martedì 17 aprile 2012

TIME MACHINE

NEW YORK '70

Vivere in un altro luogo e in un altro tempo. Un sogno che penso abbia sfiorato tutti in qualche misura, un desiderio fuggente insinuatosi nella mente grazie a una canzone, alla scena di un film, a un costume, a un libro, a una fotografia magari.
Da parecchio tempo ormai ho il forte desiderio di visitare New York. Negli ultimi anni, e per ultimi intendo gli ultimi dieci più o meno, i viaggi si sono diradati, le vacanze standardizzate e, forse di conseguenza, i sogni sono aumentati. In realtà il sogno ricorrente è sempre quello: andare a New York, non meno di dieci giorni. Meglio se per un periodo più lungo.
Ogni tanto la fantasia parte per la tangente e allora il desiderio diventa andare a New York negli anni '70. Mi dicono sia una cosa che ancora non si può fare  a meno di non essere in possesso di un Tardis o di grandi dosi di LSD di quello buono.
Perché proprio New York negli anni Settanta? In realtà non c'è un motivo ben preciso, suggestioni, istinto, per lo più penso sia colpa del cinema. Il cinema che arriva a noi direttamente dai meravigliosi Seventies.
Capitolo primo: adorava New York, la idolatrava smisuratamente. Ma no, è meglio la, la mitizzava smisuratamente. Ecco.
L'incipit di Manhattan, film di Woody Allen datato 1979, dice tutto. Il nocciolo della questione sta tutto lì, in quella parola che non potrebbe essere un'altra in questo contesto: mitizzava. New York è un luogo mitico per chi ama la cultura pop. Cinema, libri, fumetti, musica hanno contribuito a rendere questo luogo un luogo di tutti. Non mi riferisco al melting-pot e cose del genere, New York è il luogo anche di chi come me non c'è mai stato.
Di questa sequenza iniziale tutto mi attrae. Le splendide note di Gershwin (Newyorkese), gli skylines, le luci all'imbrunire, i diners, le strade ricoperte dalla neve, il fumo che esce dai tombini, i taxi gialli, i campetti da basket, il parco, la folla brulicante, l'arte, i contrasti stilistici, le insegne luminose, tutto.
Però dice che la Grande Mela non fosse poi così linda e sicura negli anni '70. Tempi difficili quelli, il sogno iniziava a sgretolarsi dopo decenni decisamente più fortunati. Molte sono le pellicole tramite le quali ci viene mostrata la deriva della città in quegli anni: il degrado di quartieri come il Bronx e Harlem, quello delle notti a Central Park, gli homeless ai bordi delle strade, i ghetti, la droga, i problemi delle minoranze, la corruzione, la crisi finanziaria e quant'altro. Eppure in quelle immagini c'è una fascinazione incredibile, che ci mostrino la sfavillante Manhattan o la miseria di Harlem poco importa. Proprio nel tipo d'immagine sta il bello.  Quella grana sulla pellicola, quella luce, quei colori. Caratteristiche che si ritrovano anche in molti dei telefilm della nostra infanzia, almeno per chi come me nasce intorno alla metà di quel decennio (oh, in fondo è il mio decennio, servono altre giustificazioni? Sono nato negli anni '70 e me ne vanto, come non potrei?).
