martedì 20 agosto 2019

PREVIEW




I Twin Peaks annunciano il nuovo album Lookout Low in uscita il 13 settembre su Communion Records/Caroline International. Per Lookout Low la band formata dai chitarristi Cadien Lake James e Clay Frankel, il bassista Jack Dolan, il polistrumentista Colin Croom, e il batterista Connor Brodner, ha lavorato con il leggendario produttore Ethan Johns (Paul McCartney, Kings of Leon, Laura Marling, White Denim) presso il Monnow Valley Studio.





Blackswan, martedì 20/08/2019

lunedì 19 agosto 2019

ALICE HOWE - VISIONS (Indipendent, 2019)

Non c’è dubbio che Alice Howe, songwriter originaria di Boston, abbia le carte in regola per suscitare grande interesse in tutti coloro che sono appassionati di roots music. C’è, infatti, qualcosa di estremamente famigliare e immediatamente riconoscibile nelle dieci canzoni che compongono questo esordio: la Howe non inventa nulla, ma ritorna al passato, immergendosi con sacro rispetto in quelle sonorità blues, folk e country che andavano per la maggiore negli anni a cavallo tra la fine dei ’60 e l’inizio dei ’70 nella California del sud.
Le dieci canzoni di Visons, sia i brani originali che le cover, sono dunque un omaggio al passato, curato con attenzione filologica e qualche tocco di modernità. Questo esordio è, dunque, un disco dal suono inevitabilmente vintage, per cesellare il quale, la Howe si è fatta produrre dal bassista Freebo (noto per la sua collaborazione come turnista con Dr. John, Bonnie Raitt, Loudon Wainwright III, Ringo Star, John Mayall) e si è fatta affiancare dal chitarrista Fuzzbee Morse, dal tastierista John 'JT' Thomas e dal percussionista John Molo, tutti musicisti con comprovata esperienza in ambito West Coast.
Da parte sua, la Howe dimostra di essere in possesso di un brillante songwriting, di ottime capacità interpretative e di una voce calda e radiosa (talvolta può far venire in mente Joan Baez), perfetta per interpretare un repertorio che non conosce cedimenti o sbavature.
Aprono la scaletta le morbide armonie di Twilight, ballata country folk, semplice e appassionata, che introduce al meglio il mood dell’album. Album, che si tinge spesso di blues, come nello shuffle di Getaway Car, punteggiato da un brillante arrangiamento di ottoni e irrobustito dai riff assassini dell’hammond, o nella cover di Honey Bee, presa dal repertorio di Muddy Waters, in cui a farla da padrona sono le bollenti partiture di piano elettrico.
Ottime anche le altre cover: il classico To Long At The Fair di Joel Zoss, la celebre Bring It On Home To Me di Sam Cooke, arrangiata da urlo in una chiave più decisamente blues, e soprattutto il Bob Dylan di Don’t Think Twice, It’s All Right, canzone riletta da centinaia di artisti, ma che la Howe riesce a far sua attraverso un approccio semplice, che mette in evidenza la straordinaria melodia e una voce appassionata e consapevole.
Non c’è nulla di nuovo in Visions, e poco importa, perché la grazia e lo stile di questa ragazza tolgono la polvere a un suono antico con una ventata di temperata freschezza. Un esordio tutto da godere e un nome, quello di Alice Howe, da segnare sul taccuino anche per il futuro.

VOTO: 7,5





Blackswan, lunedì 19/08/2019

sabato 17 agosto 2019

DAVID SYLVIAN - MOSTALGIA (Virgin, 1984)





Nel novembre del 1982, David Sylvian mette fine all’avventura Japan, quando la band è all’apice della carriera, dopo aver pubblicato Tin Drum, sintesi di una musica che gioca con la dance più modaiola, la new wave, il pop romantico ed è adornata di un’estetica che guarda a oriente con sguardo decadente e ombroso.

