lunedì 23 aprile 2012

GENOVA PER NOI

So che molti di voi non seguono il calcio, è incredibile ma è così.
Però avrete visto i telegiornali di ieri, e quindi le scene allucinanti dello stadio di Genova.
Il Genoa perde 3 a 0 in casa col Siena, i tifosi perdono la bussola, alcuni di loro (parrebbe 200 persone ma forse anche meno) riescono ad entrare nel settore dello stadio più vicino al campo di gioco, scavalcano le recinzioni di sicurezza e buttano in campo quattro fumogeni ed alcuni grossi petardi.
L'arbitro ovviamente sospende la partita e qui parte l'assurdo.
Sotto gli occhi di alcuni dirigenti della Digos, i caporioni del tifo chiamano sotto di loro i giocatori e impongono loro di togliersi la maglia, che secondo gli ultras sarebbe stata disonorata.
Questi poveracci, che sono superatleti superpagati ma valgono zero, incredibilmente se le tolgono davvero, le maglie, ed il capitano Marco Rossi le raccoglie per andarle, si suppone, a consegnare in segno di resa a questi quattro cazzoni assiepati sopra al tunnel d'ingresso agli spogliatoi.
Poi alcuni giocatori vanno a parlare con gli ultras, dicono che la maglia loro non se la toglieranno, e spiegano che se non li lasciano giocare la squadra subirà anche una penalizzazione in termini di punteggio.
Quest'ultimo tema evidentemente fa presa e, dopo circa 40 minuti di interruzione, la partita riprende
Alcune domande si pongono come inevitabili.
Perchè un gruppo consistente di ultras, mascherati con sciarpe, occhiali scuri, cappucci, può spostarsi impunemente dai suoi posti, transitare attraverso varchi che dovrebbero essere chiusi e sorvegliati passando accanto a tifosi normali, famiglie con bimbi piccoli eccetera?
Perchè questi signori, dopo essere usciti dallo stadio, possono rientrare ed occupare un ordine di posti diverso dal loro?
Perchè questi signori possono, dai posti più bassi, scavalcare le recinzioni ed appollaiarsi sopra il tunnel mobile che serve per l'entrata e l'uscita dal campo?
Perchè possono portare allo stadio petardoni, fumogeni e dio sa cos'altro quando a me e a mio figlio (all'epoca, 12 anni) fanno aprire lo zaino con dentro i panini e i succhi di frutta e mi fanno lasciare giù l'accendino Bic in plastica "perchè Lei potrebbe anche lanciarlo in campo"?
Perchè questa gente può minacciare in diretta tv i giocatori, ordinare loro di togliersi le maglie ed ottenere ciò che vuole?
Perchè uno di questi può congedare un giocatore dicendogli sempre in diretta tv "Non finisce qui"?
E soprattutto, perchè dirigenti della Digos (la Digos!) guardano tutto questo scempio e non muovono un dito?
Come dice un commento che ho letto oggi, amaramente ironico, io a Genova la Polizia me la ricordavo diversa.
Ma è sempre la stessa storia, forti con i deboli e deboli con i forti, o anche solo con i prepotenti.
Gli agenti e i dirigenti che permettono impunemente a duecento brutti ceffi di prendersi uno stadio, rubando un pomeriggio a chi voleva divertirsi con la partita, sono gli stessi che picchiano alla cieca nei cortei, che picchiano le persone arrestate (e qualcuno poi ci resta anche secco), forse sono anche gli stessi che sono entrati alla scuola Diaz.
L'insegnamento che ne esce è devastante: andate allo stadio e potrete fare tutto ciò che fuori di lì è un reato.
Se io contesto a un agente di essere sgarbato mentre mi controlla i documenti, rischio.
A Genova, ieri, c'era gente che gridava figli di puttana ai poliziotti, col doppio dito medio alzato, da tre metri e senza nemmeno la lastra di pexiglass in mezzo perchè l'avevano già scavalcata.
Reazioni? Zero.
Arresti? Zero.
Tanti anni fa, all'Oktoberfest a Monaco, c'era un ubriaco che voleva darmi in testa il suo boccale vuoto.
Non ho nemmeno fatto in tempo a mettermi in guardia che questo era già sparito in fondo al tendone, portato via da quattro poliziotti che un attimo prima non c'erano.
In Inghilterra, dove di tifo violento si moriva, la Thatcher ha sradicato il fenomeno in meno di un anno.
Qui un cazzo.
Grandi tavole rotonde, grandi processi del lunedì, appelli del martedì e cassazioni del mercoledì ma soluzioni mai.
Quindi il messaggio è: andate allo stadio, e violate tutte le regole possibili, perchè lì si può.
Occhio però a non trovarvi nei punti inopportuni di un corteo, perchè lì invece non si può fare nulla, e se vi beccano quelli sbagliati rischiate di impararlo sulla vostra pelle.
E anche questo, al di là del caso specifico, ha a che fare con il tema più generale dell'essere un gregge o un corpo sociale, dell'essere sudditi o cittadini.