E poi le auto, la moda, le acconciature, la grafica degli album del periodo e ovviamente la musica. Se ai favolosi Sessanta si deve una grandissima rivoluzione musicale anche la poco florida situazione del decennio successivo a New York contribuisce alla germinazione di importanti generi musicali. I New York Dolls ad esempio venavano il loro rock di sprazzi punk con piglio glam andando a inserirsi nel filone proto-punk, c'erano i Ramones a dare il loro contributo alla scena punk rock, esplode la Disco Music con l'aumento nei '70 delle discoteche: prima evoluzione di Funk e R&B legata alla cultura nera, vero e proprio fenomeno musicale di massa nella seconda metà del decennio. Viene datata 1973 la nascita dell'Hip hop nel Bronx, New York. E già c'era Afrika Bambaataa, pensate. Insomma c'era fermento a New York nei Seventies. Molto.
Molto di questo fermento è dovuto alla ricerca di rivalsa della popolazione nera che ha dato un contributo fondamentale alla cultura del periodo. Affascinante, anche se poco apprezzato nel termine, il fenomeno della Blaxploitation. Legato principalmente al cinema con pellicole aventi per protagonisti attori afroamericani rivolte a un pubblico composto per lo più da afroamericani. Forse questa corrente cinematografica non ci ha lasciato film memorabili ma sicuramente alcune colonne sonore degne di nota (e le prove di una splendida Pam Grier). Shaft (1971), pur qualitativamente non eccelso, vinse addirittura un Oscar per l'omonima e bellissima canzone di Isaac Hayes e salvò la Metro-Goldwin-Mayer dalla bancarotta. I nomi coinvolti nella lavorazione delle soundtrack di questi film sono molti: Curtis Mayfield, Quincy Jones, Bobby Womack (splendida Across 110th street), Marvin Gaye, James Brown e chissà quanti altri ancora.
Il sogno meriterebbe un numero ben maggiore di parole per essere descritto per bene ma cercherò di limitarmi e di chiudere parlando delle storie Newyorkesi che il decennio in questione ci ha lasciato in eterna eredità. Tralascio le suggestioni scaturite ammirando le splendide tavole dei comics d'epoca dove un Uomo Ragno appeso alla sua tela svolazza tra i grattacieli di Manhattan passando davanti al Baxter Building mentre a Hell's Kitchen un uomo vestito da Diavolo Rosso manteneva vivibile il suo quartiere e vado a concentrarmi ancora una volta sul cinema.
Dalle violente Mean streets Scorsesiane di Little Italy (1973) alla denuncia della corruzione dilagante nel corpo di polizia da parte di Frank Serpico (1973) il cinema dei '70 non ha di certo tenuto nascoste le magagne dell'epoca. La diffusione delle droghe e la French Connection sono alla base de Il braccio violento della legge (1971), il racconto di una rapina realmente tentata in quel di Brooklyn diventa il film di culto Quel pomeriggio di un giorno da cani (1975), le macchinazioni di politica e servizi segreti immortalate nella spy story de I tre giorni del Condor (1975) e nel film Il maratoneta (1976), il dramma dei reduci dal Vietnam nel grandissimo Taxi driver (1976) e quello delle gang nel mitico I guerrieri della notte (1979). Ma non solo degrado e violenza caratterizzano il cinema ambientato nella Grande Mela dei settanta. Basti pensare ai film di Allen come Manhattan(1979) o Io e Annie (1977), al dramma sentimentale Kramer contro Kramer (1979) o all'altro film di culto La febbre del sabato sera (1977).
Di certo non era tutto rose e fiori all'epoca a New York, anni e vita dura per molti, lontane forse le speranze della controcultura hippie per distanza (fenomeno legato maggiormente alla costa ovest) e per il tempo trascorso. Rimane comunque un periodo culturalmente vivo e che esercita, almeno su di me, un incredibile fascino. Certo che per ora mi basterebbe andarci a New York, per i '70 poi si vedrà.



