giovedì 3 giugno 2021

TEXAS - HI (BMG, 2021)

 


Jump On Board, uscito quattro anni fa, fotografava una band consapevole dei propri mezzi, capace ancora di sfornare deliziosi pasticcini pop, ma in una fase, se così si può dire, riflessiva e interlocutoria. All’orizzonte, infatti, si profilava il trentesimo anniversario di Southside (1989), album d’esordio e riuscitissimo melange di country, blues e rock, con il quale la storia della band scozzese ebbe inizio.

Per celebrare degnamente il debutto, il gruppo, nel 2019, aveva messo mano ai propri archivi alla ricerca di qualcosa di speciale da condividere con i fan. Furono scoperti diversi tesori provenienti dalle sessioni di Southside, ma non solo, visto che quell’attività di ricerca portò alla luce una miniera d'oro più grande: parecchi nastri di registrazioni incompiute per White on Blonde (1997), loro quarto e più celebrato disco. Sharleen Spiteri e Johnny McElhone, le due menti pensanti dei Texas, decisero che questo materiale accantonato era troppo buono per essere lasciato incompiuto. Fu avviato, quindi, un lavoro restauro, ma poi il brillante processo creativo spronò i Texas a comporre del materiale originale per un nuovo disco, il decimo in studio, prodotto dalla mano esperta di McElhone.

In Hi convergono diversi elementi sonori che includono vintage R&B (Just Want to Be Liked), atmosfere dal tocco country (Moonstar), pulsante power pop (Sound of My Voice) e il connubio riuscitissimo tra western e hip-hop (la title track con il piccante cameo dei Wu-Tang Clan). E poi c'è il singolo Mr. Haze, evidente omaggio al suono Motown, punto di fusione fra dance e soul, un viaggio nella nostalgia che campiona Love's Unkind, hit del 1977 a firma Donna Summer.

Una varietà di temi stilistici che da sempre fanno parte del bagaglio dei Texas e che in Hi, però, sembrano indossare abiti più lussuosi e sgargianti. Merito di un ottimo lavoro in studio, in fase di produzione, e del contributo indispensabile di un gruppo di sessionisti perfettamente a loro agio nel dare manforte al nucleo storico della band: Michael Bannister e Eddie Campbell (tastiere), Ally McErlaine (chitarra), Tony McGovern (chitarra). Questi quattro musicisti, insieme a Spiteri e McElhone, rispettivamente alla chitarra e al basso, infondono in ciascuna delle dodici tracce di Hi (quattordici nell’edizione deluxe) quel trasporto e quella perizia che da sempre connotano la musica dei Texas.

Non dimentichiamo, ovviamente, quell’elemento essenziale che è la voce di Sharleen Spiteri, così carica di passione e di sentimento (ascoltate Unbelievable e You Can Call Me), e capace di funzionare alla grande anche quando si misura con quella altrui: il duetto con la cantante-attrice Clare Grogan, in Look What You've Done, e con RZA e Ghostface Killah del Wu-Tang Clan, nella citata Hi, sono tra i migliori momenti in scaletta.

Il disco cresce ad ogni ascolto e viene spontaneo affermare che i Texas, nonostante gli anni di carriera alle spalle, abbiamo ritrovato un’esuberante spinta artistica e quell’ispirazione che ha contraddistinto i loro giorni migliori. Indipendentemente dal suo destino commerciale, Hi è un album di pop elegantemente confezionato, a cui è difficile restare indifferenti, e se anche non è destinato a fare la storia di questo 2021, risulterà un’ottima colonna sonora per accompagnare, con leggerezza, l’estate ormai alle porte.

VOTO: 7

 


 

Blackswan, giovedì 03/06/2021

martedì 1 giugno 2021

PAUL WELLER - FAT POP (Volume 1) (Polydor, 2021)

 


Paul Weller ha sempre avuto l’indiscusso merito di non fermarsi mai, sempre in movimento, alla ricerca di nuove espressioni di un’idea di musica, legata al passato, certo, ma con lo sguardo prontamente rivolto al futuro. Non si è mai arroccato su una posizione, per quanto redditizia, non ha mai voluto vivere di rendita, prendendosi dei rischi e i relativi inciampi.

