martedì 21 febbraio 2017

COURTNEY MARY ANDREWS – HONEST LIFE (Mama Bird Recording Co., 2016)



A soli ventisei anni, Courtney Mary Andrews ha già all’attivo ben sei album. Un numero di dischi considerevole se si pensa che Courtney ha iniziato a incidere solo nel 2008. Non è questo, però, il punto. Ciò che maggiormente stupisce di questa giovane ragazza è la maturità e la complessità del songwriting, che la pongono come una delle migliori, se non la migliore, cantautrice della propria generazione. Questo Honest Life, uscito nel 2016 negli Stati Uniti e a gennaio di quest’anno in Europa, arriva a confermare quanto appena scritto e a giustificare tutti i paragoni ingombranti di cui la stampa d’oltre oceano, ma, a ben vedere, anche quella italiana, ha riempito le pagine delle riviste specializzate. La genesi dell’album è tutta europea: Courtney ha scritto le dieci canzoni che compongono la scaletta di Honest Life durante un soggiorno di quattro mesi in Belgio. Nata a Phoenix, Arizona, ma trasferitasi da tempo a Seattle (dove il disco è stato registrato), la Andrews è volata a Bruxelles per rielaborare una storia d’amore finita male. Questa esperienza, il dolore, la solitudine dei giorni vissuti in terra straniera, la nostalgia di casa, la lontananza dagli affetti, sono gli argomenti che animano le liriche, delicate e al contempo sincere e dirette, delle canzoni in scaletta. Le quali hanno bisogno di più ascolti per essere assimilate, proprio in virtù di un songwriting, che come si diceva si tiene lontano dai luoghi comuni, pur cesellando melodie irresistibili. Il cantautorato della Andrews, nonostante sia per sua stessa natura derivativo, riesce però a suonare comunque attuale, tenendosi lontano da certe scarnificazioni di facciata che ammorbano molti dischi di genere, che possiedono più hype che contenuti. Se i riferimenti, ma mai troppo espliciti, sono gli anni ’70 ed echi West Coast, Emmylou Harris, Carole King e Joni Mitchell, è incontrovertibile che Courtney sia in grado di maneggiarli con discrezione, senza riempire di citazioni i brani del disco, ma rielaborando semmai un suono classico a uso e consumo di una personalità interpretativa matura e ben strutturata. Arrangiato con misura e suonato da un pugno di musicisti bravi a tenere un basso profilo per favorire il quadro d’insieme, Honest Life mantiene il livello alto dall’inizio alla fine, con vette eccelse soprattutto nella prima parte (Irene è bella da urlo) e nella conclusiva, orchestrale, Only In My Mind. Tanto che, chi ama il genere ci metterà un attimo a trasformare Courtney Mary Andrews in un punto di riferimento per il futuro.

VOTO: 8





Blackswan, martedì 21/02/2017

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