domenica 7 ottobre 2012

LE VARIAZIONI DI GOLDBERGH – JOHANN SEBASTIAN BACH & GLENN GOULD




Questa è la storia di due geni vissuti in epoche diverse, lontanissimi nello spazio e nel tempo, eppure indissolubilmente legati fra loro. Uno si chiamava Johann Sebastian Bach, era tedesco e visse a cavallo tra il 1600 e il 1700. Compositore, organista, clavicembalista, è considerato universalmente uno dei grandi geni della storia della musica. Quante volte abbiamo sentito parlare di Bach ? Tante, vero ? Eppure noi, comuni mortali, così lontani per gusto da quella musica antica costruita sul concetto di contrappunto, di lui conosciamo ben poco ( di recente, ad esempio, ho scoperto che fumava come la ciminiera di una fonderia ) e abbiamo consapevolezza della sua esistenza solo quando ci capita di ascoltare la celeberrima Toccata e Fuga in Re Minore. L’altro dei due geni raccontati in questa storia si chiama Glenn Herbert Gould, canadese di Toronto, nato nel 1932 e deceduto cinquantanni dopo, è uno dei più straordinari pianisti e compositori del secolo scorso. Cosa sappiamo di lui ? Anche in questo caso, non molto. Eppure, le informazioni su Bach e Gould emergono prepotentemente da qualche anfratto del nostro cervello,nel preciso istante in cui sentiamo parlare delle Variazioni Goldberg, opera per clavicembalo composta dall’organista tedesco a cavallo tra il 1741 e il 1745. Bach e Gould, Germania e Canada, XVIII e XX secolo, e una musica che è un filo conduttore, una catena di note che infrange le barriere del tempo e dello spazio, per unire in un abbraccio indissolubile la creatività e la sensibilità artistica di due uomini all’apparenza tanto lontani. Bach e Gould devono qualcosa della propria fortuna l’uno all’altro : le due magistrali esecuzioni di Gould hanno avuto il merito di far conoscere al grande pubblico le Variazioni, un’opera colta ed estremamente ricercata, che prima di allora non si filava quasi nessuno ; e per converso, senza la riscrittura dell’opera di Bach, Gould non avrebbe probabilmente avuto tutti i meritati riconoscimenti che invece ottenne durante la propria luminosa carriera. 

Sono onesto e metto subito le mani avanti : parlare delle Variazioni di Goldberg è un gran casino, e personalmente non possiedo un briciolo di quelle competenze che sarebbero necessarie a rendere plausibile questo post. Non ho alcuna pretesa di completezza, quindi, e la mia intenzione è solo quella di raccontare una musica della quale mi innamorai fin dal primo ascolto e che peraltro conobbi con colpevole ritardo solo qualche anno fa, leggendo La Versione Di Barney di Mordecai Richler, in cui le Variazioni vengono espressamente citate. Se parlare dell’opera è un casino, ascoltarla però è una dichiarazione d’amore verso l’umanità. Inutile cercare di capire subito cosa si sta affrontando, meglio chiudere gli occhi e aprire il proprio cuore alla musica. Le Variazioni di Goldberg ( Goldberg era un maestro di cappella a cui Bach dedicò l’opera ) impongono un grande sforzo cerebrale, che se messo in atto subito, potrebbe rovinare il piacere dell’ascolto. E’ meglio che prima la musica fluisca in noi, ci rapisca, conquisti la nostra carne, il nostro sangue, ci accarezzi lentamente la pelle. Poi, si può tentare di capire, cosa non semplice, lo ammetto. Le Variazioni sono un impianto architettonico di 32 brani, costruito secondo regole matematiche, simmetrie e divisioni binarie. Per dirla in modo rozzo, ma comprensibile: la stessa armonia ( l’Aria iniziale ) viene proposta, ma variata, per trenta volte, e poi riproposta identica alla fine ( Aria Da Capo ). Quasi una musica che si guarda allo specchio, un viaggio di andata e ritorno in un universo musicale di fascinazioni geometriche. Capite, dunque, quali e quante siano le implicazioni a cui siamo chiamati a far fronte: musica, logica, matematica, architettura e, perché no, anche filosofia, dal momento che ci troviamo ad affrontare in qualche modo i concetti di creazione artistica e di cosa significhino complessità e semplicità ( ciascuno dei 30 brani contiene qualcosa del precedente, in un processo osmotico di arricchimento ). Quando Glenn Gould studiò Bach, si innamorò così tanto delle Variazioni di Goldberg da registrarne per due volte, caso rarissimo, l’esecuzione in studio. Entrambe le versioni sono superbe (suonate per pianoforte e non per clavicembalo, e quindi tecnicamente più complesse ) e, soprattutto, uniche, perché realmente diverse l’una dall’altra. La prima, del 1955, è più energica e veloce; la seconda, che risale al 1981, più lenta, intima e sofferta. Tra le due esecuzioni, la bellezza di 26 anni di riflessione, come se Gould temesse di aver dimenticato qualcosa oppure, più semplicemente, di non aver compreso appieno il genio e l’intendimento di Bach. Una resipiscenza operosa, mi si passi il termine giuridico, che regalò al canadese e al tedesco fama imperitura e all’umanità intera forse la più monumentale fascinazione musicale della storia.



 Blackswan, domenica 07/10/2012

15 commenti:

mr.Hyde ha detto...