LA FIRMA CANGIANTE, martedì 17/04/2012 



MISSISSIPPI’S BURNING

Inizio modulo
Quando si ha una passione, una passione vera, prima o poi per forza di cose si finisce a studiarne la storia, si va a scavare nel passato di quel che così tanto ci affascina, per curiosità e un po' per una sorta di inconscio senso di gratitudine verso chi ha dato il via ad una passione che sentiamo nostra fin sotto pelle. Per la musica, così come per tutte le arti, tornare alle origini significa viaggiare all'indietro per decenni, secoli addirittura, e a volte ci si imbatte in periodi storici, contesti e luoghi nei quali si vorrebbe essere addirittura nati e vissuti, per poterne sentire totalmente e incondizionatamente il clima, respirare l'aria di quegli anni, affondare le mani in quella stessa terra così ricca di ispirazione....

Il rock, quello che più mi appassiona, è quello che però cronologicamente è più lontano. Mentre la massa guardava MTV e seguiva le hit mondiali io passavo pomeriggi interi guardando "Evergreen", e nella mia collezione di dischi ci sono moltissimi nomi che purtroppo ho potuto leggere soltanto sui libri e ascoltare e vedere in differita. Nomi grandi, che ancora oggi mettono un po' di soggezione e che anagraficamente parlando potrebbero essere miei genitori o spesso addirittura miei nonni. Ci sono nomi, tanti nomi, che appartengono agli anni '70, o meglio ancora ai '60, nomi che hanno la capacità di mettere tutti d'accordo e che stanno al di sopra delle semplici questioni di gusti personali o simpatie e antipatie. Ci sono i Beatles, i Rolling Stones, ci sono Led Zeppelin, Beach Boys, Frank Zappa, I Doors, Hendrix e chi più ne ha più ne metta; tutta questa gente ha cambiato la storia, ha cambiato la musica ed è riuscita, tramite la musica, ad arrivare dove la politica, l'economia e le importanti scienze che muovono il mondo non hanno saputo arrivare. La musica di quegli anni ha smosso popoli più delle motivazioni politiche, ha affondato colpi al sistema più di ogni vile attentato e non a caso è fonte di ispirazione ancora oggi che quegli anni sembrano tanto lontani....

Non sono però gli anni '70, e nemmeno i '60 quelli che personalmente rispondono davvero alla domanda "In quale periodo musicale avresti voluto vivere?". E' invece il decennio precedente, troppo spesso messo da parte e forse addirittura sottovalutato, ad affascinarmi tanto da desiderare di poter saltare su una DeLorean e tuffarmici a 88 miglia orarie. Gli anni '50, il primo decennio del dopoguerra, tempo di ricostruzione e di crescita, di incubi finiti e di buone speranze, anni non certo splendenti in tutto e per tutto, ma certamente ricchi di desiderio di cambiare le cose, lo stesso desiderio che negli anni '60 esploderà cambiando volto al mondo intero e che nasce proprio in questo periodo in cui lentamente si ripartiva e in cui la fatica era tanta e la musica era uno dei pochi modi per smorzarla.... C'è un luogo in particolare che personalmente reputo una sorta di Mecca in questo senso, un luogo sacro ricco di storia, a volte di mistero e musica, una musica che viene dal cuore della terra e dal profondo dell'anima; il luogo in questione è uno degli Stati Uniti, uno "Staterello" che oggi conta poco meno di 3 