14 commenti:

S. ha detto...

Ho lasciato un commento ma non compare più...boh
Controllate nello spam, mi e' successo anche ieri, vi autorizzo a cancellare questo decisamente OT
Grazie

Domenico ha detto...

La verità, come hai detto tu, è che allo stadio si può fare tutto ciò che fuori di lì è un reato. Le società conoscono i propri ultras uno per uno eppure non fanno niente, anzi li foraggiano. Questa è una cosa arcinota: ogni tanto esce qualcosa (Milan, Lazio, ma anche altre società), ma si risolve tutto in una bolla di sapone. Alla fine, se non vogliono il campo squalificato, se non vogliono multe, se vogliono che i giocatori siano lasciati in pace, devono sopportare che "quattro cazzoni" impongano la loro legge. Quando sento parlare di "onore" mi viene l'orticaria... Se questo è onore... Io credo che il problema vada affrontato da due punti di vista. Uno legislativo: se tu lanci un lavandino o un motorino dal secondo anello devi essere incriminato per tentato omicidio. Lo stadio non può essere una zona franca (e questo invece è). Alla prima cazzata, il tifoso deve essere condannato e in uno stadio non ci deve mettere più piede. In Inghilterra, se ti alzi dal seggiolino per protestare un po' troppo vivacemente, arriva la security e ti porta via, subito. La seconda cosa da fare è responsabilizzare maggiormente le società. Devono essere loro a garantire la sicurezza negli stadi (che a questo punto dovrebbero diventare di proprietà delle società). Non è possibile che per alcune partite sia necessario fare ricorso a migliaia di poliziotti e carabinieri. Solo così saranno costrette ad essere meno indulgenti nei confronti delle proprie tifoserie.

nina ha detto...

Sono tra quegli assurdi che non seguono il calcio: ho sentito ieri sera che per televisione ne parlavano, ma non avevo capito bene cos'era successo. Ora lo so. Non frequento gli stadi ma ero a Genova in quel fatidico giorno di luglio, con mia figlia piccola, e non ti dico la paura che ho provato. Soprattutto sono tornata a casa amareggiata perché le avevo assicurato che se manifestavamo civilmente non avremmo avuto niente da temere. Invece proprio chi avrebbe dovuto difendere questo diritto ci minacciava: è veramente un mondo alla rovescia, e condivido la tua indignazione per questa mancanza di senso logico che si concretizza in ingiustizie continue.
In particolare poi mi ha colpito la vigliaccheria di quei giocatori che non se lo sono fatto dire due volte di umiliarsi in quella maniera. "Un vero esempio" dal mondo dello sport per i giovani!
Un apprezzamento invece per coloro che si sono rifiutati di farlo.
Un saluto a te
Nina

nella ha detto...

Sono genoana dalla nascita , ma in questo momento mi vergogno di esserlo...

Granduca di Moletania ha detto...

La fortuna di questi signori sta nel fatto che ieri, per impegni inderogabili, il nostro sempreamato Gianfranco Fini (Ma come parla bene, Fini)non poteva essere presente nella sala operativa della Questura genovese.

Se però volessero pernottare al Grand Hotel Diaz, il signor Gianfranco Fini (che nel frattempo dice di non essere più fascista) avrebbe modo di rifarsi.

Lo farebbero felice con poco: qualche manganellata qua, qualche sputo la, un calcio in faccia, uno allo stomaco e a Gianfranco sembrerebbe a rivivere i bei tempi andati.

Detto questo, ormai il calcio lo schifo veramente: sia per gli
pseudo-viziati-mediocri-calciatori che per gli
pseudo-viziati-mediocri-presidenti, per non parlare di certi tifosi.

Un abbraccio.

mr.Hyde ha detto...

Per ironia della sorte il tuo post precedente,dedicato alla canzone di De Gregoria parlava dei valori di forza, coraggio e lealtà nel calcio ed in qualsiasi altro sport..Qui si tratta veramente di 'rumenta', come dicono a Genova..Ovviamente si tratta di un gruppo sparuto che questa volta ha fatto passare dalle forche caudine, organizzate dagli stessi vinti (la restituzione delle maglie...)non è così che si fa il tifo..anche se vedi che giocatori e presidenti sono inadeguati o corrotti...

Affari nostri ha detto...

