martedì 3 marzo 2026

MØL - Dreamcrush (Nuclear Blast Records, 2026)

 


Le presentazioni, per chi vive fuori dai circuiti metal, sono d’obbligo. I MØL sono una band danese originaria di Aarhus, formatasi nel 2013 e composta dal cantante Kim Song Sternkopf, dai chitarristi Nicolai Hansen e Sigurd Kehlet, dal bassista Holger Rumph-Frost e dal batterista Ken Klejs. Dopo un paio di EP, il gruppo ha pubblicato il suo esordio, Jord, nel 2018, dopo aver firmato un contratto con la Holy Roar Records. Nel 2021, il passaggio alla Nuclear Blast, con cui i danesi pubblicano il secondo album Diorama (2021) e oggi questo Dreamcrush nuovo di zecca.

Un disco che si colloca perfettamente in quel sottogenere del metal chiamato blackgaze: la tracklist è, infatti, un cocktail perfetto, che fonde black metal depressivo, post rock effervescente e l'emozionante stravaganza dello shoegaze.

Mentre la voce di Kim Song Sternkopf è spesso impostata su growl e screaming, e la batteria di Ken Lund Klejs mantiene una tiro pesante, il duo di chitarre composto da Sigurd Kehlet e Nicolai Busse incorpora una temperanza sempre crescente di riff celestiali. E, naturalmente, Holger Rumph Frost disegna linee di basso ronzanti, che plasmano il tutto.

Dreamcrush catapulta l’ascoltatore in un buco nero con vista sulla depressione, solo per afferrargli la mano all'ultimo secondo e trascinarlo di nuovo fuori verso un sole accecante. E’ luce e buio, magma terrigno e volatilità, estasi e sprofondo, disperazione e inaspettata leggerezza, ghigno sinistro e ascensione verso il sublime.

Come suggerisce il titolo, Dreamcrush esplora la psicosi dei sogni come tema predominante: un’indagine che potrebbe includere i nostri sogni inconsci, così come i nostri sogni ad occhi aperti. L'album cerca di svelare i modi in cui le aspettative spesso hanno la meglio su di noi, quando così tanti aspetti della traiettoria della vita non sono sotto il nostro controllo, e dobbiamo imparare a cavalcare l'onda, nel bene e nel male. In questo senso, l'album sembra una lettera d'amore al lasciarsi andare e arrendersi al momento presente, piuttosto che cadere preda di sogni che sono sempre irraggiungibili.

Immergendosi nel contesto lirico, il disco offre una prospettiva ampiamente pessimistica e uno sguardo introspettivo sulla razza umana, discernendo ciò che guida le motivazioni e i desideri delle persone.

I MØL gettano luce sull'onnipresenza dell'oscurità, della malattia, della tristezza e della distruzione che affliggono il nostro mondo, mentre si interrogano se i sogni possano offrire una parvenza di via di fuga.

I testi, le parti strumentali, l'intera atmosfera di questo album, giocano a tiro alla fune tra loro, lottando per trovare una ragione. I sogni non saranno sempre un sollievo positivo, ma in un modo o nell'altro, ci offrono un posto dove andare, lontano dalla parte oscura della vita, lontano dal piombare nel disordine. O forse no? Forse è meglio la cruda realtà, perché cullarsi nei sogni porta inevitabilmente al risveglio e ad aprire gli occhi sulla vera esistenza, con la conseguenza che le atmosfere trasognate, che hanno insufflato ottimismo e speranza nelle nostre menti, finiscono irrimediabilmente per schiantarsi sul quel granitico muro chiamato “male di vivere”.

In tal senso, Dreamcrush è un disco che gioca sull’alternanza degli opposti: le sezioni melodiche sono talmente lucenti da sembrare intagliate da cesello divino, conducono l’ascoltatore in un’altra dimensione, spingono in alto, verso un mondo carezzevole e cristallino, in cui l’ebbrezza e l’incanto giocano a nascondino con un filo di appagante malinconia; ma quando il black metal mostra il suo volto arcigno, nella voce aspra e disperata di Kim Song Sternkopf, nei riff di chitarra che strattonano, nelle improvvise accelerazioni del drumming, ecco, allora, che i sogni vengono cancellati con un crudele colpo di spugna della realtà.

Dreamcrush è un viaggio emotivo che sonda l’animo umano, che inganna l’ascoltatore attraverso un avventuroso processo di sublimazione, che lo strapazza, rendendolo vittima di aggressioni sonore, e cullandolo, al contempo, nell’alveo etereo di melodie angeliche.

"DREAM" ascende verso il cielo con emotività quasi (dream) pop, prime che l’urlo belluino di Sternkopf e un muro di chitarre riportino il brano in un fango primordiale che offusca la vista, la cascata elettrica che si rovescia su "Young" sembra preludere al più melodico shoegaze, ma uno screraming impazzito la riporta in caotico flusso di disperata tristezza, "Hud" rallenta l’impeto con una carezzevole e malinconica melodia pop, sfregiata però dall’aspro growl del vocalist, mentre la conclusiva "CRUSH" esplora addirittura territori emo che erano cari ai Dredg.

Undici brani in scaletta, e se ne vorrebbero molti di più, e tutti bellissimi. D’altra parte, il processo di realizzazione di questo album non ha seguito una tempistica convenzionale: invece di prevedere una o due settimane per la registrazione, i MØL hanno distribuito i loro tempi in studio su diversi mesi. Concedersi il tempo necessario per ogni canzone ha, quindi, dato loro la possibilità di sperimentarla fino a raggiungere il risultato desiderato: l’eccellenza. Un labor limae grazie al quale Dreamcrush conquista la palma del miglior disco metal di questa prima frazione di anno, proponendosi come un disco che perseguiterà gli amanti del genere per molto tempo, seducendoli verso reiterati ascolti, in un crescendo di autentica goduria.

Voto: 9

Genere: Blackgaze

 


 


Blackswan, Martedì 03/03/2026

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