegnate gli Union Carbide Productions, primissima band di Lundberg e compagni, quattro album di Grande Rock. Le prove generali per lo spettacolo Soundtrack Of Our Lives. Come dice il mio farmacista: se non ti fa bene neanche questo, rassegnati! 






Porter Stout, martedì 23/02/2016

2 commenti:

francesca ha detto...

Mea culpa, mea culpa, non mi fermo mai a commentare per non lasciare il mio solito commento idiota sulla mia ignoranza musicale. Ma poi rifletto sul fatto che io, si sono ignorante, ma tu... tu sei troppo avanti :)
Un carissimo saluto.
Francesca

Porter Stout ha detto...

Ehi Francesca, lascia perdere le mie stronzate :) Se ti interessa il genere, il disco è davvero bello.