Brilliant Trees, il primo album di Sylvian lontano dai Japan, sfuma gli accenti glam dei lavori precedenti, tratteggiando diafani acquarelli, ricchi di sfumate citazioni e di melodie che mescolano sperimentazioni ambient, folk minimale e vellutati passaggi jazz (The Ink In The Well).
Incline a un pop sofisticato e intellettuale, Sylvian ricama piccole grandi canzoni sospese in un curioso equilibrio fra temporalità e spiritualità. Se da un lato, il funky elusivo di Red Guitar e le cupe tonalità della liquida Backwaters hanno ancora le sembianze del carnale materialismo che richiama alla mente l'avventura “giapponese” appena conclusasi, Nostalgia sfuma la malinconia in uno sgranato bianco e nero, gioca coi silenzi un’incorporea trama melodica, evoca un immaginario di esotici languori e sottintende un dolore remoto e spirituale.
Immobile, maestosa, attraversata da un’intima e definitiva tristezza (The Sound Of Waves In A Pool Of Water/I’m Drowing In My Nostalgia), Nostalgia rappresenta la summa della poetica di Sylvian e l’anello di congiunzione fra la lentezza avvolgente di The Night Porter (Gentlemen Take Polaroid, 1980) e la maestosa fragilità di Let The Happiness In (Secrets Of Beehive, 1987).





Blackswan, sabato 17/08/2019

venerdì 16 agosto 2019

SUNSLEEPER - You Can Miss Something & Not Want It Back (Rude Records, 2019)

Se la son presa con calma, i Sunsleeper, hanno fatto passare tre anni dal loro esordio, avvenuto nel 2016 con l’Ep Stay The Same, hanno affinato le idee, trovato dieci canzoni che potessero funzionare, le hanno sistemate, arrangiate e finalmente pubblicate.
Il risultato è questo You Can Miss Something & Not Want It Back, un disco ben curato in fase di produzione e omogeneo nel suono, con cui la band originaria dello Utah ha messo a punto la propria idea di emo rock, perfezionando il songwriting e dando corpo ulteriore alle buone idee già intuite all’esordio.
Il disco, è questa la prima sensazione, è ben suonato e trova forza nell’affiatamento della band e in un suono che, come si diceva, risulta coerente, compatto ed equilibrato. In linea con le caratteristiche del genere, la scaletta procede tra atmosfere malinconiche, melodie facilmente assimilabili, a cui, per converso, fanno da contraltare improvvise bordate di chitarra e grintose accelerazioni.
Tuttavia, come spesso accade nei dischi emo, il confine tra una grande canzone e un prodotto di facile ascolto, buono per la truppa, è assai labile. Così i Sunsleeper oscillano fra brani ispirati e sorretti da buone idee, che richiamano alla mente la miglior tradizione emo di inizio millennio, e altri momenti totalmente prescindibili.
L’apertura carezzevole di Feel The Same, così semplice e diretta, è un ottimo biglietto da visita; ma le doti della band sono confermate anche dalla sognante progressione di Souvenir, dalle accelerazioni di No Cure, dall’ottimismo sferragliante di I Hope You’re Ok o dalla melodia nebulizzata della conclusiva Home.
Ci sono però anche episodi più banalotti, che tolgono spessore alla scaletta, come la prevedibile Casual Mistakes o il mood adolescenziale delle chitarre pop punk di Soften Up.
Piccoli difetti che, però, non pesano più di tanto sull’economia di un disco gradevolissimo e di facile ascolto. Nonostante la maturità artistica sia ancora lontana, i Sunsleeper possiedono indubbio talento e, se sapranno seguire la strada tracciata da grandi band di genere, come a esempio i Brand New, dando profondità e spessore alle composizioni, ne ascolteremo delle belle. Comunque sia, promossi.

