martedì 3 marzo 2015

BLACKBERRY SMOKE – HOLDING ALL THE ROSES



C’era molta attesa da parte degli appassionati di southern rock per l’uscita del nuovo album in studio dei Blackberry Smoke (il quarto, in dieci anni di carriera). Tanta aspettativa si era venuta a creare quando, lo scorso anno, il gruppo proveniente da Atlanta,  aveva pubblicato Leave A Scar, un disco dal vivo così avvincente da indurci a definirlo uno dei live più belli degli ultimi dieci anni e a paragonare la band capitanata da Charlie Starr nientepopodimeno che ai Lynyrd Skynyrd. Un successo di pubblico e critica così evidente da portare i Blackberry Smoke a firmare un contratto con una major e a farsi produrre da Brendan O’Brien, già al fianco di stelle di prima grandezza quali Bruce Springsteen, Ac/Dc e Pearl Jam. Holding All The Roses, almeno nelle intenzioni, è dunque il disco della definitiva affermazione, un tassello decisivo nella storia del gruppo georgiano, che vede il proprio nome circolare con sempre maggior insistenza anche fuori dal circuito nazionale. O Brien, che sa il fatto suo e che la materia la conosce molto bene (era stato l’ingegnere del suono di Shake Your Money Maker e di Southern Harmony… dei Black Crowes), si limita semplicemente a scartavetrare un po’ il suono, lasciando intatto il fascino di composizioni che funzionano dannatamente bene da anni. La formula resta quindi quella di un southern rock venato di country e screziato di soul, che nello specifico si arricchisce anche di qualche piccola concessione radiofonica. Poca cosa, tuttavia, rispetto all’approccio al suono della band, che non smette di essere di essere ruspante e impolverato come ci è sempre piaciuto. Se da un lato, quindi, una rock ballad solare come Living In The Song, richiama alla mente dei Foo Fighters meno bellicosi ed è pronta per numerosi passaggi in FM, l’iniziale Let Me Help You, col suo riff stonesiano e un grande assolo che arriva direttamente dalla dispensa di Gary Rossington, ci fa capire subito quale sia il mood prevalente del disco. I Blackberry Smoke, nonostante qualche leggero imbellettamento, non snaturano la loro fede nel rock e mantengono il tiro altissimo, sia quando si divertono ad arroventare chitarre e violini nella travolgente title track, sia quando ruggiscono nel passo lento dell’oscura Payback’s A Bitch, sia quando si inventano uno spettacoloso assolo al pedale wah wah nel country rock sapido di California di Too High. Una scaletta che fila rapida e orgogliosa dall’inizio alla fine, tra rockettoni sudisti (Wish In One Hand) e ballate virilmente malinconiche (Woman In The Moon) e che consegna a tutti gli orfani degli appena disciolti Black Crowes un motivo valido per non abbandonarsi alla nostalgia.

VOTO: 7,5





Blackswan, martedì 03/03/2015

5 commenti:

Alessandro Raggi ha detto...

visto che parlavi di orfani dei Black Crowes sono comparso.... :-)

Marco Goi ha detto...

Molta attesa da parte degli appassionati di southern rock?
Perché, esistono degli appassionati di southern rock? :)

monty ha detto...

Ti confesso che il primo impatto
è stato negativo, come se si fosse
perso qualcosa rispetto ai lavori
precedenti. Però, siccome voglio bene
a questi ragazzi, sto persistendo
nell'ascolto nel tentativo di
ravvedermi :)

mr.Hyde ha detto...

Non è male ma c'è tanta musica di questo genere in giro..

Blackswan ha detto...

@ Alessandro: consolati, dunque ! :)

@ Marco: rassegnati, Marco, siamo milioni :)

@ Monty: più lo ascolto, più mi piace. Cerca di ravvederti :)

@ Mr Hyde: però questi sono davvero bravi :)