milioni di abitanti, che sfiora Memphis, ultimo baluardo del Tennessee, corre lungo il fiume da cui prende il nome e poi giù, fino alle coste del golfo del Messico. Naturalmente parlo del Mississippi e soprattutto delle rive del suo grande fiume, teatro di avventure letterarie e soprattutto di miti musicali. E' lungo le rive del Mississippi, all'incrocio di due sentieri sterrati che si dice che in una notte degli anni '20 Robert Johnson abbia stretto un patto con il diavolo vendendo la propria anima in cambio di saper suonare la chitarra. E' lungo le rive del Mississippi che nei successivi decenni nacquero il blues, il Jazz e il Rythm & Blues. E' il Mississippi, quando si tuffa nel golfo, che fa da culla al Delta Blues che diede il via a tutto. E' nel polveroso stato del Mississippi che negli anni '50 esplodono, su tutti, due mostri sacri del rock e del blues, il Re del Rock'N'Roll Elvis Presley e il "Blues boy" B.B. King. Con questi due nomi potrei chiudere il post e sentire di aver chiarito quali siano i motivi per adorare gli anni '50 a tal punto, ma sono i nomi a rendere grande il Mississippi o è il Mississippi a rendere grandi i nomi? Che aria si respirava 60 anni fa in quei luoghi rimasti per decenni quasi fuori dal tempo e che di colpo si sono trasformati da campi di cotone e  fangose paludi alla culla del blues e del rock'n'roll? Non erano sicuramente la pace e la tranquillità ad aleggiare in quegli ambienti e non era certo il benestare la parola d'ordine, ma forse proprio per questo il risultato è stato così strabiliante. Faber in una sua stupenda canzone spiegava che "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior"; più che di letame in questo caso si parla di fanghiglia, ma i fiori che ne sono nati sono splendidi e faccio davvero fatica a credere che non ci possa essere qualcosa di quasi magico in questi luoghi, qualcosa che ancora oggi non si riesce ad afferrare veramente, e mai ci si riuscirà senza aver vissuto il Mississippi sulla propria pelle. E' nato il blues in quegli anfratti, dalle dita callose e le gole arse frutto di anni a lavorare nei campi di cotone per meno di un tozzo di pane, sono nati il jazz e lo swing, perchè proprio dove la vita si fa dura un po' di spensieratezza è l'ancora a cui avvinghiarsi per resistere, ed è nato il rock'n'roll, perchè il mondo stava davvero cambiando e i ragazzi lo sentivano, sono nate le hit e gli idoli quando un ragazzino meno che ventenne con i pochi spiccioli che aveva in tasca volle incidere una canzone su un disco da regalare alla madre, e ancora non sapeva che sarebbe diventato re.... Sono nati quei suoni che anche dopo 60 anni riecheggiano forti e densi come la prima volta, e potendo viaggiare nel tempo la mia direzione sarebbe senza dubbio quel periodo, quando tutta la musica che amo era ancora un germoglio, quando quelle vibrazioni malinconiche e quelle esplosioni di sentimenti le avrei potute afferrare realmente, quando la vita era dura ma la musica era splendida e forse, lungo gli argini di quell'imponente fiume, avrei potuto potuto sentire sotto la pelle quella strana ed affascinante ondata che come per magia da una mano callosa e sei corde tese sa colpire al cuore senza bisogno di un mirino....