Nell'inebriante era post punk, che ha poi, ceduto i riflettori alla new wave, ha portato la sua band, The Jam, a diventare un'istituzione iconica a sé stante, arroventando col punk un suggestivo retroterra mod, beat e R&B. Con gli Style Council, sua successiva creatura, Weller ha virato verso un approccio musicale più morbido e sfumato, adottando forme espressive contigue al jazz (ma con un tocco leggero che conteneva elementi accessibili a una numerosa platea pop), per declinare i suoi testi politicizzati e militanti. Il suo istinto irrequieto, alla fine, l’ha portato nuovamente a cambiare strada e a riflettere sull'influenza di quelle icone del passato (Small Faces, Traffic, Who e Kinks) che da sempre lo avevano ispirato, dando vita a quattro decenni di carriera in costante evoluzione, il cui punto fermo è stata la coerenza di seguire, sempre e comunque, il proprio istinto.

Il suo nuovo album, Fat Pop (Volume 1), arriva meno di un anno dopo l’ultima pubblicazione, On Sunset, e lo trova nello stato d'animo congeniale (lo stop imposto dalla pandemia e maggior tempo a disposizione) per rovistare nei propri armadi e scegliere un abito, i cui colori sgargianti, riflettano quel sapere immenso che spazia, con la consueta maestria, fra generi disparati (rock, pop, elettronica, R&B, soul, folk).

Un disco, tra l’altro, che lo trova a condividere i riflettori con sua figlia Leah, accreditata come co-autrice della sognante Shades Of Blue, con la cantante Lia Metcalfe (The Mysterines), con cui duetta in True, e con il leggendario Andy Fairweather Low, la cui voce dà ulteriore nerbo al funky ondeggiante di Testify. Hannah Peel, poi, è arruolata per arrangiare gli archi in Glad Times, Cobweb Connections e Still Glides The Stream, dando a questi brani quel tocco Philly Soul che tanto andava di moda negli anni '70 e gran parte degli anni '80.

Detto questo, l'intero album, inaspettatamente, visto i tempi che corrono, sfoggia una vena pimpante, energica, attraversata solo, di quando in quando, da quel retrogusto agrodolce e malinconico, a cui spesso Weller ci aveva abituati in passato (ciò che accade, ad esempio, nella conclusiva Still Glides The Stream, a parere di chi scrive la migliore canzone del lotto).  

E’ la visione d’insieme, quindi, a essere vincente, quell’indubbia capacità che Weller ha di equilibrare la scaletta, inserendo con gusto momenti introspettivi in un contesto decisamente giocoso, e facendo convivere graffi garagisti (True) a deliziose ballate soul (Glad Times), senza che l’accostamento risulti disturbante.

Il Modfather consegna alla storia, in meno di un anno, un altro disco che può decisamente essere annoverato fra i migliori della sua carriera. In fin dei conti, Weller rimane un maestro nel creare album sofisticati e affidabili, attraversati da quei lampi di magia, che lo rendono uno dei più ispirati songwriter inglesi di tutti i tempi.

VOTO: 7,5

 


 

Blackswan, martedì 01/06/2021

 

lunedì 31 maggio 2021

THE VINTAGE CARAVAN - MONUMENTS (Napalm Records, 2021)

 


Arrivano dall’Islanda, piccola terra di grandi musicisti (Olafur Arnalds, Sigur Ros, Bjork, Of Monsters And Men, Johann Johannson) e ci portano in dono uno dei dischi rock più belli dell’anno. Si chiamano Vintage Caravan, un nome che esplicita al meglio la passione della band per il classic rock, si sono formati in un sobborgo vicino alla capitale, Reykjavik, e hanno rilasciato a tutt’oggi cinque album. Una carriera in crescendo, che li ha portati a condividere il palco con gli Opeth, e li ha visti migliorarsi, disco dopo disco, sia da un punto tecnico che compositivo.

Monuments, registrato tra il febbraio e il marzo del 2020, è il punto più alto della loro discografia, un lavoro solido e complesso, meno pesante e monolitico rispetto ai precedenti, e zeppo di idee e di intuizioni, che rigenerano con fantasia sonorità nate decenni fa. Le undici canzoni in scaletta, infatti, frullano, con inusitata sapienza, hard rock di matrice ’60 e ’70, stoner, blues, psych rock e progressive, riuscendo, a dispetto, di miriadi di citazioni, a risultare assai originali. I tre componenti (Oskar Logi Agustsson, chitarra e voce, Alexander Orn Numason, basso e tastiere, e Sefan Ari Stefansson, batteria e tastiere), poi, suonano benissimo e, soprattutto, amano suonare, con attitudine jammistica e una predisposizione a lunghe digressioni strumentali imparentate con il prog rock. E’ soprattutto, però, quando spingono il piede sull’acceleratore e partono di slancio che diventano devastanti, e mai aggettivo, vi assicuro, si sposa meglio con la maggior parte dei brani del lotto.

