lunedì 12 ottobre 2026

George Thorogood And The Destroyers - The Baddest Show on Earth: Greatest Hits Live (Craft Records, 2026)

 


George Thorogood è una leggenda. A settantasei anni compiuti è entrato a far parte con i suoi Destroyers della Hall Of Fame, anche se, a causa delle condizioni di salute precarie la sua attività di musicista ha subito più di una battuta d’arresto. Per cinquant’anni, però, la sua chitarra ha fatto letteralmente scintille, contaminando il blues con il rock’n’roll, il boogie e l’hard rock, creando un suono ibrido, ma verace, che ha conquistato il cuore di schiere di aficionados.

Una musica diretta e senza fronzoli, un blues rock da bisboccia, buono per quei venerdì sera in cui, dopo una settimana di fatica, hai bisogno di sgombrare la mente dai brutti pensieri, scolarti qualche pinta in santa pace, cantare a squarciagola e muovere il culo a ritmo nel tuo pub preferito. Dove la musica dei Destroyers non manca mai, bonus compreso nella paga settimanale per gente semplice, colletti blu a cui qualche buona canzone riesce ancora ad aprire il cuore alla speranza. Come suggerisce il titolo, The Baddest Show on Earth: Greatest Hits Live, questa raccolta di undici brani celebra mezzo secolo di storia, attraverso un viaggio nella musica più graffiante, energica, sudata e adrenalinica di Thorogood, registrata dal vivo in varie occasioni tra il 1978 e il 2024. Blues rock per chi delle mode e dell’hype indie se ne fotte bellamente, e cerca negli ascolti sostanza, cuore e sudore.

Il ritmo martellante della cover di apertura, "Who Do You Love" di Bo Diddley, con Thorogood che infiamma la tastiera della chitarra in cinque minuti di blues-rock adrenalinico, è solo un assaggio di ciò che arriva nell'ora successiva.

In scaletta, sono presenti quasi tutti i suoi successi, catturati nel loro habitat naturale, e cioè, sul palco, di fronte a un pubblico in cerca di quella dose di roots-rock schietto e viscerale che Thorogood ha sempre suonato, tra chitarre graffianti e sassofoni brucianti. Com'era prevedibile, quasi ogni esecuzione risulta più lunga, intensa e trascinante rispetto alla versione in studio.

Un'interpretazione esplosiva del 1980 di "One Bourbon, One Scotch, One Beer" di John Lee Hooker si dilata fino a toccare quasi gli undici minuti di pura scarica di adrenalina, arricchita da testi improvvisati per aizzare la folla sul consumo delle bevande alcoliche citate nel titolo, il tutto a potenziare un'energia già alle stelle e assoli di chitarra dal ritmo boogie irresistibile.

Il brano viene superato di poco, in termini di durata, dal quarto d'ora abbondante dedicato a "Boogie Chillun'" (sempre di Hooker), in cui la band incalza alle spalle del chitarrista con la potenza di una locomotiva fuori controllo.

Il sax e la chitarra scatenano un frastuono travolgente su "Madison Blues" di Elmore James, mentre Howlin’ Wolf è omaggiato con una versione incandescente e sincopata di "Tail Dragger", che cresce d'intensità grazie al ritmo incalzante e preciso della chitarra. "Howlin’ for My Baby", anche questa dal repertorio di Wolf, dedicata a "tutte le donne presenti in sala", avanza con una carica bruciante e sensuale, "Ride On Josephine" di Bo Diddley spinge Thorogood a ringhiare il testo con una ferocia pari alla ruvidezza del suono della sua chitarra, e "Steppin’ Out" di Memphis Slim (brano reso celebre dalla versione dal vivo dei Cream) è ridotta a due minuti e mezzo, senza perdere, tuttavia, la sua primigenia bellezza.

D’altronde, non c’è tregua a quell’energia quasi inarrestabile, che scaturisce come scintille da un cortocircuito, mentre Thorogood fa ciò che gli riesce meglio: spingere ogni brano fino al punto di rottura, e oltre, spronato dall’amore per la musica e da un pubblico che non si aspetta nulla di meno. 

I fan di lunga data sanno bene che non mancano le registrazioni dal vivo tratte dalla sua vasta carriera cinquantennale, trascorsa quasi interamente on the road. Tuttavia, otto di questi brani sono esecuzioni inedite e di ottima qualità sonora, che coprono l’arco temporale di mezzo secolo trascorso a infiammare i palchi, testimoniando in modo convincente del talento di questo showman nel conquistare il pubblico, un’abilità che pochi altri sanno esprimere con pari efficacia.

Voto: 8

Genere: Blues, Rock

 


 

 

Blackswan, lunedì 12/110/2026

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