LOZIRION, martedì 17/04/2012 


SOGNANDO CALIFORNIA

Quando Graham arriva in California dalla piovosa Inghilterra, forse non sa ancora che, di lì a breve, la sua vita cambierà radicalmente. Da qualche giorno, ha conosciuto Joni e se ne è innamorato perdutamente, probabilmente sta già facendo qualche progetto di convivenza, pensa di trasferirsi o comunque di stabilizzare il rapporto nonostante li separi un oceano. Ma ci sono anche i suoi Hollies che lo aspettano in patria per continuare a scalare le classifiche con belle canzoni di luminoso pop-rock. Forse sta proprio rimuginando sul da farsi, quando una sera, a casa di Joni, dove si riuniscono quotidianamente i migliori artisti e musicisti della scena losangelina, sente due ragazzi cantare. Si chiamano David e Sthepen e giocano con le voci come un prestigiatore fa trucchi con le carte. Stanno abbozzando una canzone che si intitola Helplessly Hoping e la melodia è qualcosa che avvicina al mistero del Creato. Graham si unisce ai due e quasi per scherzo inizia a cantare anche lui. Le tre voci si incastrano, si inseguono, si sovrappongono, si sfiorano, ma soprattutto accarezzano le orecchie degli astanti, convinti, come qualcuno sosterrà in seguito, di aver ascoltato un coro d’angeli caduti sulla terra. E’ il 1968 e nasce, a casa di Joni Mitchell, quello che sarà uno dei gruppi californiani più importante di sempre, i Crosby ( David ) Stills ( Stephen ) & Nash ( Graham ). Siamo a Los Angeles, siamo in California, siamo in quello che tra la seconda metà degli anni ’60 e la prima metà degli anni ’70 sarà il centro musicale del mondo.
La mia personalissima macchina del tempo è puntata esattamente in quegli anni, perché se potessi fare un viaggio attraverso un varco spazio – temporale – musicale io mi catapulterei lì, a percorrere anni e chilometri tra San Francisco e Los Angeles. C’è vita in quei giorni, tanta vita : c’è l’odore dei fiori, il mito del surf, ci sono gli hippies e la filosofia peace and love, c’è una fottutissima guerra, contro cui marciare e protestare, ci sono droghe vecchie e nuove, che aprono le porte della percezione, aiutano a creare, a sperimentare. E c’è una musica che nasce, libera, alternativa, politicamente impegnata o delicatamente romatica. A Frisco impazzano i Jefferson Airplane che parlano una lingua rock e psichedelica mai udita prima. Verranno capolavori come Somebody To Love e White Rabbit, verrà lo sperimentalismo spinto di After Bathing At Baxter’s, i mitici concerti al Fillmore, e gli Acid Tests, le luci stroboscopiche e LSD ad anticipare gli odierni rave party. E sarà proprio la filosofia della droga e dell’acido a marchiare indelebilmente la leggenda dei Grateful Dead, i loro concerti-happening, il loro rock anarcoide, sperimentale, onnivoro, che troverà il suo culmine in American Beauty ( 1970 ). Ma sono anche anni di guerra, c’è il Vietnam, c’è una generazione falcidiata da una morte che entra quotidianamente nelle case. La musica allora si fa protesta, rivoluzione, le rock band sfilano a fianco degli studenti che riempiono le manifestazioni in ogni angolo d’America. I Jefferson Airplane scrivono Volunteers ( 1969 ), che rappresenta la grande sfida del rock al sistema americano e il grido di rivolta delle frange estreme e radicali del movimento studentesco. Un impegno politico e sociale che a Los Angeles trova i propri alfieri nei CSN & Y ( Y sta per Neil Young, che si unirà ai tre dopo il primo album ), quattro diverse anime musicali che trovano una perfetta, quanto fugace, armonia, e scrivono il manifesto West Coast ( Deja Vù ), cristallizzano in versi l’epoca hippie ( Teach Your Children, Woodstock ) e propongono commoventi ballate libertarie e antimilitaristiche ( Find The Cost Of Freedom, Ohio ). Eppure, la scena losangelina è capace di dare vita anche a un movimento musicale introspettivo, romantico, che guarda non al sociale ma agli struggimenti privati di una generazione. Musicisti che Frank Zappa, con molto cinismo, definirà navel-gazers, coloro cioè che vivono rimirandosi l’ombelico ed elevano i propri problemi a dimensioni universali. Saranno la meravigliosa Carole King del sublime  Tapestry ( 1971 ), sarà James Taylor con il carezzevole rock di  Sweet Baby James ( 1970 ), sarà il folk colto di Joni Mitchell che sfornerà due capolavori come Ladies Of The Canyon ( 1970 ) e l’inarrivabile Blue ( 1971 ).
Più di ogni altro, è questo il mondo musicale in cui avrei voluto vivere. Un mondo in cui la musica era inesauribile fermento, viveva in perfetta simbiosi con la generazione che rappresentava. Quello californiano era un rock che apriva nuove strade ai giovani, indicava loro la direzione e ne sosteneva il cammino, fra tensioni politiche e derive intimiste; e i giovani, per converso, aiutavano il rock a crescere, lo plasmavano ai loro desiderata, alle speranze, ai sogni. Non è un caso che quelli fossero gli anni dei grandi concerti: non semplici live act, ma veri e propri happening nei quali la gioventù si formava, cresceva intellettualmente, cambiava i propri costumi, sperimentava insieme. In nessun altro luogo al mondo, mi sarei visto così bene come nella California di quarantanni fa: il mare a cullarmi lo sguardo, infradito ai piedi, asciugamano in spalla, un purino di marjiuana fra le labbra e tanta musica nel cuore. Peace & Love, bros and sisters: andiamo, la spiaggia ci aspetta con le sue onde e il suo sogno di capelli al vento.






BLACKSWAN, martedì 17/04/2012

25 commenti:

Bartolo Federico ha detto...

New York, è la città della più grande band di rock'n'roll mai esistita.The Velvet Underground.Gran post Black.

Elle ha detto...

Ecco dov'eravate finiti tutt'e tre!!