..dicono che la musica sia nel tempo.
Tuttavia ho avvertito il tempo fermarsi per 3.47 minuti,in omaggio a questa composizione di Bach (autore dei nostri giorni)e Gould, strumento, egli stesso.
Ti ringrazio per questo post pieno di arte e sensibilità musicale.

S.ilvya ha detto...

E' vero questa ultima versione e' più intima, Appena un soffio di vento sull' anima stanca...grazie Nick bel post.
ricordavo solo versioni più brillanti, di altri :)

Elle ha detto...

Io non so se sto ascoltando la versione giusta, visto che mi trovo nella patria di Bach, e il video non me lo fa vedere. Salto le parolacce e arrivo al dunque, perché queste variazioni me le ricordo bene: sono quelle contro il mal di testa assieme al balsamo di tigre :)
Per essere un non competente te la cavi bene..

Elle ha detto...

Ah, volevo dire che questa matematica musicale mi piace molto, trovo spassosissima l'idea di ripetere la stessa melodia per trenta volte, con chiusura ciclica. Come un romanzo con trenta incipit dentro una cornice. Come un regista che prova quale scena viene meglio, e anziché dire "buona la prima", le tiene tutte. Ci credo che Gould de n'è innamorato!

Irriverent Escapade ha detto...

Mi intrigano molto questi salti mortali da un genere all'altro....
Io Gould lo ho scoperto da ragazzina quando per caso vidi delle immagini di un suo concerto. Affascinante oltre misura, quella sua postura strana, quel non stare seduto su un banale sgabello. Sapevo della sua Variazione di Goldbergh ma, la mia cultura da Settimana Enigmistica si fermava qui. Sono incuriosita dalla pausa di riflessione lunga 26 anni
Quando avró portato a termine la mia ultima "battuta di caccia" (the book of Chet), il confronto fra le due versioni sará il mio obiettivo

m4ry ha detto...

Io amo Mozart..ma per le variazioni Goldenbergh di Bach nutro un amore particolare. L’amore particolare nasce dal ricordo di chi me le ha fatte conoscere, e proprio nella versione di Gould. Oggi rimane solo un ricordo, perché questa persona era mio nonno Alfonso, che non c’è più. A volte è difficile trasformare le emozioni in parole. Mentre scrivo questo commento le sto ascoltando…ogni volta mi regalano sensazioni ed emozioni differenti. Ora, ad esempio ho come la sensazione di perdere il contatto con il mondo circostante e mi sento come svuotata e più leggera...è un po' come volare, ma quel volare a cui non si accompagna la paura di cadere. E’ una musica che asseconda gli umori, ma che ha il grande potere di commuovermi. E’ una commozione intensa che dà i brividi e mi fa venire voglia di chiudere gli occhi e lascarmi andare per un tempo indefinito…
Era da un po’ che non le ascoltavo., precisamente da una domenica di inizio estate…grazie..davvero un bel post :)
Buona giornata :)

Ezzelino da Romano ha detto...

Ciao bro, bello il tuo post.
Il brano però non mi cattura, credo che lo dovrò riascoltare, come del resto anche The Koln Concert di Keith Jarret, quando sarò diventato più adulto.
Per ora sto su Highway to hell e soprattutto sui miei amati Led Zeppelin.

Massi ha detto...

Mi sa che mi metto a cercare una versione per chitarra,anche se già so che ci dovrò lavorare parecchio

Holyriver ha detto...

Davvero da brivido queste note e da brivido anche questa interpretazione così vissuta.
Complimenti per il post.
A presto.

Blackswan ha detto...

@ Mr Hyde : questa monumentale opera forse è l'esempio più lampante di quanto affermi: la musica che viaggia nel tempo e il tempo che si ferma.

@ S. :intima,impalpabile,leggerissima.

@ Elle : Di solito io le accompagno a mezza bottiglia di vino, ed evito il balsamo tigre :)

@ Irriverent : Ac/dc e Bach.Ci ho pensato solo dopo a cosa avevo fatto.Accostamento forse "irriverente",ma di una qualche suggestione :)

@ Mary : Ho spesso anche la stessa sensazione di trovami fuori dal mondo. Mi capita spesso anche con altra musica, ma le variazione mi inducono quasi un trip estatico.

@ Ezzelino : Grazie Bro :)
Posso capire : effettivamente nel brano non c'è molta chitarra elettrica ;)

@ Massi : ventisei anni anche tu ? :)

@ Holyriver : complimenti soprattutto a Bach e a Gould :)

Galadriel ha detto...

La musica è un esercizio occulto di aritmetica dell’anima
che non ha coscienza di contare
(Leibnitz)
Un caro abbraccio Black.

Adriano Maini ha detto...

Informazioni preziosissime, scritte con il cuore!

Ezzelino da Romano ha detto...

Ecco, il commento di Galadriel è strepitoso.
Un esercizio occulto di aritmetica, di un'anima che non sa di contare.
In effetti, un batterista sa di andare a tempo?
Un centravanti ha coscienza del tempo giusto per andare su un pallone?
E De Chirico, si rendeva conto che stava inventando la metafisica mentre dipingeva?
Forse lo percepiscono, ma non è che lo sappiano in termini razionali.
Questioni troppo impegnative, sono le 2,45, vado a dormire.
Ciao a tutti.

Pupottina ha detto...

ci sono canzoni e melodie che sono senza tempo

Massi ha detto...

@Blackswan: Diciamo che mi prenderò del tempo,quanto non lo so