Io invece amo il calcio, ma quello che succede in Italia è abbastanza assurdo, come indichi tu nel post...
Bisognerebbe prendere spunto dall'Inghilterra o dalla Germania come hai sottolineato per le altre manifestazioni:)
Cmq Sculli è l'unico che ha avuto un minimo di coraggio ed orgoglio

Blackswan ha detto...

1) a me la maglietta non la tolgono neppure se mi puntano una pistola in faccia.Se ti togli la maglietta hai perso tutto, sei meno di zero.Questo non solo nel calcio,ma nella vita di tutti i giorni.
2) Ho frequentato per anni San Siro ed è sempre la stessa storia: in Italia manca la cultura dello sport,uno stadio di 80000 persone è alla mercè di 3/400 teste di cazzo.Protetti dalle società e ignorati dalle forze dell'ordine,peraltro.
3)Non esistono controlli se non per le persone per bene: durante i miei anni di militanza in curva Nord ho visto entrare di tutto, e non parlo solo di canne e bottiglioni di vino. Poi, perquisiscono i vecchietti e i bambini,come hai giustamente evidenziato.
4) in Italia manca anche la cultura dell'ordine pubblico:ditemi che differenza c'è fra gli ultras e certi ( tanti,troppi ) poliziotti ? Ne conoscevo uno che stava nelle truppe antisommossa che mandavano negli stadi e mi raccontava: impasticcati al midollo, con i managanelli farciti,caricavano picchiando tutti:tifosi,ultras, donne, bambini e anziani.E poi,se ne vantavano,perchè, testuali parole,"mica puoi star li a scegliere chi menare ". Meraviglia.

CheRotto ha detto...

complimenti gran bel post, hai detto tutto quello che si poteva dire in maniera corretta... anch'io ho frequentato San Siro tempo fa e posso dire che ho visto cose che voi umani... una fra le tante il sequestro all'entrata dell'accendino al mio amico, come è successo a te, solo che quella partita era Inter-Atalana, sì proprio quella, quella del motorino... hanno gettato un motorino dalla curva nord però la polizia aveva preso il pericoloso accendino Bic dell'amico... mio figlio, 12 anni ora, l'ho portato allo stadio la prima volta qualche anno fa per vedere Italia-All Blacks di rugby, tutta un'altra cosa e forse per la prima volta dopo tanto tempo mi sono sentito tranquillo a San Siro...

Costantino ha detto...

Dico una cosa banalissima,ma,credo,inquivocabile.
La vittimà è lo sport.

Adriano Maini ha detto...

Un reportage - il tuo - che conferma in modo esaustivo la ben triste verità che avevo da tempo intuito. E sulle forze dell'ordine non dico altro, se non che Pasolini in merito aveva sbagliato tutto.

Lara ha detto...

Il fatto che più mi colpisce è la mortificazione subita, ma così indecorosamente accettata dai giocatori del Genoa.
Sulla Polizia non ho altro da aggiungere a quanto hai scritto tu.
Abbiamo tanto da imparare di nuovo.
Siamo diventati paurosi e servi.
Ciao e buona giornata,
Lara

Ezzelino da Romano ha detto...

Il Genoa, il mio amato Grifone, è da sempre la mia seconda squadra, Nella, e anche a me ha fatto male vedere quelle cose, però potevano succedere dovunque.
Il che non è una consolazione in assoluto, me ne rendo conto.
Blackswan al 100%: togliersi la maglia, mai.
Vi aggiungo due chicche.
La prima: andate su Google e digitate Davide Reboli.
Costui è un energumeno da 120 kg, fascistissimo, leader degli ultras del Piacenza.
Girano alcuni suoi video.
Uno di questi lo immortala mentre affronta un dirigente della squadra, in mezzo alla strada, con attorno molta altra gente, insultandolo e minacciandolo.
Poliziotti ad un metro e nessuno dice una parola.
La seconda: allo stadio Bentegodi di Verona, dove vige il divieto di vendita di alcolici come in tutti gli stadi italiani, i tifosi dell'Hellas Verona organizzano da sempre una rivendita interna di birra, vino e grappa, che portano da fuori.
Clienti della suddetta rivendita sono anche le forze dell'ordine.
E' il nostro eterno problema del rispetto delle regole, che non è una cosa che si possa improvvisare.
O le si rispetta sempre, o non le si rispetta mai.
Ma su tutto merita di essere riprerso un commento apparso ieri su Repubblica: quei poliziotti che erano lì a Genova, spettatori passivi di quello schifo, che cosa rappresentano?

Ernest ha detto...

Che altro aggiungere...
Ti dico solo buona liberazione!