giovedì 3 gennaio 2019

DIECI FILM DEL 2018 DA RICORDARE




THELMA di Joachim Trier
Thriller psicologico, con incursioni nel sovrannaturale, che indaga con efficacia sui sensi di colpa derivanti dalla religione cristiana. Incastro perfetto di silenzi e musica, Polanski e De Palma sottotraccia, e una regia che stupisce per chirurgica precisione e lampi di abbacinante bellezza (l'incipit e la sequenza del balletto a teatro sono i migliori momenti di cinema visti quest'anno).








HEREDITARY di Ari Aster
Chi ama il genere, sa che la regola aurea di buon horror è essere credibile, cioè far paura. Hereditary, opera prima di Ari Aster e una delle pellicole più acclamate (e chiacchierate) dell'anno, si sviluppa in un crescendo di tensione che sfiora il parossismo e inquieta ben oltre la visione (uno schiocco di lingua potrebbe tenervi svegli tutta la notte). Non solo: Aster regala alcuni momenti di regia che sono totale godimento per ogni incallito cinefilo. Peccato per gli ultimi cinque minuti di pellicola, assolutamente fuori sincrono rispetto a quanto visto prima. Inquietante.


TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI di Martin McDonagh
Teso e inquietante, ma capace di sfuggire alle regole classiche del poliziesco, grazie a dialoghi ferocemente ironici e a una serie di personaggi meravigliosamente tratteggiati. Il merito è soprattutto di un pugno di attori in stato di grazia, su cui giganteggia un inarrivabile Sam Rockwell, poliziotto stolido e razzista, i cui progressivi lampi di consapevolezza illuminano di insperata umanità il finale.








IL SACRIFICIO DEL CERVO SACRO di Yorgos Lanthimos
Yorgos Lanthimos fa convivere la tragedia di Euripide (Efigenia In Aulide) e il cinema di Haneke (Funny Games), per un film concettualmente complesso, tesissimo e inquietante, che utilizza metafora e simbolismo per raccontare il terremoto emotivo (e non solo) che sconquassa una famiglia dell’alta borghesia americana. Il perbenismo di facciata è spazzato via da una variabile impazzita che raggruma rabbia sopita, ipocrisie, sensi di colpa e paure, in un crescendo di irrazionalità e violenza che devasta l’apparente quiete della normalità. La sequenza finale, giocata sul non detto e la perfetta interazione degli sguardi dei protagonisti, chiosa magistralmente un film che scuote le coscienze.


LADY BIRD di Greta Gerwig
Un racconto di formazione, che rifiuta ogni stereotipo di genere e arriva dritto al cuore, con grazia e leggerezza. 















SULLA MIA PELLE di Alessio Cremonini
Un film che sostiene una tesi (e personalmente la condivido anche nelle virgole), ma che evita la mistificazione retorica e la militanza pret a porter. Pellicola dura, asciutta, di impegno civile, che ragiona sulle disfunzioni della democrazia e sull'uomo lasciato solo negli ingranaggi arrugginiti della grande macchina istituzionale. Impossibile non arrabbiarsi e non provare compassione umana. Necessario.









A QUIET PLACE di John Krasinski
L'ultima frontiera del terrore: non fare rumore o sei morto. A Quiet Place è un fanta-horror avvincente, congegnato magnificamente e lontano dagli stereotipi del genere (anche se cita smaccatamente una memorabile sequenza de La Guerra Dei Mondi di Spielberg). Da guardare in rigoroso silenzio.











OLTRE LA NOTTE di Fatih Akin
Film teso, lucido e afflitto, che in questi giorni di marmaglia razzista e gauche caviar da supermercato, dovrebbe essere visto da tutti, per porsi almeno un paio di interrogativi: voglia mai che un dubbio venga a illuminare le menti. Diane Kruger, premiata a Cannes come migliore attrice, dà vita a un'interpretazione memorabile, creando un personaggio il cui straziante dolore ti resta addosso, soffocante, come pece nera.









I SEGRETI DI WIND RIVER di Taylor Sheridan
A metà tra trhiller e western, I Segreti di Wind River è un film potente, violento, lirico, straziante. Premio miglior regia Un Certain Regard A Cannes e un’interpretazione, quella di Jeremy Renner, che ci ricorderemo per un bel pezzo.












CHIAMAMI COL TUO NOME di Luca Guadagnino
Il ricordo di un’Italia che non c’è più, quella delle estati silenziose e deserte, di un profondo nord di tradizioni e natura incontaminata, della cultura ancora collante di aggregazione di quella che un tempo si chiamava “borghesia”. E soprattutto il racconto di una storia di formazione e di un amore impossibile, oscillante fra incanto, nostalgia e acerba passione. Tutto è perfetto: fotografia, colonna sonora, interpretazioni, regia e sceneggiatura. Il monologo finale del padre è da mandare a memoria per l’eternità.


Blackswan, giovedì 03/01/2019

3 commenti:

ReAnto R ha detto...

Ne ho visti tre di quei films. Itre manifesti ,Thelma ed i Segreti mi son piaciuti tutti e tre ma su tutti , I tre manifesti , Ciao e buon 2019

Marco Goi ha detto...

Dieci film che mi sono, quale di più e quale di meno, piaciuti tutti.
Sorpresa!
Alcuni li avevo messi in classifica nel 2017, perché sono troppo avanti ahahah
Mi sa che te ne intendi più di cinema che di musica, Blackswan.
Facciamo a cambio? :D

Blackswan ha detto...

@Re Anto: tanti cari auguri a te, di un Buon 2019. e se riesci, guardati anche gli altri: meritano!

@Marco: Incredibile, vero? Possiamo fare a cambio, ma poi ti toccherebbe ascoltare anche dei buoni dischi, potresti rimanerne schockato! :)))