giovedì 29 settembre 2016

GEORGE SIMENON – LA CAMERA AZZURRA




"Sei così bello" gli aveva detto un giorno Andrée "che mi piacerebbe fare l'amore con te davanti a tutti...". Quella volta Tony aveva avuto un sorriso da maschio soddisfatto: perché era ancora soltanto un gioco, perché mai nessuna donna gli aveva dato più piacere di lei. Solo quando il marito di Andrée era morto in circostanze non del tutto chiare, e Tony aveva ricevuto da lei il primo di quei brevi, sinistri biglietti anonimi, solo allora aveva capito, e aveva cominciato ad avere paura. Ancora una volta, nel suo stile asciutto e rapido Simenon racconta la storia di una passione divorante e assoluta, che non indietreggia nemmeno di fronte al crimine. Anzi, lo ripete.

Non solo Maigret. La Camera Azzurra, pubblicato da Simenon nel 1964, rientra fra le opere che lo stesso autore belga definiva “romanzi romanzi”, come a voler prendere le distanze dalla saga del famoso commissario e affermarne una diversa, e superiore, valenza artistica. Maigret qui non compare, eppure i tratti distintivi della scrittura di Simenon restano immutati. In primo luogo, l’intreccio noir che avvolge fra le sue spire i personaggi del libro in un triangolo amoroso che, in realtà, nasconde ben altro. Permane anche quella che la critica definisce “la borghesizzazione del racconto giallo”: i toni sono dimessi, non vi è nessuna spettacolarizzazione nella rappresentazione della realtà e nell’intreccio noir, e la prosa, lucida e asciutta, si concentra su personaggi, le cui vite di piccolo cabotaggio sono lo spunto per cogliere la vicenda umana che si cela dietro un volto (e che conduce al delitto). Non importa a Simenon il “Chi è stato?” del giallo classico; ciò che davvero interessa al romanziere belga è la domanda: “perché?”. Ecco il motivo di un intreccio calibrato come un meccanismo perfetto, che non si nutre di colpi di scena o di ritmi adrenalinici, ma che, invece, conduce il lettore alla soluzione finale, scandagliando l’anima e la psicologia dei protagonisti. In questo senso, Simenon, non ha bisogno di una prosa fluente, non utilizza artifici letterari e tiene sotto controllo l’utilizzo delle subordinate. La scrittura è, cioè, metodo d’indagine: lucida, semplice, razionale. Attenzione, però, perché se all’apparenza la prosa di Simenon può apparire fin troppo asciutta, in realtà nasconde una maniacale attenzione nella scelte della parole, nessuna delle quali è utilizzata a casaccio, tutte, invece,  risultano decisive. Ed è straordinario come al padre di Maigret bastino tre righe per descrivere, indelebilmente ai nostri occhi, un paesaggio, o una sola riga per tratteggiare definitivamente un carattere, una personalità, un’ indole. La Camera Azzurra, che si svolge non a Parigi, ma nella provincia francese (ambientazione prediletta da Simenon e chiave per indagare anche sull’ipocrisia di una società bigotta e arida), si sviluppa in centocinquanta pagine in cui passato, presente e futuro sono uniti indissolubilmente, come se il tempo della narrazione, nonostante i continui flash back, fosse unico. In questo, soprattutto, sta la maestria di Simenon, capace di dipanare il filo della matassa, laddove un’altra penna avrebbe solo confuso il lettore. La verità si scoprirà solo all’ultima pagina. Tuttavia, poco importa sapere chi ha ucciso chi: chiudendo il libro, i tre protagonisti del romanzo (il marito, la moglie, l’amante di lui), sono seduti a fianco a noi. Ne conosciamo la vita, ne riconosciamo i tratti somatici, li percepiamo nel profondo delle loro anime. E’ il miracolo di Simenon: raccontare un delitto per raccontare l’uomo.