Bene, finalmente scopro cosa significano le parole Crosby Stills & Nash ;)

Da un po' di anni a questa parte adoro le città perché, come fa notare anche Firma, ce n'è per tutti i gusti, chiunque può nascere o rinascere anche dal nulla, in una città, che può essere grande quanto vuoi, ma sa farti sentire a casa proprio perché riesce a rappresentare ancheil tuo modo di essere, fra tanti che ne ospita. E fra le canzoni della mia nascita musicale c'è anche Shaft e compagnia bella. Se poi Blackswan mi parla di protesta, formazione, sperimentazioni e fermento non posso che ritrovarci anche la mia giovinezza, e gli anni Settanta sono poi anche i miei.
Ma vogliamo mettere la vita dura dei campi addolcita da musica splendida (parole di Lozirion) in riva ad un grande fiume? Spaccarsi la schiena eppure trovare ancora lo spirito per intonare una canto, per suonare pezzi magici. In fondo anche io ho un'origine contadina e swing.. no?
E va bene, non ce l'ho però la vorrei.. se si potesse tornare indietro nel tempo musicale!!
:)
Bravissimi ragazzi, tre viaggi nel tempo riuscitissimi, perché il tre non sarebbe il numero perfetto se non fossero perfetti gli uni che lo compongono (?).

lozirion ha detto...

Heila Bro! Ancora una volta una grande idea e un gran post! Sono fiero di farne parte.... ^_^

Ps. il video di Crossroad ti fa onore, ottima scelta! ^_^

Blackswan ha detto...

Il merito per New york non è mio, Bartolo, ma di Firma Cangiante.Io ho puntato sulla California.Grazie lo stesso e grandissimi Velvet !

face ha detto...

preparo le valigie black...dimmi dove e quando:)

Mary ha detto...

Che post ragazzi..favoloso !
Mi avete fatta viaggiare..con la mente sono volata. Nick, l'inizio del tuo post avrei potuto scriverlo io..desiderio di vivere in un altro luogo ( argomento che ho trattato oggi interamente in lingua inglese con la mia insegnante d'inglese ) e il desiderio di visitare New York..per almeno 10 giorni..l'ideale sarebbero 15 ! Il fatto è che il viaggio più lungo che ho fatto in aereo è stato di 4 ore...come le reggo 10 ore?? L'idea mi manda in crisi.
Grazie per questo meraviglioso regalo..splendide letture e splendidi ascolti !

Elle ha detto...

Ps. quelle dei Jefferson Airplanes (Volunteers e Somebody to love) le conosco, dai non sono così fuori dai Settanta (sospiro di sollievo)!! Adesso ne cerco altre per scoprirmi al passo anche con quei tempi ;)

Bartolo Federico ha detto...

Bravi entrambi.

Melinda ha detto...

Ma che bel post ricco... Complimentissimi a tutti e tre!

California, California here we come...come lozirion mi piacerebbe andare lì...ma mi accontento anche dell'era attuale quindi niente DeLorean, mi basta un semplicissimo teletrasportatore :P

La firma cangiante ha detto...

Ah ah, mi sa che abbiamo creato casino con le firme, e detto da me che sono cangiante, fa abbastanza ridere.

@ Melinda: in effetti è Black che vuole andare in California, Lozirion ha prenotato per il Mississippi e io prenderò l'aereo per New York (speriamo presto).

@ Black: grande, sono contento di essere entrato in questo giro, grandi soddisfazioni. Grazie ancora.

Melinda ha detto...

Ahahaha...scusate...ho fatto un po' di confusione :P

Mary ha detto...

Io non ci sto capendo più niente ! Chi vuole andare dove ??? Uffa ! Le firme dei post sono incasinate !

Elle ha detto...

Le firme sono alla fine dei singoli post!!
All'inizio c'è scritto pubblicato da Blackswan come autore del blog, ma poi le firme sono alla fine, solo che sono dopo i video e quindi sembrano riferite al post successivo.
Io direi, per non sbagliare, di prenotare tutti per gli Stati Uniti, un aeroporto qualsiasi, e una volta lì ci dividiamo e ognuno va per la sua strada!!
Però è stato bello avervi incontrato, dovremmo farli più spesso questi viaggi di gruppo virtuali :)

Blackswan ha detto...