VOTO: 6,5





Blackswan, venerdì 16/08/2019

mercoledì 14 agosto 2019

PREVIEW




La band southern rock Whiskey Myers annuncia i dettagli del nuovo album omonimo, il quinto per la loro carriera, in uscita il 27 settembre su Snakefarm Records/Spinefarm. Whiskey Myers è il seguito di Mud del 2016. La band condivide anche il primo singolo "Die Rockin'", un ode dal sapore gospel e dalle tinte rock'n'roll.
"Si tratta del primo album che abbiamo autoprodotto ed è 100% Whiskey Myers. Ed è per questo che abbiamo deciso di intitolarlo Whiskey Myers", afferma il chitarrista solista John Jeffers.
“Hp scritto Die Rockin’ con il leggendario Ray Wylie Hubbard, e riassume davvero la nostra vita rock’n’roll,” dice il frontman Cody Cannon. “Siamo consumati dalla musica e siamo grandi fan delle leggende che ci hanno preceduto. Siamo sulla strada e in studio per cercare di rendere omaggio ai grandi che hanno ispirato questa generazione e ci sforziamo di creare un po’ di magia che sia nostra”.
Jeffers: “Siamo stati fortunati a lavorare con grandi produttori durante la nostra carriera, ma l’autoproduzione ci ha dato la libertà di provare idee pazze in studio, il che ci ha condotti a questo punto di completa soddisfazione per il risultato finale e più eccitati che mai nel regalare questa nuova musica ai nostri fan”.





Blackswan, mercoledì 14/08/2019

martedì 13 agosto 2019

THE RITUALISTS - PAINTED PEOPLE (Out Of Line, 2019)

A cavallo dell’onda lunga del movimento new wave e post punk revival, arrivano da New York i Revivalists, con il loro album d’esordio Painted People, un disco che amalgama diversi elementi in un patchwork musicale decisamente intrigante.
Sono tante le influenze esplicitamente dichiarate dal gruppo, a partire da mostri sacri come David Bowie, T-Rex, Velvet Underground, Roxy Music, Duran Duran, e più o meno tutte si colgono nelle dieci canzoni che compongono la scaletta di questo brillante primo album. Nella musica della band newyorkese, infatti, convivono elementi pop, new wave, art rock, un tocco di glam e uno di psichedelia, il tutto riletto con un bel piglio modernista e un mood appassionato.
Sopra un impasto, a volte un po' pesante, di tastieroni anni ’80 (Rattles) e grintose chitarre (True Dictator), emergono soprattutto splendide linee di basso (da godersi soprattutto in cuffia) e la voce del leader, Christian Dryden, cantante molto impostato, ma dal timbro duttile, e che si trova a proprio agio sia nei momenti più morbidi e sognanti che nei passaggi più grintosi.
Un disco dal mood prevalentemente solare ed energico, ricco di ganci melodici di facile presa (talvolta vien da pensare ai Killers di Hot Fuss), che sfiora appena le atmosfere cupe della dark wave, prediligendo un linguaggio meno ostico e più fruibile.
Poco male, perché comunque ci sono gran belle canzoni, a partire dal singolo Ice Flower, sorretto da una potentissima linea di basso. Da segnalare come highlights del disco anche i toni psichedelici di Sunset, ballata che si gonfia in una bella coda strumentale, e le ritmiche dance e il giro di chitarra della tesa e vibrante Over The Lie (gli Interpol stanno dietro l’angolo), decisamente la migliore del lotto.
Un esordio centrato, che palesa idee chiare e uno stile personale, e che, a cercare il pelo nell’uovo, guadagnerebbe più forza con arrangiamenti più equilibrati e asciutti (a volte la carne al fuoco è davvero troppa). Comunque sia, promossi a pieni voti.

