Per quanto sia evidente la natura squisitamente derivativa del progetto, i Velveteen Queen, band fondata a Goteborg (Svezia) nel 2021, fin dall’album d’esordio, hanno dimostrato di saper rileggere una delle pagine dorate del rock statunitense con gusto personale e piglio moderno. Il quintetto di Göteborg propone, infatti, un hard rock fortemente legato agli anni '80, i cui riferimenti stilistici trovano le proprie radici in band del calibro di Guns N’ Roses e Motley Crue, solo per citarne un paio. Tuttavia, ascoltando questo nuovo The Greater Good non si ha mai l'impressione di una band che cerchi semplicemente di replicare i fasti del passato. I Velveteen Queen colgono l'attitudine, l'energia e le atmosfere di quell'epoca, portandole nel presente senza trasformare il tutto in un semplice viaggio nostalgico.
Un
approccio evidente fin dal brano di apertura, "Too Far Gone": un pezzo
rock energico e graffiante, non privo di un alto tasso melodico, una
partenza a razzo che riporta l’ascoltatore a calcare l’asfalto del
Sunset Strip, in quegli anni in cui la sporcizia di strada era l’essenza
di un rock selvaggio, sguaiato e senza compromessi. A seguire, la
title track, caratterizzata da un'apertura più cupa guidata dal
pianoforte, prima che un ritmo incalzante prenda il sopravvento e spinga
il brano con un tiro dritto e letale. Dal punto di vista dei testi, la
canzone affronta i temi dell'apatia e dell'inganno nel mondo moderno,
chiarendo subito che la band svedese evita i tropi sgualciti del genere
(alcol e figa, ça va sans dire) per cercare un approccio più di sostanza.
Con
"Adrenaline", i ragazzi di Göteborg lasciano emergere qualche sfumatura
alla Buckcherry senza però perdere la propria identità: la canzone ben
riflette la tensione contenuta nel titolo e sprigiona quell'energia
irrequieta che dà la sensazione di una scarica di adrenalina iniettata
direttamente in circolo.
Ottima, anche la potente "Can’t Go Back in Time", uno dei pezzi più duri dell'album, caratterizzato da un'atmosfera oscura e da un ritornello che si manda a memoria in un attimo.
Uno dei vertici della scaletta arriva quando si spengono i motori e la band si raccoglie in un momento più intimo. Ogni album hard rock che si rispetti deve includere una ballad, e i Velveteen Queen assolvono al compito senza cadere nei soliti cliché: "Chains" riesce a svincolarsi dagli schemi convenzionali, bilanciando un'atmosfera più raccolta con la naturale attitudine rock della band.
Dopo aver mostrato il loro lato più morbido in "Chains", i cinque musicisti di Göteborg cambiano marcia con "It Ain’t Over", brano dal groove spacca sassi e dall’irresistibile gancio melodico, mentre la successiva e martellante "Liar" spinge il piede sull’acceleratore fino a lambire territori metal.
E
se "Sorry" torna al registro della ballata, caratterizzata da una prova
stellare del cantante Samuel Nilsson, "Try (To Believe Me)" chiude
l’album riportando in primo piano le sonorità ruvide tipiche degli anni
’80. Il brano si muove agilmente su ritmi mid-tempo, con un'eco che
richiama gli Aerosmith e che attraversa l’arrangiamento senza però
diventarne l’elemento dominante. Nella sua essenza, è un pezzo sleaze
rock trainato da chitarre incisive e assoli eccellenti: il modo ideale
per concludere la scaletta.
The Greater Good è un album che diverte dall'inizio alla fine, senza cedere alla tentazione del filler. Ogni brano ha un suo motivo d’essere, ogni brano è connotato da una forza espressiva che fa tremare le casse dello stereo. E se è vero che non c’è nulla che non abbiamo già ascoltato in quegli indemoniati anni ’80, la solida perizia tecnica e la personalità compositiva della band rende la proposta decisamente credibile.
Play it loud.
Blackswan, Venerdì 23/10/2026

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