Che questo mondo faccia letteralmente schifo dovrebbe essere un dato di fatto immediatamente comprensibile. Le guerre, la pandemia, la sempre più marcata diseguaglianza sociale, i rigurgiti fascisti, il razzismo diffuso come un morbo, la leadership di molti paesi saldamente in mano ad autentici imbecilli. Eppure, se il mondo continua a fare schifo, è perché la maggioranza della gente, completamente anestetizzata dai social e dalla ricerca dell’effimero, non se ne accorge, o contribuisce, giuliva e inconsapevole, allo sfacelo, con un surplus d’odio e di violenza che non si vedeva da decenni.
Ben vengano allora artisti come Lucinda Williams, che a dispetto di una salute cagionevole, non vuole rassegnarsi al male, ma affronta con lucidità e indignazione, i problemi del mondo, con particolare attenzione agli Stati Uniti, decidendo di incidere un disco che abbia il coraggio di mettere il dito nella piaga e sviscerare con urgenza temi socio politici, cercando, se possibile, di infondere un po’ di speranza.
World's Gone Wrong,
pur essendo un album molto arrabbiato, non è solo un invito alla
protesta, ma suona semmai come un reportage corroborato da un
indefettibile sprone alla resistenza, suonato con l’intento che il focus
americano diventi universale, che l’hic et nunc della denuncia si
scolli, almeno in parte, dal contesto temporale, per acquisire forza
atemporale, valere oggi come fra dieci anni, un vademecum di
indignazione, rabbia e consapevolezza, buono per ogni barricata o
manifestazione del futuro.
L'album si apre con la title track, un brano che definisce immediatamente gli obbiettivi. Come dicevamo, il fatto che "tutti sappiano che il mondo è andato storto" non rende il punto meno degno di essere sottolineato. Sostenuta da un solido southern rock, Williams racconta di un uomo e di una donna, gente semplice che lavora duramente per sbarcare il lunario (“Lavorare lunghe ore è la maledizione del diavolo”). Essere sopraffatti è quasi inevitabile, ma non bisogna arrendersi, si deve combattere, si deve restare uniti. In soccorso dei due arriva Miles Davis, e una sua canzone da ballare abbracciati per dimenticare la paura e il dolore: “Lei lo stringe forte e sorride dolcemente, Dice tesoro, mettiamoci un po' di Miles, E balliamo a piedi nudi sulle piastrelle, E dimentichiamo i nostri problemi per un po'”. Un’immagine dolcissima, poche righe che descrivono un amore indistruttibile, ma che contengono anche una certa epica da working class, la stessa che punteggia grandi canzoni americane scritte da gente come Bruce Springsteen, Bob Seger o Bon Jovi, per citarne alcuni.
Lucinda
fotografa la realtà, indica il problema, ma cerca anche soluzioni,
ammicca alla speranza, cerca la forza nell’unione. Così, coinvolge guest
star di grande valore (Brittney Spencer, Mavis Staples, Norah Jones)
per trasformare il disco in un evento comunitario, cantato e suonato con
l’intento di mobilitare.
Scavare
nella fragilità del mondo significa riconoscere e dare un nome a
problemi specifici, che si tratti della lotta per arrivare a fine mese o
del fallimento morale di un politico che ha venduto la sua anima.
Questo riconoscimento crea l'opportunità di andare avanti, non in un
isolamento rabbioso, ma come lotta e determinazione collettiva.
L'album
si chiude proprio con questo sentimento: il duetto fra Lucinda Williams
e Norah Jones (We've Come Too Far to Turn Around) ha qualcosa di spirituale, parla dei nostri fallimenti,
dell'essere ingannati dal male o del trarne vantaggio, ma indica anche
la rotta, spingendo verso un mondo più giusto, perchè di strada ne è
stata fatta per combattere il diavolo e i suoi simulacri, e non si può
più tornare indietro: “E siamo qui per testimoniare di questa mostruosa malattia, siamo arrivati troppo lontano per tornare indietro”.
Tra "The World's Gone Wrong" e "We've Come Too Far to Turn Around", la Williams affronta temi di attualità, punta il dito contro i conflitti che rendono la sua, la nostra società, un inferno, e lo fa, il più delle volte, attraverso un suono rock blues, ispido e poco accomodante, un suono che sia adatto alla frustrazione e all'energia possente della sua scrittura. Tuttavia, uno dei brani più emozionanti in scaletta proviene da background estraneo al suo stile abituale, ed è la reinterpretazione di "So Much Trouble in the World" di Bob Marley. La Williams aggiunge qualche elemento blues, ma mantiene un groove simile all’originale, dialogando con appassionato trasporto con Mavis Staples: la madrina dei diritti civili e la rocker indomita portano il padre del reggae a livelli stellari, lasciando nell’ascoltatore un’emozione che ha bisogno di molto tempo per sopirsi.
La
Williams vede chiaro e parla con una chiarezza che non ammette
fraintendimenti. Quando affronta il tema della religione nel blues
oscuro e tormentato di "Punchline", chiama in causa i truffatori della
fede, ma chiarisce che il danno che causano è aggravato dal bisogno
delle persone di trovare una direzione: “La gente è arrabbiata,
cerca risposte, Si chiede dove rivolgersi, Il male cresce come un
cancro, Nessuno vuole scottarsi, Dio, voglio credere, Ma i bugiardi
sussurrano nelle orecchie, Falsi dei e ingannatori, Giocando sulle
nostre paure più profonde”. La fede è una necessità, ma la fede, in
questi anni orribili, è anche pericolosissima, può fomentare l’odio,
trasformarsi in razzismo e violenza.
Più determinata che mai, Lucida Williams affronta il cuore dei problemi, è incazzata, e si sente, ma non perde l’occasione di empatizzare con la gente comune, di insufflare la sua musica di coraggio e rigore etico, di aprire a orizzonti di speranza. La vita, negli ultimi anni, non è stata più facile per lei, così come la maggior parte di noi combatte, in modi diversi, la propria quotidiana battaglia per sopravvivere. E si fa male. E soffre per prospettive sempre più ridotte. Come noi, questa combattiva rocker è intrappolata nel fango di un’esistenza che non gira mai come vorremmo, un’esistenza bombardata da odio, dolore, violenza. Eppure, anche lei, come noi, è sempre pronta a risollevarsi, cantandoci che un mondo migliore è possibile. Occorre resistere e far fronte comune, tenendoci stretti in un abbraccio compassionevole e fraterno: l’ostinazione dell’amore, un giorno, finalmente, vincerà la partita.
Voto: 8
Genere: Rock, Blues
Blackswan, giovedì 05/03/2026

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