VOTO: 7





Blackswan, martedì 13/08/2019

lunedì 12 agosto 2019

PREVIEW



“Kids in ‘99” è stata scritta per commemorare i tre ragazzi di Seattle che nel 1999 hanno perso la vita in seguito all’esplosione del gasdotto dell’Olympic Pipeline a Bellingham, Washington. “Nel 1999 vivevo a Bellingham e l’esplosione dell’Olympic Pipeline mi ha davvero sconvolto”, commenta il frontman Ben Gibbard. “Dopo tutti questi anni penso sia giunto il momento che questa tragedia abbia la sua canzone folk”.
Oltre a “Kids in ‘99” e “Blue Bloods”, prodotte da Peter Katis (The National, Interpol, Kurt Vile), l’EP include anche “To The Ground” e “Before The Bombs”, prodotte da Rich Costey durante le registrazioni dell’acclamato nono album in studio “Thank You for Today”, e “Man in Blue”, autoprodotta dalla band.
Nati nel 1997 e pubblicato nel 1998 l’incredibile album di debutto dal titolo “Something About Airplanes”, i Death Cab for Cutie sono diventati in breve tempo una delle più convincenti e creative realtà della scena indie rock internazionale. Nel 2005 la band debutta su Atlantic Records con il quinto album in studio dal titolo “Plans” (trainato dai singoli “Soul Meets Body” e “I Will Follow You Into The Dark”) che viene certificato platino a pochi mesi dall’uscita. Con “I Will Follow You Into The Dark” e “Plans” la band ha ricevuto le prime nomination ai GRAMMY®, rispettivamente nelle categorie “Best Pop Performance By Duo Or Group With Vocals” e “Best Alternative Album”. “Directions”, DVD del 2006 strettamente legato a “Plans”, ha portato una nuova nomination alla band nella categoria “Best Longform Music Video”.
L’album del 2008 “Narrow Stairs” ha debuttato alla posizione #1 della classifica SoundScan/Billboard 200 e fatto guadagnare alla band altre due nomination ai GRAMMY® come “Best Alternative Album” e “Best Rock Song” (con la hit “I Will Possess Your Heart”). L’EP “The Open Door” del 2009 ha regalato alla band la terza nomination consecutiva ai GRAMMY® nella categoria “Best Alternative Album”. Nel 2011 arriva l’album “Codes And Keys” e con lui la quarta nomination consecutiva come “Best Alternative Music Album”.
L’ottavo album in studio dei Death Cab for Cutie, “Kintsugi”, ha debuttato alla prima posizione delle classifiche “Top Alternative Albums” e “Top Rock Albums” di Billboard e ha ricevuto una nomination ai GRAMMY® nella categoria “Best Rock Album”.





Blackswan, lunedì 12/08/2019

sabato 10 agosto 2019

ATTICA LOCKE - TEXAS BLUES (Bompiani, 2019)

Lark è una manciata di case a ridosso delle paludi, una cittadina dimenticata dal tempo e dal progresso. È tagliata in due dalla Highway 59: di qua c'è la tavola calda di Geneva Sweet, dove servono limonata dolcissima e pesce gatto fritto da mangiare seduti al bancone insieme a neri che in altri locali verrebbero cacciati; di là c'è una grande casa in perfetto ordine, tetto a cupola e staccionata bianca intorno, la dimora dei Jefferson, la famiglia più potente della zona. Come accade spesso nel Texas orientale, solo pochi metri separano mondi molto lontani. Un giorno due corpi affiorano dal bayou: erano un avvocato di colore di mezza età arrivato da Chicago e una giovane donna bianca del posto. In apparenza un caso già chiuso, l'ennesimo crimine a sfondo razziale che tutti dimenticheranno presto. Ma Darren Mathews, appena arrivato a Lark, capisce in fretta che niente è come sembra, lui che incarna una suprema contraddizione: un ranger nero che deve difendere la legge e dalla legge difendersi.

Un ranger texano sospeso dal servizio e dedito all’alcol, un moglie in cerca di verità, due omicidi apparentemente collegati, una chitarra da restituire in nome di un’antica amicizia, una cittadina situata nel buco del culo del Texas, la fratellanza ariana, il bayou, il pesce gatto fritto, il bourbon, la birra ghiacciata.
Questi sono gli elementi che compongono Texas Blues, un romanzo che ha le sembianze del poliziesco, che intriga grazie a un ottimo ritmo, a un susseguirsi di colpi di scena e un finale, ulteriore alla risoluzione del caso, davvero inaspettato.
In realtà, la scrittrice texana Attica Locke, qui alla sua quinta prova, non si limita a tratteggiare una solida storia noir, ma dipinge semmai un appassionato affresco della propria terra. Un luogo, come diceva Joe Lansdale, che è soprattutto “uno stato mentale”, crocevia di disarmanti contraddizioni, dove tutto è bianco o nero, ricchezza smisurata e povertà assoluta, modernità e inveterate tradizioni, razzismo geneticamente radicato e lotta per conquistare e affermare la propria dignità di essere umano. Ma anche una terra che evoca ricordi, che crea legami indissolubili, che mescola il sangue in amori impossibili, che commuove di fronte all’aspra bellezza del paesaggio.
La prosa della Locke è asciutta e diretta, eppure è attraversata da momenti di quell’appassionato lirismo di chi, pur consapevole del mondo spietato in cui è cresciuto, non smette, nemmeno per un istante, di amarlo.
A far da colonna sonora al romanzo è, come intuibile dal titolo, il blues: non solo una musica, ma il canto di un aedo che narra l’epica di tante vite ai margini, a cui (forse) solo l’amore saprà dare redenzione.