Blackswan, giovedì 29/09/2016

mercoledì 28 settembre 2016

CHATAM COUNTY LINE – AUTUMN





Originari del North Carolina e in attività dal 1999, i Chatam County Line (il nome deriva da una linea di autobus che attraversa la contea di Chatam) si sono ritagliati, disco dopo disco, un ruolo importante nel movimento blue grass di nuova generazione. A fianco di gruppi quali Punch Brothers, i conterranei The Avett Brothers e i Carolina Chocolate Drops, solo per citarne alcuni, i CCL sono stati in grado di rinverdire la tradizione, innervando nel genere nuovi elementi che, forse faranno storcere il naso ai puristi, ma di sicuro hanno portato il blue grass anche nelle case di giovani appassionati. Sette album all’attivo (tra cui uno splendido live, Sight & Sound datato 2012) e un crescendo di attenzione da parte della stampa specializzata e del pubblico, che ha premiato la band, portando gli ultimi dischi nella top ten delle classifiche di genere. Autumn rappresenta una conferma di quanto di buono fatto fin qui ed è un ulteriore passo avanti nella crescita artistica dei Chatam County Line, il cui leader, il cantante e chitarrista Dave Wilson, oltre a scrivere quasi tutte le canzoni in scaletta, ha anche prodotto, egregiamente, il disco. Se l’utilizzo degli strumenti tradizionale (banjo, mandolino, violino, chitarra acustica, pedal steel e contrabbasso) mantiene la musica del gruppo ben radicata al territorio e alle sue tradizioni, bisogna sottolineare che, a parte un paio di brani esplicitamente blue grass, il resto del disco vira prevalentemente verso l’americana, talvolta intarsiata in deliziosi quadretti dal retrogusto pop. Il mood dominante, richiamato anche dal titolo, è quello della ballata dai sentori autunnali. Non tutto però è nebbia, pioggia e malinconia. Dave Wilson è bravo a restituirci tutti i colori dell’autunno, anche quelli che accendono di rosso e giallo una meravigliosa distesa d’alberi. Così, talvolta, si ha l’impressione di camminare in un bosco, nell’aria frizzante e pulita della mattina, mentre intorno a noi tutto è scrocchiare di foglie, riverberi colorati e barbagli di sole che scaldano il viso. Autumn passa così dagli accenti crepuscolari di Dark Rider alla sensualità pop della introduttiva (e splendida) You Are My Life, dai sentori New Orleans di  Bon To Roulet fino alla chiosa di Show Me The Door, che sembra suonata da degli Stones in abiti acustici. Un disco vario, dunque, che, se da un lato, rende onore alla tradizione, dall’altro, è anche capace di scarti inusuali che fanno dei Chatam County Line una delle proposte più interessanti del momento. Il loro disco più bello e l’apice di una carriera sempre convincente.

VOTO: 7,5





Blackswan, mercoledì 28/09/2016

martedì 27 settembre 2016

JOHN NIVEN – A VOLTE RITORNO



Dopo una vacanza di qualche secolo Dio è tornato in ufficio, in Paradiso, e per prima cosa chiede al suo staff un brief sugli ultimi avvenimenti. I suoi gli fanno un quadro talmente catastrofico - preti che molestano i bambini, enormità di cibo sprecato e popolazioni che muoiono di fame... - che Dio si vede costretto a  rimandare giù il figlio per dare una sistemata. JC (Jesus Christ) gli dice: "Se i sicuro sia una buona idea? Non ti ricordi cosa è successo l'altra volta?" Ma Dio è irremovibile. Così JC piomba a NY, dove vive con alcuni drop-out e ha modo di rendersi conto in prima persona dell'assurdità del mondo degli uomini. E cerca, come può, di dare una mano. Il ragazzo non sa fare niente, eccetto suonare la  chitarra. E riesce a finire in un programma di talenti alla tv. Un gran bel modo per fare arrivare il suo messaggio a un sacco di gente. Ma, come già in passato, anche oggi chi sta dalla parte dei marginali non è propriamente ben visto dalle autorità.  