Mi sa che è colpa mia che non sono tanto bravo con l'impaginazione,amici miei.comunque: in fondo ad ogni post c'è la firma dell'autore.Ma gli autori contano poco,sono solo un tramite,valgono molto di più le mete e un viaggio da farsi con il cuore e la fantasia,il cinema e la musica :)

La firma cangiante ha detto...

Amen Black :)

S. ha detto...

stranamente avevo capito...forse perché per ben due volte l'ho letto, bravi...

Slowhand78 ha detto...

Complimenti ragazzi! Sono voli di fantasia che ho fatto spesso anche io! Se solo potessi mi fionderei nel profondo sud sulle tracce di Robert Johnson!

Galadriel ha detto...

Bhè! Io vi saluto tutti e tre! E mi sono piaciuti tutti e tre i viaggi e se potessi farli mi piacerebbe ancora di più, anche se un viaggetto nel jazz l'ho fatto. Negli anni settanta avevo vent'anni e si lavorava 13 14 ore al giono, non c'era tempo per altro. Quindi grazie a voi per avermi informata! Un abbraccio e uno speciale per Nick.

nella ha detto...

Leggerò con più tempo anche gli altri post, ma con le ore che mi corrono alle spalle per ora mi sono fermata , con piacere a NYC Bella sempre , come ieri e come oggi.. Pe parecchi motivi più che seri, non ho più l'opportunità di visitarla come prima, ma merita sempre una puntata breve o lunga questa dolce mela, che sembra cambiata, ma per chi la conosce, tanto cambiata non è. Ci sono artisti , per esempio Byrne, europeo doc, che asserisce continuamente ,la sua necessità di vivere a NYC , l'unico luogo dove tutto può essere espresso Magica giornata, mio capitano!

Massi ha detto...

Già scritto sul blog di Loz, ma è giusto ripetersi: gran post e complimenti

Evil Monkeys ha detto...

BRAVISSIMI (tutti!!)

Ezzelino da Romano ha detto...

Bel viaggio, bravi.
Un volo sugli States.
Non saprei scegliere.
E infatti non scelgo.
Ho visto solo New York, anzi, solo Manhattan, e mi ha entusiasmato.
Però gli Stati Uniti sono la somma di NY, della West Coast, del profondo sud, dello charme europeo di Boston come delle zone rurali polverose con la gente che gira a piedi nudi.
Grande paese, in tutti i sensi, con mille contraddizioni eppure con una sua strana armonia.
Al netto delle diversità storiche, secondo voi sbaglio se dico che è un'Italia più grande e riuscita un po' meglio?
Che poi, meglio, dipende.
Per la musica sì, ma si mangia peggio e soprattutto non giocano a calcio...

Ezzelino da Romano ha detto...

Bel viaggio, bravi.
Un volo sugli States.
Non saprei scegliere.
E infatti non scelgo.
Ho visto solo New York, anzi, solo Manhattan, e mi ha entusiasmato.
Però gli Stati Uniti sono la somma di NY, della West Coast, del profondo sud, dello charme europeo di Boston come delle zone rurali polverose con la gente che gira a piedi nudi.
Grande paese, in tutti i sensi, con mille contraddizioni eppure con una sua strana armonia.
Al netto delle diversità storiche, secondo voi sbaglio se dico che è un'Italia più grande e riuscita un po' meglio?
Che poi, meglio, dipende.
Per la musica sì, ma si mangia peggio e soprattutto non giocano a calcio...

Blackswan ha detto...

Grazie a tutti amici per i tanti commenti e i complimenti.E grazie a Lozirion e La Firma Cangiante che si sono prestati a questo ennesimo post a più mani.Che personalmente penso sia il modo più bello di vivere il blog.
I have a dream : il post corale,scritto da tutti quelli che hanno voglia di contribuire.Ci sto lavorando :)

Lady Left ha detto...

Io non ho mai abbandonato la vecchia Europa, ma mi è sembrato di esserci passata, per quelle strade che mi avete raccontato. Grazie! A voi che ci avete messo le immagini e alla musica che ha indicato la strada :)