Non hanno scritto le regole del gioco, ma i canadesi Danko Jones, nonostante trent’anni di attività, sono ancora tra i migliori giocatori in circolazione. Dodici album all’attivo e sempre molta “ciccia” di cui rallegrarsi. Cucinata, più o meno, sempre nello stesso modo, lontana da ogni raffinata definizione gourmet, eppure cotta e saporita al punto giusto.
I
Danko Jones sono l'immagine che vedi quando chiudi gli occhi e immagini
la parola “solido”. Disco dopo disco, hanno sfornato una pletora di
ruvidi inni rock dai piedi ben piantati per terra, ignorando mode e
tendenze del momento, per servire con fedeltà un hard rock che prende a
schiaffi l’ascoltatore da più angolazioni.
Il nuovo Leo Rising si apre con "What You Need", partenza in sgommata e un tiro uncinante ad alto numero di ottani intriso di punk. Quello che si dice “mettere subito le cose in chiaro”. Che diventano cristalline con la successiva "Diamonds in the Rough", un’altra scorribanda a propulsione hard rock classico: ritmica tesissima, incedere incalzante e una prova vocale di Jones da giaguaro del palco (occhio, l’assolo di chitarra è di Marty Friedman, ex Megadeth).
Non ci sono pause nei quaranta minuti scarsi di durata del disco, al limite, la potenza si ammorbidisce un pochino come avviene nella festaiola "Everyday is Saturday Night", brano divertito e divertente, trainato da un riff fragoroso e da un ritornello dannatamente orecchiabile.
"I Love It Louder" torna a graffiare, ma lo fa con ancestrali pose punk e abiti clamorosamente innodici, mentre la successiva "I’m Going Blind", che sembra benedetta dall’imprimatur del divino John Fogerty, è un hard rock in salsa southern tutto muscoli e ringhio.
Arrivati
a metà disco, i Danko Jones hanno ancora tante cartucce da sparare, e
centrano subito il bersaglio con "Hot Fox", che prende in prestito la
sfacciataggine punk and roll di band seminali come Hellacopters e Hives,
una combinazione che funziona benissimo anche in "It’s a Celebration",
che perde qualcosa in potenza ma ne acquista in adrenalina.
Se ce la fate a tenere il passo del disco, preparatevi alla rincorsa finale: la band ha ancora in serbo lo shock rock di "Pretty Stuff", con Jones a vestire i panni vocali di Alice Cooper, il riff sgarbato di "Gotta Let It Go" (ma quanta melodia tra le sciabolate della chitarra!), l’hard rock a stelle e strisce di "I Can’t Stop" e la conclusiva e saltellante "Too Slick for Love", feroce compendio di metal e blues, miccia per un pogo indiavolato sotto il palco, accesa dalla prova vocale di Jones, il cui ringhio usque ad finem chiude il disco con schizzi di sudore e tanfo di zolfo.
Leo Rising è viaggio a velocità supersonica fra varie declinazioni di hard rock, l’ennesima prova di una band che non molla un colpo. Certo, originalità e versatilità vivono in un altro pianeta, ma se cercate un suono verace, autentico e senza compromessi, fatevi un giro da queste parti: Leo Rising afferra alla gola e non molla mai, dalla prima all’ultima canzone.
Voto: 7,5
Genere: Hard Rock
Blackswan, lunedì 19/01/2025

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