sabato 28 novembre 2015
venerdì 27 novembre 2015
giovedì 26 novembre 2015
DAVE GAHAN & THE SOULSAVERS - ANGELS & GHOSTS
Accantonata
per il momento la fortunatissima avventura con la casa madre, il frontman dei
Depeche Mode, Dave Gahan, torna al suo progetto parallelo, sfornando il secondo
album a firma sua e dei Soulsavers. Come domandarsi: esiste vita sul pianeta
terra al di fuori del pigmalione artistico con Martin Gore? Si, esiste, come
peraltro Gahan aveva già dimostrato nel precedente, ottimo, The Light The Dead
See (2012). Anzi, c'è così tanta buona musica in questo secondo full lenght a
titolo personale, che quasi ci si rammarica che alcune di queste canzoni
non siano finite su Delta Machine (2013), ultima fatica a firma DM, che avrebbe
potuto essere anche migliore di ciò che in realtà fu. Perchè, a ben ascoltare, Gahan
in solitaria riesce a tirare fuori un suono più caldo e bluesy, in bilico fra
luce e penombra, lontano per indole da quell'algida, ancorchè riuscita,
architettura di synth che da sempre caratterizza la musica dei Depeche. Ci sono
più angeli che demoni nelle nove tracce che compongono il disco, come a dire
che il peggio è passato (dipendenze assortite e malattie potenzialmente
esiziali) e che i fantasmi tornano solo di tanto in tanto a far breccia, come
doloroso, ma utile, ricordo, nella vita artistica di uomo che ormai tiene
saldamente in mano il timone del proprio destino. Ed effettivamente,
l'impressione che si ha fin dal primo ascolto è che Gahan sia
perfettamente consapevole del proprio lavoro e della direzione
presa, tanto da asciugare la durata dell'album a beneficio della
qualità delle canzoni (solo nove, come dicevamo), a cui peraltro non manca, pur
nella loro diversità, un andamento estremamente omogeneo. Gli echi
DM si colgono subito (l'iniziale gospel di Shine fa pensare a certe
atmosfere di Songs Of Faith And Devotion; e c’è la voce, poi, che in fin
dei conti, è sempre quella), ma in sostanza il disco ha personalità, si
sviluppa su orchestrazioni avvolgenti (la stupenda Lately), si perde in
atmosfere bluesy di malinconica introspezione (You Owe Me) e si
abbandona a piani sequenza su soundscapes altamente evocativi (My Sun e
One Thing). C'è spazio anche per due episodi più
strutturati (Tempted, dai sentori post rock, e il singolo All Of This And
Nothing) che dimostrano tutto il mestiere e l'eleganza, anche formale, di cui è
capace Gahan. A cui, di fronte a una scaletta senza cedimenti, perdoniamo
anche il numero ridotto di fantasmi presenti e il mood più rilassato. Un po’ di
tormento in più e, forse, anche qualche sbavatura, avrebbero trasformato un
disco ampiamente riuscito in un vero e proprio gioiello.
VOTO:
7,5
Blackswan, giovedì 26/11/2015
mercoledì 25 novembre 2015
martedì 24 novembre 2015
MOJO MAN - BALLS & HORNS
Se prendete questo disco e lo mettete sul piatto,
senza avere la minima cognizione di chi siano i Mojo Man, tutti, ma proprio
tutti, vi sentirete immediatamente catapultati nel Sud degli Stati Uniti.
Questa miscela di hard rock blues speziata di southern arriva, invece,
dall'Olanda, e precisamente da L'Aja, dove il gruppo capitanatoo dal solido
chitarrista e cantante, Marcel Duprix, ha iniziato a muovere i primi passi e
ora esordisce con un suntuoso full lenght. Non è una novità che, soprattutto il
Nord Europa (a parte l'ovvia contiguità con la terra d'Albione), senta forte il
richiamo proveniente dagli States: basta aprire una rivista specializzata in
musica americana e rendersi conto di quanti artisti o band peschino a
piene mani nella grande tradizione a stelle e strisce. Ma è anche vero che, per
non essere meri replicanti, e riuscire a farsi notare lontano da quelle terre,
occorre metterci qualcosa in più, un pizzico di originalità che consenta di
emergere dal sottobosco dei club prive. I Mojo Man non nascondono certo i
propri modelli artistici, e basta un primo ascolto per rendersi conto che alla
base di questo disco ci sono ripetuti ascolti di Black Crowes e JJ &
Mofro (o magari i Widespread Panic di Night Of Joy), per citare due nomi
facilmente accostabili, ma anche tanta musica nera, quella che annovera
fra i suoi campioni James Brown e Otis Redding . Dalla loro, i Mojo
Man ci mettono però un'energia pazzesca, un'ottima vena compositiva e
soprattutto un suono effervescente, che riesce a equilibrare con sapienza il
muscolo della chitarra elettrica e il groove di una sezione fiati
scintillante. Rock blues, dicevamo, declinato con accenti hard e riffoni
travolgenti (Is It A Crime e Wild Flower), o guardando alla grande tradizione
texana (lo swing sudatissimo di The Ship Is Sinking) oppure omaggiando i propri
miti (l'iniziale Scarecrow e il singolo Hip Shakin' Mama sono figlie di
una vera e propria Black Crowes mania). Niente di pazzesco, per
carità, ma di certo un disco che sorprende proprio perchè concepito a
distanza di migliaia di chilometri da dove questa musica nasce, senza peraltro
che si noti la differenza. E poi, quando le metterete sul piatto, vi
accorgerete quanto sarà difficile toglierlo: troppo divertente per cambiare
canale.
VOTO: 7
Blackswan, martedì 24/11/2015
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