Blackswan, sabato 10/08/2019

venerdì 9 agosto 2019

SOUTHERN AVENUE - KEEP ON (Concord, 2019)

Sono passati due anni dall’omonimo esordio datato 2017, e finalmente i Southern Avenue sono riusciti a guadagnarsi l’attenzione del pubblico e della stampa specializzata. Già, perché il primo album, per quanto splendido, era passato, almeno alle nostre latitudini, quasi sotto silenzio. Keep On, che segna il passaggio del combo dalla Stax alla Concord Records, conferma tutte le cose buone e le aspettative che avevamo sui Southern Avenue, band che si propone come una delle realtà più interessanti in circolazione quando c’è da rileggere un suono classico con spunti di originalità.
Quale sia il piatto forte della casa è chiaro fin dal nome del gruppo: la Southern Avenue attraversa Memphis (Tennesse) da est a ovest, fino a prendere il nome di McClemore Avenue, la strada dove si trova Soulville, ovvero il palazzo della Stax Records.
Il quintetto ha voluto chiamarsi proprio così, Southern Avenue, come a voler rimarcare orgogliosamente le proprie radici e ha tracciare un’immaginaria retta che congiunge la grande tradizione nera della celebre label alla proposta musicale contenuta nei loro dischi. Soul, r’n’b, funky e gospel, declinati con un accento rock blues, sono le frecce all’arco della band capitanata dalla vigorosa vocalist Tierinni Jackson: un sound che pesca a piene mani dal passato Stax (etichetta sotto la quale è uscito l’esordio) rivisitato però in chiave moderna.
Nati come blues band fondata dal chitarrista Ori Naftaly, i Southern Avenue hanno progressivamente mutato suono, cambiando la line up originaria, con l’inserimento della sorella di Tierinni, Tikyra Jackson, alla batteria, Daniel McKee al basso e Jeremy Powell alle tastiere. E’ stato soprattutto l’influsso delle due sorelle Jackson che, come da miglior tradizione, sono cresciute cantando nel coro di una locale chiesa, a influenzare il nuovo corso del gruppo.
Sono dodici canzoni in scaletta, tutte suonate e arrangiate benissimo: sezione ritmica potente, groove micidiali, spolverate di hammond, arrangiamenti di ottoni, la chitarra di Naftaly, musicista essenziale e dalle solide radici rock blues, e soprattutto la voce di Tierinni Jackson, una che sulle note alte va a nozze e tira certi acuti da far tremare il vetro delle finestre.
Travolgenti quando spingono il piede sull’acceleratore funky (Jive, Swichup e Whiskey Love), grintosi quando imboccano la strada del rock blues (il riff hendrixiano di She Gets Me High, The Tea I Sip) classicissimi nei rimandi sixties della conclusiva We’re Gonna Make It, suono Stax millesimato.
Disco voluttuoso e trascinante, Keep On si tiene lontano da passatismi e stereotipi, mantenendo altissima la temperatura e rileggendo il genere con rinnovato vigore e inusitata freschezza.

VOTO: 8





Blackswan, venerdì 09/08/2019

giovedì 8 agosto 2019

PREVIEW



I North Mississippi Allstars hanno annunciato la pubblicazione di un nuovo album, Up And Rolling, in uscita il 4 ottobre tramite New West Records. Up And Rolling segue l'album del 2017, Prayer For Peace, ed sarà il primo disco pubblicato sotto l’egida New West. In concomitanza con l'annuncio dell'album, la band ha anche condiviso audio e un video musicale per la traccia che dà il titolo al disco.
La band ha registrato Up And Rolling presso lo studio di famiglia di Luther e Cody Dickinson, lo Zebra Ranch, che era stato originariamente fondato da loro padre, Jim Dickinson. Entrambi i fratelli Dickinson hanno coprodotto l'album e hanno invitato Jason Isbell, Mavis Staples, Cedric Burnside, Sharde Thomas e Duane Betts a unirsi a loro in studio come ospiti.





Blackswan, giovedì 08/08/2019