Dall’Illinois con furore, tornano a ben cinquantadue anni dalla loro fondazione e a quarantotto dal loro omonimo album di debutto, i leggendari Cheap Trick. A conferma che l’età è solo un mero dato anagrafico, la band capitanata dal chitarrista Rick Nielsen e dal cantante Robin Zandler, entrambi immarcescibili componenti della line up storica, inanella undici canzoni di rock pop di manifattura artigianale, capace di emozionare per la varietà di riferimenti musicali che chiama in causa e per un approccio che, nonostante i decenni sul groppone, trasuda ancora giovanile entusiasmo e voglia di divertirsi.
In scaletta, nulla che non si sia già ascoltato prima, ma la resa definitiva è tutt’altro che slavata, le canzoni sono suonate con il mestiere di califfi che sanno ancora scalciare e che omaggiano il grande rock con passione, ma senza prendersi troppo sul serio.
All Washed Up parte in derapata con la title track, trascinata da un riff rabbioso e primordiale, una canzone diretta e senza fronzoli che dimostra come i Cheap Trick siano tornati semplicemente per fare ciò che sanno fare meglio. Aggressivi e chiassosi, ma senza mai perdere il controllo, questi settantenni sono ancora immersi nella miniera d'oro del rock, dopo quasi mezzo secolo dal loro debutto, e sono ancora delle bestie tutt’altro che ammansite, che del rock ne comprendono l'essenza e la possiedono. Il loro power pop turbocompresso e il loro hard rock nazional popolare continuano a mantenere dritta la barra per quelle nuove generazioni di musicisti che da dischi così hanno solo da imparare.
La successiva All Wrong Lone Gone li vede vestire i panni che da tempo vanno stretti agli Ac/Dc, ritornello impeccabile e Zandler che sprizza scintille da un ugola che non ha patito in alcun modo le ingiurie del tempo.
Un inizio bello sudato, quello di All Wahed Up, che sgomma ancora schizzando stille di adrenalina nel riff spacca tutto di The Riff That Won’t Quit (Dio Nielsen sugli scudi con la sua eccitante sei corde), per poi rallentare il passo nella pece di Bet It All, che evoca il tanfo sulfureo che fu dei Black Sabbath.
I “vecchietti”, poi, ci sanno fare anche quando si tratta di intagliare melodie luccicanti, come accade nella chincaglieria beatlesiana, ma di pregio, di The Best Thing o nel singolone Twelve Gates. E se in Dancing With The Band i Cheap Trick alzano il volume per far festa insieme al proprio pubblico, Love Gone indossa gli abiti di una ballata un po’ sghemba, ma affascinante e decisamente lontana da triti luoghi comuni.
Chiudono il disco A Long Way To Worchester (a parere di scrive la migliore del lotto), un mid tempo un po’ ombroso e un po’ malinconico, ma dalla melodia irresistibile, e la stravaganza swing di Wham Boom Bang, poco in linea con il resto dell’album, ma sintomo di quella libertà espressiva propria di chi suona con l’unico intento di divertirsi.
All Washed Up non è certo il tentativo di reinventare la ruota, ma è semmai l’affermazione orgogliosa di una band capace ancora di scrivere canzoni rilevanti. Petto in fuori, sorriso sulle labbra e voglia di far casino, per dimostrare che la loro elettricità è e sarà sempre un evergreen. Eternamente giovani, i Cheap Trick vivono e lottano a fianco a noi, fedeli servitori di un genere che è stato capace di sopravvivere a tutto e che, a dispetto dei detrattori, non manca mai di proiettarsi verso il futuro.
Voto: 7,5
Genere: Rock, Pop
Blackswan, venerdì 02/01/2026

Nessun commento:
Posta un commento