Conduce le danze la chitarra di Agustsson, come appare fin da subito evidente con l’incipit Whispers, tonitruante apertura dagli oscuri echi sabbathiani. Ed è solo il primo dei molti volti dei Vintage Caravan che, con la successiva Crystallized, ci portano alla fine degli anni ’60, evocando i Cream più rumorosi, in un tripudio di chitarre in acido corroborate da un riff di saltellante funk ed esaltate da una infuocata digressione jam.

Can’t Get You Of My Mind spinge improvvisamente il disco verso un tiro deliziosamente radiofonico, ammicca ai Blue Oyster Cult con un ritornello che è uno schianto e che si manda a memoria fin dal primo ascolto. Un arpeggio morbidissimo apre Dark Times, che poi parte a cento allora, come una galoppata in stile Iron Maiden, che rifiata dentro un ritornello di arioso space rock. Se This One’s For You rallenta il passo in una ballata sfiorata da carezzevole psichedelia, Forgotten, cuore pulsante del disco, forgia otto minuti di devastante potenza, che partono con la forsennata rincorsa rubata a Highway Star dei Deep Purple, si misurano con la velocita convulsa Heart Of The Sunrise degli Yes e sfociano in un ritornello irresistibile, per poi deragliare nella seconda parte, in cui gli strumenti galoppano sbrigliati su coordinate progressive.

Monuments è un disco che non ti molla mai, che ti sorprende a ogni nuova canzone, tenendo desta l’attenzione e alto il livello di adrenalina nel sangue. Così, dopo un brano immenso come Forgotten, non ti aspetti un altro gioiello come Sharp Teeth, ipervelocità funk e architettura prog, in cui tecnica e sudore sfociano nell’ennesimo deragliamento jam, o l’epos da capelli al vento di Hell, canzone che regala momenti melodici irresistibili, grazie anche alla voce limpida e avvolgente di Agustsson. Altri due brani tiratissimi (Torn In Two e Said & Done), prima della sublime chiosa di Clarity, lenta ballata di otto minuti che procede per accumulo, fino all’esplosione del finale, incendiato da un grande assolo di chitarra di Agustsson.

Il disco dura un’ora abbondante, ma quasi non ci accorge del tempo che passa, perché non c’è un solo momento in scaletta che non sia necessario ed entusiasmante. Questi ragazzi possiedono una potenza d’urto che ha pochi eguali, e che affascina e stupisce soprattutto nel momento in cui ti ricordi che il ribollente magma sonoro di Monuments è creato con solo tre strumenti. Retrò, certo, lo dice anche il nome, ma incredibilmente moderni e freschi, i Vintage Caravan sono, a parere di chi scrive, una delle migliori rock band in circolazione, il cui destino è dare nuovo lustro e vitalità a un genere dato, troppo spesso, per morto.

VOTO: 9

 


 

Blackswan, lunedì 31/05/2021

venerdì 28 maggio 2021

LOUSIANA 1927 - RANDY NEWMAN (Reprise, 1974)

 


Le nuvole arrivano da nord e ha iniziato a piovere

Ha piovuto molto forte e ha piovuto per molto tempo

L'alluvione prese piede con piogge estremamente abbondanti nel bacino centrale del Mississippi, già nell'estate del 1926. A settembre, gli affluenti del Mississippi in Kansas e Iowa iniziarono a tracimare. Inizia così, la grande inondazione del Mississippi del 1927, quella che è stata l'alluvione fluviale più distruttiva nella storia degli Stati Uniti, con 70.000 km2 inondati, una profondità delle acque arrivata anche a 9 metri e danni stimati tra i 246 milioni e il miliardo di dollari. Il novantaquattro per cento delle oltre 630.000 persone colpite dall'alluvione viveva negli stati dell'Arkansas, Mississippi e Louisiana, la maggior parte nel Delta del Mississippi. Più di 200.000 afroamericani vennero sfollati dalle loro case e hanno dovuto vivere per lunghi periodi in campi di soccorso. Le vittime furono 246. 