Se è vero che l’idea di Gesù che rinasce e torna sulla terra non è originalissima (ci avevano già pensato Andrew Masterson e James Frey), è altrettanto vero che John Niven la rinnova, compiendo un piccolo miracolo di intelligenza e originalità. A Volte Ritorno, infatti, è un romanzo spassosissimo, in cui si ride a crepapelle, ma che, al contempo, è in grado di suscitare nel lettore riflessioni importanti sulle nostre esistenze (alla deriva). I dialoghi urticanti, le situazioni inverosimili, il ritmo incalzante, i continui cambi di registro (si passa dal surreale, all’on the road, dall’invettiva sociale all’action vero e proprio) rendono la lettura di esilarante divertimento; eppure, il retrogusto amarognolo e nostalgico che percorre l’intera narrazione, ci induce a fare i conti anche con lo stato in cui versa il nostro pianeta e con ciò che siamo diventati. Ridiamo, certo, ma ci guardiamo anche allo specchio, ritrovando, attraverso la scrittura agile di Niven, tutti i peccati di cui ci continuiamo a macchiare, in una discesa lenta, ma risoluta, verso uno scadimento etico apparentemente irreversibile. La nostra è un’umanità afflitta da un’ormai congenita incapacità di distinguere il bene dal male, la società è lobotomizzata dal pensiero unico, da bisogni inesistenti e da miti costruiti a tavolino, mentre dilaga il verbo dei falsi profeti (la tv, la giustizia umana, la religione, soprattutto), che dispensano menzogne e predicano odio. Di fronte a questo cumulo di macerie morali, in cui tutto è violenza, cupidigia, ipocrisia e tradimento, può l’Uomo aspirare ancora alla salvezza? Dio lo dubita, ma poi, sorseggiando un buon whisky e fumando un sigaro Habanero, ascolta A Love Supreme di John Coltrane e capisce che la bellezza è possibile e non tutto è perduto. Inizia così A Volte Ritorno, con Dio che manda sulla terra Gesù, rocker sfaccendato e amante della marjuana, a rinnovare il suo sacrificio per amore degli uomini. La trama del romanzo è, dunque, una rielaborazione 2.0 del Nuovo testamento: ci sono i miracoli (la moltiplicazione dei pani e dei pesci, trasformatisi nell’occasione in sandwich), ci sono le prediche sotto forma di concerto rock (Gesù che esegue una versione sudatissima di Born To Run di Springsteen), c’è una sgangherata accolita di discepoli, c’è Giuda (Morgan, il batterista della band di JC) e c’è una splendida Maria Maddalena (Becky, ex prostituta, che Gesù ha tolto dalla strada). C’è, insomma, la vita di Gesù, come narrata dai Vangeli, ma riletta e riadattata ai giorni d’oggi. Così, l’arsenale che Gesù utilizza per indicare la strada verso il bene non si compone solo di amore, fiducia, amicizia e compassione, ma anche, e soprattutto, di splendide canzoni rock, che sono il collante della nuova fratellanza. Riuscirà nel suo intento? Lo saprete solo nelle ultime pagine del romanzo, il cui finale è ovvio (almeno per tutti quelli che hanno letto il Vangelo), ma non così scontato come si potrebbe pensare. Un unico avvertimento ai lettori meno disinibiti: la satira di Niven è feroce e non risparmia nessuno, la religione è al centro del mirino e viene colpita ripetutamente e senza pietà. Dio e Gesù bevono, si fanno le canne e dicono le parolacce; il papa, colpevole di aver protetto gli atti di pedofilia perpetrati dal clero, viene addirittura dileggiato; beghini e baciapile cattolici sono messi alla berlina e condannati senza attenuanti. Secondo Niven, a Dio non importa nulla della religione, né tanto meno che gli uomini credano in lui. Dio ci ama, ma non pretende da noi amore né rispetto né fede né sacrificio. Perché la religione è solo invenzione, e ha finito per oscurare l’unico comandamento che davvero conta qualcosa: Fate i Bravi! Parola di Dio.


