lunedì 10 ottobre 2016

IL MEGLIO DEL PEGGIO






Riceviamo dalla nostra freelance Cleopatra e integralmente pubblichiamo

La politica come il calcio. Striscioni e insulti contro l'avversario proprio come allo stadio, nel bel mezzo di una finale di Champions League. C'è in palio la vittoria del SI al referendum costituzionale, la partita della vita per il bomber Matteo. 
Ai gufi e ai professoroni, immagine di un'Italia ormai stantia e demodè, si contrappongono gli illuminati e le "anime belle" guidate dal Magnifico Premier. In uno scontro quotidiano tra opposte tifoserie, paiono non contare più i contenuti ma l'arroganza, lo slogan, la frase ad effetto e soprattutto i tempi televisivi. Bucare il video pare essere il mantra ricorrente di questa classe politica cresciuta a pane e Wanna Marchi. Botta e risposta su Facebook, tweet  e retweet, duelli televisivi più disparati, occupano la quasi la totalità dell'informazione. Domina l'idea della politica come spettacolo, in cui la competenza è soppiantata dalla supercazzola.
E in questo circo mediatico si assiste a una contesa avvilente nel quale il Pd e associati paiono schierati in un 4-3-3 contro il resto del mondo.  "Il referendum è un derby tra l'Italia e la vecchia guardia", puntualizza il nostro Premier, ponendo l'accento su questioni anagrafiche. Il vecchio va pensionato o, se preferite, messo in panchina, come il Professore Gustavo Zagrebelsky, reo (a dire di qualche solone addomesticato) di non aver tenuto il tempo giusto nel duello televisivo. Lo scontro tra demagogia vs. contenuto, se lo sarebbe aggiudicato, guarda caso, il nipotino di Silvietto. Questo è almeno quello che vogliono farci credere. 
Se pensano che per migliorare il Paese basti uno slogan, significa che ci considerano degli stolti. E allora non perdiamo altro tempo: fischiamo la fine della partita e mandiamoli tutti negli spogliatoi.  

Cleopatra, lunedì 10/10/2016

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