23 agosto 2005. Sugli Stati Uniti si abbatte l’Uragano Katrina, uno dei più gravi, in termini economici e di vittime, della storia americana. 1836 morti, recita il tragico bilancio, e 705 dispersi, una città, New Orleans, quasi completamente sommersa dalle acque. 

Due catastrofi, due eventi terribili, legati indissolubilmente tra loro da una canzone, Lousiana 1927, scritta da Randy Newman e inserita in Good Old Boys, concept album del 1974, che il musicista californiano dedicò al Sud degli Stati Uniti, sua terra d’adozione (Newman era cresciuto a New Orleans).

La canzone è cantata dalla prospettiva di un residente senza nome della zona, che racconta l'alluvione delle parrocchie di St. Bernard e Plaquemines e descrive la devastazione all’indomani dei fatti: “river had busted through clear down to Plaquemines” (il fiume era esploso fino a Plaquemines), e ancora “six feet of water in the streets of Evangeline” (sei piedi d’acqua nelle strade di Evangeline).

Un testo, quello di Lousiana 1927, che contiene, però, anche palesi intenti politici. Viene immaginata la visita sui luoghi dell’inondazione da parte dell’allora presidente Calvin Coolidge (accompagnato da “A Little Fat Man”)e il suo distacco di fronte alla tragedia (“The President Say, "Little Fat Man Isn't It A Shame What The River Has Done To This Poor Crackers Land"); viene, inoltre, puntato il dito contro la classe dirigente di New Orleans, che aveva deviato l’alluvione con cariche di dinamite fatte esplodere per salvare i quartieri più abbienti della città (“They're Tyrin' To Wash Us Away, They're Tryin' To Wash Us Away”).

Il brano tornò di attualità nel 2005 e divenne una sorta di inno di protesta delle popolazioni colpite dall’Uragano Katrina contro l’amministrazione del Presidente Bush, accusata di non aver saputo gestire efficacemente l’emergenza. 

L’intento dichiarato di Newman era di rendere omaggio alla sua seconda casa, a quella città, New Orleans, in cui sua mamma era nata e in cui lui era cresciuto. Una prospettiva personale e privata, capace però di trasformarsi nel lamento collettivo delle popolazioni, rurali e indigenti, che sempre, al verificarsi di una tragedia, sono quelle che pagano, inevitabilmente, lo scotto più alto.

 


 

Blackswan, venerdì 28/05/2021

giovedì 27 maggio 2021

PREVIEW

 


 

I THE THE annunciano il nuovo live album “The Comeback Special”, in uscita il 1 ottobre 2021 su earMUSIC. Guarda il video di "Sweet Bird Of Truth".

L’album testimonia lo spettacolare concerto del 5 giugno 2018 presso la Royal Albert Hall di Londra. Per celebrarne la notizia la band presenta oggi il live video del primo singolo “Sweet Bird Of Truth”.

Quella che è iniziata come un'esperienza dal vivo indimenticabile, e una delle prime esibizioni della band dopo 16 anni, ora si trasforma in uno straordinario album dal vivo, film e libro grazie alla partnership tra la label londinese Cinéola (di proprietà dello stesso Matt Johnson) e earMUSIC. Nelle prossime settimane verrà inoltre aggiunto del merch dedicato al webstore ufficiale della band tra cui un artbook di 136 pagine con 6 CD, foto esclusive e il video del concerto.

L’album testimonia lo spettacolare concerto del 5 giugno 2018 presso la Royal Albert Hall di Londra. Per celebrarne la notizia la band presenta oggi il live video del primo singolo “Sweet Bird Of Truth”.

Quella che è iniziata come un'esperienza dal vivo indimenticabile, e una delle prime esibizioni della band dopo 16 anni, ora si trasforma in uno straordinario album dal vivo, film e libro grazie alla partnership tra la label londinese Cinéola (di proprietà dello stesso Matt Johnson) e earMUSIC. Nelle prossime settimane verrà inoltre aggiunto del merch dedicato al webstore ufficiale della band tra cui un artbook di 136 pagine con 6 CD, foto esclusive e il video del concerto.

 


 

 Blackswan, giovedì 26/05/2021