Blackswan, martedì 27/09/2016


lunedì 26 settembre 2016

IL MEGLIO DEL PEGGIO





Riceviamo dalla nostra freelance Cleopatra e integralmente pubblichiamo

Quando si costruisce una casa, si comincia dalle fondamenta. O almeno così dovrebbe essere. Non per la ministra Beatrice Lorenzin, che con il Fertility Day ci ha dimostrato che si può ( e si deve ) iniziare dal tetto. Quindi, prima bisogna procreare e poi che Dio ci aiuti. Se qualcuno si fosse perso qualcosa nelle precedenti settimane, il messaggio della scellerata campagna pro fertilità, che tante polemiche ha sollevato, è sostanzialmente questo: fare figli in età giovane è cool. Tra gli obiettivi che si propone il Piano Nazionale per la fertilità, c'è quello di scoprire il "Prestigio della Maternità". Fate attenzione alla scelta delle parole: si parla di prestigio con la P maiuscola e non di gioia della maternità. Diventare genitore è, dunque, qualcosa che ha a che fare con la reputazione e la considerazione sociale, un concetto discriminatorio, segno di un'arretratezza culturale che ci accompagnerà ancora negli anni a venire. Nemmeno gli spot sono andati troppo per il sottile. Tra fottute clessidre e cicogne, il consesso di saggi e di soloni reclutati ad hoc dalla ministra non ha affatto brillato per sensibilità su un tema così delicato. La semantica e le immagini eloquenti delle locandine destinate a sponsorizzare il Fertility Day hanno dimostrato quanto oscurantista e bigotto sia l'approccio alla maternità. Senza troppi giri di parole è ormai assodato che sulla fronte delle donne è impressa una scadenza come se fossero yogurt, che si è smart  solo se si procrea, preferibilmente in giovane età, mentre i cattivi esempi da cui tenersi a debita distanza sono i cosiddetti "childless", compresi quelli di colore con tanto di capelli rasta (però la foto era pixelata, ops!). Detto in parole povere, chi non ha figli è out. E che fine hanno fatto il welfare e le politiche sociali per la tutela della natalità? Ma va là, avrebbe detto Niccolo' Ghidini, quelli possono attendere. Per fare un esempio, se decidi di mettere al mondo un figlio e magari sei precaria o sotto il ricatto delle tutele crescenti con un mutuo da pagare, non preoccuparti: sei in linea col regime. Può andare peggio e trovarti ad affrontare la maternità senza avere un lavoro, perché non l'hai trovato. E allora sei costretta a vivere sulle spalle dei genitori pensionati che fanno i salti mortali per mantenerti. Non importa: il prestigio con la P maiuscola è salvo. Chi non può avere figli per motivi di salute o semplicemente perché non ha nessuno con cui farli, poveretto. E chi invece decide di non averne, brucerà all'inferno. 
"Non mandare gli spermatozoi in fumo", ammonisce una locandina. Peccato che ad andare in fumo sono i neuroni. Con la N maiuscola.   

Cleopatra, lunedì 26/09/2016

domenica 25 settembre 2016

SUNDAY MORNING MUSIC




The Stooges - Down On The Street 



 


Fun House è uno dei dischi più devastanti della storia del Rock. Nei 15 giorni di registrazioni le mura della Elektra reggono a stento i watt sprigionati dalla band di Detroit, dentro girano tutte le sostanze illegali conosciute all’epoca, Iggy le vomita dappertutto. Un assalto sonoro che in tanti cercheranno di emulare uscendone perlopiù con le ossa rotte. 


Reigning Sound - Never Coming Home




 


Con Shattered l’ex Oblivians Greg Cartwright approda alla Merge Records e confeziona il suo capolavoro Garage/Soul. Tra i momenti migliori l’emozionante Never Coming Home, una delle più belle canzoni ascoltate negli ultimi anni. Un classico immediato che si attacca alla pelle e non ti molla più.


Eels - Souljacker Part I


 




Gli Eels sono la creatura di Mark Oliver Everett, in arte E, uno dei personaggi più talentuosi e conosciuti dell’Indie/Rock americano. Dopo il mezzo passo falso di Daisies Of The Galaxy, Souljacker è l’album che deve dar seguito al successo ottenuto con Beautiful Freak e Electro-Shock Blues, riuscendoci solo in parte. Fresh Feeling e Souljacker Part I sono comunque tra i pezzi migliori nel repertorio della band. Produce John Parish. La regia del video è di Wim Wenders.

 


Porter Stout, domenica 25/09/2016