Saddiction, un titolo che nasce dalla crasi fra sadness e addiction, per creare un neologismo che indica la dipendenza dalla tristezza. Petrarca la chiamava “voluptas dolendi”, il piacere del dolore, la consapevolezza di esso, cercare e vivere la propria sofferenza interiore. Tale dolore, oramai, amico e puntale ospite dell’animo dell’uomo è diventato una presenza a tempo indeterminato che accompagna molte giornate dello spirito dell’uomo. Un dolore divenuto piacere. Un controsenso, potremmo dire. Ma è proprio questa l’essenza del dolore petrarchesco. Ed è anche quella rappresentata nel settimo album in studio dei francesi Hangman’s Chair, un disco, come spiega il titolo, malinconico, crepuscolare, depresso.
Saddiction
esplicita un ulteriore passo avanti nell’evoluzione del suono del
quartetto transalpino, che ha progressivamente abbandonato il retroterra
doom dei primi lavori, per abbracciare, come avvenuto in parte nel
precedente A Loner (2022), una forma canzone più definita, un
approccio meno pesante (il metal è presente ma non più predominante) e
una maggiore inclinazione melodica declinata attraverso un suono che
spesso si fa contiguo al post punk.
Fatte queste doverose premesse, la musica della band francese si tiene ben lontana da aprioristiche definizioni che non le renderebbero merito, e le nove canzoni in scaletta rappresentano un unicum personalissimo, in cui una versatilità pop mai così evidente si innesta alla perfezione in un terreno concimato da chitarre pesanti e da un basso prepotente, che ben si allinea a un drumming solido e quadrato.
In
tal senso la doppietta iniziale, composta da "To Know The Night" e "The
Worst Is Yet To Come" (due titoli che ammiccano all’oscurità e al
pessimismo) intercetta perfettamente il mood del disco, tra riff gravi,
melodie di immediata assimilazione (il ritornello uncinante di "The
Worst Is Yet To Come") e atmosfere impregnate di sentori dark wave anni
’80 (sempre "The Worst Is Yet To Come", a tratti, strizza l’occhio ai
Cure).
Il doom metal è ancora un elemento presente nel suono della band, e lo si può capire dalle chitarre distorte e riverberate che restano parte integrante della proposta, ma è anche evidente che non abbia più il predominio nelle trame musicali ricamate dal gruppo. I synth coldwave e le melodie gotiche si sono fatti strada nel sound degli Hangman’s Chair fin da This Is Not Supposed To Be Positive del 2015, ma, oggi, finalmente, sembra che la bilancia si sia decisamente inclinata a loro favore come principale elemento espressivo. Ciò che funziona davvero per la band transalpina, quindi, è il modo in cui la il quartetto riesce ad accostare la malinconia eterea dei synth atmosferici con la palpabile disperazione di chitarre alla continua ricerca dello sprofondo emotivo.
Una
formula che funziona benissimo sia nei brani più ritmicamente incisivi
come "Kowloon Light" (un brano che evoca i Grave Pleasures e i
Katatonia) o la vibrante "2 AM Thoughts", in cui compare il prezioso
contributo di Raven Von Dorts dei Dool, sia nei brani più smaccatamente
melodici (la palpabile disperazione di "Canvas") che nelle derive più
rarefatte e sognanti di "44 Yod".
Saddiction, nonostante una maggiore accessibilità e una preponderante inclinazione melodica, resta un disco di nicchia, indirizzato a un pubblico che cerca nella musica un accompagnamento al proprio tormento interiore. Ciò nonostante, è evidente che gli Hangman’s Chair siano una band consapevole dei propri mezzi e in continua crescita, capace di scrivere canzoni profonde, che fondono alla perfezione elettricità, malinconia e orecchiabilità, senza rinnegare le proprie radici, ma cercando semmai più complesse e variegate forme espressive. Una propensione al cambiamento che, forse, in futuro, sarà ripagato da una maggior visibilità mediatica.
Voto: 7,5
Genere: Goth Rock, Dark Wave, Doom
Blackswan, lunedì 31/03/2025
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